Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4258 del 10/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 10/02/2022, (ud. 12/01/2022, dep. 10/02/2022), n.4258

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – rel. Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello M. – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3546-2020 proposto da:

G.P., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso dagli

avvocati PIETRO RONGA, MARIA AMATO;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE, (OMISSIS);

– intimata –

avverso la sentenza n. 5260/19/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della CAMPANIA, depositata il 13/06/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 12/01/2022 dal Consigliere Relatore Dott. MAURA

CAPRIOLI.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Considerato che:

La CTR della Campania, con sentenza n. 5260/2019, accoglieva parzialmente l’appello di G.P. avverso la decisione della CTP di Caserta riconoscendo con riferimento a talune cartelle aventi ad oggetto Irap, Irpef ed Iva l’avvenuto decorso del termine decennale mentre rigettava il gravame per 4 cartelle per le quali non era interamente decorso il predetto termine dalla notifica dell’intimazione di pagamento.

Avverso tale pronuncia G.P. propone ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo cui non replica l’Agenzia delle Entrate che resta intimata. Con un unico motivo il contribuente si duole della violazione e falsa applicazione dell’art. 2946 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 1, per avere la CTR erroneamente applicato alle cartelle relative ad Irap, Irpef ed Iva il termine di prescrizione decennale in luogo di quello quinquennale.

Il ricorso è infondato.

Va ribadito il principio secondo il quale “la scadenza del termine perentorio sancito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo, o comunque di riscossione coattiva, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito, ma non anche la cd. “conversione” del termine di prescrizione breve eventualmente previsto (quindi se è già previsto un termine di prescrizione di 10 anni come effettivamente è nel caso di specie rimane di 10 anni) in quello ordinario decennale, ai sensi dell’art. 2953 c.c., si applica con riguardo a tutti gli atti – in ogni modo denominati di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali, ovvero di crediti relativi ad entrate dello Stato, tributarie ed extratributarie, nonché di crediti delle Regioni, delle Province, dei Comuni e degli altri Enti locali, nonché delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative e così via. Pertanto, ove per i relativi crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l’opposizione, non consente di fare applicazione dell’art. 2953 c.c. (i diritti per i quali la legge stabilisce una prescrizione più breve di dieci anni, quando riguardo ad essi è intervenuta sentenza di condanna passata in giudicato, si prescrivono con il decorso di dieci anni), tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo (Cass., 5. U., n. 23397 del 2016).

Pertanto, le Sezioni unite non hanno anche affermato che, in mancanza di impugnazione, ad ogni credito contenuto in cartella trovi applicazione la prescrizione breve: nel caso di specie, ossia per IVA, IRPEF e IRAP, è previsto un termine di prescrizione ordinario decennale e non un termine più breve. Nella specie, correttamente la sentenza impugnata ha ritenuto – con riferimento alle cartelle oggetto della presente impugnativa che dovesse trovare applicazione il termine decennale non ancora decorso sottraendosi in tal modo alla censura che viene mossa in questa sede.

Nessuna determinazione in punto spese stante la mancata costituzione dell’Amministrazione finanziaria.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 12 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 10 febbraio 2022

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