Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4429 del 18/02/2021

Cassazione civile sez. III, 18/02/2021, (ud. 09/12/2020, dep. 18/02/2021), n.4429

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29095-2019 proposto da:

G.J., elettivamente domiciliato in ROMA presso la CORTE

SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato difeso dall’avvocato ENNIO

CERIO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

lo rappresenta e difende;

– resistente –

avverso il decreto n. 1858/2019 del Tribunale di Campobasso,

depositato il 27/08/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

09/12/2020 dal Consigliere Dott. MARCO DELL’UTRI.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

G.J., cittadino (OMISSIS), ha chiesto alla competente commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, di cui al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 4:

(a) in via principale, il riconoscimento dello status di rifugiato politico, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 7 e ss.;

(b) in via subordinata, il riconoscimento della “protezione sussidiaria” di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14;

(c) in via ulteriormente subordinata, la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 5, comma 6 (nel testo applicabile ratione temporis);

a sostegno della domanda proposta, il ricorrente ha dedotto di essere fuggito dal proprio paese per il timore di essere ucciso a seguito di minacce ricevute da gruppi cultisti locali;

la Commissione Territoriale ha rigettato l’istanza;

avverso tale provvedimento G.J. ha proposto, ai sensi del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35-bis ricorso dinanzi alla sezione specializzata, di cui al D.L. 17 febbraio 2017, n. 13, art. 1, comma 1, del Tribunale di Campobasso, che l’ha rigettato con decreto comunicato in data 27/8/2019;

a fondamento della decisione assunta, il tribunale ha evidenziato l’insussistenza dei presupposti per il riconoscimento delle forme di protezione internazionale invocate dal ricorrente, tenuto conto: 1) del carattere sostanzialmente personale e privato delle ragioni della fuga del ricorrente dal paese di origine; 2) della mancanza, nei territori di provenienza del ricorrente, di condizioni tali da integrare, di per sè, gli estremi di una situazione generalizzata di conflitto armato; 3) della insussistenza di un’effettiva situazione di vulnerabilità suscettibile di giustificare il riconoscimento dei presupposti per la c.d. protezione umanitaria;

tale decreto è stato impugnato per cassazione da G.J. con ricorso fondato su due motivi d’impugnazione;

il Ministero dell’Interno, non costituito nei termini di legge con controricorso, ha depositato atto di costituzione ai fini dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione della causa.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

con il primo motivo d’impugnazione, il ricorrente censura il provvedimento impugnato per violazione di legge, per avere il tribunale erroneamente esercitato i propri doveri di cooperazione istruttoria, con particolare riguardo alla ricostruzione dell’effettiva situazione di sicurezza del proprio paese, tanto in relazione ai rischi connessi alla situazione di conflitto armato generalizzato rilevante ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) (anche in connessione all’esame della capacità delle autorità statali di controllare le minacce di fonte privata), quanto in riferimento alle prospettabili lesioni al nucleo essenziale dei diritti fondamentali della persona rilevanti ai fini del riconoscimento della c.d. protezione umanitaria;

con il secondo motivo, il ricorrente censura il provvedimento impugnato per violazione di legge, per avere il tribunale erroneamente escluso la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento, in favore del ricorrente, di un permesso di soggiorno per motivi umanitari;

il primo motivo – relativamente al mancato riconoscimento della protezione sussidiaria – è fondato e suscettibile di assorbire la rilevanza delle restanti censure;

osserva il Collegio come, secondo il consolidato insegnamento della giurisprudenza di questa Corte, in tema di protezione sussidiaria dello straniero, ai fini dell’accertamento della fondatezza di una domanda proposta sulla base del pericolo di danno di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), (violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato determinativa di minaccia grave alla vita o alla persona), una volta che il richiedente abbia allegato i fatti costitutivi del diritto, il giudice del merito è tenuto, ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, a cooperare nell’accertare la situazione reale del paese di provenienza mediante l’esercizio di poteri-doveri officiosi d’indagine e di acquisizione documentale in modo che ciascuna domanda venga esaminata alla luce di informazioni aggiornate sul Paese di origine del richiedente;

al fine di ritenere adempiuto tale onere, il giudice è tenuto a indicare specificatamente le fonti in base alle quali abbia svolto l’accertamento richiesto (Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 11312 del 26/04/2019, Rv. 653608 – 01), purchè si tratti di fonti qualificate e affidabili, provenienti da organismi dotati di competenze, informative e collaborative, nella materia della protezione internazionale, in conformità alle previsioni di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3 e art. 27, comma 1-bis (cfr., al riguardo, Sez. 1, Ordinanza n. 11103 del 19/04/2019, Rv. 653465 – 01);

nel caso di specie, il tribunale non ha adeguatamente assolto ai propri doveri di cooperazione istruttoria nei termini specificati, avendo inammissibilmente disatteso la domanda di protezione avanzata dal ricorrente senza individuare alcuna fonte di informazione specifica, idonea a fornire informazioni adeguate e attendibili sulle effettive situazioni di criticità del tessuto sociale, politico ed economico dei territori considerati;

varrà, peraltro, rilevare come il giudice a quo abbia sotto altro profilo disatteso l’istanza di protezione sussidiaria avanzata dal ricorrente sul presupposto della concreta insussistenza, nel caso in esame, di un effettivo stato di vulnerabilità connessa al relativo rientro in patria, atteso che lo stesso si è limitato a prospettare il ricorso di un preteso pericolo concreto per la propria incolumità in considerazione delle minacce ricevuto da gruppi privati, e non già da esponenti di autorità statali;

sul punto, converrà sottolineare come, secondo il consolidato insegnamento della giurisprudenza di questa Corte, il diritto alla protezione sussidiaria non può essere escluso dalla circostanza che a provocare il danno grave per il cittadino straniero siano soggetti privati, qualora nel Paese d’origine non vi sia un’autorità statale in grado di fornirgli adeguata ed effettiva tutela, con il conseguente dovere del giudice di effettuare una verifica officiosa sull’attuale situazione di quel Paese e, quindi, sull’eventuale inutilità di una richiesta di protezione alle autorità locali (Sez. 1, Ordinanza n. 26823 del 21/10/2019, Rv. 655628 – 01; Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 16356 del 03/07/2017, Rv. 644807 – 01);

nel caso di specie, il giudice a quo, senza negare la credibilità delle dichiarazioni rese dal ricorrente (e dunque l’effettiva sussistenza dei rischi connessi alle minacce di morte ricevute), si è inammissibilmente limitato ad affermare, in termini apodittici, l’impossibilità di riconoscere la protezione sussidiaria invocata dall’istante, trattandosi di minacce e violenze provenienti da appartenenti a un gruppo sociale, e dunque nel quadro di una vicenda di carattere meramente privatistico rispetto al quale vi è la possibilità di adire le competenti autorità locali di polizia, così trascurando di esercitare i propri poteri di istruzione ufficiosa (nel quadro dei doveri di cooperazione istruttoria imposti dalla legge) attraverso l’approfondimento di tali ultimi rilievi al fine di individuare, in termini positivi e concreti, le specifiche fonti informative suscettibili di comprovare l’effettiva idoneità delle istituzioni (OMISSIS) a cautelare l’incolumità dei propri cittadini in relazione a situazioni di vulnerabilità di origine privata così determinate;

sulla base delle argomentazioni che precedono, rilevata la fondatezza del primo motivo (relativamente al mancato riconoscimento della protezione sussidiaria), e ritenuta assorbita ogni altra censura, dev’essere disposta la cassazione del provvedimento impugnato in relazione al motivo accolto, con il conseguente rinvio al Tribunale di Campobasso, in diversa composizione, cui è altresì rimesso di provvedere alla regolazione delle spese del presente giudizio.

PQM

Accoglie il primo motivo in relazione al mancato riconoscimento della protezione sussidiaria; dichiara assorbita ogni altra censura; cassa il provvedimento impugnato in relazione al motivo accolto, e rinvia al Tribunale di Campobasso, in diversa composizione, cui è altresì rimesso di provvedere alla regolazione delle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Terza civile della Corte di cassazione, il 9 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 18 febbraio 2021

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