Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4275 del 10/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 10/02/2022, (ud. 02/12/2021, dep. 10/02/2022), n.4275

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LEONE Margherita Maria – rel. Presidente –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21182-2018 proposto da:

D.V.M., domiciliata presso la cancelleria della CORTE DI

CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentata e difesa

dall’avvocato GAETANO IROLLO;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE della PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA, 29, presso lo studio dell’avvocato

CLEMENTINA PUMA, che lo rappresenta e difende unitamente agli

avvocati EMANUELA CAPANNOLO, MANUELA MASSA, NICOLA VALENTE;

– resistente –

avverso la sentenza n. 373/2018 del TRIBUNALE di NAPOLI, depositata

il 31/01/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 02/12/2021 dal Presidente Relatore Dott. MARGHERITA

MARIA LEONE.

 

Fatto

RILEVATO

che:

D.V.M. aveva impugnato la sentenza n. 373/2018 con la quale il tribunale di Napoli Nord aveva rigettato, in sede di procedimento ex art. 445 bis c.p.c., la domanda diretta all’accertamento della sussistenza del requisito sanitario utile alla pensione di inabilità. Il Tribunale aveva ritenuto che non fossero presenti valide ragioni di rinnovo della ctu già espletata nella prima fase, in quanto non erano stati rappresentati errori di valutazione diagnostica ma solo dissenso rispetto alla stessa; aveva poi ritenuto inapplicabile al procedimento in esame il disposto dell’art. 149 disp. att. c.p.c..

Avverso detta decisione la d.V. aveva proposto ricorso affidato a due motivi.

L’Inps rimaneva intimato.

Veniva depositata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di consiglio.

Con ordinanza 11 settembre 2019 la Corte rinviava la causa a nuovo ruolo essendo stata rimessa alla IV Sezione civile, per ragioni nomofilattiche, ordinanza interlocutoria relativa a questioni oggetto del presente giudizio.

All’odierna udienza, a seguito di nuova proposta, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., e di nuova fissazione di udienza, la causa era decisa.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1) Con il primo motivo era denunciata la violazione e/o falsa applicazione nonché l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 445 bis c.p.c., alla L. n. 118 del 1971, art. 12, al D.M. Sanità 5 febbraio 1992, per non aver, il tribunale, considerato i vizi motivazionali e valutativi della ctu, denunciati da parte ricorrente.

Nel caso in esame, al di là della indicazione formale del vizio denunciato, parte ricorrente rileva, in sostanza, l’errata valutazione di merito svolta dal tribunale proponendo una differente interpretazione dei fatti del processo e richiedendo, in concreto, una nuova valutazione degli stessi non consentita in sede di legittimità. La censura inerente la mancata o limitata valutazione di talune patologie attiene, ancora una volta, ad una valutazione di merito, non censurabile in questa sede di legittimità, in quanto non denuncia l’omissione di un fatto storico determinativo di una sicura differente valutazione. Parte ricorrente ha contrapposto alle valutazioni del ctu, fatte proprie dal giudicante, un diverso apprezzamento delle medesime patologie, corrispondente alle proprie aspettative. Il motivo risulta quindi inammissibile.

2) Con il secondo motivo è denunciata la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 149 disp. att. c.p.c., e dell’art. 445 bis c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per aver, il tribunale, escluso l’applicabilità al procedimento in oggetto, dell’art. 149 disp. att. c.p.c., e, quindi, la possibilità di far valere gli aggravamenti delle patologie denunciate, determinatisi successivamente alla introduzione del giudizio.

Il motivo risulta fondato. Deve richiamarsi l’orientamento di questa Corte, sollecitata da precedente ordinanza interlocutoria della Sesta Sezione civile (n. 29815/2019) secondo cui “la previsione di cui all’art. 149 disp. att. c.p.c., dettata in materia di invalidità pensionabile, che impone la valutazione in sede giudiziaria di tutte le infermità, pur sopravvenute nel corso del giudizio, si applica anche ai giudizi introdotti ai sensi dell’art. 445 bis c.p.c., la cui “ratio” di deflazione del contenzioso e di velocizzazione del processo, nei termini di ragionevolezza di cui alla Convenzione EDU, ben si armonizza con la funzione del citato art. 149, sicché la sua mancata applicazione vanificherebbe la finalità della novella, creando disarmonie nella protezione dei diritti condizionate dai percorsi processuali prescelti” (Cass. n. 30860/2019).

Deve quindi ritenersi che l’art. 149 disp. att., dispone, quale regola generale, la necessità di valutare tutte le infermità comunque incidenti sul complesso invalidante verificatesi tanto nel corso del procedimento amministrativo che nell’intero iter di quello giudiziario. In coerenza con il principio espresso, a cui si intende dare continuità, deve ritenersi fondata la doglianza proposta, deve cassarsi la sentenza con riguardo al motivo accolto e rinviarsi la causa al tribunale di Napoli Nord, diverso giudice, perché decida in coerenza con i principi posti, oltre che sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il secondo motivo del ricorso; rigetta il primo. Cassa la sentenza con riguardo al motivo accolto e rinvia la causa al tribunale di Napoli Nord, anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, all’adunanza, il 2 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 febbraio 2022

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