Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4345 del 20/02/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 20/02/2017, (ud. 24/01/2017, dep.20/02/2017),  n. 4345

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6470-2016 proposto da:

O.P. CACCAVELLI GROUP S.C. A R.L., C.F. (OMISSIS), in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CORTE DI

CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato PASQUALE SARCONI;

– ricorrente –

contro

ERRV.CIA. S.P.A., (già ERRE.CI.A. FRUITPACK S.R.L.), C.F. (OMISSIS),

P.I. (OMISSIS), in persona dell’amministratore e legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

TACITO 23, presso lo studio dell’avvocato LAURA DEL BUFALO che la

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3297/2015 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 28/07/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 24/01/2017 dal Consigliere Relatore Dott. CHIARA

GRAZIOSI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte:

osserva quanto segue.

Ricorre O.P. Caccavelli Group Srl; controricorrente è Erre Ci. A Fruitpack Srl, che ha depositato altresì memoria con nota spese.

E’ impugnata sentenza della Corte d’appello di Milano del 14-28 luglio 2015 che rigetta l’appello dell’attuale ricorrente avverso sentenza del Tribunale di Monza del 27 aprile 2011 che ha respinto la sua opposizione a decreto ingiuntivo per il pagamento di Euro 13.750,50 per una fornitura.

L’impugnazione, articolata in tre motivi, può essere trattata in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 376, 380 bis e 375 c.p.c..

Deve darsi preliminarmente atto che il ricorrente ha presentato istanza di rimessione a pubblica udienza nella sezione ordinaria, adducendo che la proposta del relatore di trattazione in camera di consiglio nella sesta sezione non sarebbe conforme al protocollo stipulato il 15 dicembre 2016. A tacer d’altro, è sufficiente rilevare che il provvedimento di fissazione dell’adunanza risale appunto al 15 dicembre 2016, e dunque la proposta è anteriore alla diffusione del contenuto del suddetto protocollo.

Il primo motivo del ricorso denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione del diritto di difesa ex art. 111 Cost., nonchè violazione degli artt. 99, 115, 116, 134 e 184 c.p.c. e art. 2907 c.c.: in appello l’attuale ricorrente avrebbe lamentato la mancanza di ammissione di prove dal Tribunale senza motivazione, reiterando le istanze istruttorie su cui il giudice di secondo grado però non si sarebbe pronunciato. Il motivo non offre autosufficiente indicazione di quali specifiche istanze istruttorie ne sarebbero l’oggetto; a pagina 4 del ricorso si limita infatti ad indicarle genericamente come c.t.u., interrogatorio formale, prove testimoniali, prove dirette e contrarie sui capitoli di controparte.

Il secondo motivo denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., artt. 115 – 116 c.p.c., art. 66 c.p.c. perchè il giudice d’appello avrebbe raggiunto l’accertamento fattuale senza avere disposto attività istruttoria e travisando prove documentali. La doglianza è in realtà direttamente fattuale, e quindi in questa sede inammissibile.

Il terzo motivo denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione degli art. 1337 – 1338 c.c. quanto alla responsabilità precontrattuale e violazione dell’art. 1218 c.c., il giudice d’appello avendo omesso, secondo la ricorrente, di valutare la fattispecie sotto i profili della responsabilità precontrattuale e contrattuale. In realtà quella precontrattuale appare questione nuova: insufficiente è il riferimento ad una trattativa in cui l’opposta sarebbe stata informata della destinazione della merce da acquistare (pagina 5 della premessa). Fattuali in sostanza sono anche le argomentazioni relative all’art. 1218 c.c. perchè si adduce che controparte non ha adempiuto al suo onere probatorio sulle caratteristiche della merce.

In conclusione il ricorso deve essere rigettato, con la presente motivazione semplificata, con conseguente condanna della ricorrente alla rifusione alla controricorrente alle spese processuali, liquidate come in dispositivo. Si dà atto che sussistono D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, ex art. 13, comma 1 quater i presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis cit. art..

PQM

Rigetta il ricorso, condannando la ricorrente a rifondere alla controricorrente le spese processuali, liquidate in complessivi Euro 2300, oltre a Euro 200 per gli esborsi e al 15% per spese generali, nonchè agli accessori di legge.

Si dà atto che sussistono D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, ex art. 13, comma 1 quater i presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis cit. art..

Così deciso in Roma, il 24 gennaio 2016.

Depositato in Cancelleria il 20 febbraio 2017

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