Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4339 del 22/02/2018


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Civile Ord. Sez. L Num. 4339 Anno 2018
Presidente: NOBILE VITTORIO
Relatore: SPENA FRANCESCA

ORDINANZA

sul ricorso 26395-2013 proposto da:
POSTE ITALIANE S.P.A. C.F. 97103880585, in persona
del legale rappresentante pro tempore, elettivamente
dmIL, ilidtd in ROMA VIA JLLL8IMmAWAIME U,

pi

lo studio dell’avvocato MARCO MARAZZA, che la
rappresenta e difende, giusta delega in atti;
– ricorrente contro
2017
3739

PESCETTI ORNELLA, elettivamente domiciliata in ROMA,
VIA FALBO ITALO CARLO 22, presso lo studio
dell’avvocato ANGELO COLUCCI, che la rappresenta e
difende unitamente all’avvocato MASSIMO MONALDI
giusta delega in atti;

Data pubblicazione: 22/02/2018

- controricorrente –

avverso la sentenza n. 440/2013 della CORTE D’APPELLO
di ANCONA, depositata il 27/05/2013 R.G.N. 594/2012;

il P.M. ha depositato conclusioni scritte.

PROC. nr . 26395/2013 RG

RILEVATO
che con sentenza in data 16-5/27.5.2013 ( nr. 440/2013) la Corte di
Appello di Ancona ha accolto l’appello proposto da ORNELLA PESCETTI
avverso la sentenza del Tribunale di MACERATA (nr. 425/2010), che aveva
respinto la domanda proposta dall’appellante nei confronti di POSTE
ITALIANE spa per la dichiarazione della nullità del termine apposto ai tre

la nullità del termine apposto al primo contratto— stipulato per il periodo
10 luglio 1998-30 settembre 1998 per necessità di espletamento del
servizio in concomitanza di assenze per ferie— e condannato POSTE
ITALIANE spa a riammettere in servizio l’appellante ed al risarcimento del
danno (nella misura di dodici mensilità della retribuzione di fatto);

che avverso tale sentenza ha proposto ricorso POSTE ITALIANE spa,
affidato a tre motivi, al quale ha opposto difese ORNELLA PESCETTI;

che il PG ha chiesto rimettersi gli atti al Primo Presidente per
l’eventuale assegnazione del ricorso alle Sezioni Unite sulla questione di
massima di particolare importanza del valore del decorso del tempo ai fini
della prova della risoluzione tacita del rapporto di lavoro;

che la parte controricorrente ha depositato memoria;

CONSIDERATO
che in via preliminare deve essere dichiarata la inammissibilità del
controricorso. La lavoratrice controricorrente ha prodotto in questa sede
unicamente la ricevuta di spedizione della raccomandata con la quale il
difensore ha effettuato la notifica del controricorso e non anche l’avviso di
ricevimento. In caso di notifica a mezzo del servizio postale l’avviso di
ricevimento prescritto dall’art. 149 c.p.c. è il solo documento idoneo a
provare sia l’intervenuta consegna, sia la data di essa, sia l’identità della
persona a mani della quale è stata eseguita; ne consegue che, ove tale
mezzo sia stato adottato per la notifica del controricorso, la mancata
produzione dell’avviso di ricevimento comporta non la mera nullità, bensì
l’inesistenza della notificazione ( della quale, pertanto, non può essere

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contratti di lavoro intercorsi tra le parti di causa; per l’effetto ha accertato

PROC. nr . 26395/2013 RG

disposta la rinnovazione ai sensi dell’art. 291 c.p.c.) e l’inammissibilità del
controricorso (Cassazione civile, sez. lav., 28/03/2001, n. 4559).

che POSTE ITALIANE ha impugnato la sentenza deducendo:
– con il primo motivo —ai sensi dell’art. 360 nr. 3 e nr. 5 cod.proc.civ.—
violazione degli artt. 1362 (rectius: 1372 ndr) e 1175 cod.civ., in relazione

contratto di lavoro per mutuo consenso, eccezione fondata sull’inerzia del
lavoratore, sul decorso di un lasso di tempo notevolmente lungo tra la
cessazione del primo dei tre contratti a termine sottoscritti tra le parti e
l’avvio del giudizio, sulla brevità del periodo di lavoro in forza dei contratti,
anche complessivamente considerati; ha altresì lamentato il mancato
accertamento degli eventuali impieghi della lavoratrice presso terzi,
nonostante la richiesta di acquisizione della dichiarazione dei redditi,
articolata tanto nel primo grado (pagina 26 della memoria difensiva) che in
appello (pagina 47 della memoria difensiva d’appello);
– con il secondo motivo — ai sensi dell’art. 360 nr. 5 cod.proc.civ.—
omessa motivazione sul punto, oggetto di discussione in primo grado ed in
appello, della mancanza di prova della esigenza « di espletamento del
servizio in concomitanza delle assenze per ferie», dedotta in contratto; ha
esposto:
– di avere allegato di essere tenuta, in forza dell’articolo 14 comma 4
CCNL 25 novembre 1994, a garantire ai dipendenti in organico almeno due
settimane continuative di ferie nel periodo 1 giugno-30 settembre ;
– di avere chiesto di provare ( capitolo 13.1. della memoria difensiva) la
sussistenza della ragione indicata in contratto, di avere reiterato la richiesta
in appello e di avere comunque provato documentalmente (documenti
allegati sub 1 bis della memoria difensiva)

i giorni di ferie fruiti dal

personale in organico nel periodo giugno- settembre 1998 ( 9 dipendenti
assenti, per un totale di 110 giorni di ferie) ;
– con il terzo motivo, ai sensi dell’art. 360 nr. 3 e nr. 5 cod.proc.civ.—
violazione dell’articolo 32 nr. 6 (rectius: comma 6 ndr) della legge 183 del
2010. Ha censurato la statuizione con cui la Corte di merito escludeva la

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al rigetto nel grado di appello della proposta eccezione di risoluzione del

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applicabilità nella fattispecie di causa della riduzione dell’importo massimo
della indennità di cui all’ articolo 32 legge 183/2010, prevista dal comma 6
della stessa norma; ha dedotto che, contrariamente a quanto ritenuto dalla
Corte di merito, non rilevava il fatto che la lavoratrice non avesse fruito
concretamente della possibilità conciliativa prevista dagli accordi sindacali
per la stabilizzazione dei rapporti già a termine (accordi conclusi in date 13

nel loro contenuto essenziale).

che ritiene il Collegio si debba rigettare il ricorso;
che, infatti:
– il primo

motivo— nonostante la impropria denunzia di un vizio di

violazione di norme di diritto— si sostanza nella deduzione di un vizio della
motivazione giacchè censura il concreto accertamento del giudice del
merito in ordine alla mancanza di una volontà della lavoratrice di risolvere
il rapporto di lavoro. La censura, correttamente riqualificata, è
inammissibile, in quanto si riferisce a circostanze esaminate e disattese in
sentenza ( decorso del tempo, percezione del TFR, brevità del periodo di
lavoro, assenza di contestazioni alla scadenza del rapporto
fattispecie di causa

) ; nella

il vizio della motivazione è invece deducibile , in

relazione al testo vigente dell’articolo 360 nr.5 cod.proc.civ. —applicabile

ratione temporis-

unicamente in termini di omesso esame di un fatto

decisivo ed oggetto di discussione

tra le parti. Per le stesse ragioni non
il non avere dato seguito alla

determina un vizio della motivazione

richiesta di POSTE ITALIANE di acquisire le dichiarazioni dei redditi della
lavoratrice: neppure in questa sede viene individuato un preciso fatto
storico decisivo che la istanza era diretta ad accertare ;
– il secondo motivo , con il quale si denunzia un vizio della motivazione in
relazione alla statuizione di mancanza della prova della esigenza dedotta in
contratto («necessità di espletamento del servizio in concomitanza di
assenze per ferie»), è parimenti inammissibile. La società ricorrente non
allega un fatto, decisivo ed oggetto di discussione tra le parti, non
esaminato in sentenza ma insiste sulla rilevanza e decisività di un elemento
di prova ( il numero degli assenti per ferie ed i giorni complessivi di

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gennaio 2006, 10 luglio 2008, 21 maggio 2010 ed in questa sede riportati

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assenze) già esaminato in sentenza e ritenuto non decisivo (la Corte di
merito ha in particolare ritenuto non assolta la esigenza della
comparazione precisa tra il numero degli assenti ed il numero degli assunti
a termine, nell’ambito e nel periodo interessato);
– il terzo motivo è infondato. Questa Corte ha già chiarito (Cassazione civile,
sez. lav., 11/02/2014, n. 3027), con orientamento cui si intende assicurare

dell’indennità prevista dall’art. 32, comma 5, della legge 4 novembre 2010,
n. 183, in dipendenza della applicabilità al lavoratore di accordi di
stabilizzazione ( come prevista dall’art. 32, comma 6 della legge 183
citata), è subordinata all’effettiva e concreta possibilità per il lavoratore di
aderire ad un accordo di stabilizzazione e non, invece, alla semplice stipula,
in assoluto, da parte del datore di lavoro, di accordi di stabilizzazione. La
Corte dì merito si è conformata a tale principio di diritto, affermando essere
rilevante ai fini del limite massimo delle sei mensilità la possibilità del
lavoratore di aderire ad accordi di stabilizzazione e non la mera
preesistenza di accordi di stabilizzazione.
Né parte ricorrente ha censurato, con la deduzione in termini specifici di
un vizio della motivazione, l’accertamento concreto, contenuto in sentenza,
della impossibilità per la lavoratrice di aderire agli accordi di stabilizzazione
invocati da POSTE ITALIANE.

che il ricorso deve essere conclusivamente respinto
che non vi è luogo alla refusione delle spese, per la già rilevata
inammissibilità del controricorso;

che, trattandosi di giudizio instaurato successivamente al 30 gennaio 2013,
sussistono le condizioni per dare atto- ai sensi dell’art.1 co 17 L. 228/2012
( che ha aggiunto il comma 1 quater all’art. 13 DPR 115/2002) – della
sussistenza dell’obbligo di versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore
importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la
impugnazione integralmente rigettata .

PQM
Rigetta il ricorso. Nulla per le spese.

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continuità, che la possibilità della riduzione alla metà del limite massimo

PROC. nr . 26395/2013 RG

Ai sensi dell’art. 13 co. 1 quater del DPR 115 del 2002 dà atto della
sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte delL ricorrente
dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per
il ricorso a norma del comma 1 bis dello stesso articolo 13.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale del 28.9.2017

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