Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4340 del 22/02/2018


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Civile Sent. Sez. L Num. 4340 Anno 2018
Presidente: NOBILE VITTORIO
Relatore: DE GREGORIO FEDERICO

SENTENZA

sul ricorso 22741-2012 proposto da:
BANCA NAZIONALE DEL LAVORO S.P.A. C.F. 09339391006,
pm- nna

de.,1 1.(Q,1Q

z,gppsentante

eleUtivdmelite domiciliata

in RIv/A,

pro temporp,
VIA PC

2b – B,

presso lo studio dell’avvocato ROBERTO PESSI, che la
rappresenta e difende unitamente all’avvocato
2017
3863

FRANCESCO GIAMMARIA, giusta procura speciale notarile
in atti;
– ricorrente contro
COSTA ALDO CSTLDA40C15D969E;

Data pubblicazione: 22/02/2018

- intimato –

Nonché da:
COSTA

ALDO

CSTLDA40C15D969E,

elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CELIMONTANA 38, presso lo
studio dell’avvocato PAOLO PANARITI, che lo

LUPI, giusta delega in atti;
– controricorrente e ricorrente incidentale contro

BANCA NAZIONALE DEL LAVORO S.P.A. C.F. 09339391006,
in persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PO 25-B,
presso lo studio dell’avvocato ROBERTO PESSI, che la
rappresenta e difende unitamente all’avvocato
FRANCESCO GIAMMARIA, giusta delega in atti;
– con troricorrente al ricorso incidentale –

avverso la sentenza n. 441/2012 della CORTE D’APPELLO
di GENOVA, depositata il 24/04/2012 R.G.N. 804/2011;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 05/10/2017 dal Consigliere Dott. FEDERICO
DE GREGORIO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. RITA SANLORENZO che ha concluso per il
rigetto di entrambi i ricorsi;
udito l’Avvocato TIZIANA SERRANI per delega verbale
Avvocato ROBERTO PESSI;

rappresenta e difende unitamente all’avvocato MASSIMO

udito l’Avvocato PAOLO PANARITI.

Li

,” 1)5 lo-2017 !cm u

1( 05 17) / ne. 22741-17

SVOLGIMENTO del PROCESSO
La Corte di Appello di Genova con sentenza n. 441 del 13 / 23 aprile 2012 rigettava le
impugnazioni proposte in via principale da COSTA Aldo ed in via incidentale dalla S.p.a. BANCA
NAZIONALE del LAVORO avverso la pronuncia, pubblicata il 9 novembre 2010, con la quale il
locale giudice del lavoro aveva in parte accolto la domanda del Costa, ex dirigente della banca
alle cui dipendenze aveva lavorato dal novembre 1960 sino al 31 marzo 2005, quasi sempre

vantato sul trattamento di fine rapporto liquidatogli, siccome derivante dall’inclusione nella
base di calcolo dell’indennità di trattamento estero e di tutti gli altri rimborsi e benefits dei
quali aveva goduto durante la sua permanenza all’estero, ammontanti alla maggior somma
quantificata dall’attore in ragione di 741.746,63 euro, ed accolta invece nella misura di euro
433.146,01 all’esito di apposita c.t.u. contabile. Il Tribunale, infatti, respinta l’eccezione di
prescrizione opposta dalla resistente, aveva accolto la domanda limitatamente all’inclusione del
calcolo dell’indennità di buonuscita e poi di T.F.R. dell’indennità di trattamento estero e il
rimborso delle imposte pagate all’estero, comunque fino a giugno dell’anno 1995, epoca di
entrata in vigore della nuova contrattazione collettiva invocata da parte convenuta. Aveva
invece escluso la fondatezza della azionata pretesa creditoria in relazione alle altre voci
dedotte in giudizio, quali i rimborsi spese per l’affitto ed altri simili, rispetto ai quali non poteva
riconoscersi l’asserita natura retributiva. Per contro, l’indennità di sede o di trattamento estero
era stata nella fattispecie considerata come avente esclusivamente natura retributiva dal
momento che il Costa aveva goduto, a parte e in aggiunta, di una serie di rimborsi spese,
escludendo che potesse valere in senso favorevole alla tesi della Banca il fatto che nella lettera
di incarico in data 27 gennaio 1972 fosse stato specificato che nelle indennità di risoluzione del
rapporto si sarebbe tenuto conto soltanto della retribuzione che il ricorrente avrebbe percepito
in Italia; così opinando, secondo il giudice di primo grado, si sarebbe trattato di una
pattuizione nulla poiché contraria alla normativa inderogabile ex articolo 2120 del codice civile.
Inoltre, quanto al rimborso delle imposte pagate all’estero, il tribunale aveva concluso per la
natura remunerativa di tale compenso, ciò sulla base del fatto che la banca non aveva provato
e neppure dedotto che se il ricorrente avesse lavorato in Italia avrebbe pagato imposte
inferiori.
In relazione alle anzidette impugnazioni, la Corte territoriale ha ritenuto di dover confermare
integralmente quanto deciso come da dispositivo della appellata sentenza, esclusa la parte in
cui in base all’articolo 94 del contratto collettivo 1995 era stato ritenuto che per il periodo
successivo non dovesse computarsi nella base di calcolo del t.f.r. l’indennità estero e il
rimborso delle imposte. A tal riguardo la Corte di Appello chiariva che il tribunale, dopo avere
1

all’estero, volta ad ottenere la condanna della società a corrispondergli il maggior importo

o5-1o_2()17 ( c x c.c. 16 1)5 171 / r.. 274l-

affermato che per il periodo successivo al 1995 andavano esclusi l’indennità estero e di
rimborso delle imposte, aveva condannato tuttavia la banca al pagamento dell’importo di C
433.146,01 corrispondente a quello indicato dal c.t.u. proprio per l’ipotesi, tra tutte quelle ivi
considerate, in cui si fosse dovuto invece considerare anche il periodo successivo. Questa era
la ragione per la quale la sentenza appellata, ancorché in parte errata in motivazione, andava
comunque confermata nella sua parte espositiva.

giudizio avesse distinto, nell’ambito di quanto th-treerrrte da egli percepito, l’indennità estero dai
rimborsi spese corrisposti a vario titolo durante i periodi lavorati all’estero. A tal riguardo
riteneva di confermare l’orientamento giurisprudenziale ivi citato (Cass. n. 24875 del 2005),
secondo cui all’indennità estero doveva riconoscersi natura integralmente retributiva, di modo
che la stessa andava computata nella base di calcolo del T.F.R. ex articolo 2120 c.p.c., per cui
andava escluso soltanto quanto corrisposto a titolo di rimborso spese. Tuttavia, anche per il
rimborso delle imposte pagate all’estero, secondo la Corte ligure, doveva ritenersi la natura
retributiva, per quanto motivato condivisibilmente dal giudice di primo grado, non avendo la
società dimostrato che in Italia il dipendente avrebbe pagato meno imposte, sicché non si
poteva affermare tale rimborso fosse stato riconosciuto al COSTA per indirizzarlo di un maggior
esborso determinato dal suo soggiorno all’estero.
Per contro, avevano natura meramente risarcitoria gli altri emolumenti corrisposti a titolo di
rimborso, in ordine alle specifiche nominate spese sostenute dall’attore per trasferirsi e
soggiornare fuori Italia, ciò non soltanto in base al loro stesso titolo, ma anche perché il
lavoratore, cui incombeva il relativo onere probatorio (cit. Cass. 23622/2010), non aveva
dimostrato nulla di diverso. Inoltre, dai documenti prodotti risultava confermato che le somme
in questione erano dirette, secondo la volontà delle parti, a compensare i lavoratori dei
maggiori oneri derivanti dal soggiorno all’estero in relazione agli specifici ambiti indicati nei
documenti che ne prevedevano l’erogazione, laddove proprio il Costa nel suo ricorso
introduttivo aveva fatto riferimento agli stessi titoli di imputazione specifica. Di conseguenza,
di tali emolumenti era corretto non tener conto ai fini del calcolo del T.F.R..
Per altro verso, era infondata l’eccezione di prescrizione reiterata dalla Banca, richiamandosi il
principio, affermato da questa Corte con sentenza n. 9695 del 2009, secondo cui il diritto al
T.F.R. sorge unicamente con la cessazione del rapporto, di guisa che solo da tale momento può
essere azionato.
Come già anticipato, la sentenza appellata andava riformata nella sua motivazione laddove
aveva ritenuto che l’articolo 94 del C.C.N.L. 1995 avrebbe escluso, per il periodo successivo

2

La Corte genovese, quindi, osservava come lo stesso attore con il ricorso introduttivo del

H5-111-2017 c’ex ce I(, oti 17)

r

22741 – 12

alla sua entrata in vigore, dalla sua retribuzione annua lorda per il calcolo del T.F.R. l’indennità
estero e il rimborso delle imposte, trattandosi di norma che riguardava soltanto emolumenti di
carattere eccezionale, i rimborsi spese e i trattamenti di missione individuati contrattualmente,
costituendo perciò una specificazione di quanto previsto dall’articolo 2120 c.c.; ciò che tuttavia
non determinava alcuna modifica del dispositivo dell’impugnata sentenza, che andava quindi
confermato.

S.p.A. con atto della 17 ottobre 2012, affidato a quattro motivi, cui ha resistito il dottor Aldo
COSTA mediante controricorso del 29 – 30 novembre 2012, con ricorso incidentale, affidato a
un solo motivo. A quest’ultimo inoltre ha resistito la Banca Nazionale del Lavoro S.p.A.
mediante controricorso in data 14/20 dicembre 2012.
Fissata l’adunanza per il 16 maggio 2017, il collegio con ordinanza interlocutoria ha ritenuto
utile la trattazione delle impugnazioni de quibus in pubblica udienza, in vista della quale le
parti hanno depositato memorie illustrative.

MOTIVI della DECISIONE
A sostegno del suo ricorso BNL ha dedotto i seguenti motivi:
1) vizio di insufficiente e contraddittoria motivazione circa l’accertamento

della natura

retributiva /risarcitoria dell’indennità estero e circa la sua integrale inclusione nel calcolo
del T.F.R. – articolo 360 n. 5 c.p.c.;
2) vizio di violazione e falsa applicazione dell’articolo 2697 c.c. – articolo 360 n. 3 c.p.c.

circa l’accertamento della natura retributiva /rísarcitoria del rimborso delle imposte pagate
all’estero, cui secondo la ricorrente andava riconosciuta natura esclusivamente risarcitoria,
avendo errato la Corte di Appello nell’ipotizzare sul punto l’onere probatorio a carico di
parte datoriale, convenuta in relazione alla mancata dimostrazione del pagamento di
minor imposte in Italia invece che all’estero, laddove sarebbe stato onere dell’attore
dimostrare la dedotta natura retributiva di tale emolumento;
3) omessa insufficiente o contraddittoria motivazione – articolo 360 n. 5 c.p.c. – nullità
della sentenza o del procedimento – art. 360 n. 4 stesso codice – circa l’eccezione di
prescrizione, atteso che il precedente giurisprudenziale richiamato dalla sentenza era
inconferente rispetto al caso di specie in discussione. Peraltro, l’eccezione di prescrizione
era stata sollevata con riferimento alla pretesa del COSTA di rideterminare le singole voci
3

Avverso l’anzidetta pronuncia ha proposto ricorso per cassazione la Banca Nazionale del Lavoro

ud.

lo_2()I7

c.c I(IL5 17) / r.u. 22741 – 12

del T.F.R., includendo nella base di calcolo la c.d. indennità estero e tutte le voci oggetto
di controversia, anche in ordine alle quote non più assoggettabili all’ormai prescritta
azione di accertamento, sicché la convenuta non aveva invece mai eccepito la prescrizione
del diverso diritto del lavoratore alla liquidazione del T.F.R., complessivamente
considerato, ossia comprensivo di tutte le quote annuali. La controversia, infatti, verteva

tempo da parte datoriale, di modo che le quote di retribuzione accantonate erano
configurabili come oggetto tutti di un autonomo diritto rispetto al trattamento di fine
rapporto. Il punto dirimente, trascurato dai giudici di merito, consisteva nel fatto che
l’accertamento della misura del T.F.R. costituiva passaggio ineludibile ai fini
dell’accoglimento della domanda e non già mera questione pregiudiziale da poter decidere
incidentalmente, tanto con riferimento all’articolo 2948 n. 5 c.c., riguardo all’atto
introduttivo costituito dalla notifica del ricorso introduttivo, avvenuta il 21 novembre 2006.
Pertanto, risultava inadeguata la decisione impugnata, laddove aveva motivato il rigetto
dell’eccezione esclusivamente in base alla mancata prescrizione del diritto alla liquidazione
del T.F.R., cosicché del tutto erroneamente l’eccezione era stata rapportata al diritto alla
liquidazione del complessivo trattamento di fine rapporto, anziché a quella opposta in
relazione al diritto di accertamento dell’esatto ammontare delle singole quote anche in
sede di condanna. La decisione, quindi, doveva ritenersi nulla, poiché non riferita a quanto
opposto da parte convenuta, mancando l’esposizione delle ragioni che avrebbero potuto
determinare il rigetto dell’eccezione effettivamente sollevata circa il diritto alla
rideterminazione in sede di condanna di singole quote non più contestabile da parte del
lavoratore. Dunque, sussisteva il denunciato vizio di omessa o quantomeno insufficiente e
contraddittoria motivazione relativamente ad un fatto decisivo ai fini del giudizio, laddove
sotto altro profilo evidentemente la sentenza de qua aveva sostanzialmente omesso di
pronunciare sulla eccezione proposta dalla banca in primo grado e reiterata in appello, con
ciò incorrendo anche in error in procedendo, rilevante pure ex articolo 360 comma primo
n. 4 c.p.c.;
4

sul quantum del T.F.R. dovuto e cioè sulla misura degli accantonamenti via via operati nel

05-10-2017 , e.cc 1(,05-14)/r

22741-12

4) violazione e falsa applicazione dell’articolo 94 del c.c.n.l. 22 giugno 1995 per il
personale direttivo delle aziende di credito – art. 360 comma primo n. 3 c.p.c. – omessa
insufficiente motivazione circa l’interpretazione e l’applicazione del citato articolo 94, ex
art. 360 n. 5 c.p.c., avendo ritenuto erroneamente la sentenza impugnata che l’articolo 94
non avrebbe escluso, per il periodo successivo alla sua entrata in vigore, dalla retribuzione

il richiamo del capitolo 22 0 dello stesso contratto stava ad intendere l’esclusione del T.F.R.
di ogni trattamento corrisposto al personale direttivo in occasione e in ragione del
trasferimento, sia che avesse come finalità rimborso spese, di tutela del dirigente contro i
disagi connessi al trasferimento, sia che avesse finalità similari e fosse ispirato cioè
d
all’esigenza di compensare lavoratore per tutti i disagi connessi al trasferimento, come ad
esempio il maggior costo della vita nei paesi di destinazione. La citata disposizione
contrattuale escludeva, cioè, dalla retribuzione annua di riferimento non solo i trattamenti
corrisposti in relazione a trasferte e missioni nel territorio italiano, ma anche tutte le
erogazioni che pur non riconducibili in tali ipotesi avessero comunque finalità similari. Per
contro, non era condivisibile l’interpretazione data dalla Corte di Appello alla disposizione
in base ad una lettura talmente restrittiva da risultare in contrasto con lo stesso testo
letterale di essa. Il riferimento al capitolo 22 0 , relativo a missioni e trasferimenti,
disciplinava tanto i trattamenti corrisposti al dirigente in occasione di missioni
temporanee, quanto i trattamenti per il caso di peF-i-l-prrerprrte trasferimento. Peraltro, lo
stesso articolo 94 con la disposizione di chiusura stabiliva che dal corpo del T.F.R. andava
altresì escluso ogni altro trattamento corrisposto al dirigente trasferito o in missione ed
avente finalità similari. Dunque, tutte le erogazioni in questione erano state certamente
corrisposte al Costa soltanto in ragione e in occasione del trasferimento presso sedi
estere, come pacificamente risultante tra le parti. Del resto, era stato pacificamente
pattuito che il trattamento in questione sarebbe venuto meno in caso di rientro in patria
del dipendente e che in caso di risoluzione del rapporto le relative indennità sarebbero
state calcolate, coerentemente con il citato articolo 94, esclusivamente avuto riguardo alla
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annua lorda per il calcolo del T.F.R. l’indennità estero e di rimborso delle imposte, laddove

c

Ilco5 171 / r.. 22741 12

retribuzione spettante ad un pari grado in Italia. Il tribunale in primo grado aveva
correttamente rilevato che almeno per il periodo successivo al giugno 1995 per il calcolo
del T.F.R. spettante occorreva tener conto solo di quello che l’interessato avrebbe
percepito se avesse lavorato in sede con identiche missioni. Era, dunque, certamente
errata la sentenza di appello, laddove aveva escluso che la disposizione derogatoria di cui

trasferimento del dirigente, come quelli percepiti dal Costa nel periodo in questione (cioè
giugno 1995 al 31 marzo 2005). Era mancata, comunque, nella specie ogni indagine circa
le concrete finalità dell’erogazione e la loro riconducibilità a quanto previsto dallo stesso
articolo 94. Pertanto, aveva errato la Corte d’Appello che, nell’interpretare il citato articolo
94, aveva ritenuto che la disposizione derogatoria non riguardasse anche i trattamenti
corrisposti al dirigente trasferito e non consentisse dunque di escludere alla base del
computo del t.f.r. tutti gli emolumenti corrisposti al COSTA in occasione e in ragione del
trasferimento presso sedi estere, previa indagine relativa alle finalità dell’erogazione,
indagine però del tutto omessa.
A sua volta, con il ricorso incidentale il COSTA ha lamentato violazione di legge rilevante ai
sensi dell’art. 360 n. 3 c.p.c., in relazione all’articolo 2120 dello stesso codice, nonché
violazione dell’articolo 2697 c.c. in tema di onere della prova sulla natura retributiva di
rimborso delle spese di alloggio, viaggi autovetture e spese scolastiche, poiché la Corte
distrettuale era caduta in un grave errore concettuale in merito alla nozione di rimborso
spese, che l’articolo 2120 c.c. poneva come eccezione al principio di onnicomprensività.
Effettivamente, le pronunce di questa Corte nn. 23622 del 2010 e 10986 del 2008
avevano affermato alcuni principi di diritto, cui la Corte di Appello si era attenuta, ma
meritavano un supplemento di riflessione ed una totale definitiva rivisitazione,
richiamando sul punto la motivazione di Cass. lav. 18 marzo 2009 n. 6563 relativa ad
analoga fattispecie.
Dunque, la Corte territoriale, violando l’articolo 2120 c.c., aveva errato nel ritenere che il
rimborso delle spese di viaggio, alloggio, scuola del figlio e per autovettura fossero da
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all’art. 94 non fosse applicabile anche agli emolumenti corrisposti in occasione del

lui 05-W-21117 (ex c e 1( 05 17) / r. 22741 – 12

considerarsi rimborsi spese esenti dalla base imponibile, essendo tali soltanto quando, non
rivestendo i caratteri della continuità e della determinatezza o determinabilità, consistono
nella reintegrazione di somme effettivamente sborsate dal dipendente medesimo
nell’interesse dell’imprenditore e non attinenti all’adempimento degli obblighi impliciti nella
prestazione lavorativa, cui egli è contrattualmente tenuto, come per esempio per i

della propria famiglia non aveva, invece, alcun diretto riferimento con l’esplicazione
dell’attività lavorativa e si sostanza pertanto in un arricchimento secco del patrimonio del
dipendente la cui natura retributiva e*. autoevidente.

Insomma, l’accollo da parte datoriale

del costo delle ordinarie esigenze di vita del lavoratore, cui è normalmente destinata la
retribuzione, imponeva di considerare anche tale erogazione come retribuzione,
trattandosi del medesimo concetto che spiega la natura retributiva dei cosiddetti fringe
benefits, con la sola differenza che questi ultimi integrano retribuzione corrisposte in
natura, con pagamento del controvalore direttamente all’erogatore del servizio, invece che
sotto forma di stipendio al dipendente.
Per altro verso, la sentenza di appello aveva errato laddove aveva sostenuto che
spetterebbe al dipendente dimostrare la natura retributiva di un emolumento qualificato
come rimborso nelle pattuizioni contrattuali, trattandosi di principio che scontava la
medesima confusione concettuale in relazione al rimborso spese esenti ex articolo 2120, il
cui testo del resto fa riferimento a tutte le somme compreso l’equivalente delle prestazioni
in natura, ad ogni modo spettando la prova liberatoria al debitore ex articolo 1218 c.c.,
per cui il creditore è tenuto a dimostrare quale fatto costitutivo del diritto vantato, la sola
fonte del suo credito ma non anche l’inadempimento, mentre incombe al debitore allegare
in via di eccezione e provare l’eventuale proprio adempimento, anche nel caso in cui sia
dedotto non l’inadempimento dell’obbligazione ma il solo inesatto adempimento. Il
principio di onnicomprensività della retribuzione imponibile ai fini del calcolo del T.F.R.,
ripetutamente affermato dalla giurisprudenza di legittimità, comportava quindi l’onere a
carico di parte datoriale di dimostrare la ricorrenza di una delle esclusioni previste dalla
7

rimborsi a piè di lista. Il rimborso delle spese sostenute dal dipendente per un interesse

Ltd. OD-111-21)Uxc

IG115-17)

r. 997411,

legge o dalla contrattazione collettiva, potendo invece il dipendente limitarsi ad allegare di
aver percepito un certo determinato emolumento con continuità in occasione del rapporto
di lavoro. Dunque, non aveva pregio l’asserzione secondo cui sarebbe il dipendente a
dover dimostrare la natura retributiva di un emolumento continuativamente percepito in
occasione del rapporto di lavoro.

vanno disattesi in forza delle seguenti considerazioni.
Ed invero, quanto alla prima censura fatta valere da BNL in via principale, la stessa per
come formulata risulta inammissibile, soprattutto perché non individua il fatto (secondo la
nozione ex art. 360 n. 5 c.p.c., in base al testo nella specie ratione temporis applicabile,
con riferimento alla pubblicazione in data 24-04-2012 della pronuncia de qua), di guisa
che ogni altra questione di tipo giuridico, sulla natura, retributiva o risarcitoria,
dell’indennità estero in discussione, con conseguente computabilità o meno della stessa
nella base di calcolo del t.f.r., si palesa del tutto inconferente circa l’asserito difetto di
motivazione, che non può comunque sfociare nella revisione del ragionamento decisorio
seguito dalla Corte di merito, il cui apprezzamento in punto di fatto è poi incensurabile in
questa sede di legittimità secondo le norme di rito che disciplinano tassativamente il
ricorso per cassazione.
Analoghe considerazioni valgono poi per quanto concerne il secondo motivo del ricorso
principale riguardo alla pretesa violazione dell’art. 2697 c.c. in ordine al rimborso delle
imposte pagate all’estero, risultando in particolare sul punto l’impugnazione
assolutamente carente nella sua formulazione, contrariamente alle indicazioni a pena
d’inammissibilità richieste dall’art. 366, co. I, c.p.c. (in particolare nella specie nn. 3, 4 e
6), visto che il ricorso sul punto (cfr. pgg. 12 e 13) – ha-stesse nulla precisa in ordine alle
specifiche rivendicazioni di parte attrice ed alle conseguenti difese della convenuta, né
riguardo alla relativa documentazione, tanto più che in proposito parte ricorrente si è
limitata ad assumere «che gravava sul lavoratore l’onere di dimostrare, al contrario, che
il rimborso delle imposte – nonostante fosse qualificato come “rimborso” – doveva invece

8

Tanto premesso, entrambi i ricorsi, ovviamente qui riuniti a norma dell’art. 335 c.p.c.,

(15-10-2 1) 17 ft’, CC 16 0 517) /

22741-1′

ritenersi avere natura retributiva, in ragione della equivalenza del peso fiscale estero
rispetto a quello italiano»;

locuzione che quindi per la sua genericità, sprovvista di

idonea compiuta riproduzione ex art. 366 n. 6 cit., non consente di comprendere in quale
precisa dinamica processuale si configurassero gli oneri di cui all’art. 2697 c.c., difettando
anche l’individuazione dell’atto che aveva qualificato l’emolumento in termini di rimborso.

10986 del 05/05/2008 e n. 23622 del 22/11/2010 (l’accertamento della natura retributiva
o risarcitoria del trattamento economico aggiuntivo riconosciuto al lavoratore che presti la
propria opera all’estero è riservato al giudice di merito, gravando sul lavoratore l’onere di
provare che esse non siano riconducibili alla funzione di rimborso spese, ed al giudice di
merito, che ne riconosca la natura retributiva, di indicare le specifiche ragioni del suo
convincimento), laddove l’onere probatorio a carico del prestatore si fonda sul presupposto
(“ove il contratto giustifichi l’erogazione delle somme in riferimento non al valore
professionale della prestazione ma ai maggiori esborsi che il lavoratore deve sopportare
per trasferirsi o per soggiornare all’estero insieme alla famiglia”), però rimasto del tutto
oscuro nel caso qui in esame, siccome non chiarito da parte ricorrente.
Vanno, ancora, disattese le doglianze mosse con il terzo motivo, laddove si censura
impropriamente nelle forme del vizio di motivazione ex art. 360, co. 1, n. 5, c.p.c., che
attiene esclusivamente alla ricostruzione della vicenda storica che ha dato origine alla
controversia, ovvero del vizio procedurale ex art. 360, co. 1, n. 4, c.p.c., che sussiste solo
nel caso in cui il medesimo sia tale da determinare la nullità della sentenza o del
procedimento, la coerente applicazione da parte della Corte territoriale di un pacifico
principio giurisprudenziale di legittimità.
Invero, la prescrizione del diritto ad ottenere il pagamento del trattamento di fine rapporto
decorre appunto dalla cessazione del rapporto e non va confuso col diritto, maturante
anche nel corso di esso, ad accertare la quota temporaneamente maturata: l’uno ha per
oggetto una condanna (necessariamente preceduta dall’accertamento), mentre l’altro ha
per oggetto un accertamento mero; ne deriva che la diversità di contenuto e maturazione

9

Né può colmare la rilevata lacuna il richiamo ai principi di diritto affermati da Cass. lav. n.

LA.

1( 05 17) / r. 22741-12

temporale dei due diritti soggettivi comporta il distinto regime della prescrizione, senza
che la diversità possa essere esclusa dalla loro connessione, data dalla parziale
comunanza di elementi costitutivi (Cass. n. 8191 del 07/04/2006, che nella specie quindi
confermava la sentenza di merito che aveva rigettato l’eccezione di prescrizione relativa al
diritto dei lavoratori ad ottenere la riliquidazione del t.f.r., includendo nella base di calcolo

del 2007, n. 9695 del 2009, n. 3894 del 2010. V. altresì Cass. lav. n.

11579 del

23/05/2014, secondo cui il diritto al trattamento di fine rapporto sorge alla cessazione del
rapporto di lavoro e solo da questa data decorre il termine di prescrizione, mentre
concorrono a determinarne l’ammontare anche gli accantonamenti relativi a retribuzioni
per le quali il diritto sia ormai prescritto, poiché quelle retribuzioni rilevano solo come base
di computo del t.f.r. e non come componenti del relativo diritto. Conforme Cass. n. 11470
del 1997. Cfr. pure Cass. lav. n. 11995 del 28/06/2004: la prescrizione quinquennale del
credito relativo all’indennità di

buonuscita

prevista

in favore del

personale

autoferrotranviario inizia a decorrere dalla cessazione del rapporto di lavoro, che segna il
momento di maturazione del diritto, al quale corrisponde un’obbligazione unica e non
frazionabile. Ai fini del decorso della prescrizione non rileva quindi il fatto che solo
successivamente, con la elaborazione dei conteggi di liquidazione, il dipendente venga a
conoscenza dell’esatto ammontare della buonuscita. Conforme Cass. 8820 del 1993).
Poiché nella specie l’azione fatta valere parte attrice era quella di condanna al pagamento
di somme a titolo di t.f.r. il mezzo di gravame deve essere, dunque, respinto.
Analogamente, infine, va detto per quanto concerne il quarto e ultimo motivo del ricorso
principale, relativamente all’art. 94 del c.c.n.l. 1995

(Il trattamento di fine rapporto è

determinato secondo le norme di legge che regolano la materia.
Ai fini del comma che precede, la retribuzione annua di riferimento è composta, oltre che
dallo stipendio, da tutti gli emolumenti costitutivi del trattamento economico aventi
carattere continuativo anche se con corresponsione periodica. Da tale computo restano
esclusi soltanto gli emolumenti di carattere eccezionale, quanto corrisposto a titolo di

lo

di esso alcune voci, invece non considerate dal datore di lavoro. Conformi: Cass. n. 21239

ud 051(-2017 uN c,

05 17) r

22741 – 12

effettivo rimborso, anche parziale, di spese sostenute ed i trattamenti corrisposti ai sensi
del capitolo XXII del presente contratto o, comunque, corrisposti con finalità similari al
dirigente trasferito o in missione. Per le anzianità maturate precedentemente al 1° luglio
1979 si applicano le disposizioni di cui all’accordo stipulato fra le parti il 16 maggio 1979 e
dichiarazioni e accordi annessi, ferma restando la modifica determinatasi (a partire dal 10

dall’accordo medesimo. … OMISSIS …).
Orbene, del tutto corretta appare la decisione qui impugnata, laddove, pure alla stregua
del contratto collettivo 1995, ha ritenuto di poter applicare i principi in materia fissati da
questa Corte con la ~pronuncia di Cass. lav. n. 24875/2005, d’altro canto essendo
pacifico che anche per l’arco temporale disciplinato dal c.c.n.l. 1995 al dr. Costa (rimasto
alle dipendenze della BNL dal novembre 1960 sino al 31 marzo 2005, ricoprendo vari
incarichi dirigenziali all’estero) sia stata sempre riconosciuta la particolare indennità del
corrispondente trattamento. Infatti, esaminando la motivazione della sentenza n. 24875 in
data 27/09 – 25/11/2005 -alla cui ampia e dettagliata disamina per brevità integralmente
si rimanda- si rileva la sostanziale identità di disciplina in materia tra quella dettata dal
c.c.n.l. 1983 e successivi, tra cui quella soprariportata del 1995, della quale si discute in
questa sede. Ed in sensi analoghi recentemente sì è ancora pronunciata questa Corte con
la sentenza n. 8086 del 03/02 – 21/04/2016, che rigettava analogo ricorso dell’attuale
società ricorrente («… Partendo dal corretto rilievo che l’art. 2120 c.c. è ispirato al
principio della onnicomprensività della retribuzione da prendere a base del TFR, principio
che può essere derogato solo dai contratti collettivi stipulati successivamente alla entrata
in vigore della normativa ed a condizione che gli stessi prevedano in modo esplicito la
deroga, la Corte romana ha esaminato l’art. 65 del CCNL 11 luglio 1999 per i quadri
direttivi e per il personale delle aree professionali dipendenti dalle aziende di credito
giungendo alla motivata conclusione che “la disciplina dettata dalle parti collettive non si
discosta sostanzialmente dalla previsione legale dell’art. 2120 c.c.”. Si tratta di assunto
già avallato da questa Corte in fattispecie analoga, laddove ha ritenuto non censurabile
11

giugno 1982 per effetto della legge 29 maggio 1982, n. 297) sui criteri stabiliti

11,1 05-1()-2()17

c I(05

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l’interpretazione dei giudici di merito che, al cospetto di una clausola di contrattazione
collettiva strutturata come quella in esame, “nel qualificare i trattamenti con finalità
similari, corrisposti al funzionario trasferito o in missione, come erogazioni della società al
fine di compensare il lavoratore delle spese connesse al trasferimento”, ha considerato
“che tali trattamenti non rientrino nella deroga prevista dal C.C.N.L. ai fini del calcolo del

(così Cass. n. 3278 del 2004). Analogamente, rispetto all’art. 67 del CCNL 7 luglio 1983
per il personale direttivo delle aziende di credito, rimasto immutato nei successivi CCNL
del 27 ottobre 1987 (art. 88) e del 22 novembre 1990 (art. 90), con clausola negoziale
sostanzialmente sovrapponibile a quella contenuta nell’art. 65 del ccnI 11 luglio 1999 in
controversia, questa Corte ha confermato l’interpretazione dei giudici di merito secondo
cui “tale disposizione altro non è che una maggiore specificazione del disposto dell’art.
2120 c.c. che già esclude dal computo del TFR le prestazioni a titolo occasionale e quanto
è stato corrisposto a titolo di rimborso spese” (Cass. n. 24875 del 2005). … ».
Per altro verso deve anche disattendersi la doglianza svolta dal COSTA con il ricorso
incidentale, riguardo alla decisione impugnata, per la parte in cui i giudici di merito, con
adeguata motivazione, insindacabile in sede di legittimità, hanno accertato in punto di
fatto l’esclusione della natura retributiva rilevante ex art. 2120 c.c. riguardo agli altri
emolumenti, per i quali invece parte attrice ha reiteratamente preteso la loro
computabilità ai fini del t.f.r., dovendosi sul punto richiamare l’anzidetta giurisprudenza di
questa Corte, cui va data continuità in assenza di pertinenti e convincenti motivazioni d
segno contrario (cfr. le succitate pronunce di Cass. lav. n. 23622/2010 nonché n. 10986
del 2008, secondo cui l’accertamento della natura retributiva o risarcitoria del trattamento
economico aggiuntivo riconosciuto al lavoratore che presti la propria opera all’estero è
riservato al giudice di merito. Analogamente, v. altresì Cass. lav. n. 18479 del
01/09/2014: la qualificazione dell’assegnazione di un lavoratore ad una sede estera in
termini di trasferta o trasferimento, al pari di quella relativa alla natura retributiva,
risarcitoria o mista dei trattamenti economici aggiuntivi attribuiti, è riservata al giudice di

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trattamento di fine rapporto, ma ricadano sotto la disciplina generale dell’art. 2120 c.c.”

ud. 1)5_ W-2(117 R., c . c . v, (15-17)

r.g. 22741 12

merito, la cui valutazione costituisce giudizio di fatto che, se congruamente motivato, non
è censurabile dal giudice di legittimità. In senso conforme Cass. n. 3278 del 2004 e n.
6240 del 2006).
Pertanto, entrambe le impugnazioni devono essere respinte, di guisa che ai sensi dell’art.
92 c.p.c. si ritiene di dover compensare le relative spese.

la Corte RIGETTA entrambi i ricorsi e dichiara compensate le spese.
Così deciso in Roma il cinque ottobre 2017

IL PRESIDENTE

P.Q.M.

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