Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4282 del 22/02/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 4282 Anno 2018
Presidente: CIRILLO ETTORE
Relatore: MANZON ENRICO

ORDINANZA
sul ricorso 3-2017 proposto da:
AMARLY GIOVANNI, titolare della Ditta individuale \utosport di
Amaru Giovanni P.I.00058560889, elettivamente domiciliato in
ROMA, VIA DELLA CASSUITA MATTEI n.239, presso lo studio
dell’avvocato SERGIO TROPEA, rappresentato e difeso dall’avvocato
VINCENZO TARANTO;

– ricorrente contro
AGENZIA DELLE ENTRATE, CR 06363391001, in persona del
Direttore pro tempore, domiciliata in ROMA, VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che la rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

Data pubblicazione: 22/02/2018

avverso la sentenza n. 5104/17/2015 della COMMISSIONE
TRIB UTARL-k REGIONALE DI PALERMO SEZIONE
DISTACCATA di CATANIA, depositata il 10/12/2015;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 24/01/2018 dal Consigliere Dott. ENRICO

Disposta la motivazione semplificata su concorde indicazione del
Presidente e del Relatore.
Rilevato che:
Con sentenza in data 10 dicembre 2015 la Commissione tributaria
regionale della Sicilia, sezione distaccata di Catania, accoglieva l’appello
principale proposto dall’Agenzia delle entrate, ufficio locale, e (almeno
implicitamente) respingeva quello incidentale proposto da Amari”
Giovanni, quale titolare dell’impresa individuale Autosport, avverso la
sentenza n. 171/1/10 della Commissione tributaria provinciale di
Ragusa che aveva parzialmente accolto i ricorsi del contribuente contro
gli avvisi di accertamento per II.DD. ed IVA 2002-2003. La CTR
osservava in particolare che l’Amarù non aveva assolto al proprio
onere di provare il presupposto di applicazione del c.d. “regime del
margine”, a fronte dei rilievi dei verificatori fiscali; che comunque non
risultavano «chiare e specifiche le motivazioni e il contenuto
dell’appello incidentale del contribuente».
Avverso la decisione ha proposto ricorso per cassazione
deducendo quattro motivi.
Resiste con controricorso l’Agenzia delle entrate.
Sia il contribuente che l’agenzia fiscale hanno successivamente
presentato memoria.
Considerato che:

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M AN ZON.

Con il primo motivo —ex art. 360, primo comma, n. 4, cod. proc. civ.il ricorrente denuncia di nullità la sentenza impugnata per violazione
degli artt. 22, 53, d.lgs. 546/1992, poiché la CTIZ non ha rilevato ex

officio l’inammissibilità del gravame principale agenziale a causa del
mancato deposito della ricevuta della sua spedizione postale da parte

al deposito dell’avviso di ricevimento della raccomandata che il
gravame stesso conteneva, così non comprovando la sua tempestività.
La censura è infondata.
Va ribadito che «Nel processo tributario, non costituisce motivo
d’inammissibilità del ricorso (o dell’appello), che sia stato notificato
direttamente a mezzo del servizio postale universale, il fatto che il
ricorrente (o l’appellante), al momento della costituzione entro il
termine di trenta giorni dalla ricezione della raccomandata da parte del
destinatario, depositi l’avviso di ricevimento del plico e non la ricevuta
di spedizione, purché nell’avviso di ricevimento medesimo la data di
spedizione sia asseverata dall’ufficio postale con stampigliatura
meccanografica ovvero con proprio timbro datario. Solo in tal caso,
infatti, l’avviso di ricevimento è idoneo ad assolvere la medesima
funzione probatoria che la legge assegna alla ricevuta di spedizione;
invece, in loro mancanza, la non idoneità della mera scritturazione
manuale o comunemente dattilografica della data di spedizione
sull’avviso di ricevimento può essere superata, ai fini della tempestività
della notifica del ricorso (o dell’appello), unicamente se la ricezione del
plico sia certificata dall’agente postale come avvenuta entro il termine
di decadenza per l’impugnazione dell’atto (o della sentenza)»; «Nel
processo tributario, il termine di trenta giorni per la costituzione in
giudizio del ricorrente (o dell’appellante), che si avvalga per la
notificazione del servizio postale universale, decorre non dalla data
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dell’Agenzia delle entrate, ufficio locale, appellante, che si era limitato

della spedizione diretta del ricorso a mezzo di raccomandata con
avviso di ricevimento, ma dal giorno della ricezione del plico da parte
del destinatario (o dall’evento che la legge considera equipollente alla
ricezione)» (Sez. U, Sentenza n. 13452 del 29/05/2017, Rv. 644364 03- 02).

ricevimento della raccomandata contenente l’appello ed ammesso dallo
stesso ricorrente (pag. 7 del ricorso) che la medesima è stata spedita il
13 giugno 2011 (così come del resto asseverato dalla controricorrente
agenzia fiscale; v. doc. 4 allegato al controricorso), è dunque evidente
che l’appello agenziale è tempestivo, posto che la sentenza appellata è
stata depositata il 26 aprile 2010 e, non essendo stata notificata, il
termine per appellarla scadeva quindi dopo un anno e 46 giorni per la
sospensione feriale (secondo la normativa vigente

ratione tempori.$)

ossia

il 12 giugno 2011, che tuttavia era domenica, con conseguente proroga
di diritto al giorno successivo.
Con il secondo motivo —ex art. 360, primo comma, n. 4, cod. proc.
civ.- il ricorrente si duole della violazione/falsa applicazione degli artt.
132, secondo comma, n. 4, cod. proc. civ., 118, disp. att., cod. proc.
civ., 36, secondo comma, n. 4, d.lgs. 546/1992, poiché la CTR ha solo
“apparentemente” motivato la propria decisione in ordine all’appello
principale dell’ufficio.
La censura è fondata.
Va ribadito che:
-«La motivazione è solo apparente, e la sentenza è nulla perchè affetta
da “error in procedendo”, quando, benché graficamente esistente, non
renda, tuttavia, percepibile il fondamento della decisione, perché
recante argomentazioni obbiettivamente inidonee a far conoscere il
ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio
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Risultando pacifico che nel caso di specie è stato depositato l’avviso di

convincimento, non potendosi lasciare all’interprete il compito di
integrarla con le più varie, ipotetiche congetture» (Sez. U, Sentenza n.
22232 del 03/11/2016, Rv. 641526 – 01);
-«La riformulazione dell’art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ.,
disposta dall’art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in legge 7

ermeneutici dettati dall’art. 12 delle preleggi, come riduzione al
“minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione.
Pertanto, è dcnunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale
che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in
quanto attinente all’esistenza della motivazione in sé, purché il vizio
risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto
con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella

mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella
motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni

inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente
incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di
“sufficienza” della motivazione» (Sez. U, Sentenza n. 8053 del
07/04/2014, Rv. 629830).
La motivazione della sentenza impugnata sull’appello agenziale rientra
paradigmaticamente nelle gravi anomalie argomentative individuate in
detti arresti giurisprudenziali e si pone sicuramente al di sotto del
“minimo costituzionale”.
La CTR siciliana infatti, dopo un’astratta premessa in diritto sullo
specifico onere probatorio gravante sul contribuente in caso di
applicazione del regime IVA agevolato c.d. “del margine” ex art. 36,
d.l. 41/1995, ha così motivato nel merito «Pertanto dall’esame degli atti
e del p.v.c., in particolare, non si evince che il contribuente abbia
dimostrato di aver agito con diligenza e di aver posto in essere le
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agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni

necessarie attenzioni in modo da applicare legittimamente il regime di
favore e, quindi, appare la fondatezza dei rilievi evidenziati dai
verificatori, prima, e dall’Ufficio, dopo, in sede di accertamento, su
questo aspetto».
Trattasi all’evidenza di affermazioni apodittiche, assertive, al più

che non estrinsecano il percorso argomentativo che lo induce a tale
convincimento, quindi si tratta in buona sostanza di un tipico esempio
di “motivazione apparente”.
Le generiche controdeduzioni della difesa erariale alla proposta del
relatore in ordine a tale censura non inducono il Collegio ad un diverso
avviso.
Con il quarto motivo —ex art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ.il ricorrente lamenta l’omesso esame del fatto decisivo controverso oggetto sia del ricorso originario che della devoluzione incidentale in
appello- dell’invalidità dell’avviso di accertamento per l’annualità fiscale
per l’anno 2002 in relazione all’IVA, in quanto emesso oltre il termine
decadenziale di cui all’art. 57, d.P.R. 633/1972, essendo inapplicabile la
proroga di tale termine prevista dall’art. 10, legge 289/2002.
In via preliminare devesi “riqualificare” la censura secondo il principio
di diritto che «L’erronea intitolazione del motivo di ricorso per
cassazione non osta alla riqualificazione della sua sussunzione in altre
fattispecie di cui all’art. 360, primo comma, cod. proc. civ., né
determina l’inammissibilità del ricorso, se dall’articolazione del motivo
sia chiaramente individuabile il tipo di vizio denunciato» (Sez. 6 – 3,
Ordinanza n. 4036 del 20/02/2014, Rv. 630239).
A ben vedere infatti non si tratta dell’omesso esame di un “fatto
decisivo controverso”, vizio quindi sussumibile nell’ipotesi rubricata
dal ricorrente, bensì dell’omessa pronuncia sull’ eccezione che era
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rappresentative del convincimento del giudice tributario di appello, ma

l’oggetto dell’appello incidentale, secondo il principio di diritto che «Il
vizio di omessa pronuncia su una domanda o eccezione di merito, che
integra una violazione del principio di corrispondenza tra chiesto
pronunciato ex art. 112 cod. proc. civ., ricorre quando vi sia omissione
di qualsiasi decisione su di un capo di domanda, intendendosi per capo

concreto di una volontà di legge che garantisca un bene all’attore o al
convenuto e, in genere, ogni istanza che abbia un contenuto concreto
formulato in conclusione specifica, sulla quale deve essere emessa
pronuncia di accoglimento o di rigetto» (Sez. 5, Sentenza n. 7653 del
16/05/2012, Rv. 622441 – 01).
Non può diversamente considerarsi che sotto tale profilo di censura la
sentenza impugnata, la quale, quanto al gravame incidentale del
contribuente, si è limitata nella parte motiva a rilevare che non ne
risultavano «chiare e specifiche le motivazioni e il contenuto», senza
nemmeno assumere poi alcuna diretta e conseguente statuizione nel
dispositivo appunto in ordine al gravame incidentale medesimo, sul cui
oggetto deve dunque affermarsi che la CTR ha omesso di pronunciarsi.
La sentenza impugnata va dunque cassata in relazione al secondo ed al
quarto motivo, rigettato il primo ed assorbito il terzo, con rinvio al
giudice a quo per nuovo esame.
PQM
La Corte accoglie il secondo ed il terzo motivo di ricorso, rigetta il
primo motivo, dichiara assorbito il terzo, cassa la sentenza impugnata e
rinvia alla Commissione tributaria regionale della Sicilia, sezione
distaccata di Catania, in diversa composizione, anche per le spese del
presente giudizio.

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di domanda ogni richiesta delle parti diretta ad ottenere l’attuazione in

Così deciso in Roma, 24 gennaio 2018

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