Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4426 del 18/02/2021

Cassazione civile sez. III, 18/02/2021, (ud. 02/12/2020, dep. 18/02/2021), n.4426

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – rel. Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28431-2019 proposto da:

S.M.C., rappresentato e difeso dall’avv.to PAOLO

ALESSANDRINI, con studio in Ascoli Piceno, rua del Papavero n 6,

(avv.paoloalessandrini.pec.giuffrè.it), elettivamente domiciliato

preso la Cancelleria civile della Corte di Cassazione in Roma,

piazza Cavour;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore;

– resistente –

avverso la sentenza n. 521/2019 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,

depositata il 18/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

02/12/2020 dal Consigliere Dott. ANTONELLA DI FLORIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. S.M.C., proveniente dal (OMISSIS), ricorre affidandosi a quattro motivi per la cassazione della sentenza della Corte d’Appello di L’Aquila che aveva confermato la pronuncia con la quale il Tribunale aveva rigettato la domanda di protezione internazionale, declinata in tutte le forme gradate, da lui avanzata in ragione del diniego opposto in sede amministrativa dalla competente Commissione territoriale.

1.1. Per ciò che qui interessa, il ricorrente aveva narrato di essere uno studente universitario, in fuga dal paese di origine in quanto aveva partecipato, come organizzatore, ad alcune proteste perchè gli studenti non ammessi all’università non venivano rimborsati delle quote di iscrizione e perchè c’erano state discriminazioni nelle assunzioni all’interno di istituzioni governative: ha aggiunto di essere stato arrestato durante una di queste proteste e di temere di essere nuovamente ristretto in caso di rientro in patria.

2. Il Ministero dell’Interno ha depositato “atto di costituzione” non notificato al ricorrente, chiedendo di poter partecipare alla eventuale udienza di discussione della causa ex art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo, il ricorrente deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 e art. 27, comma 1 bis.

1.1. Lamenta che la Corte territoriale non si era attenuta, per la valutazione della credibilità del suo racconto, al paradigma interpretativo previsto dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5 e che aveva altresì omesso di assumere informazioni sulle condizioni del paese di origine, necessarie anche per la valutazione dell’attendibilità del racconto, tratte da fonti informative attendibili ed aggiornate espressamente riportate nella motivazione della sentenza.

2. Con il secondo motivo, lamenta ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 l’omessa motivazione della sentenza in ordine alla rilevanza del trattamento disumano e degradante subito durante il suo transito in Libia, che ridondava sulla valutazione della domanda volta ad ottenere il riconoscimento dello stato di rifugiato e della protezione sussidiaria.

3. Con il terzo motivo, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3 in quanto la CA aveva apoditticamente escluso che il (OMISSIS) fosse escluso da fenomeni di violenza indiscriminata senza attingere da fonti informative ufficiali ed aggiornate.

4. Con il quarto motivo, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, lamenta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 4 del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19 e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 nonchè del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32 in relazione al mancato riconoscimento della protezione umanitaria.

5. Il primo ed il terzo motivo devono essere congiuntamente esaminati in quanto sono interconnessi e rappresentano l’antecedente logico degli altri.

5.1. Con essi il ricorrente deduce che la Corte territoriale si era discostata in relazione alla valutazione della credibilità ed al dovere di cooperazione istruttoria, dai principi predicati dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5 e dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3 poichè la decisione era stata assunta senza osservare il paradigma valutativo prescritto dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5 ed il principio predicato dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 a mente del quale qualunque domanda di protezione internazionale deve essere decisa alla luce di informazioni precise ed aggiornate circa la situazione del paese di origine elaborate dalla Commissione Nazionale sulla base dei dati forniti dall’UNCHR, dall’EASO e dal Ministero degli affari esteri anche con la collaborazione di altre agenzie od enti a tutela dei diritti umani operanti a livello internazionale.

5.2. Entrambi i motivi sono fondati.

5.3. Quanto al primo – che involge principalmente la valutazione di credibilità del ricorrente, criticando un approccio atomistico della Corte e privo di riferimenti alla valutazione complessiva del racconto narrato, alla luce delle informazioni sulla specifica condizione dei movimenti studenteschi nel (OMISSIS) e sulla persecuzione loro riservata – si osserva che la Corte territoriale si è limitata ad enunciare alcune singole circostanze (il fatto che il richiedente abbia letto sul telefonino del nome dell’organizzazione studentesca di cui era rappresentante; la circostanza che abbia richiesto alla polizia di non intervenire; che abbia trascorso la propria restrizione in carcere a (OMISSIS), dopo essere stato fermato in un paese lontano 700 KM) non prospettando neanche il tentativo di un logico collegamento fra di esse al fine di fondare la motivazione su una valutazione complessiva e non atomistica del racconto (cfr. Cass. 8819/2020) così come predicato dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5.

5.4. A ciò si aggiunge che la decisione è stata assunta omettendo qualsiasi riferimento a fonti informative aggiornate, riferite alla persecuzione dei movimenti studenteschi in patria, che costituiva la principale ragione che, sulla base del racconto, aveva spinto il ricorrente a fuggire dal proprio paese.

5.5. Risultano, pertanto, violate entrambe le norme indicate nel motivo in esame, mancando una valutazione complessiva dei fatti narrati e, soprattutto, essendo stati ritenuti inverosimili, senza alcun accertamento riguardante la persecuzione denunciata che subivano i gruppi studenteschi in patria.

6. Quanto al terzo motivo, riguardante la violazione del dovere di cooperazione istruttoria, viene denunciato, oltre al mancato richiamo di fonti ufficiali aggiornate, anche l’omesso contraddittorio su quelle indicate dal ricorrente (cfr. pag. 10 u. cpv del ricorso).

6.1. La censura è fondata sia in ragione del fatto che esse sono state richiamate in modo del tutto generico e senza alcun esame del loro contenuto (cfr. pag. 5 della sentenza impugnata dove si legge: “nell’atto d’appello, si menzionano vari rapporti relativi alla situazione in (OMISSIS). Non si rinvengono però, i presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria”) a fronte della circostanziata indicazione contenuta nell’atto d’appello, riportata anche nel ricorso in esame (cfr. pag. 10 penultimo cpv) che ne imponeva una valutazione esplicativa e non assertiva (cfr. in termini Cass. 29056/2019); sia per l’improprio richiamo officioso di C.O.I. non aggiornate alla data della decisione (Amnesty International 2015/2016 a fronte della sentenza del 2019: cfr. pag. 6 della sentenza impugnata) in relazione alle quali è riportato un passaggio poco significativo rispetto ai presupposti della protezione invocata, riferendosi a “generiche problematiche in ordine all’uso eccessivo della forza con singoli episodi relativi a condanne dei civili che avevano partecipato ad una riunione non organizzata ed a “processi iniqui” (cfr. pag. 6 terzo cpv della sentenza impugnata).

6.2. Al riguardo, questa Corte ha avuto modo di affermare che “nei giudizi di protezione internazionale, a fronte del dovere del richiedente di allegare, produrre o dedurre tutti gli elementi e la documentazione necessari a motivare la domanda, la valutazione delle condizioni socio-politiche del Paese d’origine del richiedente deve avvenire, mediante integrazione istruttoria officiosa, tramite l’apprezzamento di tutte le informazioni, generali e specifiche, di cui si dispone pertinenti al caso, aggiornate al momento dell’adozione della decisione; il giudice del merito non può, pertanto, limitarsi a valutazioni solo generiche ovvero omettere di individuare le specifiche fonti informative da cui vengono tratte le conclusioni assunte” (cfr. Cass.9230/2020; Cass. 11312/2019).

7. Il secondo motivo è inammissibile per mancanza di autosufficienza: non viene, infatti, riportato il motivo d’appello con il quale era stata proposta la corrispondente censura che, pertanto, allo stato, deve ritenersi “nuova”.

8. Il quarto motivo, relativo al mancato riconoscimento della protezione umanitaria (con particolare riferimento all’assenza del giudizio di comparazione), rimane logicamente assorbito dall’accoglimento della prima e della terza censura, il riesame delle quali ricade anche sulla decisione relativa alla “protezione minore” invocata. La sentenza impugnata, pertanto, deve essere cassata in relazione ai motivi accolti, con rinvio alla Corte d’Appello dell’Aquila in diversa composizione per il riesame della controversia alla luce dei seguenti principi di diritto:

a. “la valutazione delle dichiarazioni del richiedente asilo in sede giurisdizionale non può ritenersi volta alla capillare e frazionata ricerca delle singole, eventuali contraddizioni, pur talvolta esistenti, insite nella narrazione della sua personale situazione, volta che il procedimento di protezione internazionale è caratterizzato, per sua natura, da una sostanziale mancanza di contraddittorio (stante la sistematica assenza dell’organo ministeriale). Ulteriore conferma della legittimità di tale impianto teorico in tema di valutazione della credibilità del richiedente asilo emerge dal tessuto normativo del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, lett. e), secondo il quale, nella valutazione di credibilità, si deve verificare anche se il richiedente “è, in generale, attendibile”. Pur senza escludere, in astratto, che una specifica incongruenza relativa anche soltanto ad un profilo accessorio, come le modalità di fuga, possa, per il ruolo specifico della circostanza narrata, inficiare del tutto la valutazione di credibilità – e dunque di efficacia probatoria – la norma, ponendo come condizione che il racconto sia “in generale, attendibile” non può che esser intesa nel senso di ritenere sufficiente che il racconto sia credibile “nell’insieme” – e dunque, attribuendo alle parole il loro esatto valore semantico, “complessivamente”, “globalmente”, appunto “in generale”. Attribuire invece alla locuzione il significato opposto di “integralmente”, “totalmente”, “specificamente”, “credibile in suo ogni particolare”, significherebbe sovvertire il testo e il senso della norma.”

b. “il dovere di cooperazione istruttoria rappresenta una peculiarità processuale del giudizio di protezione internazionale che il giudice di merito deve adempiere d’ufficio, fondando la propria decisione su fonti informative attendibili (e cioè riconducibili a quanto predicato dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3), idonee allo scopo informativo rispetto alla vicenda narrata ed aggiornate alla data della decisione, in ragione della rapida mutevolezza delle condizioni sociopolitiche, economiche, climatiche e sanitarie dei paesi di provenienza dei richiedenti asilo”.

9. La Corte di rinvio dovrà altresì in ordine alle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte,

accoglie il primo ed il terzo motivo di ricorso; dichiara inammissibile il secondo ed assorbito il quarto.

Cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia alla Corte d’Appello di L’Aquila in diversa composizione anche per la decisione in ordine alle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Terza civile della Corte di cassazione, il 2 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 18 febbraio 2021

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