Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4314 del 10/02/2022

Cassazione civile sez. III, 10/02/2022, (ud. 16/12/2021, dep. 10/02/2022), n.4314

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – rel. Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 30690/2019 proposto da:

O.S., rappresentato e difeso dall’avv.to Luigi Natale,

giusta procura speciale in atti, elettivamente domiciliato in Roma,

Piazza Cavour presso la Cancelleria civile della Corte di

Cassazione;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore,

rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato ed

elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12;

– resistente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di CAMPOBASSO n. 209/2019,

depositato il 17/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

16/12/2021 dal Cons. Dott. ANTONELLA DI FLORIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. O.S. proveniente dalla Nigeria ricorre, affidandosi a tre motivi, per la cassazione del decreto del Tribunale di Campobasso che aveva rigettato la domanda di protezione internazionale declinata in tutte le forme gradate, proposta in ragione del diniego a lui opposto in sede amministrativa dalla competente Commissione territoriale.

1.1. Per ciò che qui interessa, il ricorrente aveva narrato di essere stato costretto a lasciare il proprio paese in quanto membro dell’organismo separatista del (OMISSIS); ha aggiunto che, durante una manifestazione di commemorazione dei soldati biafrani uccisi in guerra, era intervenuta la Polizia che sparava sui manifestanti e che, in quella occasione, il fratello rimaneva ucciso mentre lui veniva ferito ad una gamba.

1.2. Ha aggiunto che, dopo qualche mese, veniva ricercato dalla Polizia e, temendo di essere arrestato o torturato, aveva deciso di lasciare il paese.

2. Il Ministero dell’Interno ha depositato “atto di costituzione” non notificato al ricorrente, chiedendo di poter partecipare alla eventuale udienza di discussione della causa ex art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo, il ricorrente lamenta, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, che era stata resa una motivazione apparente e perplessa.

1.1. Assume, al riguardo, che il Tribunale si era discostato dal paradigma interpretativo predicato dal D.lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, sulla credibilità dei fatti narrati.

2. Con il secondo motivo, deduce la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e 14 e del D.lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, nonché motivazione apparente, generica e perplessa, sulla protezione sussidiaria.

3. Con il terzo motivo si duole della violazione e falsa applicazione dell’art. 5, comma 6 T.U.I., con riferimento anche alle norme sopra richiamate: lamenta che non era stata considerata la sua vulnerabilità e che non erano state acquisite C.O.I. sulle condizioni di tutela dei diritti umani nel paese di origine.

4. Il primo ed il secondo motivo, da trattarsi congiuntamente per la stretta connessione logica, sono fondati.

4.1. La decisione, infatti, è stata assunta escludendo la credibilità del racconto con una motivazione basata su elementi che sono stati esaminati in modo atomistico e non nel complesso del loro significato. Il Tribunale, infatti, ha basato la valutazione di inattendibilità sulla mancata produzione da parte del ricorrente di documentazione attestante l’iscrizione al partito (OMISSIS), e sulla mancata descrizione della sua militanza e dell’origine del movimento, elementi questi la cui carenza è stata valutata senza alcuna collocazione in un contesto complessivo e senza alcuna considerazione dell’evento sanguinoso nel quale erano state principalmente collocate le ragioni della sua fuga, e cioè l’uccisione del fratello e l’aggressione ai suoi danni con ferimento ad una gamba in occasione di una manifestazione di commemorazione dei soldati biafrani uccisi in guerra.

4.2. La motivazione resa, infatti, riconduce l’inverosimiglianza del racconto a circostanze che vengono espressamente definite dallo stesso Tribunale come “elementi di dettaglio” (cfr. pag. 2 penultimo cpv del decreto impugnato) e che, per ciò solo, non possono ritenersi sufficienti a giustificare la valutazione espressa sulla credibilità della narrazione, in quanto si pongono in contrasto con il D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5 e con i principi affermati da questa Corte secondo i quali:

a. il D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, lett. e), là dove prevede che, ai fini della valutazione di credibilità, si deve verificare anche se il richiedente sia “in generale attendibile”, va interpretato nel senso che il racconto debba essere considerato credibile “nel suo insieme”, attribuendo all’espressione “in generale” utilizzata dalla norma il valore semantico di “complessivamente” o “globalmente” (cfr. Cass. 24183/2020);

b. in tema di protezione internazionale, la valutazione delle dichiarazioni del richiedente asilo non deve essere rivolta ad una capillare ricerca di eventuali contraddizioni – atomisticamente esaminate – insite nella narrazione della sua personale situazione, dovendosi piuttosto effettuare una disamina complessiva della vicenda persecutoria narrata; quando poi residuino dubbi rispetto ad alcuni dettagli della narrazione, può trovare applicazione il principio del “beneficio del dubbio”, come si desume dal D.Lgs. n. 251 del 2017, art. 3, letto alla luce della giurisprudenza della CEDU, perché la funzione del procedimento giurisdizionale di protezione internazionale, è quella – del tutto autonoma rispetto alla precedente fase amministrativa – di accertare la sussistenza o meno del diritto del richiedente al riconoscimento di una delle forme di asilo previste dalla legge (Cass. 7546/2020);

c. Ai fini della valutazione dei presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale, il giudizio sulla valutazione di credibilità del racconto del richiedente che sia ben circostanziato ma inverosimile, può essere espresso solo all’esito dell’acquisizione di pertinenti informazioni sul suo paese di origine e delle sue condizioni personali, a differenza di quanto accade nell’ipotesi di racconto intrinsecamente inattendibile alla stregua degli indicatori di genuinità soggettiva, in cui essendo il racconto affetto da estrema genericità o da importanti contraddizioni interne, la ricerca delle Coi è inutile, perché manca, alla base, una storia individuale rispetto alla quale valutare la coerenza esterna, la plausibilità ed il livello di rischio (cfr. Cass. 6738/2021).

4.3. Nel caso in esame gli elementi evidenziati dal Tribunale, per l’appunto “di dettaglio”, non sono compatibili con l’intrinseca inattendibilità del racconto, né sono state acquisite fonti informative attendibili ed aggiornate riguardanti la compatibilità della storia narrata con l’esistenza del gruppo separatista che avrebbe organizzato la manifestazione posta all’origine dell’episodio al quale sono ricollegate le ragioni della fuga.

4.4. Risulta, quindi, violato il paradigma interpretativo di cui al D.lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5.

5. E, tanto premesso, deve ritenersi fondato anche il secondo motivo con il quale si denuncia l’omesso adempimento del dovere di cooperazione istruttoria, in quanto, come già sopra rilevato, non sono state affatto acquisite C.O.I. sulle condizioni del paese di origine, né in relazione alla sussistenza di un conflitto armato, presupposto della protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), né in relazione al livello di tutela dei diritti fondamentali, il cui accertamento è indispensabile per la formulazione di un corretto giudizio di comparazione, necessario per la valutazione dei presupposti della protezione umanitaria.

6. Il terzo motivo rimane logicamente assorbito, alla luce dell’accoglimento dei primi due, non essendo inutile ricordare che il giudizio di comparazione sopra richiamato postula necessariamente il riferimento a fonti informative attendibili ed aggiornate sulle condizioni di tutela dei diritti fondamentali nel paese di origine: al riguardo è stato affermato il principio, condiviso dal Collegio, secondo il quale “a fronte del dovere del richiedente di allegare, produrre o dedurre tutti gli elementi e la documentazione necessari a motivare la domanda, la valutazione delle condizioni socio-politiche del Paese d’origine deve avvenire, mediante integrazione istruttoria officiosa, tramite l’apprezzamento di tutte le informazioni, generali e specifiche pertinenti al caso, aggiornate al momento dell’adozione della decisione che il giudice di merito deve acquisire”; ed è stato altresì specificato che “il giudice del merito non può limitarsi a valutazioni solo generiche ovvero omettere di individuare le specifiche fonti informative da cui vengono tratte le conclusioni assunte, potendo incorrere in tale ipotesi, la pronuncia, ove impugnata, nel vizio di violazione di legge”.

7. Il Tribunale risulta essersi discostato da tali principi.

8. In conclusione, il primo ed il secondo motivo devono essere accolti, ed il terzo deve essere dichiarato assorbito; il decreto deve essere cassato con rinvio al Tribunale di Campobasso in diversa composizione per il riesame della controversia alla luce dei principi di diritto sopra evidenziati ed anche per la decisione in ordine alle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte;

accoglie il primo e secondo motivo di ricorso e dichiara assorbito il terzo; cassa il decreto impugnato e rinvia al Tribunale di Campobasso in diversa composizione anche per la decisione sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 16 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 febbraio 2022

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