Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4396 del 10/02/2022

Cassazione civile sez. trib., 10/02/2022, (ud. 02/02/2022, dep. 10/02/2022), n.4396

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. STALLA Giacomo Maria – Presidente –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina A.P. – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18685-2014 proposto da:

C.R., C.F., S.F.,

elettivamente domiciliati in ROMA, presso lo studio dell’Avvocato

LUCIANO MILITERNI, rappresentati e difesi dall’Avvocato ADOLFO

NAPOLETANI giusta procura speciale estesa a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, presso l’AVVOCATURA GENERALE

DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 137/04/2013 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della CALABRIA, depositata il 25/6/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 2/2/2022 dal Consigliere Relatore Dott.ssa ANTONELLA

DELL’ORFANO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

C.R., C.F. e S.F., in qualità di eredi di C.M., propongono ricorso, affidato a due motivi, per la cassazione della sentenza indicata in epigrafe, con cui la Commissione Tributaria Regionale della Calabria aveva respinto l’appello proposto avverso la sentenza n. 600/8/09 della Commissione Tributaria Provinciale di Cosenza, con cui era stato dichiarato inammissibile il reclamo avverso il provvedimento D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 28, del Presidente della Commissione del 24.10.2008 che aveva parimenti dichiarato inammissibile il ricorso, avverso avviso di accertamento per imposta di registro e INVIM riguardante atto notarile di compravendita, sul presupposto della mancata notifica all’Amministrazione finanziaria, perché privo della certificazione della copia depositata presso la Segreteria della Commissione Tributaria Provinciale, e per non essere stato allegato al reclamo il decreto presidenziale impugnato;

l’Agenzia delle entrate si è costituita al solo scopo di partecipare all’udienza di discussione;

i ricorrenti hanno infine depositato memoria difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1.1. con il primo mezzo si denuncia nullità della sentenza impugnata per mancato esame della questione relativa al giudicato esterno formatosi, nel corso del giudizio, per effetto del passaggio in giudicato della sentenza, resa dalla Commissione Tributaria Provinciale di Cosenza n. 274, concernente il medesimo avviso di accertamento oggetto di causa, impugnato da diverso soggetto ( C.C.), relativamente alla vendita di una parte del medesimo terreno, alienato anche dagli odierni ricorrenti, rispetto al quale era stato accolto il ricorso per cassazione con conseguente annullamento dell’atto impositivo;

1.2. la censura è infondata atteso che nel processo tributario, il presupposto dell’efficacia del giudicato esterno è che esso si sia formato tra le stesse parti, non essendo sufficiente che esso riguardi un accertamento riferibile ad una questione di fatto comune ad entrambe le cause (cfr. Cass. n. 23658 del 2008, Cass. n. 2786 del 2006, Cass. n. 12545 del 2001);

1.3. nel caso in esame, pertanto, non possono estendersi al presente giudizio gli effetti di una sentenza passata in giudicato in giudizio rispetto al quale non sussista identità di parti, tenuto conto dei citati principi che regolano l’efficacia soggettiva del giudicato, circoscrivendola ai soggetti posti in condizione di intervenire nel processo, e a coloro che ad essi subentrano per successione o per atto tra vivi, così come stabilito dall’art. 2909 c.c.; va inoltre considerato che il giudicato in questione concerneva una diversa compravendita (anche se contestuale alla presente e dedotta nel medesimo provvedimento impositivo), e che la non preclusività della citata sentenza CTP n. 274 discende in ogni caso dal fatto che essa si è basata su una valutazione di insufficienza probatoria (in quel giudizio) della pretesa tributaria, come tale non estensibile al presente giudizio.

2.1. con il secondo motivo ci si duole della violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 28, da parte della Commissione Tributaria Regionale, laddove era stato respinto il motivo di gravame degli appellanti mediante conferma della pronuncia, resa in primo grado, di inammissibilità del reclamo, proposto citato ex art. 28, dai ricorrenti, avverso il decreto del Presidente della Commissione Tributaria Provinciale con cui era stato dichiarato inammissibile il ricorso “per mancata allegazione di copia o dell’atto a cui la controversia si riferisce”, sul presupposto della mancata notifica del reclamo all’Amministrazione finanziaria, costituitasi, seppure in ritardo, in giudizio;

2.2. i ricorrenti lamentano, in particolare, che il Giudice d’appello abbia confermato la pronuncia di primo grado senza rilevare la mancata costituzione dell’Amministrazione nella fase del giudizio innanzi al Presidente della Commissione Tributaria Provinciale;

2.2. la sentenza qui impugnata afferma, viceversa, che “sia pure in ritardo l’Ufficio si costitutiva, innestando il contraddittorio, cui il contribuente, non notificandogli il reclamo si sottraeva”;

2.3. la Commissione Tributaria Regionale avrebbe quindi, ad avviso dei ricorrenti, erroneamente dichiarato l’inammissibilità del reclamo nonostante la mancata costituzione della parte resistente, con violazione delle norme di diritto dianzi indicate;

2.4. la censura è inammissibile;

2.5. tale vizio si risolve infatti in un errore di tipo revocatorio, involgendo un errore di fatto, rilevante ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 4, sulla costituzione in giudizio nella fase di reclamo avverso il provvedimento presidenziale del Presidente della Commissione Tributaria Provinciale;

2.6. trattasi invero di un errore percettivo circa l’esistenza di un fatto (la mancata costituzione in giudizio dell’Agenzia delle entrate, circostanza di cui era stato peraltro anche dato atto nella parte iniziale della sentenza di primo grado, ove si riporta espressamente che “nessuno essendosi costituito per l’Amministrazione, il ricorso era definito con decreto del Presidente… (ndr. della Commissione Tributaria Provinciale)”), e che, ove esattamente percepito, avrebbe determinato una diversa valutazione della situazione processuale;

2.7. la parte aveva dunque l’onere di impugnare la sentenza con la revocazione ordinaria e non col ricorso per cassazione, trattandosi, appunto, di una falsa percezione della realtà ovvero una svista obiettivamente e immediatamente rilevabile, la quale abbia portato ad affermare o supporre l’esistenza di un fatto decisivo, incontestabilmente escluso dagli atti e documenti, ovvero l’inesistenza di un fatto decisivo, che dagli atti o documenti stessi risulti positivamente accertato, e che in nessun modo coinvolga l’attività valutativa del giudice di situazioni processuali esattamente percepite nella loro oggettività;

2.8. determinante ai fini dell’esistenza dell’errore revocatorio e’, infatti, che vi sia stata un’attività percettiva da parte del giudice la quale si sia tradotta nel supporre esistente un fatto la cui esistenza sia incontrovertibilmente esclusa dagli atti, come chiarito in modo efficace da questa Corte (cfr. Cass. n. 17110 del 2010) che ha distinto fra il supporre (erroneamente) l’esistenza del fatto e l’omessa (attività) di valutazione (“la viziata percezione, la supposizione errata della sussistenza o insussistenza del fatto, dovrà necessariamente essere espressa e mai implicita, posto che in tal caso sussisterebbe piuttosto vizio di motivazione, di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5. In tal senso, ove l’errore del giudice non sia frutto di un’errata supposizione, direttamente desumibile dagli atti e documenti di causa, circa la sussistenza di un fatto decisivo e non contestato, ma di un’omessa percezione di tale fatto, essa non potrà integrare gli estremi dell’errore revocatorio, ricadendo, al contrario, nell’ambito di un’omessa valutazione dei fatti di causa, che sarebbe censurabile ex art. 360 c.p.c., n. 5, se si riferisse a fatti sostanziali, ovvero ex art. 360 c.p.c., n. 4, ove si trattasse di omesso esame di fatti processuali”);

2.9. si impone pertanto la declaratoria di inammissibilità del secondo mezzo;

3. sulla base dei rilievi espressi, il ricorso va conclusivamente rigettato;

4. nulla sulle spese stante la mancanza di attività difensiva dell’Amministrazione finanziaria

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Dà atto, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, tenutasi in modalità da remoto, della Corte di Cassazione, Sezione Tributaria, il 2 febbraio 2022.

Depositato in Cancelleria il 10 febbraio 2022

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA