Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4355 del 10/02/2022

Cassazione civile sez. III, 10/02/2022, (ud. 13/07/2021, dep. 10/02/2022), n.4355

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – rel. Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 33225/2019 proposto da:

E.V., rappresentato e difeso dall’avv.to VINCENZO VAITI,

elettivamente domiciliato in Roma, Piazza Cavour, presso la

cancelleria civile della Corte di Cassazione;

– ricorrente –

contro

COMMISSIONE TERRITORIALE per il RICONOSCIMENTO PROTEZIONE

INTERNAZIONALE CROTONE;

– intimato –

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– resistente –

avverso la sentenza n. 954/2019 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 03/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13/07/2021 dal Consigliere Dott. ANTONELLA DI FLORIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. E.V., proveniente dalla Nigeria, ricorre affidandosi a cinque motivi per la cassazione della sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro che respinto l’impugnazione proposta avverso la pronuncia del Tribunale con la quale era stata rigettata la domanda di protezione internazionale declinata in tutte le forme gradate, proposta in ragione del diniego a lui opposto in sede amministrativa dalla competente Commissione territoriale.

2. Il Ministero dell’Interno ha depositato “atto di costituzione” non notificato al ricorrente, chiedendo di poter partecipare alla eventuale udienza di discussione della causa ex art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo, il ricorrente deduce la nullità della sentenza per insussistenza di uno dei requisiti posti dall’art. 132 c.p.c. e dall’art. 118 disp. att. c.p.c.. Denuncia una motivazione apparente in relazione alla attendibilità delle dichiarazioni rese dinanzi alla Commissione territoriale.

1.1. Lamenta che la Corte territoriale aveva esaminato in modo riduttivo il racconto narrato, “appiattendosi” pedissequamente sulle motivazioni contenute nel provvedimento di diniego reso a conclusione della fase amministrativa.

2. Con il secondo motivo, deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, nonché la mancata applicazione dei principi giurisprudenziali in materia di valutazione della credibilità del richiedente. Lamenta che la Corte non aveva rispettato il paradigma interpretativo predicato dalla norma richiamata.

3. Con il terzo motivo, deduce altresì, in relazione alla protezione sussidiaria, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e 14, nonché del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, nonché la mancata applicazione dei principi giurisprudenziali nella materia, fra cui il “non refoulment”.

3.1. Lamenta che non era stato tenuto in alcun conto il suo radicamento nel paese di transito (e cioè lo stato federale del Borno) sul quale non erano state affatto acquisite informazioni attendibili ed aggiornate, da cui, soltanto, sarebbe potuta emergere la sussistenza o meno del rischio per la sua persona.

4. Con il quarto motivo, deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 296 del 1998, artt. 5, 6, 19, in punto di protezione umanitaria e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3.

5. Con il quinto motivo, infine, lamenta, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione fra le parti in materia di protezione umanitaria.

5.1. Deduce che non era stato considerato che egli professava la religione cristiana in un paese che prevedeva come culto prevalente quello mussulmano i cui seguaci si erano resi protagonisti di gravi attacchi terroristici diretti proprio contro i cristiani.

6. Tanto premesso il Collegio osserva, in via preliminare, che il ricorso, sia nella premessa che nel suo sviluppo, è privo di una comprensibile esposizione sommaria del fatto, con violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 3.

6.1. Al riguardo, questa Corte ha affermato il principio, ormai consolidato, secondo cui “nel ricorso per cassazione è essenziale il requisito, prescritto dall’art. 366 c.p.c., n. 3, dell’esposizione sommaria dei fatti sostanziali e processuali della vicenda, da effettuarsi necessariamente in modo sintetico, con la conseguenza che la relativa mancanza determina l’inammissibilità del ricorso, essendo la suddetta esposizione funzionale alla comprensione dei motivi, nonché alla verifica dell’ammissibilità, pertinenza e fondatezza delle censure proposte (cfr. Cass. 10072/2018; Cass. 7025/2020).

6.2. Nel caso in esame, le generiche critiche contenute nei motivi proposti, sono riferite ad una vicenda sostanziale che rimane del tutto oscura, sia rispetto al racconto del richiedente che è stato oggetto di valutazione della Corte territoriale (ed ancor prima dal Tribunale), sia in relazione alle censure prospettate ad esso correlato: ciò non consente a questa Corte di apprezzare gli errori che sono stati denunciati.

6.3. E vale solo la pena di precisare, per completezza di motivazione, che tale affermazione rileva principalmente in relazione alla valutazione di credibilità ed alla fattispecie di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b), che sono oggetto dei primi tre motivi di ricorso visto che l’attendibilità del racconto ha una rilevanza imprescindibile rispetto alla decisione da assumere.

6.4. Tuttavia, nel caso in esame tale incolmabile carenza assume un rilievo non secondario neanche rispetto alla protezione sussidiaria, oggetto del quarto e quinto motivo, in quanto il fatto di cui si denuncia l’omesso esame attiene precipuamente al racconto narrato – del tutto incomprensibile dall’esame del ricorso – unitamente alla censura riguardante una erronea valutazione della vulnerabilità, carenza che in relazione alla fattispecie dedotta avrebbe imposto una chiara allegazione degli elementi di cui la Corte non aveva tenuto conto, assente, nel caso di specie.

7. In conclusione, il ricorso è inammissibile.

8. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello cui è tenuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

PQM

La Corte;

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 13 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 febbraio 2022

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