Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4279 del 22/02/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 4279 Anno 2018
Presidente: MANNA FELICE
Relatore: LOMBARDO LUIGI GIOVANNI

ORDINANZA
sul ricorso 4277-2017 proposto da:
STANISCIA NICOLA, in proprio e nella qualità di procuratore ad
negotia della Signora CETINA MILOJKA CIKOVIC, elettivamente
domiciliato in Roma, Via Crescenzio 20, presso lo studio dell’avvocato
Salvino Greco, che lo rappresenta e difende;
– ricorrente contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA 8018440587, in persona dei Ministro
pro tempore, elettivamente domiciliato in Roma, Via dei Portoghesi
12, presso l’Avvocatura Generale dello Stato, che lo rappresenta e
difende ope legis;
– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3006/2016 della CORTE SUPREMA DI
CASSAZIONE di ROMA, depositata il 16/02/2016;

Data pubblicazione: 22/02/2018

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
09/01/2018 dal Presidente LUIGI GIOVANNI LOMBARDO.

Rilevato che:
– la vicenda oggetto del giudizio trae origine dalla domanda con la

indennizzo per la irragionevole durata di una controversia civile
instaurata dinanzi all’Autorità giudiziaria di Roma;
– con sentenza n. 3066 del 2016, questa Corte rigettò il ricorso
proposto avverso il decreto della Corte di Appello di Perugia del
9/8/2013, che ebbe a dichiarare inammissibile il ricorso introduttivo
per mancanza di procura rilasciata da Cetina Milojka Cikovic in favore
dell’avv. Staniscia Nicola, sul presupposto che la precedente procura
rilasciata nell’anno 2002 dalla predetta in favore del medesimo
difensore fosse relativa alla causa presupposta, e non alla causa per
equa riparazione iniziata dell’anno 2008;
– avverso la sentenza di questa Corte Staniscia Nicola e Cetina
Milojka Cikovic hanno proposto ricorso per revocazione, ai sensi
dell’art. 391 bis cod. proc. civ., sulla base di due motivi;

il Ministero della Giustizia, rappresentato dall’Avvocatura

Generale dello Stato, ha resistito con controricorso;
– la parte ricorrente ha depositato memoria;
Considerato che:
– col primo motivo (denominato “errore sub a”) si deduce l’errore
di fatto in cui sarebbe incorsa la Corte di cassazione,

«consistito

nell’omessa valutazione corretta delle dichiarazioni rese dal testimone
– in sede di interpello – e della loro omessa valutazione in concorso
con l’effettivo oggetto della rogatoria»
riferimento al luogo di rilascio della procura;

-2-

(così letteralmente) con

quale Cetina Milojka Cikovic chiese la corresponsione dell’equo

- il detto motivo – attinente al giudizio circa il superamento della
presunzione di conferimento in Italia della procura conferita a
difensore esercente in Italia (sul punto, Cass., Sez. 3, n. 5840 del
13/03/2007) – è inammissibile, in quanto con esso non si denuncia
un errore percettivo, ma un preteso errore di giudizio (di carattere
meritale) relativo alla valutazione delle dichiarazioni rese dalla figlia

commesso dalla Corte di Perugia, essendosi questa Corte limitata nell’ambito del suo compito istituzionale – a sindacare tale giudizio
sul mero piano della sua legittimità;
– col secondo motivo si deduce l’errore di fatto in cui sarebbe
incorsa la Corte di cassazione nell’affermare che la valutazione di
superamento della detta presunzione ben poteva essere superata
dalla mancata risposta all’interrogatorio formale da parte della
Cetina;

anche il secondo motivo risulta inammissibile, sia perché

trattasi di censura mossa avverso un’argomentazione della impugnata
sentenza di questa Corte svolta ad abundantiam e, pertanto, non
costituente ratio decidendi della medesima (Sez. L, n. 23635 del
22/11/2010), da individuarsi invece nella verificata legittimità della
valutazione – compiuta da Corte territoriale di Perugia – delle
dichiarazioni rese dalla figlia della Cetina, sia perché – in ogni caso anche col motivo in esame viene dedotto non un errore di percezione
dei fatti di causa (come previsto dall’art. 395 n. 4 cod. proc. civ.), ma
un preteso errore di diritto, non deducibile con lo strumento della
revocazione (cfr. Cass., Sez. U, n. 5303 del 12/06/1997; Cass., Sez.
U, n. 15426 del 05/12/2001; Cass., Sez. U, n. 21639 del
16/11/2004);
– la memoria depositata dal difensore non offre argomenti nuovi
rispetto ai motivi di ricorso, essendo meramente reiterativa degli
stessi;
– 3-

della Cetina, preteso errore di giudizio peraltro eventualmente

- il ricorso per revocazione va, pertanto, dichiarato inammissibile,
con conseguente condanna della parte ricorrente, risultata
soccombente, al pagamento delle spese processuali, liquidate come in
dispositivo;
– va escluso il raddoppio del versamento del contributo unificato,
ai sensi dell’art. 13 comma 1-quater d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115,

dall’art. 10 del detto d.P.R. relativamente ai procedimenti di cui
all’articolo 3 della legge 24 marzo 2001 n. 89 (in materia di equa
riparazione per violazione del termine di ragionevole durata del
processo) si estende anche ai giudizi per revocazione relativi alle
sentenze che hanno definito tali procedimenti;
P. Q. M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente al
pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del
presente giudizio, che liquida in Euro 3.700,00 (tremilasettecento)
per compensi, oltre spese prenotate a debito.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione
Civile, addì 9 gennaio 2017.

dovendo ritenersi che l’esenzione dal contributo unificato prevista

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