Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4243 del 10/02/2022

Cassazione civile sez. trib., 10/02/2022, (ud. 09/07/2021, dep. 10/02/2022), n.4243

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLITANO Lucio – Presidente –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello Maria – Consigliere –

Dott. SAIEVA Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 5363/2015 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del legale rappresentante p.t.,

rappresentata e difesa ex lege dall’Avvocatura Generale dello Stato,

domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

– ricorrente –

contro

P.A.;

– intimata –

EQUITALIA SUD S.p.A.;

– intimata –

Avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Campania, Sezione di Salerno, n. 6840/2/14, pronunciata l’8.5.2014 e

depositata il 9.7.2014;

Udita la relazione svolta nell’adunanza camerale del 9 luglio 2021

dal consigliere Dott. Giuseppe Saieva.

 

Fatto

RILEVATO

che:

L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo, avverso la sentenza n. 6840/2/14, depositata il 9.7.2014, con cui la Commissione tributaria regionale della Campania, Sezione di Salerno, aveva rigettato l’appello proposto dall’Amministrazione finanziaria avverso la decisione della Commissione tributaria provinciale di Salerno, avente ad oggetto una cartella di pagamento notificata da Equitalia Polis S.p.a. a P.A. per imposte IRPEF, I.V.A. ed IRAP dovute per l’anno 2004.

Sia la contribuente, che Equitalia s.p.a. sono rimaste intimate.

Il ricorso è stato fissato nell’adunanza camerale del 9 luglio 2021, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c., e art. 380 bis 1 c.p.c..

Con un unico motivo l’Agenzia deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 149 e 221 c.p.c., L. n. 890 del 1982, art. 8 e art. 2697 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 (rectius: n. 3), censurando la decisione dei giudici di appello i quali, confermando la decisione di primo grado, avevano ritenuto che ai fini del perfezionamento della notifica del prodromico avviso di accertamento, fosse indispensabile il deposito della ricevuta di ritorno della raccomandata; omissione cui la C.T.R. aveva fatto conseguire l’annullamento della cartella di pagamento impugnata.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Va innanzitutto osservato che nella specie non risulta contestato che la notificazione è stata effettuata a mezzo del servizio postale, ai sensi della L. n. 890 del 1982, art. 8 in forza del quale se le persone abilitate a ricevere il piego, in luogo del destinatario, rifiutano di riceverlo, ovvero se l’agente postale non può recapitarlo per temporanea assenza del destinatario o per mancanza, inidoneità o assenza delle persone sopra menzionate, il piego è depositato lo stesso giorno presso l’ufficio postale preposto alla consegna o presso una sua dipendenza. Del tentativo di notifica del piego e del suo deposito presso l’ufficio postale o una sua dipendenza è data notizia al destinatario, a cura dell’agente postale preposto alla consegna, mediante avviso in busta chiusa a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento che, in caso di assenza del destinatario, deve essere affisso alla porta d’ingresso oppure immesso nella cassetta della corrispondenza dell’abitazione, dell’ufficio o dell’azienda. L’avviso deve contenere l’indicazione dei soggetto che ha richiesto la notifica e del suo eventuale difensore, dell’ufficiale giudiziario al quale la notifica è stata richiesta e del numero di registro cronologico corrispondente, della data di deposito e dell’indirizzo dell’ufficio postale o della sua dipendenza presso cui il deposito è stato effettuato, nonché l’espresso invito al destinatario a provvedere al ricevimento dei piego a lui destinato mediante ritiro dello stesso entro il termine massimo di sei mesi, con l’avvertimento che la notificazione si ha comunque per eseguita trascorsi dieci giorni dalla data del deposito e che, decorso inutilmente anche il predetto termine di sei mesi, l’atto sarà restituito al mittente. Trascorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata di cui al comma 2 senza che il destinatario o un suo incaricato ne abbia curato il ritiro, l’avviso di ricevimento è immediatamente restituito al mittente in raccomandazione con annotazione in calce, sottoscritta dall’agente postale, della data dell’avvenuto deposito e dei motivi che l’hanno determinato, dell’indicazione “atto non ritirato entro il termine di dieci giorni” e della data di restituzione. Trascorsi sei mesi dalla data in cui il piego è stato depositato nell’ufficio postale o in una sua dipendenza senza che il destinatario o un suo incaricato ne abbia curato il ritiro, il piego stesso è restituito al mittente in raccomandazione con annotazione in calce, sottoscritta dall’agente postale, della data dell’avvenuto deposito e dei motivi che l’hanno determinato, dell’indicazione “non ritirato entro il termine di sei mesi” e della data di restituzione. La notificazione si ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata di cui al comma 2 ovvero dalla data del ritiro del piego, se anteriore.

Al riguardo va osservato che, con sentenza n. 10012 del 15/04/2021, le Sezioni Unite di questa Corte, in sede di risoluzione del contrasto in ordine alla necessità per il giudizio di rituale perfezionamento della procedura notificatoria della prova offerta dall’Agenzia delle entrate (primo avviso di ricevimento con relative attestazioni) oppure se sia necessario, anche ed essenzialmente, che il notificante depositi l’avviso di ricevimento della “raccomandata informativa” (CAD), ha affermato il principio che “in tema di notifica di un atto impositivo ovvero processuale tramite il servizio postale secondo le previsioni della L. n. 890 del 1982, qualora l’atto notificando non venga consegnato al destinatario per rifiuto a riceverlo ovvero per temporanea assenza del destinatario stesso ovvero per assenza/inidoneità di altre persone a riceverlo, la prova del perfezionamento della procedura notificatoria può essere data dal notificante esclusivamente mediante la produzione giudiziale dell’avviso di ricevimento della raccomandata che comunica l’avvenuto deposito dell’atto notificando presso l’ufficio postale (c.d. CAD), non essendo a tal fine sufficiente la prova dell’avvenuta spedizione della raccomandata medesima”.

Ciò posto, va inoltre rilevato che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, “in tema di ricorso per cassazione, ove sia denunciato il vizio di una relata di notifica, il principio di autosufficienza del ricorso esige la trascrizione integrale di quest’ultima, che, se omessa, determina l’inammissibilità del motivo” (Cass. Sez. 5, n. 5185 del 28/02/2017); ciò, ovviamente, qualora la trascrizione “sia strettamente funzionale alla comprensione del motivo, atteso che l’adempimento dei requisiti di contenuto-forma previsti dall’art. 366 c.p.c. non è fine a se stesso, ma è strumentale al dispiegamento della funzione che è propria di detti requisiti” (Cass. Sez. 5, n. 1150 del 17/01/2019).

Nel caso di specie, la difesa erariale ha sostenuto la correttezza della procedura notificatoria dell’avviso di accertamento, senza tuttavia provvedere alla trascrizione (né alla localizzazione) della relata di notificazione, determinante ai fini della corretta delibazione della regolarità della notificazione medesima; tuttavia, anche a volere diversamente ritenere, la notificazione dell’avviso di accertamento deve ritenersi nulla in base alle stesse indicazioni fornite dall’Agenzia delle entrate, atteso che – indipendentemente dal rispetto formale della previsione di cui all’art. 140 c.p.c. da parte del messo notificatore – quest’ultima ha fornito unicamente la prova dell’invio della raccomandata a.r. al destinatario, non anche la prova della sua conoscenza o conoscibilità da parte del destinatario medesimo; prova che si raggiunge unicamente con la produzione dell’avviso di ricevimento, necessario ai fini del perfezionamento della notifica (Cass. Sez. 6, n. 10519 del 15/04/2019; Cass. Sez. 5, n. 27825 del 31/10/2018; Cass. Sez. 6, n. 9782 del 19/04/2018; Cass. Sez. 5, n. 25985 del 10/12/2014; Cass. Sez. 5, n. 21132 del 02/10/2009).

Essendo del tutto pacifico che nel caso in esame la notificante Agenzia delle entrate non ha assolto all’onere probatorio in questione in tali termini configurato, va dichiarata la inammissibilità del ricorso.

Nulla sulle spese, in assenza di attività difensiva delle contro ricorrenti.

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso inammissibile.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 9 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 febbraio 2022

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