Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4338 del 22/02/2018


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Civile Ord. Sez. L Num. 4338 Anno 2018
Presidente: D’ANTONIO ENRICA
Relatore: MANCINO ROSSANA

ORDINANZA

sul ricorso 11746-2012 proposto da:
I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE C.F.
80078750587, in persona del Presidente e legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato
in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura
Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli
Avvocati ANTONINO SGROI, TOLTO MARITATO, CARLA
D’ALOISIO, giusta delega in atti;
– ricorrente –

2017
3544

contro

CAPPON PAOLA, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
G.B. VICO 1, presso lo studio dell’avvocato LORENZO
PROSPERI MANGILI, che la rappresenta e difende

Data pubblicazione: 22/02/2018

unitamente all’avvocato ROBERTO CARLINO,

giusta

delega in atti;
– controricorrente

avverso la sentenza n. 2780/2011 della CORTE
D’APPELLO di ROMA, depositata il 04/05/2011 R.G.N.

il P.M. ha depositato conclusioni scritte.

586/2009;

R.G. 11746/ 2012

RILEVATO
1. che, con sentenza in data 4 maggio 2011, la Corte di Appello di Roma
ha confermato la sentenza di primo grado che aveva riconosciuto il
diritto dell’attuale intimata al riconoscimento dell’anzianità contributiva,

di Alitalia S.p.A. tenuto conto dei periodi di sosta lavorativa in
conseguenza del rapporto di lavoro part time verticale ciclico, con tutte
le conseguenze di legge in ordine alla data di maturazione del diritto alla
pensione;

2. che avverso tale sentenza l’INPS ha proposto ricorso affidato ad un
articolato motivo, al quale ha opposto difese Cappon Paola, con
controricorso;

3.

che il P.G. ha richiesto il rigetto del ricorso;

CONSIDERATO

4.

che con unico motivo l’INPS lamenta violazione e falsa applicazione del
d.lgs. n. 61/2000, dell’art. 5, undicesimo comma del d.l. n. 726/1984 e
dell’art. 7, primo comma d.l. n. 463/1983 convertito, con modificazioni,
dalla legge n.638/1983, nonché vizio di motivazione, per avere la
sentenza impugnata ritenuto che il rapporto di lavoro dell’attuale
intimata, svoltosi alle dipendenze di Alitalia S.p.A., dal 10 gennaio 1992
al 31 gennaio 2000 con le modalità del part time verticale ciclico e poi
in part time dal 10 gennaio 2002, consentisse l’accesso al trattamento
pensionistico, con riconoscimento dell’anzianità contributiva anche per i
periodi dell’anno senza prestazione lavorativa, né versamento di
retribuzione e di contributi previdenziali;

5.

che, ad avviso dell’Istituto ricorrente, in base all’art. 7 della legge n.
638/1983, le modalità di calcolo dell’anzianità contributiva ai fini
pensionistici non possono che riferirsi ai periodi in cui vi sia stato
effettivo svolgimento dell’attività lavorativa con corresponsione della
retribuzione e della contribuzione previdenziale, senza possibilità alcuna

1

in relazione al rapporto di lavoro come assistente di volo alle dipendenze

di spalmare su tutto l’anno, e quindi anche sui periodi non lavorati, i
contributi versati per i periodi lavorati;

6.

che ritiene il Collegio si debba rigettare il ricorso;

7.

che la tesi propugnata dall’INPS non incrina la sentenza impugnata per
essere risultata, la decisione della Corte di merito, conforme alla
giurisprudenza di questa Corte che, con orientamento consolidato (v.,

e 8565 del 2016; nn.4968 e 16677 del 2017) ha affermato, in tema di
efficacia, a fini pensionistici, dei periodi non lavorati in caso di part time
verticale, che i lavoratori con orario part time verticale ciclico hanno
diritto all’inclusione anche dei periodi non lavorati, incidendo la
contribuzione ridotta sulla misura della pensione e non sulla durata del
rapporto di lavoro (si rinvia, per la più ampia motivazione, a Cass. n.
16677/2017 cit. ed anche per il rilievo che dalla disciplina comunitaria
si evince la conferma del principio di parità di trattamento tra lavoratori
a tempo pieno e a tempo parziale, pur immanente, nell’ordinamento
interno, ai fini previdenziali);

8.

che le spese seguono la soccombenza e vengono regolate come da
dispositivo;

P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso; condanna la parte ricorrente al pagamento
delle spese processuali, liquidate in euro 200,00 per esborsi, euro
2.500,00 per compensi professionali, oltre quindici per cento spese
generali e altri accessori di legge.
Così deciso nella Adunanza camerale del 20 settembre 2017

fra le altre, Cass.nn.23948 e 24532 del 2015; nn.26662, 21376, 21207

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