Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4355 del 20/02/2020

Cassazione civile sez. I, 20/02/2020, (ud. 04/10/2019, dep. 20/02/2020), n.4355

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DIDONE Antonio – Presidente –

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. MACRI’ Ubalda – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 23820/2018 proposto da:

R.S., elettivamente domiciliato in Napoli, piazza Cavour, n.

139, presso lo studio dell’avv. Luigi Migliaccio, che lo rappresenta

e difendè in virtù di nomina e procura speciale in atti;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– resistente –

avverso il decreto n. 1820/2018 del Tribunale di Catanzaro depositato

il 19/6/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 4/10/2019 dal Consigliere relatore Dott. Ubalda

Macrì.

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il Tribunale di Catanzaro ha rigettato la domanda del ricorrente, nato in (OMISSIS), nel (OMISSIS), di riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria o, in subordine, di rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, confermando le conclusioni della Commissione territoriale di Crotone in data 16 settembre 2016.

1.1. Il Tribunale ha ritenuto poco credibile il racconto delle minacce subite per aver testimoniato al processo contro dei delinquenti che avevano rapito ed ucciso un imprenditore suo vicino, perchè non era verosimile che gli autori delle minacce fossero stati condannati solo a cinque anni di reclusione per reati così efferati, che avesse ottenuto dalla polizia il verbale di ritrovamento del cadavere, ma non avesse invece prodotto il documento più rilevante, quello relativo alle minacce subite, dopo che i suoi persecutori erano usciti di prigione.

1.2. Dopo aver esaminato nel dettaglio la situazione politica del (OMISSIS), ha escluso poi la protezione sussidiaria perchè il ricorrente non aveva messo il relazione la sua vicenda di tipo familiare, da cui sarebbe fuggito, con eventuali violenze indiscriminate o generalizzate della sua area di provenienza.

1.3. Ha infine ritenuto che la richiesta di permesso di soggiorno per motivi umanitari non si fondava su fatti e circostanze diverse da quelle poste a fondamento delle domande di protezione maggiore, donde il rigetto anche di tale domanda.

2. Il ricorrente impugna per cassazione il decreto del Tribunale di Catanzaro sulla base di tre motivi.

2.1. Con il primo lamenta la violazione e falsa applicazione della legge in merito alla mancata attivazione dei poteri istruttori d’ufficio, perchè il Tribunale aveva utilizzato il solo criterio della credibilità interna del richiedente protezione, in spregio del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3. Non aveva invece contestualizzato la sua situazione personale di rischio rispetto alla condizione generale del Paese. Ricorda che aveva rappresentato alla Commissione territoriale un contesto di violenza indiscriminata e di assenza di tutela da parte delle autorità locali e che, successivamente, nel ricorso, aveva dedotto il rischio di essere sottoposto alla minaccia della vita per la condizione di violenza del suo Paese d’origine.

2.2. Con il secondo motivo denuncia l’omesso esame di un fatto decisivo, perchè il Tribunale non aveva considerato che egli aveva vissuto esperienze traumatiche consistenti in minacce e violenze di cui era stato vittima in patria ed aveva evidenziato un contesto socio-culturale di sostanziale impunità e omesso controllo sulle violenze diffuse.

2.3. Con il terzo motivo lamenta la violazione e falsa applicazione della legge, perchè il Tribunale non aveva valutato che ricorrevano esigenze di carattere umanitario, sia sotto il profilo del rispetto degli obblighi costituzionali dell’Italia sia sotto il profilo degli obblighi di diritto internazionale e delle altre Carte internazionali dei diritti.

3. Il Ministero dell’interno nella memoria dà atto della sua costituzione tardiva e chiede di partecipare all’eventuale udienza di discussione.

4. Il ricorso è infondato, perchè non si confronta con la motivazione del provvedimento impugnato, secondo cui non era credibile il racconto del richiedente la protezione.

4.1. Il Tribunale infatti ha evidenziato che, singolarmente, il ricorrente aveva prodotto la denuncia delle prime minacce e non la denuncia delle minacce successive, quelle perpetrate quando i delinquenti che aveva contribuito a far arrestare erano usciti dal carcere, e che lo avevano indotto a fuggire dal (OMISSIS), circostanza questa che, unita agli altri elementi di sospetto di veridicità del racconto sopra indicati, aveva escluso la credibilità intrinseca ai fini del riconoscimento dello status di rifugiato.

4.2. Il ricorrente non ha prospettato poi nel ricorso per cassazione di aver allegato al Tribunale fatti nuovi, rilevanti ai fini del decidere, rispetto a quelli esaminati dalla Commissione territoriale, nè ha contestato il giudizio d’inattendibilità, limitandosi a censurare la decisione nella parte in cui aveva omesso di pronunciarsi sulla credibilità estrinseca.

4.3. Ritiene il Collegio che vada ribadito il consolidato orientamento giurisprudenziale di legittimità, secondo cui la valutazione della credibilità del racconto del cittadino straniero costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, il quale deve valutare se le dichiarazioni del ricorrente siano coerenti e plausibili, D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5, lett. c). Tale apprezzamento di fatto è censurabile in cassazione solo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in termini di omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, di mancanza assoluta di motivazione, di motivazione apparente, di motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile, dovendosi escludere la rilevanza della mera insufficienza di motivazione e l’ammissibilità della prospettazione di una diversa lettura ed interpretazione delle dichiarazioni rilasciate dal richiedente, trattandosi di censura attinente al merito (Cass. n. 3340/2019).

4.4. La credibilità estrinseca è tuttavia requisito imprescindibile, dopo che è stato superato il vaglio della credibilità intrinseca. Nè questa può essere dedotta dalle condizioni socio-politiche del (OMISSIS), non essendovi elementi precisi di raccordo tra la vicenda personale e quella del Paese d’origine.

5. Quanto alla protezione sussidiaria, il ricorso è del pari generico, perchè lamenta la mancata attivazione dei poteri officiosi ai fini della contestualizzazione del racconto.

5.1. Più in generale, il Collegio osserva che l’attenuazione del principio dispositivo per effetto della “cooperazione istruttoria” si colloca, non sul versante dell’allegazione, ma su quello della prova, dovendo il richiedente presentare “tutti gli elementi e la documentazione necessari a motivare la… domanda”, ivi compresi “i motivi della sua domanda di protezione internazionale” (D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, commi 1 e 2), con la conseguenza che l’osservanza degli oneri di allegazione si ripercuote sulla verifica della fondatezza della domanda medesima, sul piano probatorio, giacchè, in mancanza di altro sostegno, le dichiarazioni del richiedente sono considerate veritiere soltanto, tra l’altro, “se l’autorità competente a decidere sulla domanda ritiene che: a) il richiedente ha compiuto ogni ragionevole sforzo per circostanziare la domanda; b) tutti gli elementi pertinenti in suo possesso sono stati prodotti ed è stata fornita una idonea motivazione dell’eventuale mancanza di altri elementi significativi” (art. 3, comma 5 medesimo D.Lgs.).

5.2. Pertanto, solo quando colui che richieda il riconoscimento della protezione internazionale abbia adempiuto all’onere di allegare i fatti costitutivi del suo diritto, sorge il potere-dovere del giudice di accertare anche d’ufficio se, ed in quali limiti, nel Paese straniero di origine dell’istante si registrino fenomeni tali da giustificare l’accoglimento della domanda (Cass. n. 17069/2018).

5.3. E’ consolidato l’orientamento giurisprudenziale di legittimità secondo cui il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, nel prevedere che “Ciascuna domanda è esaminata alla luce di informazioni precise e aggiornate circa la situazione generale esistente nel Paese di origine dei richiedenti asilo e, ove occorra, dei Paesi in cui questi sono transitati” prevede che l’obbligo di acquisizione delle informazioni da parte delle commissioni territoriali e del giudice deve essere osservato in diretto riferimento ai fatti esposti ed ai motivi svolti nella richiesta di protezione internazionale, non potendo per contro il cittadino straniero lamentarsi della mancata attivazione dei poteri istruttori officiosi riferita a circostanze non dedotte, ai fini del riconoscimento della protezione (tra le più recenti, Cass. n. 9842/2019). Più in particolare, il giudice è chiamato, anche d’ufficio, a verificare se nel Paese di provenienza sia obiettivamente sussistente una situazione talmente grave da costituire ostacolo al rimpatrio del richiedente, ma non è chiamato a supplire a deficienze probatorie concernenti la situazione personale del richiedente medesimo, limitandosi ad effettuare la verifica di credibilità prevista nel suo complesso dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5.

5.4. Nella specie, il Tribunale di Catanzaro ha distinto il timore per il danno grave alla persona, per l’episodio delittuoso specifico, dal timore per la minaccia alla vita dovuto al contesto di generale violenza, tuttavia escluso perchè gli attacchi erano concentrati nella capitale (OMISSIS) e nel (OMISSIS) del nord ed avevano avuto di mira terroristi e militanti.

5.5. Va ricordato in generale che: i) in tema di protezione internazionale dello straniero, nell’ordinamento italiano la valutazione della “settorialità” della situazione di rischio di danno grave deve essere intesa, alla stregua della disciplina di cui al D.Lgs. n. 25 del 2007, nel senso che il riconoscimento del diritto ad ottenere lo status di rifugiato politico, o la misura più gradata della protezione sussidiaria, non può essere escluso in virtù della ragionevole possibilità del richiedente di trasferirsi in altra zona del territorio del Paese d’origine, ove egli non abbia fondati motivi di temere di essere perseguitato o non corra rischi effettivi di subire danni gravi, mentre non vale il contrario, sicchè ii richiedente non può accedere alla protezione se proveniente da una regione o area interna del Paese d’origine sicura, per il solo fatto che vi siano nello stesso Paese anche altre regioni o aree invece insicure (Cass. n. 13088/2019); ii) quanto alla protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. a) e b), stante il giudizio di scarsa credibilità delle dichiarazioni rese dal richiedente la protezione, la stessa non avrebbe comunque potuto riconoscersi, nè avrebbe imposto al giudice ulteriori accertamenti sulla corrispondente istanza (Cass. n. 4829/2019).

5.5. Peraltro, il ricorrente non ha contestato l’argomento di chiusura per negare la protezione sussidiaria dell’insussistenza di una situazione di violenza indiscriminata.

6. Con riferimento, infine, all’invocato riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari, correttamente il Tribunale ha ricavato dall’inattendibilità della narrazione l’insussistenza dei relativi presupposti e, d’altra parte, il ricorrente non ha ulteriormente dedotto specifici profili.

7. Il ricorso va in definitiva respinto, senza necessità di pronuncia sulle spese di questo giudizio di legittimità, siccome l’atto di costituzione del Ministero dell’Interno per manifestare l’interesse alla partecipazione alla pubblica udienza non costituisce una difesa.

Sussistono invece, nella specie, i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente stesso, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso per cassazione, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater. Ciò si deve fare a prescindere dal riscontro dell’eventuale provvedimento di ammissione provvisoria del ricorrente al patrocinio a spese dello Stato, poichè la norma esige dal giudice unicamente l’attestazione dell’avere adottato una decisione di inammissibilità o improcedibilità o di reiezione integrale dell’impugnazione, anche incidentale, competendo poi in via esclusiva all’Amministrazione di valutare se, nonostante l’attestato tenore della pronuncia, vi sia in concreto, a motivo di fattori soggettivi, la possibilità di esigere la doppia contribuzione (Cass. n. 9661/2019, la cui articolata motivazione si richiama).

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della ricorrenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, ove dovuto, a norma dello stesso D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 4 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 20 febbraio 2020

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