Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4250 del 19/02/2020

Cassazione civile sez. un., 19/02/2020, (ud. 28/01/2020, dep. 19/02/2020), n.4250

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SPIRITO Angelo – Primo Presidente f.f. –

Dott. MANNA Antonio – Presidente di Sez. –

Dott. D’ANTONIO Enrica – Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna – rel. Consigliere –

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Consigliere –

Dott. ORICCHIO Antonio – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20132/2019 proposto da:

G.P.M., G.P.C.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA G.B. VICO 1, presso lo studio

dell’avvocato LORENZO PROSPERI MANGILI, rappresentati e difesi dagli

avvocati MARINO MARINELLI e MASSIMO CARDARELLI;

– ricorrenti –

contro

P.L., rappresentato e difeso dagli avvocati LAURA

CARRUCCIU e PIETRO FRANZINA, SMANIA GIAN PIETRO rappresentato e

difeso dagli avvocati PIERLUIGI RIONDATO e PIETRO FRANZINA, LACCIOLI

PERUZZO EDI rappresentata e difesa dagli avvocati CLAUDIO MICHELON e

PIETRO FRANZINA, PERUZZO ORNELLA rappresentata e difesa dagli

avvocati LIVIO PASSUELLO e PIETRO FRANZINA, tutti rappresentati e

difesi anche dall’avvocato ANDREA MANZI, presso il cui studio in

ROMA, VIA F. CONFALONIERI 5 sono elettivamente domiciliati;

– controricorrenti –

P.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEL BABUINO

51, presso lo studio dell’avvocato NICOLA PAGLIETTI, rappresentato e

difeso dall’avvocato ANDREA GIACOMELLI;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

P.L. rappresentato e difeso dagli avvocati LAURA CARRUCCIU

e PIETRO FRANZINA, SMANIA GIAN PIETRO rappresentato e difeso dagli

avvocati PIERLUIGI RIONDATO e PIETRO FRANZINA, LACCIOLI PERUZZO EDI

rappresentata e difesa dagli avvocati CLAUDIO MICHELON e PIETRO

FRANZINA, PERUZZO ORNELLA rappresentata e difesa dagli avvocati

LIVIO PASSUELLO e PIETRO FRANZINA, tutti rappresentati e difesi

anche dall’avvocato ANDREA MANZI, presso il cui studio in ROMA, VIA

F. CONFALONIERI 5 sono elettivamente domiciliati;

– controricorrenti all’incidentale –

e contro

PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI VICENZA,

S.A., C.D., C.A., P.F., T.A.;

– intimati –

per regolamento di giurisdizione in relazione al giudizio pendente n.

2838/2012 del TRIBUNALE di VICENZA.

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

28/01/2020 dal Consigliere Dott. MARIA GIOVANNA SAMBITO;

lette le conclusioni scritte del Sostituto Procuratore Generale

GIOVANNI GIACALONE, il quale chiede che la Corte, a Sezioni Unite,

in Camera di consiglio, dichiari inammissibile il ricorso e, in via

subordinata, lo respinga, sussistendo la giurisdizione del giudice

italiano.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con ricorso del 29.12.2012, Sm.Gi.Pi. adiva il Tribunale di Bassano del Grappa (poi soppresso ed accorpato a quello di Vicenza), chiedendo che venisse pronunciata l’interdizione del padre P.M., che, costituitosi con comparsa del 6.5.2013, contestava la sussistenza dei presupposti per l’emissione della chiesta declaratoria. Analoghe difese spiegavano T.A., seconda moglie dell’interdicendo, le sorelle P.F. ed I. (la seconda deceduta in corso di causa) nonchè P.O. ed L.E.A. – P..

Successivamente, intervenivano in giudizio il figlio P.L., nonchè, con comparsa depositata il 5.12.2016, i figli adottivi G.P.C. e M.. Questi ultimi eccepivano il difetto di giurisdizione del giudice italiano, per essere l’interdicendo residente stabilmente in (OMISSIS) da epoca antecedente alla proposizione della domanda. L’eccezione era fatta propria dallo stesso interdicendo, con atto del 5.12.2016.

Nel corso del giudizio, in cui veniva acquisita CTU e disposta la nomina di un tutore provvisorio, G.P.C. e M. hanno proposto ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione, affermando sussistere la giurisdizione del giudice spagnolo.

P.M. ha depositato controricorso con ricorso incidentale, con cui ha chiesto, a sua volta, dichiararsi il difetto di giurisdizione del giudice italiano. Sm.Gi.Pi., P.L. ed O. ed L.P. – P. hanno resistito, con distinti atti, chiedendo dichiararsi l’inammissibilità dei ricorsi, o il loro rigetto nel merito.

Il PG ha concluso per la declaratoria d’inammissibilità o in subordine per l’affermazione della giurisdizione del giudice italiano. I ricorrenti hanno depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Col proposto ricorso, i fratelli G.P., affermata la loro legittimazione alla proposizione del regolamento, per la rivestita qualità di parti – quali interventori adesivi – nel procedimento principale, ed invocata la rilevabilità d’ufficio della questione di giurisdizione della L. n. 218 del 1995, ex art. 11, sostengono che, per effetto della convenzione Italia/Spagna del 22.5.1973, ratificata con L. n. 605 del 1977, la giurisdizione italiana deve essere esclusa. I ricorrenti evidenziano, infatti, che, in base all’art. 18 della menzionata convenzione, il Tribunale spagnolo potrà rifiutare il riconoscimento e l’esecuzione della sentenza, trattandosi di giudizio relativo alla capacità delle persone, in relazione al quale, per quell’ordinamento, sussiste l’esclusiva competenza per materia del giudice del luogo di residenza del convenuto.

L’applicabilità di tale convenzione, proseguono i ricorrenti, non è venuta meno a seguito dei Regolamenti n. 44/2001 e n. 1215/2012, i quali non si applicano alla materia della capacità delle persone e neppure dopo l’emanazione della L. n. 218 del 1995, il cui l’art. 2 fa salve, appunto, le convenzioni internazionali. I ricorrenti aggiungono che della L. 218 del 1995, non sono applicabili: a) l’art. 3, perchè il convenuto è residente in Spagna; b) l’art. 9, per la natura contenziosa, sia pur speciale, del ricorso per interdizione, che non introduce un procedimento di volontaria giurisdizione; c) l’art. 44, perchè il procedimento d’interdizione è volto all’emanazione di una sentenza e non all’emissione di misure di protezione provvisorie ed urgenti. I ricorrenti negano, infine, che la giurisdizione possa radicarsi in base al D.Lgs. n. 71 del 2011, il cui art. 29, si limita ad indicare un unico soggetto, il console, che, in ipotesi di cittadino italiano residente all’estero, può veicolare, tramite il PM, una domanda di interdizione.

2. Col proposto ricorso incidentale, P.M. insiste per la declinatoria della giurisdizione italiana ed il riconoscimento di quella spagnola. Dopo aver rilevato che la Convenzione dell’Aja del 13.1.2000 sulla protezione degli adulti non è stata ratificata, e che è inapplicabile, per la settorialità della relativa disciplina, il D.Lgs. n. 71 del 2011, art. 29, il ricorrente nega che la giurisdizione possa radicarsi in base alla L. n. 218 del 1995, art. 3, comma 1 e art. 44, sulla scorta di argomenti analoghi a quelli svolti da G.P.C. e M. ed aggiunge che non è ravvisabile la sua tacita accettazione della giurisdizione italiana – connessa alle difese di merito da lui spiegate nel costituirsi in giudizio, ma, in seguito, vigorosamente contestata – in quanto tale istituto non si applica al giudizio d’interdizione, che costituisce un procedimento contenzioso a carattere speciale. La decadenza dalla formulazione dell’eccezione non può dunque operare, dovendo, peraltro, ritenersi inammissibile l’eccezione in tal senso formulata dall’intervenuto P.L., non rivestendo tale interveniente la qualità di parte in senso tecnico giuridico, a norma dell’art. 712 c.p.c.. Ad ogni modo, conclude il ricorrente, il difetto di giurisdizione del giudice italiano potrà esser ritenuta d’ufficio dal giudice.

3. I ricorsi vanno valutati congiuntamente, prospettando argomenti di individuazione della giurisdizione in parte sovrapponibili ed essendo il ricorso incidentale solo la modalità formale per addurre altre ragioni inerenti alla giurisdizione (Cass. SU n. 11436 del 1992; n. 19667 del 2003; n. 19981 del 2014). Essi sono inammissibili.

4. A norma della L. n. 218 del 1995, art. 11: “Il difetto di giurisdizione può essere rilevato, in qualunque stato e grado del processo, soltanto dal convenuto costituito che non abbia espressamente o tacitamente accettato la giurisdizione italiana”. La disposizione prosegue prevedendo che esso “è rilevato dal giudice d’ufficio, sempre in qualunque stato e grado del processo, se il convenuto è contumace, se ricorre l’ipotesi di cui all’art. 5, ovvero se la giurisdizione italiana è esclusa per effetto di una norma internazionale”.

5. Dalla narrativa sopra esposta emerge che il difetto di giurisdizione è stato, anzitutto, rilevato dai G.P., all’atto della loro costituzione e, solo in un secondo tempo, dall’interdicendo. Il rilievo da parte di entrambi è, però, come detto, inammissibile.

6. Quanto ai primi, va rilevato che, in base alla giurisprudenza di questa Corte (Cass. 18.2.1982, n. 1023; Cass. 15.5.1989, n. 2218; Cass. 1.12.2000, n. 15346, n. 2401 del 2015), e come del resto conviene lo stesso ricorrente incidentale, i parenti e gli affini, che, a norma dell’art. 712 c.p.c., devono essere indicati nel ricorso introduttivo dei giudizi di interdizione o inabilitazione, non hanno veste di parti in senso tecnico-giuridico, nè sono litisconsorti, ma svolgono funzioni consultive, essendo “fonti di informazioni” per il giudice. Essi non sono dunque i “convenuti” del procedimento di interdizione o inabilitazione che ha per oggetto un accertamento della capacità di agire della persona dell’interdicendo o dell’inabilitando, incide sul suo status e si conclude con una pronuncia, qualificata espressamente come sentenza, suscettibile di giudicato nei confronti solo di esso. La partecipazione al giudizio di parenti ed affini va, quindi, inquadrata nell’ambito dell’intervento volontario a carattere necessariamente adesivo (delle ragioni dell’istante o del soggetto della cui capacità si discute) non essendo concepibile l’introduzione di domande nuove o diverse in siffatto tipo di procedimento (a differenza dell’intervento principale o adesivo autonomo o litisconsortile Cass. SU n. 9589 del 2012 e successive conformi). La circostanza che l’interventore adesivo svolga un’attività secondaria e subordinata a quella della parte adiuvata spiega appieno la ragione per la quale egli non possa compiere attività che non sono più consentite al momento dell’intervento (art. 268 c.p.c.) nè possa proporre eccezioni riguardo alla domanda principale che non siano state proposte dal convenuto (Cass. SU n. 23299 del 2011; Cass. n. 22532 del 2014, in motivazione; n. 2818 del 2018) ed esclude al contempo, diversamente da affermano apoditticamente i ricorrenti, alcun tipo di illegittimità della disposizione di cui all’art. 268 c.p.c., in riferimento agli artt. 24 e 111 Cost. In conclusione, i G.P. non sono legittimati a porre la questione sia in riferimento alla L. n. 218, art. 11, non essendo costoro convenuti in giudizio, sia in riferimento alle disposizioni generali di cui all’art. 268 c.p.c..

7. L’eccezione di difetto di giurisdizione formulata da P.M. è inammissibile, perchè proposta dopo che egli, pur evidenziando di risiedere in Spagna, non ne ha fatta questione in seno alla comparsa di costituzione e si è, anzi, difeso nel merito. In tal modo egli ha tacitamente accettato la giurisdizione italiana, anche in riferimento alla L. n. 215, art. 4, restandogli precluso, secondo il piano disposto del successivo art. 11, di contestarla successivamente, come questa Corte regolatrice può ben rilevare d’ufficio.

L’assunto, condiviso nella memoria dei ricorrenti principali, secondo cui il rilievo della carenza di giurisdizione avrebbe potuto esser fatto valere in ogni tempo da parte di esso interdicendo, per la speciale natura del procedimento d’interdizione, in cui coesistono profili privati e pubblicistici, non può, infatti, esser condiviso. In particolare, il Collegio conviene col ricorrente laddove afferma che il procedimento d’interdizione ha, in effetti, caratteristiche peculiari, tenuto conto della posizione dei soggetti legittimati a presentare il ricorso, i quali esercitano un potere di azione, ma non agiscono a tutela di un proprio diritto soggettivo (art. 417 c.c.), della previsione che essi possono impugnare la sentenza, pur se non abbiano partecipato al giudizio (art. 718 c.p.c.), degli ampi poteri inquisitori del giudice (art. 419 c.c., comma 2 e art. 714 c.p.c.), della particolare pubblicità della sentenza (art. 423 c.c.), e della sua revocabilità (art. 429 c.c. e art. 720 c.p.c.). Ma tanto non esclude che, per quanto non previsto dalle regole speciali, funzionali alla natura ed indisponibilità degli interessi coinvolti, il giudizio resta disciplinato dalle forme del contenzioso ordinario, il che comporta l’applicazione di tutti i principi propri del processo di cognizione (cfr. Cass. n. 21718 del 2005). E nessuna disposizione speciale o deroga alle norme ordinarie è prevista rispetto alla formulazione del rilievo del difetto di giurisdizione da parte dell’interdicendo, che resta, dunque, assoggettato alle regole poste dalle disposizioni di cui alla L. n. 218 del 1995, artt. 4 e 11.

8. La conclusione non contrasta, come invece sostenuto in sede di memoria dai G.P., col disposto di cui all’art. 41 c.p.c., che consente, “finchè la causa non sia decisa nel merito in primo grado”, a “ciascuna parte” di chiedere alle Sezioni Unite di regolare le questioni di giurisdizione di cui all’art. 37 c.p.c.. Costituisce, da tempo (cfr. Cass. SU n. 6585 del 2006 e giurisprudenza citata), nozione ricevuta che il rinvio recettizio operato dall’art. 41 c.p.c. all’art. 37 c.p.c. – così come modificato dalla L. 31 maggio 1995, n. 218, art. 73, che ne ha abrogato il comma 2 – deve intendersi riferito alla L. n. 218 del 1995, art. 11, che nel disciplinare, nei sensi di cui si è detto, la rilevabilità del difetto di giurisdizione del giudice italiano pone, tra l’altro, la regola secondo cui la relativa questione può essere posta, solo, dal convenuto che la contesti o non la accetti, sicchè solo in presenza di siffatto presupposto ciascuna delle parti sarà, poi, legittimata a proporre regolamento preventivo di giurisdizione. Il che, come si è visto, non si è verificato nella specie.

9. Nè, sotto altro profilo, possono venire in rilievo i criteri che governano il rilievo d’ufficio del difetto di giurisdizione, per l’assorbente ragione che il giudice adito non lo ha rilevato, avendo, piuttosto, ritenuto che la questione sollevata non appariva idonea a definire il giudizio: ove lo avesse fatto, del resto, il rimedio esperito, che presuppone, per definizione, che la causa non sia stata decisa nel merito in primo grado, sarebbe stato ugualmente inammissibile. Deve, perciò, concludersi che, nel vigente sistema di diritto internazionale privato, l’ambito di operatività dello strumento del ricorso per regolamento preventivo non può essere esteso in via interpretativa al di là dei suoi confini strutturali: in mancanza della condizione legittimante l’accesso allo strumento, quale sopra enunciata, ogni eventuale questione di giurisdizione può e deve essere scrutinata dal giudice del merito ed essere oggetto di impugnazione ordinaria (cfr. da ultimo, Cass. SU n. 29879 del 2018).

10. Il Collegio ritiene di dover compensare le spese, in ragione della natura delle questioni trattate. Trattandosi di procedimento esente, non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.

P.Q.M.

Dichiara inammissibili i ricorsi e compensa interamente tra le parti le spese del giudizio.

Così deciso in Roma, il 28 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 19 febbraio 2020

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