Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4420 del 20/02/2020

Cassazione civile sez. trib., 20/02/2020, (ud. 27/06/2019, dep. 20/02/2020), n.4420

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – rel. Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina Anna Piera – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25928-2013 proposto da:

FUSCHETTO DUE SRL, elettivamente domiciliata in ROMA VIALE CAMILLO

SABATINI 150, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO CEPPARULO,

rappresentata e difesa dall’avvocato ANDREA AMATUCCI;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, DIREZIONE PROVINCIALE DI AVELLINO, in persona

del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la

rappresenta e difende;

– resistente con atto di costituzione –

avverso la sentenza n. 519/2012 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di

SALERNO, depositata il 11/10/2012;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

27/06/2019 dal Consigliere Dott. LUCIO NAPOLITANO.

Fatto

RILEVATO

che:

Con sentenza n. 519/12/12, depositata l’11 ottobre 2012, non notificata, la CTR della Campania – sezione staccata di Salerno – in parziale accoglimento dell’appello proposto dall’Ufficio nei confronti della società Fuschetto Due S.r.l., avverso la sentenza della CTP di Avellino – che aveva anch’essa, riconoscendo uno sconto medio del 50%, statuito di parzialmente accogliere il ricorso della società nei confronti dell’Agenzia delle Entrate avverso avviso di accertamento per IRES, IVA ed IRAP per l’anno 2005, che aveva accertato induttivamente maggiori ricavi rispetto a quelli dichiarati, applicando la percentuale di ricarico sul costo del venduto nella misura del 118,54%, riconoscendo uno sconto medio del 30% – rideterminò i maggiori ricavi rispetto a quelli dichiarati in Euro 35.754,00, in applicazione dello sconto medio del 40% sui ricavi calcolati dall’Ufficio.

Avverso la sentenza della CTR la ricorrente ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un solo motivo, nel quale cumula un duplice ordine di censure.

L’Agenzia delle Entrate ha dichiarato di costituirsi al solo fine di partecipare all’udienza pubblica di discussione.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con l’unico motivo di ricorso la società denuncia omessa motivazione su punto decisivo della controversia in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nonchè violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), dolendosi sia della percentuale di ricarico quale applicata dall’Ufficio, in quanto calcolata su base irrisoria di prodotti presenti nei locali della società al momento dell’accesso, sia della rideterminazione da parte del giudice di appello della percentuale di sconto nella misura del 40%.

1.1. Il motivo, riguardo a ciascun ordine di censure, è inammissibile nella parte in cui tende alla rivalutazione della percentuale di ricarico applicata dall’Ufficio sul costo del venduto.

Dal tenore della sentenza impugnata e dalla stessa esposizione dei fatti di causa nel ricorso della contribuente, si evince che la sentenza di primo grado fu oggetto esclusivamente di appello da parte dell’Ufficio e non anche di appello incidentale da parte della contribuente, nella parte in cui risultava soccombente (cioè proprio in relazione alla conferma, da parte della sentenza di primo grado, della percentuale di ricarico sul costo del venduto nella misura applicata dall’Ufficio).

Ne consegue che, essendosi sul punto formato il giudicato interno, il motivo di ricorso volto a sindacare la pronuncia impugnata, tanto in relazione al denunciato vizio di motivazione quanto alla dedotta violazione o falsa applicazione di diritto in ordine all’anzidetta questione, deve ritenersi inammissibile.

1.2. Il motivo è invece infondato nella parte in cui le suddette censure sono inerenti alla statuizione con la quale la CTR ha ritenuto di rideterminare lo sconto medio praticato nella misura del 40%.

Non ricorrono, infatti, nè il denunciato vizio di motivazione nè la dedotta violazione o falsa applicazione dell’indicata norma di diritto in tema di accertamento fondato su presunzioni, dotate dei requisiti di precisione, gravità e concordanza, atteso che, come è incontroverso in fatto, detta percentuale risulta essere pari a quella dichiarata in sede di accesso ai verificatori da parte della legale rappresentante della società.

Detta dichiarazione, avente, ex art. 2735 c.c., valore di confessione stragiudiziale, fatta ai funzionari verificatori dell’Ufficio impositore (cfr. Cass. sez. 6-5, ord. 24 ottobre 2014, n. 22616), acquisisce valore di prova contra se del fatto dichiarato, esulandosi, quindi, in parte qua, dall’ambito proprio dell’accertamento presuntivo.

1.2.1. Oltre che del tutto generica ed indimostrata, appare del resto in primo luogo tardiva, non riportando l’esposizione dei fatti di cui in ricorso che la relativa questione sia stata sottoposta al giudice di merito, l’allegazione della contribuente che la relativa dichiarazione sia stata resa sotto l’influenza di agitazione ed apprensione che ne avrebbero inficiato la veridicità.

2. Il ricorso va pertanto rigettato.

3. Nulla va infine statuito in ordine alle spese del giudizio, non avendo l’Amministrazione finanziaria depositato controricorso ed essendo stata decisa la causa con rito camerale non partecipato.

PQM

Rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 – quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 27 giugno 2019.

Depositato in Cancelleria il 20 febbraio 2020

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