Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4378 del 21/02/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 21/02/2017, (ud. 10/01/2017, dep.21/02/2017),  n. 4378

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco – rel. Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso per regolamento di competenza n. 6595-2016 proposto da:

T.G., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ACQUA DONZELLA

N. 27, presso lo studio dell’avvocato SALVINO GRECO, che la

rappresenta e difende giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

GABETTI PROPERTY SOLUTIONS AGENCY SPA, anche solo GABETTI AGENCY SPA,

in persona del suo procuratore, elettivamente domiciliata in ROMA,

PIAZZA G. MAZZINI 27, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO

MAINETTI, che la rappresenta e difende giusta delega a margine del

ricorso per decreto ingiuntivo;

– resistente –

avverso la sentenza n. 4224/2016 del TRIBUNALE di ROMA, depositata

l’01/03/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 10/01/2017 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCESCO

MARIA CIRILLO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. T.G. ha proposto opposizione, davanti al Tribunale di Roma, avverso il decreto ingiuntivo col quale è stata condannata a pagare la somma di Euro 60.000 in favore della Gabetti Property Solutions Agency s.p.a. a titolo di importo della provvigione pattuita per la compravendita di un immobile.

La società opposta si è costituita, chiedendo il rigetto dell’opposizione. Il Tribunale, con sentenza del 1 marzo 2016, ha rigettato l’opposizione, ha confermato il decreto ed ha condannato l’opponente al pagamento delle spese di lite.

Ha osservato il Tribunale, ai limitati fini che interessano in questa sede, che era infondata l’eccezione di incompetenza per territorio avanzata dall’opponente, poichè nel modulo predisposto dalla Gabetti la T. aveva indicato come proprio domicilio elettivo quello di Roma, Via Crescenzio 20, e tale domicilio, unitamente alla residenza anagrafica, costituiva foro esclusivo ed inderogabile ai sensi del D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206, art. 33, comma 2, lett. u).

2. T.G. propone regolamento facoltativo di competenza avverso la sentenza del Tribunale di Roma, con atto affidato ad un motivo.

Resiste la Gabetti Property Solutions Agency s.p.a. con memoria difensiva.

3. Il P.M. presso quest’ufficio ha chiesto alla Corte di rigettare il regolamento di competenza proposto.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. L’unico motivo di ricorso contesta la sentenza del Tribunale nella parte in cui ha ritenuto di dover respingere l’eccezione di incompetenza per territorio.

La ricorrente osserva, al riguardo, di avere documentato nel corso del giudizio di essere residente nel territorio del Comune di Fiumicino, ove sarebbe residente anche sua figlia, per conto della quale la ricorrente dichiara di aver trattato l’acquisto dell’immobile per cui è causa. Competente per territorio, pertanto, sarebbe il Tribunale di Civitavecchia. Il foro del consumatore, del resto, è un foro esclusivo e ogni clausola derogatoria dello stesso si presume vessatoria, a meno che il professionista che intende valersi della deroga non dimostri che vi è stata, sul punto, una trattativa preventiva caratterizzata da individualità, serietà ed effettività. La motivazione della sentenza, inoltre, sarebbe illegittima anche nella parte in cui ha ritenuto di poter utilizzare in danno della ricorrente le dichiarazioni contenute nel modello sottoscritto il 2 agosto 2011, non considerando che tale documentazione era stata già esplicitamente disconosciuta dalla parte opponente.

2. Osserva la Corte che il regolamento di competenza non è fondato e che va pertanto confermata la competenza del Tribunale di Roma.

Premesso che il certificato di residenza nel Comune di Fiumicino, esibito in copia dalla ricorrente T., è datato del 2003, mentre dalla fotocopia del contratto stipulato dalle parti la medesima risulta avere eletto domicilio in Roma, Via Crescenzio 20, è decisiva la circostanza per cui il D.Lgs. n. 206 del 2005, art. 33, comma 2, lett. u), indica come fori del consumatore quello della residenza o del domicilio elettivo, entrambi inderogabili. La disgiuntiva “o” implica evidentemente un’alternatività, per cui entrambi quei fori sono fori del consumatore, inderogabili e tali da vincere la previsione dei fori di cui all’art. 20 c.p.c. (v. sul punto l’ordinanza 7 maggio 2011, n. 10832, confermata dalla più recente ordinanza 12 gennaio 2015, n. 181). Da ciò consegue che la ricorrente non può invocare la lesione del foro del consumatore, perchè l’elezione di domicilio suindicata dimostra che la causa è stata incardinata proprio davanti ad uno dei fori specifici posti dalla legge a tutela del consumatore.

Ogni ulteriore discussione sul fatto che la figlia della ricorrente risiedeva asseritamente a (OMISSIS) e che la trattativa sarebbe stata condotta dalla T. per conto di costei non supera la soglia di un’assoluta genericità; quanto, invece, al profilo del disconoscimento dei documenti, sui quali la sentenza si sofferma, rileva il Collegio trattarsi di questione attinente al merito, che perciò potrà essere oggetto (ipoteticamente) dell’appello (art. 43 c.p.c., u.c.); ne consegue che ogni discussione in argomento è inammissibile in sede di regolamento facoltativo di competenza.

3. Il regolamento di competenza, pertanto, è rigettato, con conferma della competenza per territorio del Tribunale di Roma.

A tale pronuncia segue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in conformità ai parametri introdotti dal D.M. 10 marzo 2014, n. 55.

Sussistono inoltre le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

PQM

La Corte rigetta il ricorso, dichiara la competenza del Tribunale di Roma e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 5.800, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza delle condizioni per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, il 10 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 21 febbraio 2017

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