Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4267 del 20/02/2013





Civile Sent. Sez. 2 Num. 4267 Anno 2013
Presidente: FELICETTI FRANCESCO
Relatore: NUZZO LAURENZA

SENTENZA

sul ricorso 33096-2006 proposto da:
RAFEAELI ANGELA REENGL29E69I324L, RAFFAELI MARINO
RFFMRN37B24I324G, elettivamente domiciliati in ROMA,
VIA G.B. VICO 1, presso lo studio dell’avvocato
CERQUETTI ROMANO, rappresentati e difesi dagli
avvocati CANTARINI MARCO, CANTARINI ALFIO;
– ricorrenti –

2012
2468

contro

RAFFAELI EMANUELA, CIAFFARONI VITTORIA; RAFFAELI
GIUSEPPE, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA
BENACO 5, presso lo studio dell’avvocato MORABITO

Data pubblicazione: 20/02/2013

MARIA CHIARA, rappresentati e difesi dall’avvocato
CHIOINI FABRIZIO;
– controricorrenti nonchè contro

RAFFAELI GIANFRANCO;

sul ricorso 26118-2010 proposto da:
RAFFAELI MARINO RFFMRN37B241324G, RAFFAELI ANGELA
RFFNGL29E69I324L, elettivamente domiciliati in ROMA,
VIA G.B. VICO 1, presso lo studio dell’avvocato
CERQUETTI ROMANO, rappresentati e difesi dagli
avvocati CANTARINI MARCO FLORINDO, CANTARINI ALFIO;
– ricorrenti contro

RAFFAELI GIUSEPPE, RAFFAELI GIANFRANCO, CIAFFARONI
VITTORIA, RAFFAELI EMANUELA;

intimati

Nonché da:
RAFFAELI GIUSEPPE RFFGPP62008I324P, RAFFAELI EMANUELA
RFFMNL64H56I324V,

CIAFFARONI

VITTORIA

CFFVTR41S671324Q, elettivamente domiciliati in ROMA,
VIALE GIULIO CESARE 14, presso lo studio
dell’avvocato ROMANO CESAREO GERARDO, rappresentati e
difesi dall’avvocato CHIOINI FABRIZIO;
– c/ricorrenti e ric. incidentali contro

– intimato –

RAFFAELI ANGELA,

RAFFAELI GIANFRANCO,

RAFFAELI

MARINO;

intimati –

RG.n. 33096/06 avverso la sentenza n. 705/2005 della
CORTE D’APPELLO di ANCONA, depositata il 3/12/2005 eM

CORTE D’APPELLO di ANCONA, depositata il 18/06/2010;
udite le relazioni delle cause svolte nella pubblica
udienza del 29/11/2012 dal Consigliere Dott. LAURENZA
NUZZO;
udito l’Avvocato ROMANO CERQUETTI con delega degli
avvocati CANTARINT MARCO FLORINDO e CANTARINI ALFIO
difensori dei ricorrenti principali in entrambi i
ricorsi, che ha chiesto l’accoglimento dei propri
atti depositati;
udito l’Avvocato FABRIZIO CHIOINI difensore dei
controricorrenti nel ricorso RG.n. 33096/06, nonché
nel ricorso RG.n. 26118/10 che ha chiesto
l’accoglimento dei propri atti depositati;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. IGNAZIO PATRONE che ha concluso per il
rigetto del ricorso RG.n. 33096/06 e per il rigetto o
per l’inammissibilità del ricorso RG.n. 26118/10.

RG.n. 26118/10 avverso la sentenza n. 430/2010 della

Svolgimento del processo
Raffaeli Dino conveniva in giudizio, innanzi al Tribunale di Fermo, il padre, Raffaeli Giuseppe e chiedeva di es-

degli appezzamenti di terreno, uno dei quali con sovrastante fabbricato, siti in Sant’Elpidio a Mare, frazione
Castellano,deducendo di essersi immesso nel possesso
nell’anno 1967.
A seguito del decesso del convenuto il procedimento veniva riassunto nei confronti dei relativi eredi, Raffaeli
Marino, Raffaeli Angela, Raffaeli Gianfranco e Marcantoni Laurina. Con sentenza 7.2.2004 il Tribunale dichiarava Raffaeli Dino proprietario per usucapione degli appezzamenti di terreno in questione, condannando Raffaeli
Marino e Raffaeli Angela, costituiti in giudizio, al pagamento delle spese processuali.
Avverso tale sentenza proponevano appello Raffaeli Marino e Raffaeli Angela con atto di citazione notificato a
Raffaeli Giuseppe, Raffaeli Emanuela e Ciaffaroni Vittoria, quali eredi di Raffaeli Dino(deceduto il 10.4.2004)
ed a Raffaeli Gianfranco, anche quale erede di Marcantoni Laurina ( deceduta il 29.1.2003).
Con sentenza depositata il 3.12.2005 la Corte di Appello
di Ancona respingeva l’appello e dichiarava, in accoglimento dell’appello incidentale, che la particella indicata

sere dichiarato proprietario,per effetto di usucapione,

nel dispositivo della sentenza di primo grado, come foglio 26 doveva intendersi come foglio 38 ( part. 21). Osservava la Corte di merito che dalle prove testimoniali

l’attore avesse esercitato la sua attività sui fondi oggetto
di causa su incarico o nell’interesse del padre e/o dei
fratelli né era dimostrato che la società semplice “Raffaeli Marino, Raffaeli Dino e Raffaeli Gianfranco”, costituita in data 1.1.1973, avesse svolto attività di gestione
di terreni per il periodo anteriore alla data di iscrizione e
che riguardasse i fondi oggetto della domanda di usucapione anziché quelli acquistati da Raffaeli Dino, Raffaeli
Marino e Raffaeli Gianfranco con atti pubblici del
3.1.1975 e 19.6. 1976.
Per la cassazione di detta sentenza hanno proposto ricorso Raffaeli Marino e Raffaeli Angela sulla base di tre
motivi cui resistono con controricorso Ciaffaroni Vittoria, Raffaeli Giuseppe e Raffaeli Emanuela. Le parti hanno depositato memorie
Con successivo ricorso Raffaeli Marino e Raffaeli Angela hanno proposto ricorso per cassazione, formulando tre
motivi, avverso la sentenza, depositata il 18.6.2010, con
cui la Corte di Appello di Ancona respingeva la domanda
di revocazione della sentenza depositata il

confermativa della sentenza 7.2.2004

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3.12.2005,

del Tribunale di

assunte nel giudizio di prime cure non era risultato che

Fermo che aveva dichiarato l’avvenuto acquisto per usucapione, in capo a Raffaeli Dino, del terreno sito in S.
Elpidio a Mare, fraz. Castellano.
A fondamento della domanda di revocazione parte attrice

il 3.12.2005, confermativa di quelle di prime cure del
7.2.2004, aveva ricevuto per posta, da mittente rimasto
sconosciuto, un documento di rilevanza probatoria decisiva e di cui aveva ignorato l’esistenza fino alla data di
ricezione(31.3.2007), documento consistente in un contratto di affitto di fondo rustico sottoscritto a Fermo, in
data 15.1.1998, con cui Raffaeli Giuseppe ( padre di Dino, Marino, Gianfranco e Angela), aveva concesso in affitto a Raffaeli Dino, per la durata di dieci anni, al canone annuo di 600.000 i fondi oggetto della domanda di
usucapione da parte di quest’ultimo; tale documento dimostrava che Raffaeli Dino, quale affittuario, non aveva
mai esercitato sul fondo de quo un possesso “uti dominus”, avendolo detenuto a titolo negoziale.
Hanno resistito con controricoso Ciaffaroni Vittoria,
Raffaeli Giuseppe e Raffaeli Emanuela proponendo, altresì, ricorso incidentale per insufficiente e contraddittoria motivazione della sentenza, nella parte che aveva disposto la compensazione delle spese processuali.
La Corte di Appello motivava il rigetto della domanda di

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assumeva che, successivamente alla sentenza depositata

revocazione osservando che il contratto di affitto rustico
del fondo in questione, stipulato tra Raffaeli Giuseppe
(quale proprietario concedente) ed il figlio Raffaeli Dino( quale affittuario), non costituiva una prova nuova

si logicamente plausibile l’assunto di parte resistente,
secondo cui si trattava di un contratto simulato per il
conseguimento di vantaggi fiscali e con.tributivi; per di più il contratto era stato stipulato allorquando era già maturato il termine ventennale
dell’acquisto per usucapione. Rilevava, inoltre, la Corte
territoriale l’inapplicabilità dell’art. 1415 c.c. invocato
da parte attrice( inopponibilità dell’atto simulato ai terzi
di buona fede che abbiano acquistato diritti dall’atto simulato), posto che,nel caso in esame, le parti resistenti,
estranee all’atto simulato, “non acquisirebbero diritti
dall’atto simulato, ma, semplicemente, se ne varrebbero,
nel presente giudizio, quale mera fonte di prova indiziaria”; non era stato,inoltre, dimostrato l’impossibilità di
acquisire detta prova nuova nel corso del pregresso giudizio di merito, “ove la parte interessata avesse usato la
ordinaria diligenza”.
Motivi della decisione
Con il primo ricorso i ricorrenti deducono:
1)violazione e falsa applicazione dell’art. 1158 c.c. in

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decisiva, ex art. 395 n. 5 c.p.c., in quanto era da ritener-

quanto dalla prova testimoniale assunta era emerso che
Raffaeli Giuseppe, almeno per tutto l’anno 1975, aveva
coltivato direttamente e personalmente il terreno in questione sicché alla data di introduzione del giudizio, nel

ge per il compimento dell’usucapione;
2) violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. ed
insufficiente, contraddittoria motivazione su un punto
decisivo della controversia, laddove la Corte di merito
non aveva tenuto conto che i fratelli Dino, Marino e
Gianfranco avevano costituito, fin dal 1973, una società
semplice avente ad oggetto la coltivazione di terreni i
con sede in uno degli edifici insistenti sul fondo in questione, goduto da tutti i fratelli per espresso consenso
del padre;
3)violazione e falsa applicazione dell’art. 1141 c.c. avendo Raffaeli Dito la mera detenzione del fondo oggetto
di causa, in difetto di una rinuncia, da parte di Raffaeli
Giuseppe, alla propria signoria sul fondo stesso e di un
atto di interversione del possesso da parte del detentore.
Con il secondo ricorso i ricorrenti lamentano:
1)violazione degli artt. 395 n. 1 e 88 c.p.c. nonché omessa motivazione su un punto decisivo della controversia;la
Corte territoriale non aveva considerato che l’assunto dei
convenuti, sostenuto nelle due fasi del giudizio di meri-

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febbraio 1995, non era ancora maturato il termine di leg-

to, di aver coltivato i fondi in questione “uti domini”,
serbando il silenzio sul contratto di affitto, configurava
un progetto fraudolento, volto ad impedire agli attori di

le, in violazione, peraltro, della norma che impone al difensore ed alla parte di comportarsi in giudizio con lealtà
e probità;
2) violazione dell’art. 395 n. 5 c.p.c.; insufficiente e
contraddittoria motivazione nonché violazione dell’art.
1455 e dell’art. 1415e.c., non rilevando la circostanza
secondo cui il contratto di affitto sarebbe stato concluso
quando era già maturato il termine per l’usucapione;
l’acquisto del diritto per usucapione non opererebbe, infatti, automaticamente ,potendo essere fatto valere solo
dopo il suo giudiziale accertamento;
3)omessa ed insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia, laddove la sentenza impugnata
aveva escluso apoditticamente che fosse statoolimostrata
la impossibilità di produrre il contratto di affitto nel
corso del giudizio di merito; peraltro,i1 rapporto di parentela intercorrente tra le originarie parti del giudizio
di usucapione ( padre e figlio) e la gestione in comune
fra tutti i fratelli della gestione dei terreni, non comportava l’onere degli attori di verificare l’eventuale esistenza di documenti di natura contrattuale, sicché non era

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difendersi ed al Giudice di percepire la realtà processua-

configurabile una loro colpa ai sensi dell’art. 395 n. 3
c.p.c.
Deve disporsi, preliminarmente, ai sensi dell’art. 335

contro la decisione della Corte di Appello 3.12.2005 e
contro quella che ha deciso l’impugnazione per revocazione, in applicazione analogica( trattandosi di gravami
avverso distinti provvedimenti) dell’art. 335 c.p.c. che
impone la trattazione in un unico giudizio di tutte le impugnazioni contro la stessa sentenza. La riunione di detti
ricorsi discende dalla stretta connessione esistente tra le
due pronunce impugnate, potendo l’esito del giudizio di
revocazione incidere sulla decisione dell’ordinaria impugnazione per cassazione(V. S.U. n. 25376/06; n.
10933/97).Va, quindi, esaminato per primo il ricorso avverso la sentenza resa in sede di revocazione per le conseguenze che un suo eventuale accoglimento avrebbe
sull’altra sentenza ( Cass. n. 5480/98; n. 14350/2004).
Orbene, rileva il Collegio,quanto al primo motivo, che
non è dato ravvisare nel silenzio serbato dai convenuti
sulla sussistenza del contratto di affitto e sulla sua mancata produzione in giudizio, un comportamento rientrante
nel dolo processuale revocatorio, occorrendo, ai fini della configurabilità della relativa fattispecie, un’attività

deliberatamente fraudolenta,concretatasi in raggiri o arti-

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c.p.c., la riunione dei ricorsi proposti, rispettivamente,

fici idonei a paralizzare la difesa di controparte e ad impedire al giudice l’accertamento della verità, facendo apparire una situazione diversa da quella reale; non basta,pertanto, la semplice violazione dell’obbligo di com-

il mero silenzio su fatti decisivi della controversia o la
mancata produzione di un documento (Cass.n.888/2001;n.
8916/2002; n.5329/05).
Privo di fondamento è il secondo motivo; la sentenza impugnata ha escluso che il documento suddetto avesse il
carattere

di

prova

nuova

decisiva

in

relazione

all’acquisto per usucapione, tenuto conto,’ l’altro, che
il primo giudice aveva valorizzato il fatto storico costituito dal fatto che, all’epoca della conclusione del contratto di affitto 15.1.1998, Dino Raffaeli aveva già maturato il termine ventennale per usucapire i fondi il cui
possesso risaliva al 1967.
Con motivazione adeguata ed esente dal vizio di illogicità manifesta, la Corte di appello ha ritenuto,comunque,
non univoco l’assunto di parte attrice, secondo cui detto
contratto di affitto, “costituirebbe di per sé dimostrazione del fatto che in tanto Raffaeli Dino( vittorioso nel
pregresso giudizio per riconoscimento di avvenuta usucapione ) assumeva la qualità di parte affittuaria del fondo
in questione, in quanto, evidentemente, non aveva mai

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portarsi in giudizio con lealtà e probità (art. 88 c.p.e.) o

esercitato sul fondo stesso una signoria possessoria “uti
dominus” che gli avrebbe valso la possibilità di rivendicare un intervento acquisto per usucapione”; ha invece,

eredi di Raffaeli Dino in ordine alla stipulazione del
contratto di affitto simulato “a fini fiscali e per particolari vantaggi contributivi”, aggiungendo che la parte non
aveva adempiuto all’onere di provare l’impossibilità di
produrre il documento in questione nel corso del giudizio
di merito.
In conformità alla giurisprudenza della S.C., il giudicante ha, inoltre, escluso l’applicabilità dell’art. 1415
c.c., presupponendo tale norma che il terzo di buona fede
acquisti diritti dall’atto simulato, ipotesi non ricorrente
nel caso in esame, posto che gli attori erano rimasti estranei a detto contratto e non ne erano pregiudicati, non
potendo essi acquisire diritti dall’atto simulato( Cass. n.
4023/2007).
Quanto al terzo motivo è sufficiente ribadire che, ai sensi dell’art. 395 n. 3 c.p.c.,incombe su chi agisce in revocazione provare che l’impossibilità di produrre un documento decisivo sia riconducibile ad una causa di forza
maggiore o ad un fatto dell’avversario, non essendo sufficiente che l’ignoranza dell’esistenza del documento dipenda da carenze dell’anteriore condotta della parte me-

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considerato logicamente plausibile la tesi sostenuta dagli

desima che avrebbe potuto accertare l’esistenza del documento attraverso una semplice indagine secondo criteri di normale diligenza (Cfr. Cass. n. 12188/2002;

Il ricorso principale per revocazione va, pertanto, rigettato.
Va rigettato il ricorso incidentale proposto da Ciaffaroni
Vittoria Raffaeli Giuseppe e Raffaeli Emanuela, con cui
si deduce il vizio di insufficiente e contraddittoria motivazione in ordine alla statuizione relativa alla compensazione delle spese processuali; l’assunto di detti ricorrenti, secondo cui

i termini della controversia non erano

di difficile soluzione stante la uniforme giurisprudenza in tema di dolo revocatorio, è privo di pregio.
Si osserva sul punto che detta statuizione risulta sufficientemente motivata con riferimento alla “peculiare
articolazione problematica

delle questioni proposte”,

giustificazione che ,peraltro, trova adeguato riscontro
nella motivazione della sentenza impugnata
alla trattazione di

complesse

afferente

questioni( Cfr. S.U. n.

20598/2008).
Va pure rigettato il ricorso avverso la sentenza pronunciata nel giudizio ordinario.
La prima e la seconda censura, da esaminarsi congiuntamente per la loro connessione, sono infondate in quanto

n.522911999; n. 1814/2004).

attengono ad un accertamento in fatto sul decorso del
termine ventennale di usucapione, esulante dal sindacato
di legittimità se sorretto da motivazione esente di vizi

me avvenuto nella specie, avendo la Corte di merito dato
conto della maturazione di detto termine sulla base delle testimonianze e della documentazione acquisita ed avendo, in particolare, ritenuto non provato che la società semplice “Raffaeli Marino, Raffaeli Dino e Raffaeli
Gianfranco”, contrariamente a quanto sostenuto dagli appellanti avesse avuto ad oggetto i fondi oggetto della
domanda di usucapione e, non piuttosto, quelli acquistati
da Raffaeli Dino, Raffaeli Marino e Raffaeli Gianfranco
con atti pubblici del 3.1.1975 e 19.6.76.
La diversa valutazione probatoria sostenuta con il secondo motivo è, quindi, inammissibile, risolvendosi nella
difformità dell’apprezzamento dei fatti e della prove
dato dal giudice di merito rispetto a quello preteso dalla
parte e spettando solo a detto giudice individuare le
fonti del proprio convincimento e scegliere tra la risultanze istruttorie quelli considerate idonee alla dimostrazione dei fatti in discussione.
Del pari infondata è la terza censura in quanto sotto il
profilo della violazione di legge i ricorrenti prospettano,
in

realtà,una

diversa

valutazione

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delle

prove

logici giuridici (Cass. n. 14722/2012; n. 4035/2007), co-

sull’acquisto per usucapione in favore degli eredi di Raffaeli Dino,accertamento non censurabile in sede di legittimità per le ragioni già sopra esposte e sulla base della
giurisprudenza citata. Al rigetto di entrambi i ricorsi

al pagamento delle spese processuali del presente giudizio di legittimità liquidate come da dispositivo.
P.Q.M.
La Corte riunisce i ricorsi e li rigetta.
Condanna i ricorrenti principali al pagamento delle spese
processuali che si liquidano, per entrambi i giudizi, in
complessivi C 7.400,00 di cui C 400,00 per esborsi oltre
accessori di legge.
Così deciso in Roma il 29.11.2012

principali consegue la condanna dei ricorrenti principali

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