Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4256 del 17/02/2017


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Cassazione civile, sez. II, 17/02/2017, (ud. 12/01/2017, dep.17/02/2017),  n. 4256

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BIANCHINI Bruno – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. ORILIIO Lorenzo – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 18280-2012 proposto da:

V.R., (OMISSIS) e R.A. (OMISSIS), elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA CELIMONTANA 38, presso lo studio

dell’avvocato PAOLO PANARITI, che li rappresenta e difende

unitamente all’avvocato ROBERTO TREVIA;

– ricorrenti –

contro

A.F., (OMISSIS), A.L. (OMISSIS), elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA GIOVANNI BETTOLO 4, presso lo studio

dell’avvocato FABRIZIO BROCHIERO MAGRONE, che li rappresenta e

difende unitamente agli avvocati ERMINIO ANNONI, ALESSANDRO

DELBECCHI;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 544/2011 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 03/06/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

12/01/2017 dal Consigliere Dott. LUIGI GIOVANNI LOMBARDO;

udito l’Avvocato ROBERTO TREVIA, difensore dei ricorrenti, che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito l’Avvocato FABRIZIO BROCHIERO MAGRONE, difensore dei

controricorrenti, che ha chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Rosario Giovanni, che ha concluso per la manifesta fondatezza

del ricorso (sent. n. 9751/2010).

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. – La Corte di Appello di Genova ha confermato la sentenza di primo grado con la quale, in accoglimento delle domande proposte da A.F. (parte attrice) nei confronti di R.P. e V.R. (parte convenuta), è stata dichiarata la proprietà comune del muro di confine esistente tra i fondi delle parti e l’obbligo dei convenuti di acconsentire alla collocazione di una ringhiera su detto muro; è stata altresì pronunciata condanna dei convenuti a demolire il pergolato e il deposito di legna e a collocare la ringhiera come da scrittura privata stipulata inter partes nell’aprile del 1982.

2. – Per la cassazione della sentenza di appello ricorre parte convenuta sulla base di due motivi.

Resiste con controricorso parte attrice.

Entrambe le parti hanno depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. – Va innanzitutto preso in esame, essendo logicamente pregiudiziale, il secondo motivo di ricorso, col quale si deduce la violazione e la falsa applicazione di norme di diritto, per avere la Corte territoriale ritenuto l’efficacia della scrittura privata stipulata inter partes, nonostante che la stessa non fosse stata sottoscritta da A.G., proprietario del fondo attoreo (ma dal di lui figlio A.L., oggi parte del giudizio e divenuto suo erede unitamente al fratello A.F.), nè fosse stata sottoscritta da V.R. (moglie in regime di comunione legale col marito R.P., che aveva sottoscritto la scrittura).

La censura è fondata.

La Corte territoriale ha ritenuto che la scrittura privata stipulata nell’aprile del 1982, con la quale è stata pattuita una deroga alle distanze legali tra costruzioni, fosse valida ed efficace tra le parti, nonostante che la stessa non fosse stata sottoscritta da A.G., proprietario del fondo attoreo, ma dal di lui figlio A.L.. A dire della Corte di merito la scrittura era stata sottoscritta “da un soggetto rappresentativo dell’altra parte, A.L., che aveva firmato in vece del padre, impossibilitato per malattia”.

E’ evidente l’errore di diritto nel quale è incorsa la Corte di Genova, laddove ha ritenuto che A.L. potesse essere rappresentante del padre, anche in assenza di procura scritta.

Essendo la scrittura un contratto costitutivo di diritti reali, era necessario che avesse la forma scritta non solo il contratto stesso a pena di nullità (art. 1350 C.C., n. 4), ma anche la procura necessaria per la stipula di detto contratto. Stabilisce, infatti, l’art. 1392 c.c. che la procura non ha effetto se non è conferita con le forme prescritte per il contratto che il rappresentante deve concludere.

Ne deriva, che non essendo munito di procura scritta, A.L. ha agito quale rappresentante senza potere, con conseguente inefficacia della scrittura. Nè è stata dedotta una successiva ratifica della stessa ai sensi dell’art. 1399 c.c..

Non rileva il fatto che A.L. sia divenuto successivamente, unitamente al fratello A.F., erede del padre G.. L’erede, infatti, succede nei rapporti giuridici che erano del de cuius; non può succedere in un rapporto cui il de cuius era estraneo.

Non rimane, sul punto, che cassare la sentenza impugnata, con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Genova.

2. – Il primo motivo di ricorso (che presuppone l’efficacia della scrittura tra le parti) rimane assorbito.

3. – In definitiva, va accolto il secondo motivo, va dichiarato assorbito il secondo; la sentenza impugnata va cassata in relazione alla censura accolta, con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Genova.

Il giudice di rinvio provvederà anche in ordine alle spese relative al presente giudizio di legittimità.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

accoglie il secondo motivo di ricorso, dichiara assorbito il primo; cassa la sentenza impugnata in relazione alla censura accolta e rinvia, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, ad altra sezione della Corte di Appello di Genova.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 12 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 17 febbraio 2017

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