Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4336 del 22/02/2018


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Cassazione civile, sez. II, 22/02/2018, (ud. 21/12/2017, dep.22/02/2018),  n. 4336

Fatto

ESPOSIZIONE DEL FATTO

Con sentenza depositata il 17.7.2009 il Tribunale di Frosinone, in accoglimento della domanda spiegata da T.E., quale comproprietario di un terreno sito in (OMISSIS), condannava G.A.R., G.G.B., D.E., C.G. e P.M.F. alla demolizione del muro di recinzione da essi realizzato ed a rilasciare la striscia di terreno abusivamente occupata, nonchè alla demolizione ed asporto della platea di fondazione per la parte insistente sulla area di comproprietà dell’attore. La Corte d’Appello di Roma, in riforma della sentenza di primo grado, rigettò invece la domanda, sul rilievo che T.S., titolare della quota di maggioranza del bene in comunione, non condivideva l’azione giudiziaria esperita dall’altro comproprietario, essendosi costituito per resistere alle pretese di T.M., succeduta al padre E., deceduto in corso di causa.

Da ciò, secondo la prospettazione della Corte d’Appello, la conseguenza, ai sensi dell’art. 1105 c.c., che il dissenso manifestato dall’altro comproprietario doveva ritenersi idoneo a paralizzare la pretesa avanzata dalla T..

Per la cassazione di detta sentenza ha proposto ricorso T.M., con cinque motivi.

G.A.R., C.G., P.M.F. e T.S. hanno resistito con controricorso.

G.G.B., in proprio e quale procuratore speciale di D.E., non ha svolto, nel presente giudizio, attività difensiva.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

Per ragioni di priorità logica conviene esaminare senz’altro il secondo motivo di ricorso, con il quale la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 1105 e 1102 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), deducendo che la disposizione dell’art. 1105 c.c., posta a fondamento della pronuncia impugnata, non era applicabile al caso di specie, dovendo piuttosto farsi riferimento alla disposizione dell’art. 1102 c.c., in virtù della quale il singolo comproprietario è legittimato ad esercitare le azioni a difesa della cosa comune, sia nei confronti dei terzi che di ogni altro partecipante alla comunione.

Il motivo è fondato.

Come questa Corte ha ripetutamente affermato, ciascun comproprietario, in quanto titolare di un diritto che, sia pure nei limiti segnati dalla concorrenza dei diritti degli altri partecipanti, investe l’intera cosa comune e non una frazione della stessa, è legittimato ad agire o resistere in giudizio, anche senza il consenso degli altri, per la tutela della cosa comune, nei confronti del terzo o di un singolo condomino (ex multis Cass.28.1.2015 n.1650; 19329/2009; 10219/2012).

Il dissenso dell’altro comproprietario, contrariamente a quanto affermato nell’impugnata sentenza, non era dunque idoneo a paralizzare la pretesa dell’odierna ricorrente, diretta al ripristino della cosa comune nella sua integrità, mediante demolizione del muro di confine e ripristino del fosso di scolo abusivamente eliminato.

L’accoglimento del motivo assorbe l’esame degli ulteriori motivi.

La sentenza impugnata va dunque cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello di Roma che provvederà anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso. Assorbiti gli altri.

Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per la regolazione delle spese del presente giudizio, ad altra sezione della Corte d’Appello di Roma.

Così deciso in Roma, il 21 dicembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 22 febbraio 2018

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