Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4316 del 10/02/2022

Cassazione civile sez. lav., 10/02/2022, (ud. 01/12/2021, dep. 10/02/2022), n.4316

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRONZINI Giuseppe – Presidente –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16546-2016 proposto da:

C.M., in qualità di genitore e legale rappresentante del

minore CL.CR.AN.MA., elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA VALADIER 53, presso lo studio dell’avvocato ALLEGRA

ROBERTO, rappresentata e difesa dall’avvocato MARZA’ CARMELO;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati PULLI

CLEMENTINA, RICCI MAURO, CAPANNOLO EMANUELA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1488/2016 del TRIBUNALE di CATANIA, depositata

il 07/04/2016 R.G.N. 7395/2014; udita la relazione della causa

svolta nella camera di consiglio del 01/12/2021 dal Consigliere

Dott. DE FELICE ALFONSINA.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

il Tribunale di Catania in sede di Accertamento Tecnico Preventivo ha accolto il ricorso proposto da C.M., in qualità di legale rappresentante del figlio minore, diretto ad ottenere la declaratoria della sussistenza dello status di portatore di handicap in capo allo stesso; ha condannato l’Inps a rifondere alla ricorrente Euro 800,00 a titolo di spese processuali, con distrazione in favore del difensore dichiaratosi anticipatario;

la cassazione della sentenza è domandata da C.M. sulla base di un unico motivo;

l’Inps ha depositato tempestivo controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

il motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, contesta “Violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c. e dei parametri per la liquidazione dei compensi per la professione forense – D.M. 10 marzo 2014, n. 55”; sostiene parte ricorrente che, essendo il valore della causa indeterminabile vertendosi in materia di benefici ex lege L. n. 104 del 1992, la Corte territoriale avrebbe dovuto liquidare le spese per un importo superiore in base allo scaglione tra 26.000 e 260.000 Euro, considerare la liquidazione per la fase preliminare e sommaria che ha mancato di computare; motivare circa le ragioni che avevano indotto a ridurre oltre la soglia massima prevista i parametri fissati dalla legge, riduzione riscontrabile pur volendo considerare il range più basso (Euro 26.000 – 52.000) dello scaglione per cause di valore indeterminabile;

il motivo è inammissibile;

secondo il principio di diritto affermato da questa Corte “In tema di liquidazione delle spese processuali ai sensi del D.M. n. 55 del 2014, l’esercizio del potere discrezionale del giudice, contenuto tra il minimo e il massimo, non è soggetto a sindacato di legittimità, attenendo pur sempre a parametri fissati dalla tabella, mentre la motivazione è doverosa allorquando il giudice decida di aumentare o diminuire ulteriormente gli importi da riconoscere, essendo necessario, in tal caso, che siano controllabili le ragioni che giustificano lo scostamento e la misura di questo” (Cass. n. 19989 del 2021);

nel caso in esame, la pronuncia impugnata ha condannato la parte soccombente a rifondere le spese di lite per la somma complessiva di Euro 800,00 “…atteso l’esito e la natura della controversia”;

la parte vittoriosa, per contestare legittimamente la decisione, avrebbe tuttavia dovuto allegare, specificamente, che la condanna è effettivamente andata al di sotto del limite minimo concretamente liquidabile dal giudice in base allo scaglione, considerando, al fine di rendere concreta l’entità dello scostamento, altresì quale dovesse essere il valore da attribuirsi alle singole fasi;

parte ricorrente si limita ad affermare che, pur volendo applicare lo scaglione più basso dei parametri previsti per le cause di valore indeterminabile (quello fra 26.000 e 52.000 Euro), “…la liquidazione del compenso, pur con gli abbattimenti indicati al D.M., art. 4, avrebbe certamente dovuto essere superiore alla somma liquidata dal giudice di primo grado, considerata altresì l’omessa liquidazione della fase sommaria” (p. 5-6 del ricorso);

le doglianze rimangono, tuttavia, generiche, in assenza di concrete allegazioni circa la dedotta riduzione dei compensi al di sotto del minimo legale e, conseguentemente, circa la prova della natura e della misura dello scostamento i difetto, rispetto ai valori indicati nei parametri di legge, che solo avrebbe imposto al giudice di offrire una espressa motivazione;

in definitiva, il ricorso va dichiarato inammissibile; non si provvede sulle spese per la sussistenza in atti della dichiarazione di esenzione ai sensi dell’art. 152 disp. att. c.p.c.;

in considerazione dell’inammissibilità del ricorso, sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

In caso di diffusione del presente provvedimento omettere le generalità e gli altri dati identificativi, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52, in quanto imposto dalla legge.

Così deciso in Roma, all’Adunanza camerale, il 1 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 febbraio 2022

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