Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4387 del 10/02/2022

Cassazione civile sez. I, 10/02/2022, (ud. 13/07/2021, dep. 10/02/2022), n.4387

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. MELONI Marina – rel. Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 28442/2015 proposto da:

Inpa S.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, Via Lazzaro Spallanzani n. 22,

presso lo studio dell’avvocato Orlandi Mauro, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato Forello Salvatore, giusta procura in

calce al ricorso e procura speciale per Notaio Dott.ssa

L.S.M.A. di (OMISSIS);

– ricorrente –

contro

Comune di Bagheria, in persona del sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in Roma, Viale delle Milizie n. 138, presso lo studio

dell’avvocato Maggiulli Marina, rappresentato e difeso dall’avvocato

Passalacqua Eugenio, giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1734/2014 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 27/10/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

13/07/2021 dal Cons. Dott. MELONI MARINA;

lette le conclusioni scritte del D.L. n. 137 del 2020, ex art. 23,

comma 8 bis, inserito dalla Legge di Conversione n. 176 del 2020,

del P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. BASILE

Tommaso, che chiede l’accoglimento del motivo n. 3) del ricorso.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il Comune di Bagheria, ritenuto necessario procedere ad un’indagine conoscitiva nell’ambito del territorio comunale dei soggetti ai quali imporre la tassazione di alcuni cespiti tributari, tra cui TARSU, ICIAP e ICI, stipulò un contratto di appalto di “servizio di accertamento di cespiti tributari” con Inpa spa nel quale erano previsti altresì i criteri e le procedure per il pagamento del corrispettivo.

Eseguita la prestazione e ricevuto in pagamento dal Comune l’importo di Euro 618.754,81, stante il rifiuto dell’ente appaltante di adempiere all’obbligo di pagamento delle ulteriori fatture emesse, l’Inpa spa chiese ed ottenne Decreto Ingiuntivo 28 giugno 2006, per l’ulteriore importo di Euro 995.714,84 più interessi per un totale di Euro 1.129.802,50.

Il Tribunale di Palermo con sentenza 63 in data 21/10/2009 revocò il Decreto Ingiuntivo 28 giugno 2006, n. 149, emesso a carico del Comune di Bagheria ed a favore di Inpa spa per un importo di Euro 1.129.802,50 oltre interessi e spese del procedimento monitorio relativo al servizio di accertamento di cespiti tributari e condannò l’opponente Comune di Bagheria a corrispondere ad INPA spa la complessiva somma di Euro 925.810,39 oltre interessi legali dal 6/7/2007.

Su impugnazione del Comune di Bagheria la Corte di Appello di Palermo ritenne che il Comune di Bagheria aveun violato la normativa dettata in materia di spesa di cui al D.Lgs. 25 febbraio 1995, n. 77, artt. 35, commi 1 e 4 e art. 27, e conseguentemente rigettò la domanda avanzata da Inpa spa riformando la sentenza di primo grado. Avverso la sentenza della Corte di Appello di Palermo ha proposto ricorso per cassazione la Inpa spa affidato a cinque motivi.

Il Comune di Bagheria resiste con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso la Inpa spa denuncia il difetto di giurisdizione ex art. 113 Cost., L. 21 luglio 2000, n. 205, art. 6, comma 1, L. 20 marzo 1865, n. 2248, artt. 2, 3 e 41, art. 37 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perché la Corte di Appello di Palermo ha ritenuto che il Comune aveva adottato decisioni contrarie alle disposizioni dettate in tema di spesa in violazione della normativa contabile. Secondo il ricorrente invece il Giudice ordinario non aveva giurisdizione per pronunciarsi sul merito degli atti amministrativi del Comune e segnatamente delle Delib. n. 668 del 1995, Delib. n. 93 del 1996 e Delib. n. 402 del 1996, come già dichiarato dai giudici di primo grado del Tribunale di Palermo.

Il motivo è infondato e deve essere respinto.

Infatti già il Tribunale in primo grado aveva dichiarato con sentenza non definitiva il difetto di giurisdizione de giudice ordinario in ordine ai punti 1, 2, 3, 4 e 6 della citazione in opposizione relativi alla nullità del contratto per violazione delle norme disciplinanti l’affidamento a terzi del servizio di accertamento dei tributi nel territorio comunale nonché la nullità delle delibere della Giunta Municipale e l’annullabilità del contratto. Con la sentenza definitiva numero 163 del 21/10/2009 il Tribunale di Palermo ha ritenuto invece la giurisdizione del giudice ordinario sulle ulteriori punti 5,7 e 8 della citazione e quindi sulle domande relative al rapporto obbligatorio tra Inpa spa e Comune di Bagheria di cui al D.Lgs. n. 77 del 1995, art. 35, comma 4.

La sentenza definitiva numero 163 del 21/10/2009 di primo grado del Tribunale di Palermo è stata impugnata dal Comune di Bagheria davanti alla Corte di Appello di Palermo nella parte in cui ha rigettato l’eccezione di carenza di rapporto obbligatorio tra Inpa spa e Comune di Bagheria di cui al D.Lgs. n. 77 del 1995, art. 35, comma 4, mentre l’Inpa spa ha chiesto in sede di appello la conferma della sentenza impugnata.

Appare dunque evidente, in ordine alla giurisdizione del giudice ordinario, così come affermata dal Tribunale di Palermo e confermata dalla Corte di Appello di Palermo con sentenza 1734 del 2014, che non sussiste difetto di giurisdizione nella fattispecie posto che non corrisponde al vero che la Corte di Appello si sia spinta ad un esame del merito amministrativo delle deliberazioni emanate dal Comune di Bagheria. Al contrario la Corte di Appello di Palermo ha limitato il proprio esame alla domanda di pagamento della Inpa spa dei corrispettivi a lei dovuti in virtù del rapporto obbligatorio di tipo privatistico insorto tra il Comune di Bagheria ed Inpa spa sul quale ha sicuramente giurisdizione il giudice ordinario.

La giurisprudenza di questa Suprema Corte ha più volte affermato che è sottoposta alla cognizione del giudice ordinario la verifica della sussistenza dei requisiti formali (forma scritta) e sostanziali (legittimazione, copertura finanziaria) per la corretta espressione della volontà dell’ente e conseguente formazione del rapporto obbligatorio, dovendo appunto decidere in ordine alla esistenza e validità del rapporto obbligatorio e conseguenti oneri di pagamento.

Sicché le irregolarità evidenziate nelle Delib. del Comune in materia di spesa, dalle quali è conseguita la “mancata insorgenza del rapporto obbligatorio” privatistico tra ente pubblico e società appaltatrice del servizio è materia riservata alla cognizione e giurisdizione del giudice ordinario chiamato a decidere sul pagamento del corrispettivo.

Con il secondo motivo di ricorso la Inpa spa denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 25 febbraio 1995, n. 77, art. 35, commi 1 e 4 e art. 27, perché secondo la Corte territoriale il Comune di Bagheria aveva violato la normativa dettata in materia di spesa mentre, al contrario, il Comune nelle procedure e nelle deliberazioni adottate non aveva violato la normativa relativa alla contabilità delle amministrazioni locali. Infatti secondo la ricorrente Inpa spa l’abrogazione espressa del D.L. n. 66 del 1989, art. 23, ad opera del D.Lgs. n. 77 del 1995, art. 123 e la nuova disciplina di cui all’art. 35 del medesimo D.Lgs., fa sì che il potere di assumere l’impegno di spesa non compete più al Consiglio o alla Giunta municipale, ma spetta ai dirigenti ed ai responsabili dei servizi i quali devono provvedere alla copertura finanziaria.

Il motivo è infondato.

Correttamente la sentenza impugnata ha ritenuto che i contratti con la Pubblica Amministrazione devono contenere la relativa copertura finanziaria e che la mancanza del relativo impegno di spesa comporta la nullità del contratto.

A tal riguardo “Ai sensi dell’art. 55, comma 5, della legge sull’ordinamento delle autonomie locali 8 giugno 1990, n. 142 (nel testo anteriore alla modifica apportata con la L. 15 maggio 1997, n. 127, art. 6, comma 11), la Delib. con la quale i competenti organi comunali o provinciali affidano ad un professionista privato l’incarico per la progettazione di un’opera pubblica, è valida e vincolante nei confronti dell’ente soltanto se il relativo impegno di spesa sia accompagnato dall’attestazione, da parte del responsabile del servizio finanziario, della copertura finanziaria. L’inosservanza di tale prescrizione determina la nullità della Delib., che si estende al contratto di prestazione d’opera professionale poi stipulato con il professionista, comportando l’esclusione di qualsiasi responsabilità od obbligazione dell’ente pubblico in ordine alle spese assunte senza il suddetto adempimento. Pertanto quando la P.A., per la realizzazione delle proprie finalità, ricorra agli strumenti giuridici ordinariamente propri dei soggetti privati, solo la disciplina dei rapporti che scaturiscono dalla sua attività negoziale rimane assoggettata ai principi e alle regole del diritto comune, mentre resta operante la disciplina del diritto amministrativo per quanto attiene alla fase preliminare della formazione della volontà della p.a., caratterizzata dalle regole della cosiddetta evidenza pubblica, e che si conclude con la Delib. a contrarre, destinata a disporre in ordine alla stipulazione del negozio e, con ciò, a conferire all’organo qualificato alla rappresentanza dell’ente la effettiva potestà di porlo in essere con le finalità e l’oggetto specificati nella Delib. stessa” (Sez. U., Sentenza n. 13831 del 28/06/2005).

Inoltre il D.L. 2 marzo 1989, n. 66, art. 23, convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 24 aprile 1989, n. 144, art. 1, comma 1 (oggi abrogato e sostituito dal D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, art. 191, comma 4), secondo il quale l’ente pubblico non risponde dell’attività posta in essere dal proprio funzionario senza l’osservanza delle regole procedimentali ivi previste, si applica anche ai Comuni della Regione Sicilia, a prescindere dal suo formale recepimento nella legislazione regionale, in quanto norma destinata ad incidere sull’efficacia del contratto e, quindi, relativa all’area dell’ordinamento civile riservata alla competenza esclusiva della legislazione statale ai sensi dell’art. 117 Cost., comma 2, lett. l), (Sez. U., Sentenza n. 26657 del 18/12/2014).

Con il terzo motivo di ricorso la Inpa spa denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 1346 c.c., art. 97 Cost., comma 2, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perché la Corte di Appello ha errato nel ritenere che gli enti locali non possano stipulare contratti relativamente a prestazioni con oggetto non determinato anche se determinabile e che il meccanismo della percentuale quale criterio di individuazione del compenso dovuto sia in palese violazione dell’art. 1346 c.c..

Il motivo è infondato e deve essere respinto. Infatti come chiaramente illustrato nella sentenza impugnata, nella fattispecie non si verte in tema di contratti relativi a prestazioni con oggetto non determinato anche se determinabile e con il meccanismo della percentuale quale criterio di individuazione del compenso dovuto. Al contrario, il pagamento del corrispettivo determinato mediante percentuale nella misura del 30% delle maggiori entrate non era subordinato al materiale incasso da parte del Comune delle maggiori entrate ma, contrariamente ai principi generali in materia di aggio, alle somme meramente accertate, tant’e’ che il Capitolato speciale prevede espressamente che “La mancata o ritardata riscossione dei tributi non pregiudicherà il diritto della Ditta al corrispettivo contrattuale, il cui importo non subirà alcuna decurtazione”.

Con il quarto motivo di ricorso la Inpa spa denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. e art. 115 c.p.c.: in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perché la Corte di Appello ha violato il principio dispositivo ed erroneamente invertito l’onere probatorio incombente sulle parti in quanto il Comune di Bagheria non aveva mai prodotto nel corso del giudizio alcun bilancio o documento da cui dedurre l’inesistenza di stanziamenti o vincoli di bilancio per le spese relative al rapporto contrattuale con Inpa spa.

Con il quinto motivo di ricorso la Inpa spa denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 2 Cost., artt. 1175,1227 e 1375 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perché la Corte di Appello ha sostenuto che la violazione della normativa in materia di spesa ha determinato la mancata insorgenza del rapporto obbligatorio tra l’ente pubblico e la società appellata mentre, al contrario, il Comune non può dolersi di una invalidità alla quale ha dato causa in violazione del principio di buona fede.

Il quarto e quinto motivo, tra loro avvinti, sono infondati e devono essere respinti. Infatti la produzione del bilancio comunale con gli stanziamenti o vincoli finalizzati al pagamento del corrispettivo dell’Inpa sono determinanti dovendo la previsione di spesa essere contenuta nella delibera del Comune che, pur avendovi dato luogo con la proprio condotta, può comunque avvalersi della nullità.

Infatti espressamente prevista dalla legge è la norma che regola tale fattispecie con la previsione di responsabilità a carico del funzionario agente.

“In tema di obbligazioni della P.A., l’inserimento nel contratto d’opera professionale di una clausola di cd. copertura finanziaria in base alla quale l’ente pubblico territoriale subordina il pagamento del compenso al professionista incaricato della progettazione di un’opera pubblica alla concessione di un finanziamento – non consente di derogare alle procedure di spesa di cui al D.L. 2 marzo 1989, n. 66, art. 23, commi 3 e 4, convertito in legge, con modificazioni, L. 24 aprile 1989, n. 144, art. 1, comma 1 (oggi sostituito dal D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, art. 191), che non possono essere differite al momento dell’erogazione del finanziamento, sicché, in mancanza, il rapporto obbligatorio non è riferibile all’ente ma intercorre, ai fini della controprestazione, tra il privato e l’amministratore o funzionario che abbia assunto l’impegno” (Sez. U., Sentenza n. 26657 del 18/12/2014).

In considerazione di quanto sopra il ricorso deve essere respinto con condanna alle spese del giudizio di legittimità.

PQM

Rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità in favore del controricorrente che si liquidano in Euro 13.000,00 di cui 200,00 per esborsi, oltre spese generali del 15% ed accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, ricorrono i presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima della Corte di Cassazione, il 13 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 febbraio 2022

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA