Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4413 del 24/02/2010

Cassazione civile sez. trib., 24/02/2010, (ud. 21/01/2010, dep. 24/02/2010), n.4413

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PAPA Enrico – Presidente –

Dott. CARLEO Giovanni – Consigliere –

Dott. PERSICO Mariaida – Consigliere –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere –

Dott. BOTTA Raffaele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

M.G., elettivamente domiciliata in Roma, Largo Teatro

Valle 6, presso l’avv. Bracci Luciano Filippo, che la rappresenta e

difende, giusta delega in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Economia e delle Finanze, in persona del Ministro pro

tempore, e Agenzia delle entrate, in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliati in Roma, via dei Portoghesi 12,

presso l’Avvocatura Generale dello Stato, che li rappresenta e

difende per legge;

– controricorrenti e ricorrenti incidentali –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Veneto

(Venezia – Sez. staccata di Verona), Sez. 15, n. 25/15/04 del 24

marzo 2004, depositata il 26 aprile 2004, non notificata;

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio del

21 gennaio 2010 dal Relatore Cons. Dr. Raffaele Botta;

Lette le conclusioni scritte del P.G., che ha chiesto l’accoglimento

del ricorso per manifesta fondatezza in relazione al secondo e terzo

motivo, disatteso il primo.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Disposta preliminarmente la riunione del ricorso principale e del ricorso incidentale ai sensi dell’art. 335 c.p.c.;

Letto il ricorso principale, illustrato anche con memoria, concernente una controversia relativa alla richiesta di rimborso della maggiore imposta pagata in ordine ad immobili vincolati ai sensi della L. n. 1089 del 1939, per i quali la contribuente aveva erroneamente tenuto conto del reddito locativo in luogo della regola stabilita della L. n. 413 del 1991, art. 11, comma 2; Letto il controricorso e il ricorso incidentale condizionato; Visto che il ricorso è fondato su tre motivi con i quali si denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38, comma 1, violazione dell’art. 132 c.p.c., art. 118 disp att. c.p.c., D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 1, comma 2, vizio di motivazione;

Ritenuto che il primo motivo del ricorso principale è manifestamente infondato sulla base del principio enunciato da questa Corte secondo cui “in tema di rimborso delle imposte sui redditi, il più ampio termine di decadenza per la presentazione della relativa istanza, stabilito in quarantotto mesi dalla data del versamento – in luogo dei diciotto mesi originariamente previsti dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38, – dalla L. 13 maggio 1999, n. 133, art. 1, comma 5,mentre trova applicazione nel caso in cui, alla data di entrata in vigore di detta legge (18 maggio 1999), sia ancora pendente il termine originario, non è applicabile qualora, alla data predetta, tale termine sia già scaduto, avendo ciò determinato, in base ai principi generali in tema di efficacia delle leggi nel tempo, il definitivo esaurimento del rapporto tra il contribuente, che pretende il rimborso, e l’amministrazione finanziaria. Per i versamenti già effettuati alla data di entrata in vigore della novella del 1999, pertanto, ciò che conta, al fine di poter beneficiare del prolungamento del termine, è che alla data stessa sia ancora pendente il termine previgente, mentre non assume rilievo la pendenza di una controversia nella quale si discuta della tempestività di detta istanza” (Cass. n. 924 del 2005);

Ritenuto che il secondo ed il terzo motivo del ricorso principale siano manifestamente fondati sulla base del principio affermato da questa Corte secondo cui: “In tema di imposte sui redditi, la L. 30 dicembre 1991, n. 413, art. 11, comma 2, nel fissare l’imponibile rispetto agli edifici di interesse storico o artistico, prevede che esso va determinato sempre con riferimento alla più bassa delle tariffe d’estimo previste per le abitazioni della zona censuaria nella quale è collocato il fabbricato. Ai fini dell’applicazione di tale regime impositivo, che deve ritenersi di carattere speciale e non meramente agevolativo, non rileva nè la destinazione, abitativa o non abitativa, dell’immobile soggetto a vincolo, nè la circostanza che il medesimo sia locato a terzi, nè la categoria catastale nella quale lo stesso sia classificato” (Cass. n. 14149 del 2009);

Ritenuto che per le stesse ragioni vada rigettato il ricorso incidentale condizionato;

Ritenuto, pertanto, che debbano essere accolti il secondo ed il terzo motivo del ricorso principale, rigettato il primo e rigettato il ricorso incidentale condizionato, e che la sentenza impugnata debba essere cassata in relazione ai motivi accolti con rinvio della causa ad altra Sezione della Commissione Tributaria Regionale del Veneto, che provvederà anche in ordine alle spese della presente fase del giudizio.

P.Q.M.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE Riunisce i ricorsi, accoglie il secondo e terzo motivo del ricorso principale, rigettato il primo e rigettato il ricorso incidentale condizionato, cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese, ad altra Sezione della Commissione Tributaria Regionale del Veneto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 21 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 24 febbraio 2010

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