Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4365 del 10/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 10/02/2022, (ud. 14/12/2021, dep. 10/02/2022), n.4365

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – rel. Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20143-2020 proposto da:

B.C., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dagli avvocati

PASQUALE FIERRO, GENNARO DE ANGELIS;

– ricorrente –

contro

ADER – AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE (OMISSIS), in persona del

Presidente pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la

rappresenta e difende;

– controricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, SCCI – SOCIETA’

DI CARTOLARIZZAZIONE DEI CREDITI INPS SPA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 891/2019 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 02/12/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 14/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. CINQUE

GUGLIELMO.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. Con la sentenza n. 891/2019 la Corte di appello di Bologna, in parziale riforma della pronuncia n. 137/2018 emessa dal Tribunale di Reggio Emilia, che confermava nel resto, ha dichiarato l’omessa notifica degli avvisi di addebito n. (OMISSIS) e n. (OMISSIS) e, per l’effetto, la prescrizione dei crediti vantati dall’INPS nei confronti di B.C. per omissioni contributive INPS; ha condannato, poi, il B. a rifondere le spese di lite all’Agenzia delle Entrate Riscossione, quantificate in Euro 3.000,00 e ha compensato quelle relative tra l’INPS ed il predetto B..

2. Avverso tale decisione ha proposto ricorso per cassazione Claudio B. affidato a due motivi, cui ha resistito con controricorso la sola Agenzia delle Entrate -Riscossione; l’INPS non ha svolto attività difensiva.

3. La proposta del relatore è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

4. Il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. I motivi possono essere così sintetizzati.

2. Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 4, in relazione agli artt. 91 e 92 c.p.c., per avere il Tribunale e la Corte di appello disapplicato e/o applicato non correttamente il principio della soccombenza, perché in grado di appello la soccombenza dell’Inps era stata totale.

3. Con il secondo motivo si censura la violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 4, in relazione agli artt. 115 e 116 c.p.c., per avere la Corte territoriale ed il Tribunale respinto la richiesta di annullamento delle cartelle ADER assumendo erroneamente l’esistenza di un atto di ricognizione del debito del tutto inesistente e, comunque, in assenza di un documento qualificabile come istanza di rateizzo; si deduce, poi, la violazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, nonché dell’art. 1988 c.c., per avere la Corte territoriale, ferma la inesistenza del documento, respinto la eccezione di prescrizione del diritto alla riscossione, ritenendo intervenuto un atto interruttivo e/o di ricognizione del debito per istanza di rateizzo laddove tale atto, ancorché inesistente, non implicava conoscenza dell’atto né avrebbe avuto effetto interruttivo della prescrizione o valenza di acquiescenza.

4. Per motivi di pregiudizialità logico-giuridica, deve esaminarsi dapprima il secondo motivo.

5. Esso presenta profili di inammissibilità e di infondatezza.

6. In primo luogo, va rilevato che, in tema di ricorso per cassazione, una censura relativa alla violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. non può porsi per una erronea valutazione del materiale istruttorio compiuta dal giudice di merito, ma solo se si alleghi che quest’ultimo abbia posto a base della decisione prove non dedotte dalle parti, ovvero disposte d’ufficio al di fuori dei limiti legali, o abbia disatteso, valutandole secondo il suo prudente apprezzamento, delle prove legali, ovvero abbia considerato come facenti piena prova, recependoli senza apprezzamento critico, elementi di prova soggetti invece a valutazione (Cass. n. 27000/2016; Cass. n. 13960/2014; Cass. n. 22536/2007): ipotesi, queste, non ravvisabili nel caso in esame.

7. In secondo luogo, deve precisarsi che la domanda di rateizzazione del debito contributivo proposta dal debitore, come correttamente sottolineato dalla Corte territoriale, configura un riconoscimento del debito con conseguente interruzione della prescrizione quinquennale e il cui nuovo termine comincerà a decorrere dalla scadenza delle singole rate (in termini Cass. n. 10327/2017).

8. In terzo luogo, va precisato che, secondo i principi enunciati dalla giurisprudenza di legittimità, l’interpretazione di un atto negoziale è tipico accertamento in fatto riservato al giudice di merito, incensurabile in sede di legittimità, se non nell’ipotesi di violazione dei canoni legali di ermeneutica contrattuale, di cui agli artt. 1362 e s.s. c.c. o di motivazione inadeguata ovverosia non idonea a consentire la ricostruzione dell’iter logico seguito per giungere alla decisione. Pertanto onde far valere una violazione sotto il primo profilo, occorre non solo fare puntuale riferimento alle regole legali d’interpretazione, mediante specifica indicazione dei canoni asseritamente violati ed ai principi in esse contenuti, ma occorre, altresì, precisare in qual modo e con quali considerazioni il giudice del merito se ne sia discostato; con l’ulteriore conseguenza dell’inammissibilità del motivo di ricorso che si fondi sull’asserita violazione delle norme ermeneutiche o del vizio di motivazione e si risolva, in realtà, nella proposta di una interpretazione diversa (Cass. n. 22536/2007).

9. Nel caso in esame, invece, le censure si risolvono, in realtà, in una sollecitazione di una rivisitazione del merito della vicenda e in una contestazione della valutazione probatoria operata dalla Corte territoriale, sostanziante il suo accertamento in fatto, di esclusiva spettanza del giudice di merito e insindacabile in sede di legittimità (Cass. 27197/2011; Cass. n. 6288/2011; Cass. n. 16038/2013): ciò per la corretta argomentazione, senza alcun vizio logico nel ragionamento decisorio, delle ragioni per cui è stata ritenuta la sussistenza di una istanza di rateizzazione, quale atto di riconoscimento del debito e di interruzione della prescrizione, dall’esame del documento n. 9 prodotto dall’Agenzia delle Entrate nel proprio fascicolo.

10. Venendo al primo motivo, osserva il Collegio che esso è infondato sebbene, sul punto censurato, la motivazione della gravata sentenza, essendo conforme a diritto, debba essere corretta.

11. Ai sensi dell’art. 92 c.p.c., come risultante dalle modifiche introdotte dal D.L. n. 132 del 2014 e dalla sentenza n. 77 del 2018 della Corte costituzionale, la compensazione delle spese di lite può essere disposta (oltre che nel caso della soccombenza reciproca), soltanto nell’eventualità di assoluta novità della questione trattata o di mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti o nelle ipotesi di sopravvenienze relative a tali questioni e di assoluta incertezza che presentino la stessa, o maggiore, gravità ed eccezionalità delle situazioni tipiche espressamente previste dall’art. 92 c.p.c., comma 2 (Cass. n. 3977/2020).

12. Il riferimento alle “ragioni esclusivamente formali”, adottato dalla Corte territoriale, non costituiva, pertanto, effettivamente una valida ragione per la compensazione delle spese tra il B. e l’INPS.

13. Tuttavia, rileva questo Collegio che, relativamente al rapporto tra contribuente ed INPS, dallo stesso ricorso per cassazione si rileva che vi sono state anche cartelle, riferibili all’Istituto, la cui opposizione non è stata accolta in primo grado e che non sono state impugnate in appello.

14. In relazione a queste cartelle, che comunque rientravano nel thema decidendum del presente giudizio, è ravvisabile, quindi, una soccombenza del B..

15. Il criterio della soccombenza, al fine di attribuire l’onere delle spese processuali, non si fraziona a seconda dell’esito delle varie fasi del giudizio, ma va riferito unitariamente all’esito finale della lite, senza che rilevi che in qualche grado o fase del giudizio la parte poi definitivamente soccombente abbia conseguito un esito ad essa favorevole (Cass. n. 13356/2021).

16. Inoltre, in caso di soccombenza reciproca il giudice – a cui è inibito soltanto di porre le spese a carico della parte totalmente vittoriosa – può liberamente disporre la compensazione delle spese processuali a prescindere dall’eventuale differenza di valore tra le domande o d’importanza tra le tesi giuridiche respinte nei confronti dell’una e dell’altra parte e senza che egli sia, quindi, tenuto a valutare il rapporto di proporzionalita tra le due soccombenze.

17. Nella fattispecie, in esame, pertanto, in ossequio ai principi sopra evidenziati e tenendo conto di tutto la vicenda complessiva, può ritenersi sussistente una situazione di soccombenza reciproca che giustifichi la compensazione delle spese, tra il contribuente e l’INPS, anche in grado di appello.

18. Alla stregua di quanto esposto il ricorso deve essere respinto.

19. Al rigetto segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che si liquidano come da dispositivo, in favore della controricorrente. Nulla va disposto relativamente all’intimato INPS che non ha svolto attività difensiva.

20. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, deve provvedersi, ricorrendone i presupposti processuali, sempre come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida, in favore della controricorrente, in Euro 4.500,00 per compensi, oltre spese prenotate a debito; nulla per l’intimato INPS. Ai sensi del.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 14 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 febbraio 2022

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