Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4413 del 23/02/2018


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 4413 Anno 2018
Presidente: CHINDEMI DOMENICO
Relatore: STALLA GIACOMO MARIA

SENTENZA
sul ricorso 12005-2013 proposto da:
AER AMBIENTE ENERGIA RISORSE SPA in persona del legale
rappresentante pro tempore, elettivamente demioiliato
in ROMA VIA DELLA CONCILIAZIONE 44, presso lo studio
dell’avvocato THOMAS MARTONE, rappresentato e difeso
dagli avvocati MARCO BALDASSARRI, FILIPPO DONATI
giusta delega a margine;
– ricorrente contro
SUPERPLAST ITALIA SPA IN LIQUIDAZIONE IN CONCORDATO
PREVENTIVO;
– intimato –

Data pubblicazione: 23/02/2018

avverso la sentenza n. 107/2012 della COMM.TRIB.REG.
di FIRENZE, depositata il 05/11/2012;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 07/02/2018 dal Consigliere Dott. GIACOMO
MARIA STALLA;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore

rigetto del ricorso;
udito per il ricorrente l’Avvocato BALDASSARRI che ha
chiesto l’accoglimento.

Generale Dott. MAURO VITIELLO che ha concluso per il

Fatti rilevanti e ragioni della decisione.
§ 1. A.E.R. Ambiente Energia Risorse spa propone otto motivi di ricorso per la
cassazione della sentenza n. 107 del 5 novembre 2012 con la quale la commissione
tributaria regionale della Toscana, a conferma della prima decisione, ha ritenuto
parzialmente infondato l’avviso di accertamento da essa notificato, in quanto
soggetto gestore del servizio, alla Superplast Italia spa, in liquidazione ed in
concordato preventivo, per tariffa di igiene ambientale (TIA) 2008/2009; ciò in

sull’Arno (FI).
Per quanto qui ancora rileva, la commissione tributaria regionale ha ritenuto
infondata la pretesa di applicazione dell’Iva sulla Tia, posto che: – quest’ultima, così
come disciplinata dal d.lgs. 446/97, aveva natura tributaria; – la norma interpretativa
introdotta dall’articolo 14, co.33, dl 78/10 conv.in I. 122/12, non era qui applicabile,
perché espressamente riferita al diverso istituto di cui all’articolo 238 d.lgs 152/06.
Nessuna attività difensiva è stata posta in essere in questa sede dalla società
contribuente.
La società ricorrente ha depositato memorie.

§ 2.1 Con il primo motivo di ricorso AER spa lamenta violazione di legge ed omessa
motivazione su un punto decisivo per la controversia. Per non avere la commissione
tributaria regionale rilevato che la giurisdizione in materia di Iva sulla Tia spettava al
giudice ordinario, e non a quello tributario (non avendo la seconda natura tributaria).

§ 2.2

I! motivo – finanche inammissibile nella parte in cui non indica i fatti di causa

idonei ad escludere l’avvenuta formazione, sul punto, di giudicato implicito interno è comunque infondato.
La presente controversia – avente ad oggetto non azione di rimborso Iva in
rapporto privatistico di rivalsa, bensì opposizione ad avviso di accertamento recante,
tra il resto, applicazione dell’Iva sulla base imponibile costituita dalla Tia – rientra, in
effetti, nella giurisdizione del giudice tributario.
Ciò in forza di quanto affermato dalla giurisprudenza delle SSUU, secondo cui:
(ord. nn. 23114/15 e 26268/16): “le controversie riguardanti la debenza della tariffa
di igiene ambientale (TIA) spettano alla giurisdizione tributaria, in quanto, come
evidenziato anche dall’ordinanza della Corte Costituzionale n. 64 del 2010, tale tariffa
non costituisce un’entrata patrimoniale di diritto privato, ma una mera variante della
TARSU, disciplinata dal d.P.R. n. 507 del 1993, di cui conserva la qualifica di tributo”.

§ 3.1 Con il secondo motivo di ricorso AER spa lamenta – ex art.360, 1^co.n.3) cpc violazione o falsa applicazione della Tabella A, parte III, n.127 sexiesdecies del d.p.r.
633/73; dell’art.6, co.13, 1.133/99; del DM 370/00. Per avere la conimissione
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Ric.n.12005/13 rg. – Ud.del 7 febbraio 2018

relazione ad un fabbricato industriale da quest’ultima detenuto in Comune di Rignano

tributaria regionale escluso l’applicabilità dell’Iva sulla Tia, nonostante che la prima
dovesse trovare applicazione per ogni genere di prestazione di gestione, stoccaggio e
deposito di rifiuti urbani; e che, inoltre, la seconda avesse (quantomeno a far data
dal 1^ gennaio 1999) natura di corrispettivo.
Con il terzo motivo di ricorso si lamenta violazione e falsa applicazione, con
riferimento altresì all’articolo 12 prel., dell’articolo 14, co.33, di 78/10 conv.in
1.122/10; secondo cui le disposizioni relative alla Tia dovevano essere interpretate

una controprestazione.
Con il quarto motivo di ricorso si lamenta violazione e falsa applicazione della
direttiva 2006/112/CE del Consiglio 28 novembre 2006, la quale prevedeva (art.78
lett.a)) che la base imponibile per il calcolo dell’Iva dovesse ricomprendere anche “le
imposte, i dazi, le tasse e i prelievi, ad eccezione della stessa Iva”.
Con il quinto motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione dell’articolo
136 Cost., nonché (ex art.360, 1^co.n.5 cpc) insufficiente motivazione su un punto
decisivo della controversia. Per avere la commissione tributaria regionale
erroneamente ritenuto la vincolatività della sentenza della corte costituzionale n.
238/09 (sostanzialmente di rigetto), affermativa dell’attribuzione alla giurisdizione
tributaria delle controversie in materia di Tia, attesa la natura tributaria di
quest’ultima.
§ 3.2 Questi motivi di ricorso, suscettibili di trattazione unitaria per la stretta
connessione delle questioni giuridiche da essi poste, sono infondati.
Ciò, stante l’effettiva non debenza – come correttamente ravvisato dalla
commissione tributaria regionale della sentenza qui impugnata – dell’Iva sugli importi
versati a titolo di tariffa di igiene ambientale.
Come già anticipato nella disamina della prima censura, si è in materia consolidato
l’orientamento secondo cui la TIA non costituisce un’entrata patrimoniale di diritto
privato, ma una mera variante della TARSU, disciplinata dal d.P.R. n. 507 del 1993,
con conseguente sua qualificazione in termini di tributo; tanto da, appunto, rientrare
nella giurisdizione del giudice tributario (ordinanze SSUU poc’anzi cit., § 2.1).
Da qui consegue l’illegittimità dell’imposizione tributaria sul tributo.
Sul punto specifico della imponibilità Iva della tariffa in questione ricorre, in
particolare, quanto affermato da Cass. 4723/15 (con ampi richiami ai profili di
compatibilità con il diritto UE) secondo cui: “questa Corte, in plurime occasioni (si
veda Cass. Sez. 5, nn. 3293, 3294, 3542, 3755, 3756, 5825, 5826, 5827, 5830,
5831, 5833, 6258, 7333, 7335, 7336, 7338, 7339, 7341, 7342 del 2012; più di
recente, Cass. Sez. 5, n. 8383 del 2013) ha avuto modo di chiarire – sull base di
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s t.

“nel senso che la natura della tariffa ivi prevista non è tributaria”, risolvendosi essa in

quanto affermato da Corte Cost. nn. 238/2009, 300/2009 e 64/2010 e ribadito da
questa Corte, con le decisioni delle 55.UU. n. 14903/2010 e n. 25929/2011- che ‘…
la TIA ha natura tributaria e quindi non è soggetta ad IVA, dal momento che l’Iva
come qualsiasi altra imposta deve colpire una qualche capacità contributiva. Ed una
capacità contributiva si manifesta quando un soggetto acquisisce beni o servizi
versando un corrispettivo, non quando paga un’imposta, sia pure ‘mirata’ o ‘di scopo’
cioè destinata a finanziare un servizio da cui trae beneficio il soggetto stesso. Per

soggette a tale imposta solo le prestazioni di servizi ‘verso corrispettivo’ e non quelle
finanziate mediante imposte. Dunque solo ove sussista un ‘corrispettivo’ sarà
applicabile il n. 127 sexiesdecies della Tabella A parte terza allegata al D.P.R. n. 633
del 1972, e dovrà essere applicata l’Iva sulle ‘prestazioni di gestione, stoccaggio e
deposito temporaneo, di rifiuti urbani e di rifiuti speciali nonché sulle prestazioni di
gestione di impianti di fognatura e depurazione”.
Questo orientamento ha poi trovato definitiva conferma nella decisione SSUU n.
5078 del 15/03/2016, in base alla quale: “la tariffa per lo smaltimento dei rifiuti solidi
urbani, istituita dall’art. 49 del cl.lgs. n. 22 del 1997, oggi abrogato, avendo natura
tributaria, non è assoggettabile all’IVA, che mira a colpire la capacità contributiva
insita nel pagamento del corrispettivo per l’acquisto di beni o servizi e non in quello di
un’imposta, sia pure destinata a finanziare un servizio da cui trae beneficio il
medesimo contribuente”.
Obietta la società ricorrente (memoria ex art.378 cpc in data 7 ottobre 2016) che
la conclusione così affermata dalle SSUU con riguardo alla c.d ‘TIA1’ (istituita con il
d.lgs. 22/97), non potrebbe altresì valere per la c.d. ‘TIA2’ (istituita dall’articolo 238
d.lgs 152/06, entrato in vigore il 29 aprile 2006), qui in concreto applicata
(vertendosi di atto impositivo relativo alle annualità 2008/2009).
E ciò perché la TIA2 viene dalla legge espressamente qualificata in termini di
“corrispettivo per lo svolgimento del servizio di raccolta, recupero e smaltimento dei
rifiuti solidi urbani (…)” (art.238, 1^co., cit.)., con conseguente esclusione della sua
natura tributaria.
Questo argomento non può sovvertire la censurata statuizione.
Va infatti osservato che l’atto impositivo in questione ha avuto (ancora) ad oggetto
la ‘TIA1’, atteso che nelle annualità di riferimento (ancorché successive all’entrata in
vigore dell’articolo 238 d.lgs 152/06 cit.) continuava ad essere applicabile il
pregresso regime di imposizione ambientale, secondo quanto stabilito dall’art.238,
11^co.,cit. (fin vista l’adozione del regolamento ministeriale prescritto dal co.6^
della medesima disposizione).
5
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Il

s.Est.

quanto attiene poi all’Iva, il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 3, puntualizza che sono

In effetti, la soppressione della precedente TIA1 avrebbe dovuto operare dalla data
di entrata in vigore dello stesso art. 238 d.lgs. 152/06; tuttavia, si stabilì che, fino
alla completa attuazione della TIA2 attraverso l’emanazione del suddetto
regolamento ministeriale,

“continuano ad applicarsi le discipline regolamentari

vigenti” (art. 238, comma 11, cit). Stante la protratta mancata adozione del ridetto
regolamento ministeriale, si dispose (art.1, Co. 184, 1.296/06, mod. dall’art. 5, commi
da 1 a 2-quinquies del d.l. n. 208/08 conv.in 1.13/09) che il regime TARSU e TIA1

2007/2008/2009; e, poi, che nel caso in cui il regolamento ministeriale non fosse
stato adottato entro il 30 giugno 2009 (termine successivamente prorogato, prima,
fino al 31 dicembre 2009 e, quindi, fino al 30 giugno 2010), i Comuni avrebbero
potuto adottare la TIA2. Senonchè, non essendo stato adottato alcun regolamento
ministeriale alla indicata scadenza del 30 giugno 2010, i Comuni che avevano
applicato la TARSU, ovvero la TIA1, continuarono a mantenere detti regimi; ferma
restando la facoltà per tutti i Comuni italiani di applicare la TIA2 a partire dalla ridetta
data del giugno 2010.
In definitiva, che la pretesa impositiva in questione riguardasse le annualità 2008 e
2009 non esclude dunque, vista l’evoluzione normativa su brevemente riportata, che
si vertesse di ‘TIA1’, e non di ‘TIA2′; così come, del resto, evincibile anche dalla
sentenza qui impugnata, nella quale la commissione tributaria regionale dà per
scontato che si discutesse della natura tributaria, e non di corrispettivo, attribuibile
alla prima TIA, rientrante nel campo di applicazione del d.lgs.446/97.
Conclusione, questa, che ha trovato iniziale consenso anche nella stessa società
ricorrente la quale ha, infatti, riconosciuto

de plano in ricorso (pag.15) che la

mancata adozione dei regolamenti di attuazione aveva impedito, nella specie,
l’applicazione della TIA2.
Quanto alla rilevanza dell’art.14, co.33, di 78/10 conv.in 1.122/10 (“Le disposizioni

di cui all’articolo 238 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, si interpretano nel
senso che la natura della tariffa ivi prevista non e’ tributaria. Le controversie relative
alla predetta tariffa, sorte successivamente alla data di entrata in vigore del presente
decreto, rientrano nella giurisdizione dell’autorita’ giudiziaria ordinaria”), emerge che
la norma in questione ha riguardo alla TIA2; qui, come detto, non applicata.
Né, in ogni caso, può ad essa attribuirsi efficacia interpretativa-retroattiva; aspetto
sul quale sono intervenute le SSUU con ord.17113/17.
Chiamate a pronunciarsi sulla natura tributaria dell’addizionale provinciale
ambientale ex art.19 d.lgs 504/92 (positivamente affermata) le SSUU hanno – da un
lato – rilevato elementi strutturali comuni tra TIA1 e TIA2 (oltre che TARI), io quanto
,i/
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adottato in ciascun Comune per l’anno 2006 restasse invariato anche per gli anni

”(..) tutte caratterizzate dai medesimi presupposti: a) mancanza di nesso diretto tra
prestazione e corrispettivo; b) il compenso ricevuto dal prestatore dei servizi non è il
controvalore effettivo del servizio prestato al destinatario”;

escludendo tuttavia –

dall’altro – l’efficacia interpretativa retroattiva dell’art.14, co.33, cit..
Le SSUU hanno osservato, in particolare, che tale disposto potrebbe “essere esteso
alla TIA1 solo ove si ritenga che ci si trovi di fronte ad una norma di carattere
sostanzialmente interpretativo. Ma così non è perché la giurisprudenza della Corte

78/2010, pacificamente orientata nel senso di ritenere la natura tributaria e non di
corrispettivo della TIA1”.
§ 4.1 Con il sesto motivo di ricorso il gestore lamenta violazione e falsa applicazione
dell’articolo 24 Cost., nonché omessa motivazione su un punto decisivo della
controversia. Per non avere la commissione tributaria regionale rilevato la carenza
della legittimazione passiva di esso gestore, atteso il principio per cui il rimborso
dell’Iva versata al gestore doveva essere proposta nei diretti confronti dell’agenzia
delle entrate, alla quale l’imposta era stata attribuita.
Con il settimo motivo di ricorso si deduce violazione dell’articolo 100 cpc nonché
omessa motivazione su un punto decisivo. Per non avere la commissione tributaria
regionale rilevato la carenza di interesse ad agire in capo alla contribuente, in quanto
soggetto passivo Iva; e dunque titolare di un corrispondente credito Iva, nei confronti
dell’amministrazione finanziaria, sulle fatture Tia da essa registrate.
§ 4.2 Le doglianze sono infondate.
Come già evidenziato, si verteva nella specie non già di azione di ripetizione
promuovibile a carico del soggetto destinatario finale del tributo illegittimamente
riscosso, bensì di impugnativa ex art.19 d.lgs. 546/92 di atto impositivo.
Impugnativa correttamente proposta dalla società contribuente – ad evitare la
definitività della pretesa – nei confronti dell’ente gestore del servizio, che tale atto
aveva formato ed emesso al fine di procedere al realizzo di importo parzialmente non
dovuto.
Ferma dunque restando la potestà di tale soggetto di chiamare in giudizio l’ente
impositore (potestà non esercitata), la legittimazione passiva del soggetto gestore in
relazione alla impugnativa proposta dalla società contribuente nei confronti di un suo
atto di natura sostanzialmente impositiva non era dubitabile; discendendo tale
legittimazione passiva dai poteri di accertamento e riscossione ad essa attribuiti in
forza della convenzione stipulata con il Comune (Cass.17491/17).
Conclusione di effettiva sussistenza ricorre anche per quanto concerne l’interesse
ad agire in capo alla società opponente; ravvisabile di per sé – rispetto ag azione
7
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Est.

Costituzionale e della Cassazione era, già al momento della entrata in vigore del D. L.

che, come detto, non concerne l’accertamento dei presupposti del rimborso di somme
già versate – nell’attuazione del diritto ad ottenere l’invalidazione parziale di un atto
impositivo illegittimo, ed altrimenti destinato a fungere da titolo definitivo di esazione
integrale a favore del soggetto gestore.

§ 5. Con l’ottavo motivo

di ricorso la società di gestione deduce violazione

dell’articolo 111, co.6^, Cost. e difetto di motivazione. Per non avere la commissione
tributaria regionale preso in esame tutti i motivi di censura da essa formulati,

natura tributaria di quest’ultima (circostanza tuttavia di per sé non dirimente ai fini
della statuizione di non debenza dell’Iva).
Il motivo non può trovare accoglimento.
Esso risulta inammissibile nella parte in cui lamenta la mancata disamina, da parte
della commissione tributaria regionale, di tutti i motivi di appello proposti dalla
società di gestione. Motivi che non vengono tuttavia riproposti, né meglio indicati
nella presente sede di legittimità; nemmeno vengono specificati i ‘fatti decisivi’ per la
controversia che la commissione tributaria regionale avrebbe omesso di prendere in
esame.
Vero è che, da quanto si evince dalla (del tutto generica) formulazione del motivo
di ricorso in esame, la censura mossa alla sentenza di appello pare riferibile non
tanto ad altri ‘motivi’ di gravame propriamente intesi, quanto ad altri ‘argomenti’
ovvero ‘ragioni’ poste dal gestore a fondamento giuridico e riscontro dei ‘motivi’ di
appello concernenti l’asserita legittimità dell’Iva sulla Tia.
Si tratta dunque di censure argomentative in puro diritto, e dunque suscettibili di
venire riproposte nell’ambito dei motivi formulati nella presente sede di legittimità;
cosa che, nei limiti in cui sia avvenuta, non è comunque valsa – per le considerazioni
sin qui svolte – ad inficiare la ratio decidendi adottata nella sentenza impugnata.
Ne segue, in definitiva, il rigetto del ricorso.

Nulla si provvede sulle spese, stante

la mancata partecipazione al presente giudizio della parte intimata.

Pq m
La Corte

rigetta il ricorso;
v.to l’art. 13, comma 1 quater, D.P.R. n. 115 del 2002, come modificato
dalla L. n. 228 del 2012;
dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, a carico della
parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari
a quello do to per il ricorso principale.
camera di consiglio della quinta sezione civile in data 7
Così deciso n
febbraio 2018.
D7P(.7-:
n N CANCELLERIA
Il Cons.
IL 2 3 FU. 2018
f2.1arkt Giacom
:7

°

limitandosi ad affermare la non applicabilità dell’Iva alla Tia in ragione della ritenuta

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