Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4316 del 22/02/2018


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Civile Ord. Sez. 2 Num. 4316 Anno 2018
Presidente: MAZZACANE VINCENZO
Relatore: BIANCHINI BRUNO

domanda

ORDINANZA
sul ricorso (iscritto al n.r.g. 8859/14) proposto da:

– VERCESI Siro ( c.f.: VRC SRD 57L20 F205M);
– VERCESI Edoardo ( c.f.: VRC DRD 60A18 F205B);
– VERCESI Luigina ( c.f.: VRC LGN 46M52 B180U)
parti tutte rappresentate e difese, giusta procura in calce al ricorso,
dall’avv. Giovanni Masala; elettivamente domiciliate presso lo studio
dell’avv. Giuseppina Zannini in Roma, via Mazzini n.114/a

ricorrenti

contro
– VERCESI Lorenzo ( c.f.: VRC LNZ 88R22 F205X)
rappresentato e difeso dall’avv. Antonio R. Sodo giusta procura in calce al
controricorso ed elettivamente domiciliato presso lo studio dello stesso in
Roma, in via Amedeo Bocchi n. 234

controricorrente-

nonché nei confronti di

VERCESI Paolo ( c.f.: VRC PLA 58P23 F205D)
– rappresentato e difeso dall’avv. Antonio R. Sodo giusta procura in cal2-0.-£4.,c4,-c4.

g1,2,

)1

9–

1

Data pubblicazione: 22/02/2018

ce al controricorso ed elettivamente domiciliato presso lo studio dello
stesso in Roma, in via Amedeo Bocchi n. 234
– altra parte controricorrenteavverso la sentenza n. 4372/2013 della Corte di Appello di Mila-

-o-o-o-oSentita la relazione di causa del consigliere dr. Bruno Bianchini, esposta
all’adunanza camerale del 30 novembre 2017
PREMESSO
che il Tribunale di Milano, con sentenza n. 6340/2012, respinse la domanda proposta dai germani Siro, Edoardo e Luigina Vercesi nei confronti del
nipote Lorenzo Vercesi, figlio di altro loro fratello, Paolo, volta
all’accertamento della falsità del testamento olografo in data 22 luglio
2007 del comune genitore Angelo Vercesi e della inesistenza della qualità
di erede in capo al convenuto beneficiato, accogliendo invece la domanda
subordinata di reintegrazione della quota di legittima; respinse altresì la
domanda dell’intervenuto Paolo Vercesi di detrazione dalla massa delle
spese asseritamente dal medesimo anticipate; condannò infine gli attori a
rifondere le spese di lite al convenuto, compensandole tra i medesimi attori e l’intervenuto;
che la Corte di Appello di Milano , con sentenza resa ai sensi dell’art 281
sexies cod proc civ., ha rigettato il gravame degli attori in primo grado,
diretto a sindacare l’applicazione delle norme che disciplinano la regolazione delle spese processuali , rilevando che, da un lato, i predetti erano
risultati integralmente soccombenti sulla domanda principale – neppure
rinunciata pur dopo il deposito di una consulenza tecnica di ufficio ad essi
sfavorevole- ; dall’altro che parte convenuta e parte intervenuta avrebbero aderito alla domanda di integrazione della quota di legittima e di scioglimento della comunione, avanzando altresì proposta transattiva, non ac-

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no, pubblicata il 27 novembre 2013 e notificata il 31 gennaio 2014.

cettata;

che tale decisione ha formato oggetto di ricorso in sede di legittimità da
parte di Siro, Edoardo e Luigina Vercesi, facendosi valere tre motivi di annullamento;

ha svolto difese;
CONSIDERATO

Che con il primo motivo vengono denunciate, ad un tempo, la violazione e
la falsa applicazione degli artt 189 e 190 cod proc civ nonché vizi di motivazione, ritenuta illogica e contraddittoria, laddove la Corte del merito non
avrebbe considerato che la originaria domanda di nullità per eterografia
della scheda testamentaria era stata rinunciata dopo il deposito della consulenza tecnica e che solo per mero errore materiale era stata riproposta
in sede di precisazione delle conclusioni innanzi al Tribunale , venendo peraltro rettificata nella comparsa illustrativa delle conclusioni: da ciò le parti ricorrenti traggono argomento per affermare che la Corte milanese non
avrebbe dovuto tener conto della originaria formulazione della domanda al
fine di regolare, in base alla stessa, la soccombenza e quindi la ripartizione dell’onere delle spese di lite;

che con il secondo motivo vengono denunciate la violazione e la falsa applicazione dell’art 91 cod proc civ. – come modificato dall’art 45, comma
decimo, della legge 69 del 1969- ; dell’art 92 ; dell’art 112 e dell’art 115,
secondo, comma, cod proc civ.- in quanto la Corte distrettuale avrebbe
tratto ulteriore sostegno per rigettare l’appello contro la condanna al pagamento delle spese, dalla opposizione delle parti allora attrici alla proposta transattiva che convenuto ed intervenuto avevano avanzato ( di conciliare la controversia con la vendita congiunta dell’immobile ed il riconoscimento della quota di legittima sul netto ricavo, rinunciando alle spese
di causa ed a quelle di stima dell’immobile, previa detrazione a carico del-

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che Lorenzo Vercesi ha proposto controricorso, mentre Paolo Vercesi non

la massa delle spese sostenute da Paolo Vercesi ), introducendo così un
argomento non utilizzato dal Tribunale eppertanto da considerarsi in violazione del principio di difesa; le parti ricorrenti rinvengono l’esistenza di
un “fatto non contestato”, ai sensi dell’art 115 cod proc civ., nella circo-

zata e poi parzialmente modificata ( quanto alla domanda di un limitato
concorso alle spese) così che, nuovamente, la Corte del merito non avrebbe potuto fondare il rigetto della richiesta di revisione della precedente condanna al pagamento delle spese di lite, sulla condotta processuale
delle parti originarie attrici;
che con il terzo motivo vengono nuovamente dedotte la violazione e la
falsa applicazione degli artt 91 e 92 cod proc civ. con riferimento alla posizione processuale di Paolo Vercesi , sostenendosi che erroneamente la
Corte milanese si sarebbe adeguata alla pronuncia di compensazione adottata dal Tribunale, senza però considerare che essi ricorrenti non avevano evocato in giudizio il predetto e che dunque non potevano essere
considerati soccombenti nei confronti dello stesso che – aggiungono i ricorrenti – era intervenuto in giudizio solo dopo il deposito della consulenza calligrafica, con intento meramente speculativo;
RITENUTO
che i motivi sopraesposti – da valutarsi unitariamente per la stretta connessione argomentativa – sono inammissibili là dove criticano la motivazione della Corte distrettuale , non tenendo conto che , essendo stata depositata la relativa decisione dopo I’ll settembre 2012, era oramai in vigore il nuovo testo dell’art 360, 1° comma, n.5 cod proc civ. che non prevede più un sindacato sulla sufficienza o la contraddittorietà della motivazione ma introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per
cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti pro-

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stanza che la pretesa proposta transattiva sarebbe stata dapprima avan-

cessuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un
esito diverso della controversia). Ne consegue che, nel rigoroso rispetto
delle previsioni degli artt. 366, primo comma, n. 6, e 369, secondo com-

esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”, fermo restando che
l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sé, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché la
sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie.(così
Cass.Sez. Un. 7 aprile 2014 n. 8053);
che ulteriore causa di inammissibilità si rinviene nella promiscua denuncia

di violazione e falsa applicazione delle norme richiamate, non considerando che il primo error in procedendo riguarda i confini applicativi della disposizione invocata, mentre il secondo attiene alla riconduzione della fattispecie concreta a quella recata dalla norma: profili entrambi in alcun
modo affrontati nello svolgimento argomentativo dei mezzi in esame;
che erronea è l’interpretazione dell’art 115 cod proc civ in cui il fatto non

contestato è quello che le parti adducono a sostegno delle proprie tesi e
non già – come si evince dalla lettura del mezzo – la valutazione della
condotta delle parti che, invece, rientra nel libero convincimento del giudicante;
che nelle cause di c.d. nuovo rito le comparse illustrative delle conclusioni

sono deputate all’illustrazione delle richieste delle parti che non possono
da esse decampare e non possono dunque essere considerate dal giudicante in senso derogatorio o limitativo rispetto a quelle già formulate ,
non senza omettere di osservare che la diversa collocazione temporale –

4ta.,«41,-4-4
5

ma, n. 4, cod. proc. civ., il ricorrente deve indicare il “fatto storico”, il cui

rispetto alla decisione – delle comparse in questione nel “vecchio” e nel
“nuovo” rito, rende ragione della inapplicabilità al ragionamento dei ricorrenti, della giurisprudenza da essi invocata, la quale si riferiva appunto a
fattispecie anteriori alla riforma operata con la legge 353 del 1990 , in cui

parse;
che l’intervento in causa di Paolo Vercesi, il quale si era opposto alla pur
mantenuta richiesta di nullità dell’olografo, fa emergere la erroneità
dell’assunto secondo il quale lo stesso non avrebbe avuto necessità, dopo
il deposito della consulenza tecnica sulla genuinità del testamento, di esercitare il suo diritto di difesa e che, quindi, non avrebbe dovuto essere
“beneficiato” della compensazione delle spese di lite;
che al postutto, il complessivo tenore del ricorso è diretto a far valere una
diversa interpretazione dello svolgimento del processo di primo grado, per
farne discendere l’accoglimento dei motivi di appello che patrocinavano in
fondo una ripartizione delle spese più soddisfacente per i ricorrenti, dimenticando però l’ampia discrezionalità che in materia ha il giudice del
merito;
che pertanto il ricorso va rigettato, con onere di spese, secondo la indicazione di cui al dispositivo; dal momento che il ricorso è stato notificato
nell’aprile del 2014 e dunque ben oltre il trentesimo giorno successivo a
quello di entrata in vigore della legge 24 dicembre 2012 n. 228 (30 gennaio 2013), sussistono i presupposti per porre a carico delle parti ricorrenti l’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto
per il proposto ricorso, giusta quanto disposto dall’art 13, comma 1 bis
del d.P.R. 115 del 2002
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna le parti ricorrenti al pagamento delle spese
del presente giudizio in favore def:controricorrent liquidandole in com-

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l’udienza di precisazione delle conclusioni seguiva il deposito delle com-

plessivi euro tremila per compensi nonché euro duecento per esborsi, oltre a spese generali nella misura del 15% ed agli accessori di legge; dà
atto della sussistenza dei presupposti per porre a carico delle parti ricorrenti l’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto

1 bis

del d.P.R. 115 del 2002
Cosi deciso in Roma, nella camera di consiglio della II Sezione civile della
Corte suprema di Cassazione, il 30 novembre 2017 .
Il Presidente
Dr. Enzo Mazzacane
1,/

Il Funzi ario Giudizio%

V

1\ NERI

per il proposto ricorso, giusta quanto disposto dall’art 13, comma

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