Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4239 del 21/02/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 4239 Anno 2018
Presidente: FRASCA RAFFAELE
Relatore: SCRIMA ANTONIETTA

ORDINANZA
sul ricorso 19884-2016 proposto da:
COPPOLA ANTONIO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA COLLI
PORTUENSI n.442, presso lo studio dell’avvocato LUISA PELLEGRINO,
rappresentato e difeso dall’avvocato SILVIO AURIEMMA;
– ricorrente contro
IACOMINO ELISA, UNIPOL SAI ASSICURAZIONI S.P.A.;
– intimati avverso la sentenza n. 93/2016 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,
depositata il 22/01/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 20/07/2017 dal Consigliere Dott. ANTONIETTA
SCRIMA.
FATTI DI CAUSA

Data pubblicazione: 21/02/2018

Con sentenza del 5 maggio 2010 il Tribunale di Marsala,
decidendo sulla domanda proposta da Antonio Coppola nei confronti
di Elisa Iacomino e di Unipol S.p.a. e volta alla condanna dei
convenuti al risarcimento dei danni da lui subiti in un sinistro stradale
avvenuto in Pantelleria in data 9 aprile 2004 (asseritamente

Fiat Panda assicurata presso la società convenuta, avrebbe investito il
ciclomotore condotto dall’attore, provocando a questi danni personali
e patrimoniali pari ad euro 52.000,00), rigettò la domanda
ritenendola non provata.
Avverso la sentenza di primo grado il Coppola propose appello cui
resistettero entrambe le appellate.
La Corte di appello di Palermo, con sentenza pubblicata il 22
gennaio 2016, in parziale riforma della sentenza impugnata,
compensò interamente tra le parti le spese del primo grado del
giudizio, confermò nel resto la sentenza impugnata e compensò per
intero tra le parti le spese del secondo grado del giudizio ad eccezione
di quelle della c.t.u. medico-legale, che pose a carico dell’appellante.
Avverso la sentenza della Corte di appello il Coppola ha proposto
ricorso per cassazione basato su due motivi.
Elisa Iacomino e Unipol Sai Assicurazioni S.p.a. (già U.G.F
Assicurazioni S.p.a., già Unipol Assicurazioni S.p.a.) non hanno svolto
attività difensiva in questa sede.
La proposta del relatore è stata comunicata all’avvocato del
ricorrente, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in
camera di consiglio, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ..
RAGIONI DELLA DECISIONE

1.

Il Collegio ha disposto la redazione dell’ordinanza con

motivazione semplificata.
2. I due motivi proposti, unitamente illustrati in ricorso, sono così
rubricati: «1) Violazione e falsa applicazione degli artt. 2043 c.c.,

Ric. 2016 n. 19884 sez. M3 – ud. 20-07-2017
-2-

verificatosi per colpa della Iacomino che, mentre era alla guida di una

2054 c.c. I e II comma, nonché art. 145 C.d.S. (art. 360 n° 3 c.p.c.)»
e «2) Omesso esame del fatto – decisivo per il giudizio e che è stato
oggetto di discussione tra le parti (art. 360 n° 5 c.p.c.)».
Con i mezzi all’esame, il ricorrente sostiene che l’istruttoria
espletata avrebbe accertato che, nelle dedotte circostanze di tempo e

dell’auto condotta dalla Iacomino e proveniente da una strada
secondaria posta a sinistra rispetto al senso di marcia dell’attore e
che dalla documentazione acquisita dopo la pronuncia di secondo
grado emergerebbe con chiarezza che la Iacomino non si sarebbe
arrestata al lZi segnale di stop, come dalla medesima precisato al
momento del sinistro nel modello CAI, consegnato al Coppola dalla
società assicuratrice solo dopo la sentenza di secondo grado.
Deduce, altresì, il ricorrente che la presenza dello stop nella
strada da cui proveniva la Iacomino si evincerebbe dalle riproduzioni
fotografiche dello stato dei luoghi e dalla dichiarazione del teste
Perrotta.
Sostiene inoltre il ricorrente, richiamando precedenti della
giurisprudenza di legittimità, che l’obbligo di rispettare lo stop
sarebbe «superiore ed assorbente, tale da affievolire qualsiasi altra
inosservanza concorrente e contestuale da parte di un veicolo
antagonista, anche, ad esempio, la non trascurabile disattenzione
dell’obbligo di tenere la propria destra», sicché sarebbe “illegittima”
l’affermazione della Corte di merito che ha motivato il rigetto della
domanda sul rilievo del mancato scontro tra i due veicoli e sulla
circostanza che «il ciclomotore determina un ingombro molto più
ristretto sulla carreggiata rispetto a quello di un’autovettura e può
eseguire con maggiore facilità e più efficacemente rispetto a questa
opportune manovre di emergenza». In ogni caso – ad avviso del
Coppola – la Corte territoriale avrebbe dovuto procedere alla

Ric. 2016 n. 19884 sez. M3 – ud. 20-07-2017
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di luogo, vi sarebbe stata un’improvvisa immissione in via Salibi

graduazione del concorso di colpa ovvero applicare il secondo comma
dell’art. 2054 cod. civ..
Assume, infine, il ricorrente che dalla produzione documentale
della società assicuratrice emergerebbe che la dichiarazione resa nella
“perizia di riscontro” dalla lacomino sarebbe diversa da quella resa dal

non sarebbe quello coinvolto nel sinistro e sostiene che tali
circostanze renderebbero inattendibile la dinamica rappresentata in
giudizio dalla Iacomino.
3. Entrambi i motivi proposti sono inammissibili.
Essi si fondano su documentazione (modello CAI e “perizia di
riscontro”) che si assume acquisita successivamente alla sentenza di
secondo grado e prodotta, quindi, solo in questa sede mentre ben si
/
sarebbe potuto provocare la produzione di tali atti nel giudizio di
merito, ad esempio chiedendo al riguardo al Giudice l’emissione di un
ordine di esibizione.
Va poi evidenziato che i motivi all’esame difettano pure di
specificità, non essendo in essi riportato il tenore letterale della
deposizione del teste Perrotta e delle dichiarazioni rese dalla
Iacomino e dal marito di costei, richiamate nell’illustrazione dei motivi /
né essendo stato precisato a quali specifiche riproduzioni fotografiche
si faccia riferimento, quando le stesse siano state prodotte nel
giudizio di merito e dove esse siano ora reperibili.
Si osserva, infine, che con i motivi proposti il ricorrente tende ad
una rivalutazione del merito non consentita in sede di legittimità.
4.

Conclusivamente

il

ricorso

va,

pertanto,

dichiarato

inammissibile.
5. Non vi è luogo a provvedere per le spese, non avendo le parti
intimate svolto attività difensiva in questa sede.
6.

Va dato atto della sussistenza dei presupposti per il

versamento, da parte de ricorrente, ai sensi dell’art. 13, comma 1Ric. 2016 n. 19884 sez. M3 – ud. 20-07-2017
-4-

marito di costei e che il veicolo sul quale è stato effettuato il riscontro

quater, d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, nel testo introdotto dall’art. 1,
comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, di un ulteriore
importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello dovuto
per il ricorso, a norma del comma

1-bis dello stesso art. 13,

evidenziandosi che il presupposto dell’insorgenza di tale obbligo non è

integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, del
gravame (v. Cass. 13 maggio 2014, n. 10306).
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso; ai sensi dell’art. 13,
comma

1-quater, del d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, nel testo

introdotto dall’art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n.
228, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da
parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo
unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis
dello stesso art. 13.

collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo del rigetto

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