Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4266 del 10/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 10/02/2022, (ud. 21/09/2021, dep. 10/02/2022), n.4266

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 20595-2020 proposto da:

D.G.A., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dagli avvocati ANTONIO SQUARCELLA, LUCA DI BIASE;

– ricorrente –

contro

LA CONTABILITA’ SNC DI M.G. & C., in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, PIAZZA BENETTO CAIROLI 6, presso lo studio dell’avvocato

GIUSEPPE CONTE, rappresentato e difeso dall’avvocato TOMMASO

DIMARTINO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 163/2020 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 29/01/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 21/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONELLA

PELLECCHIA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. D.G.A. propose opposizione avverso il decreto ingiuntivo, emesso il 4 settembre 2007 dal Tribunale di Foggia, nei confronti suoi e di R.P. in favore del La Contabilità s.n.c. per l’importo di Euro 109.427,47.

A sostegno della propria posizione il D. dedusse di aver consegnato a R.P., a titolo di amicizia, un assegno in bianco affinché pagasse una fornitura inferiore ad Euro 1.000,00 ma che detto titolo era stato invece completato per un importo di Euro 110.000,00, corrispondente per eccesso ad una esposizione del R. verso la Contabilità s.n.c. e consegnato a quest’ultima con l’abusiva annotazione, in calce allo stesso “assegno a firma di D. quale garante e socio di fatto del R.”.

Contestò, pertanto, di essere obbligato in solido con il R. per il pagamento dell’importo di Euro 109.427,47 come, invece, affermato nel titolo monitorio.

Anche R.M. propose opposizione avverso il medesimo decreto ingiuntivo contestandone l’eccessiva quantificazione.

La società opposta si costituì in giudizio riferendo che l’assegno, completo dell’importo, ma privo della data, era stato consegnato dal R. al proprio legale rappresentante M.G. per costituire una idonea garanzia nelle more dell’erogazione di un finanziamento per l’estinzione del debito. Aggiunse di aver accettato l’assegno in funzione di garanzia del pagamento da parte del R. essendogli nota la qualità di socio di fatto del D.. Infine espose che la dizione contestata dal D. non era stata apposta sul titolo ma su un foglio distinto e non appariva verosimile che esso d. avesse consegnato al R. un titolo in bianco.

Svolta attività istruttoria mediante interrogatorio formale ed escussione di testi, all’udienza di precisazione delle conclusioni si costituirono nuovi difensori del D., i quali proposero querela di falso nei confronti dell’assegno contestando che quest’ultimo costituisse titolo di credito poiché privo di data e luogo di emissione, essendo invece una mera promessa di pagamento.

Il Tribunale di Foggia non autorizzò la presentazione della querela e rinviata la causa per la precisazione delle conclusioni, con sentenza del 1 ottobre 2014 rigettò l’opposizione con conseguente conferma dell’opposto provvedimento monitorio e condanna degli opponenti alla refusione delle spese di giudizio.

2. La Corte d’Appello di Bari, con sentenza n. 163/2020 del 29 gennaio 2020 ha rigettato l’appello proposto da D.G.A., condannando quest’ultimo al pagamento delle spese di lite.

La Corte d’Appello ha ritenuto che dalle deposizioni dei testi addotti dalla società opposta, i quali dichiararono di aver visto più volte il D. intrattenersi nel negozio del R., ritirare le merci presso le società fornitrici, effettuare pagamenti nonché di aver assistito personalmente alla consegna dell’assegno a firma dell’Addetta dal R., risultava evidente che tra i due sussistesse un vincolo di collaborazione, finalizzato all’esercizio dell’attività economica (affictio societatis) ben distinto dal semplice vincolo di amicizia.

Quanto all’assegno, la Corte d’Appello, aderendo alla pronuncia di primo grado, ha ritenuto che questo ben potesse essere qualificato come promessa di pagamento ex art. 1988 c.c., con il conseguente esonero probatorio del rapporto fondamentale sottostante da parte del promissario beneficiario. Rapporto che, in ogni caso, poteva ritenersi provato essendo stata raggiunta la prova della società di fatto e della consegna da parte del R., con presumibile delega del D., dell’assegno precompilato e dattiloscritto dallo stesso contitolare passivo del rapporto commerciale in atti.

3. Avverso tale decisione D.G.A. propone ricorso per cassazione sulla base di quattro motivi. Resiste con controricorso illustrato da memoria La Contabilità snc di M.G. & C..

Diritto

CONSIDERATO

che:

4. Con il primo motivo di ricorso il ricorrente lamenta violazione dell’art. 115 c.p.c., nonché omessa motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, per aver la Corte d’Appello completamente omesso di considerare le dichiarazioni dei testimoni di parte opponente, R.F. e R.V., senza tuttavia esplicitare le ragioni a fondamento di tale decisione.

4.1 Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente lamenta violazione degli art. 115 e 116 c.p.c. e dell’art. 2247 c.c. nonché insufficiente e/o contraddittoria motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5. Sostiene il ricorrente che la Corte d’Appello nell’aver ritenuto esistente una società di fatto tra il D. ed il R., avrebbe violato il principio consolidato secondo cui in mancanza di un accordo scritto, l’esistenza di una società di fatto deve essere dimostrata verificando la sussistenza, da un lato dell’elemento soggettivo c.d. affictio societatis, consistente nella comune volontà dei contraenti di costituire un vincolo e collaborare per il conseguimento di risultati patrimoniali comuni; dall’altro dell’elemento oggettivo, rappresentato dal conferimento di beni e servizi per la formazione di un fondo comune. Lamenta, dunque, che il giudice di merito, non avrebbe svolto alcuna valutazione atta a verificare la sussistenza di tali requisiti ma si sarebbe limitata alorizzare elementi probatori neutri ed insufficienti (es. sporadici contatti con i fornitori).

4.2 Con il terzo motivo di ricorso il ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. e dell’art. 1988 c.c. nonché contraddittoria motivazione su un punto decisivo, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Sostiene il ricorrente che la. Corte d’Appello avrebbe errato nel ritenere applicabile al caso di specie l’art. 1988 c.c. in quanto vi erano elementi probatori idonei a dimostrare la insussistenza di un rapporto fondamentale, quali la circostanza, avvalorata dalle dichiarazioni testimoniali di parte opponente, che l’assegno fosse stato rilasciato dal D. a garanzia del debito e non quale pagamento diretto.

4.3 Con il quarto motivo di ricorso il ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., degli artt. 1988 e art. 1381 c.c. nonché motivazione insufficiente e contraddittoria, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Si duole dell’illogicità della sentenza nella parte in cui presume che l’assegno precompilato sia stato consegnato dal R. al M. su delega del D.. Sostiene, in particolare che la posizione di garante del D., ignorata dal giudice di merito, porrebbe quest’ultimo nell’impossibilità fattuale e concettuale di essere considerato un socio di fatto dell’obbligato principale R.P..

5. La Corte rimette la causa all’udienza pubblica della Terza sezione civile.

P.Q.M.

La Corte rimette la causa all’udienza pubblica della Terza sezione civile.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte suprema di Cassazione, il 21 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 febbraio 2022

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