Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4417 del 10/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 10/02/2022, (ud. 16/12/2020, dep. 10/02/2022), n.4417

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2983-2021 proposto da:

E.W., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA BARNABA

TORTOLINI, 30, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO FERRARA,

che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

e contro

COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE

INTERNAZIONALE DI CASERTA;

– intimata –

avverso il decreto n. cronol. 242/2021 del TRIBUNALE di NAPOLI,

depositato il 15/01/2021;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 16/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. Paola

Vella.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con ricorso D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35-bis, E.W., nato a (OMISSIS) (Nigeria, (OMISSIS)) il (OMISSIS), ha impugnato dinanzi al Tribunale di Napoli il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale aveva respinto la sua richiesta di protezione internazionale, nelle forme dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria, o in subordine di protezione umanitaria, fondata sulla allegata necessità di lasciare il suo Paese perché minacciato dalla comunità religiosa locale per costringerlo a prendere il posto del padre come leader spirituale.

1.1. Il tribunale ha ritenuto insussistenti i presupposti di tutte le forme di protezione invocate, rilevando in particolare la non credibilità della vicenda posta dal ricorrente alla base dell’espatrio ed escludendo che le fonti di informazione ufficiali deponessero per l’esistenza di una situazione di violenza generalizzata in Nigeria; con riguardo alla protezione umanitaria, applicabile ratione temporis, il giudice di merito ha ritenuto che non ricorressero condizioni di vulnerabilità, né condizioni di integrazione lavorativa e familiare in Italia, escludendo la rilevanza delle condizioni sanitarie emergenziali causate dal Covid-19 in Nigeria; quanto infine al periodo trascorso in Libia, il ricorrente non avrebbe riferito in modo circostanziato di aver subito torture né avrebbe spiegato quale connessione vi sarebbe tra il transito in territorio libico e il contenuto della propria domanda di protezione internazionale.

1.2. Avverso tale decisione il ricorrente ha proposto tre motivi di ricorso per cassazione. Il Ministero intimato ha depositato atto di costituzione, senza peraltro svolgere difese.

2. A seguito di deposito della proposta ex art. 380-bis c.p.c., è stata ritualmente fissata l’adunanza della Corte in Camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

2.1. Con il primo motivo, rubricato “Violazione e mancata applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 19, del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 19, come modificati dal D.L. n. 130 del 2020, convertito in L. n. 174 del 2020, ed artt. 3, 8 e 13 C.E.D.U., ex artt. 2 e 117 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”, si censura la valutazione con cui il tribunale ha escluso la sussistenza delle esigenze di carattere umanitario, intimamente connesse alla condizione di estrema vulnerabilità del ricorrente in ragione delle torture e violenze fisiche e psichiche da lui subite durante la prigionia di 8 mesi in Libia; sotto altro profilo, il motivo lamenta la mancata valutazione della complessiva situazione della Nigeria, avendo il tribunale limitato la propria attività istruttoria alla verifica dei presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, comma 1, lett. c).

2.2. Il secondo mezzo, rubricato “Violazione e mancata applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, e art. 19, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3, come modificati dal D.L. n. 130 del 2020, convertito in L. n. 174 del 2020, e del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 19, in relazione al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3”, censura la violazione del dovere di cooperazione istruttoria, per non aver il tribunale accertato le condizioni complessive della Nigeria, in relazione alle violenze connesse ai cd. omicidi rituali che, se non idonei a giustificare la protezione sussidiaria, avrebbero potuto rilevare quanto meno ai fini della protezione umanitaria, in considerazione della condizione personale del ricorrente, soggetto estremamente vulnerabile anche a cagione delle violenze subite in Libia.

2.3. Con il terzo motivo, rubricato “violazione e mancata applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, e art. 19, come modificati dal D.L. n. 130 del 2020, convertito in L. n. 174 del 2020, e del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 19, in relazione al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3”, si censura il provvedimento impugnato nella parte in cui il tribunale ha erroneamente escluso che il ricorrente avesse dedotto nel corso del giudizio di aver subito trattamenti inumani e degradanti.

3. Tutte le censure sono inammissibili, poiché non si confrontano con le ampie rationes decidendi del decreto impugnato, specie in punto di non credibilità del racconto (v. pag. 8 e 9 del decreto), conseguenze del vissuto nel paese di transito (v. pag. 11 e 12) e risultanze delle C.O.I. acquisite, tutte qualificate e aggiornate (v. pag. 10). In particolare, il ricorso elude la mancanza di prova di una connessione tra le violenze subite in Libia e il contenuto della domanda, segnalata dal tribunale in linea con la giurisprudenza di questa Corte (ex multis Cass. n. 28781 del 2020).

4. Nulla sulle spese, in assenza di difese delle parti intimate; sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato, D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13, comma 1-quater (Cass. Sez. U. n. 23535 del 2019, Cass. n. 4315 del 2020).

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 16 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 10 febbraio 2022

 

 

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