Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4388 del 23/02/2010

Cassazione civile sez. trib., 23/02/2010, (ud. 13/01/2010, dep. 23/02/2010), n.4388

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – rel. Presidente –

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 17548/2008 proposto da:

SOCIETA’ UNIPERSONALE “ICA – IMPOSTE COMUNALI AFFINI SRL” in persona

del legale rappresentante pro tempore, Amministratore Unico, nella

sua qualità di concessionaria per l’accertamento e la riscossione

dell’imposta comunale sulla pubblicità e dei diritti per le

pubbliche affissioni in nome e per conto del Comune di (OMISSIS),

elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE TIZIANO 108, presso lo

studio dell’avvocato TABLO’ SIMONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato ZOLEZZI SERGIO, giusta procura speciale alle liti a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI TERNI in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avv. ALESSANDRO ALESSANDRO (dell’Avvocatura Comunale),

giusta provvedimento sindacale n. 1150 del 3.7.08, e giusta procura

speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

e contro

M.E.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 21/2007 della Commissione Tributaria Regionale

di PERUGIA del 10.4.07, depositata il 14/05/2007;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

13/01/2010 dal Presidente Relatore Dott. FERNANDO LUPI;

E’ presente il P.G. in persona del Dott. MAURIZIO VELARDI.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, ritenuto che è stata depositata in cancelleria la seguente relazione a sensi dell’art. 380 bis c.p.c.: “La CTR dell’Umbria ha accolto l’appello dell’avv. M.E. nei confronti dell’ICA s.r.l. e del Comune di Terni. Ha ritenuto in motivazione che l’eccezione di cui al D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 17, comma 1 bis, si applicasse anche agli avvocati per le targhe che contraddistinguono la sede dove si svolge l’attività.

Propone ricorso per cassazione affidato a due motivi la concessionaria ICA, propone controricorso adesivo il Comune di Terni, il contribuente non si è costituito.

Con il primo motivo si deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, art.5, per non avere la CTR ritenuto che la targa avesse contenuto pubblicitario. Il motivo è inammissibile perchè la sentenza impugnata non ha escluso detto contenuto, ma ha ritenuto che la targa rientrasse nell’eccezione prevista dall’art. 17, n. 1 bis.

Con il secondo motivo si deduce, formulando idoneo quesito, che il predetto art. 17, n. 1 bis, non sia applicabile ai professionisti intellettuali in quanto non produrrebbero un servizio.

Il motivo è infondato. In primo luogo si osserva che se i professionisti non producessero un servizio ai loro messaggi non sarebbe applicabile l’imposta che, a sensi dell’art. 5, comma 2, si applica solo ai messaggi diffusi nell’esercizio di una attività economica alla finalità alternativa di promuovere la domanda di beni o servizi o di migliorare l’immagine del soggetto pubblicizzato. Quest’ultima finalità deve essere perseguita in favore di esercente attività economica. Per i non esercenti attività economica la promozione dell’immagine non è tassabile, infatti non sono soggetti ad imposta i messaggi pubblicitari aventi altre finalità, ad es. politiche o religiose.

Va poi osservato in relazione al secondo motivo che la legge, ove disciplina le professioni intellettuali, non esclude la natura di attività economica diretta alla produzione di un servizio. Infatti la natura economica di produttrici di servizi di esse è ritenuta dal D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2, istitutivo dell’IRAP, come interpretato dalla Corte Cost. e da questa Corte. La circostanza che nella prestazione intellettuale sia dedotta in obbligazione la prestazione e non il risultato, non ne muta la natura economica di produzione di un servizio e cioè di una utilità per i destinatari di esso”.

Rilevato che la relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata alle parti costituite, che l’ICA ha depositato memoria;

considerato che il Collegio, a seguito della discussione in Camera di consiglio, condividendo i motivi in fatto e in diritto della relazione, ritiene che ricorra l’ipotesi prevista dall’art. 375 c.p.c., n. 5, della manifesta infondatezza del ricorso e che, pertanto, la sentenza impugnata vada confermata. I rilievi, contenuti nella memoria che l’eccezione prevista dall’art. 1 bis, non si riferisca alle professioni intellettuali ma solo alle attività di produzione di beni e servizi, sono superati dalla considerazione che le professioni intellettuali dal punto di vista economico, che rileva in materia di pubblicità, sono produttrici di servizi e che la prospettata interpretazione sarebbe evidentemente in contrasto con il principio costituzionale di eguaglianza.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano nel dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese liquidate in Euro 400,00, per onorario e 200,00, per spese vive.

Così deciso in Roma, il 13 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 23 febbraio 2010

 

 

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