Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4413 del 23/02/2011

Cassazione civile sez. trib., 23/02/2011, (ud. 26/01/2011, dep. 23/02/2011), n.4413

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – rel. Presidente –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato, che le rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

INTELTEC S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore;

– intimata –

per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria

regionale della Campania, sez. LCIX, n. 187, depositata il 24.1.2008.

Letta la relazione scritta redatta dal Consigliere relatore Dott.

Aurelio Cappabianca;

constatata la regolarità delle comunicazioni di cui all’art. 380 bis

c.p.c., comma 3.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Premesso:

– che la sentenza indicata in epigrafe dichiarò l’inammissibilità dell’appello proposto dall’Agenzia avverso sfavorevole decisione di primo grado, per carenza di legittimazione del sottoscrittore dell’impugnazione;

rilevato:

– che – sottolineato, in ossequio al criterio dell’autosufficienza, che l’appello in rassegna risultava sottoscritto “per il Direttore titolare Dott. T.S.” da “il capo area controllo Regg.

Dott.ssa C.R.” – l’Agenzia ha proposto ricorso per cassazione in tre connessi motivi, contro la suddetta sentenza, deducendo violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 11 e 53, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 4, dell’art. 24 Cost. e art. 183 c.p.c., in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, nonchè del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 11 e 53;

– che la società contribuente non si è costituita;

osservato:

– che il ricorso è manifestamente fondato;

– che, infatti, questa Corte – in base al rilievo che la normativa in materia di contenzioso tributario introdotta con il D.Lgs. n. 546 del 1992, indica in via generale, all’art. 10, le parti del processo dinanzi alle commissioni tributarie, contrapponendo, al contribuente, l’Ufficio del Ministero delle Finanze (ora dell’Agenzia) che ha emanato l’atto impugnato – ha reiteratamente affermato che il potere di impugnare le decisioni delle Commissioni tributarie va riconosciuto in capo, non al titolare dell’Ufficio, ma all’Ufficio medesimo;

– che ne ha, quindi, inferito che la sottoscrizione dell’atto di appello nel giudizio tributario, pur non competendo ad un qualsiasi funzionario sprovvisto di specifica delega da parte del titolare dell’ufficio, deve ritenersi validamente apposta quando, come nella specie (in cui risulta applicata dal “capo area”), provenga dal funzionario preposto al reparto competente; ciò, perchè la delega, da parte del titolare dell’ufficio, può essere legittimamente conferita, in via generale, mediante la preposizione del funzionario ad un settore dell’ufficio con competenze specifiche (cfr., con riferimento al previgente contenzioso, Cass. 9486/99, 2432/01, 7686/02, 10940/02, 6781/03; e, con riferimento al vigente contenzioso, Cass. 874/09, 13908/08, 10844/05, 6463/02);

ritenuto;

– che il ricorso dell’Agenzia va, pertanto, accolto nelle forme di cui agli artt. 3 75 e 380 bis c.p.c.;

– che la sentenza impugnata va, dunque, cassata, con rinvio della causa, anche per la regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità, ad altra sezione della Commissione Tributaria regionale della Campania.

P.Q.M.

la Corte: accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per la regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità, ad altra sezione della Commissione Tributaria regionale della Campania.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 26 gennaio 2011.

Depositato in Cancelleria il 23 febbraio 2011

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