Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4218 del 09/02/2022

Cassazione civile sez. II, 09/02/2022, (ud. 12/01/2022, dep. 09/02/2022), n.4218

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12777-2017 proposto da:

P.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ANTONIO

GIUSEPPE GUATTANI 14/A, presso lo studio dell’avvocato MICHELE

PESIRI, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

SETTE COSTRUZIONI SPA, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DI

RIPETTA, n. 70, presso lo studio dell’avvocato MASSIMO LOTTI, che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 2542/2016 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 21/04/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/01/2022 dal Consigliere Dott. LUCA VARRONE.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il Tribunale di Roma disponeva il trasferimento dell’immobile sito in (OMISSIS), interno 6, in favore di P.M., determinando l’importo del mutuo agevolato da accollare a quest’ultimo con obbligo di versamento a favore dell’impresa Sette costruzioni S.p.A. delle somme ivi indicate, limitando il quantum per le migliorie.

La controversia traeva origine dalla domanda del P. di esecuzione in forma specifica di un preliminare di vendita intercorso con la Sette Costruzioni. L’attore, dopo aver versato la somma di lire 30.000.000, benché avesse dovuto versare il residuo prezzo mediante accollo di mutuo fondiario e mutuo agevolato (89.410.000 e 59.588.000), versava la somma di lire 100 milioni per acquisire l’immediata disponibilità del bene. La società costruttrice aveva preteso di conteggiare il costo di una serie di migliorie che assumeva essere state richieste dal promittente acquirente.

2. P.M. proponeva appello avverso la suddetta sentenza, chiedendo che venisse escluso qualsiasi importo a titolo di migliorie, nonché ogni altro onere, oltre al riconoscimento del risarcimento del danno biologico per il mancato accollo del mutuo agevolato.

3. Resisteva in giudizio la Sette Costruzioni proponendo appello incidentale per la risoluzione di diritto del preliminare per responsabilità del P. con tutte le conseguenze relative agli oneri sostenuti e al risarcimento dei danni subiti, in via subordinata chiedeva la risoluzione per inadempimento grave del P. ovvero la riforma della sentenza con riferimento agli importi dovuti dall’acquirente.

4. Con sentenza non definitiva la Corte d’Appello rigettava l’appello principale quanto al motivo concernente il riconoscimento dell’inesistenza del diritto della società appellata al rimborso delle migliorie apportate all’immobile oggetto del preliminare, nonché al rimborso degli oneri tributari e condominiali medio tempore maturati, rigettava l’appello incidentale quanto al motivo concernente la risoluzione del preliminare per inadempimento del promissario acquirente, infine, accoglieva l’appello principale quanto al motivo concernente il riconoscimento di un danno da mancato accollo del mutuo agevolato da parte del promissario acquirente e disponeva la rimessione della causa sul ruolo al fine di espletare una consulenza per determinare e quantificare il danno subito e l’ammontare degli oneri tributari condominiali a carico del promittente acquirente.

5. La Corte d’Appello, con la sentenza definitiva, espletata CTU, rigettava l’appello principale per mancanza di danno conseguente al mancato accollo.

Il consulente aveva chiarito che il mancato accollo del mutuo agevolato, non aveva determinato alcun danno, in quanto i tassi di interesse, benché agevolati, erano nettamente superiori a quelli successivamente proposti dal mercato. Dovevano invece riconoscersi le spese condominiali anticipate dall’impresa nonostante l’immissione in possesso del P. fino al 31 dicembre 2013 e quantificati in Euro 6603,57 oltre agli interessi convenzionali pari ad Euro 3873,92 alla data dell’8 aprile 2014. Anche l’imposta comunale sugli immobili, pari a Euro 18.814, doveva esse restituita dal P. alla Sette Costruzioni S.p.A..

6. P.M. ha proposto ricorso per cassazione avverso la suddetta sentenza sulla base di quattro motivi.

7. La Sette Sostruzioni S.p.A. ha proposto ricorso incidentale avverso la sentenza non definitiva.

8. Il ricorrente con memoria depositata in prossimità dell’udienza ha insistito nella richiesta di accoglimento del ricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il primo motivo del ricorso principale è così rubricato: omesso esame del fatto che con l’accollo del mutuo il P. non si sarebbe privato della somma di lire 100 milioni.

La Corte d’Appello di Roma non avrebbe tenuto in debita considerazione quanto aveva eccepito il P. per la mancata erogazione del mutuo agevolato cui aveva fatto seguito la necessità per il medesimo P. di privarsi di liquidità pari a lire 100 milioni che avrebbe potuto impiegare in modo più redditizio. Il ricorrente, invece, si era dovuto privare nel 1995 della propria liquidità per la somma sopra indicata.

2. Il secondo motivo di ricorso è così rubricato: omesso esame della questione relativa agli interessi legali sulla somma di lire 100 milioni.

Il P., avendo dimostrato di aver versato nel 1995 alla Sette Costruzioni la somma non dovuta di lire 100 milioni, ha chiesto il riconoscimento della spettanza degli interessi previsti dall’art. 5 del preliminare ovvero in subordine degli interessi legali, dalla data del versamento a quella in cui avrebbe dovuto concludersi il contratto definitivo. Su tale domanda non vi sarebbe stata alcuna pronuncia e il giudice d’appello avrebbe del tutto omesso di vagliare tale circostanza.

2.1 I primi due motivi di ricorso, che stante la loro evidente connessione possono essere trattati congiuntamente, sono inammissibili.

Il ricorrente ritiene che la Corte d’Appello abbia valutato erroneamente l’insussistenza di un danno derivante dal mancato accollo del mutuo agevolato senza considerare il fatto che lui aveva anticipato la somma di lire 100.000.000 che avrebbe potuto investire per ottenere un profitto e rispetto alla quale, comunque, dovrebbero essergli riconosciuti gli interessi convenzionali o legali.

Deve osservarsi che i motivi difettano di specificità non essendo sufficientemente chiarito a che titolo il P. abbia versato la somma pari a lire 100.000.000 alla Sette Costruzioni. Il versamento sembrerebbe effettuato per avere l’immediata disponibilità dell’immobile, circostanza già di per sé sufficiente per escludere gli interessi sulla somma volontariamente elargita. Ad ogni modo, come evidenziato dalla parte controricorrente, la sentenza non definitiva aveva ritenuto che vi fosse stata una novazione nelle pattuizioni contrattuali. In particolare, il versamento interlocutorio della somma di lire 100.000.000 aveva prodotto una novazione degli originari obblighi contrattuali quanto alla tempistica dei pagamenti e all’entità degli stessi, avendo le parti superato alcune previsioni contrattuali, dando accesso ad una serie di modalità esecutive incompatibili con quelle originarie. Su tale statuizione non è stata proposta alcuna censura con il ricorso e, tantomeno, è stata formulata riserva di ricorso per cassazione in occasione della sentenza non definitiva.

Infine, la prospettazione di un danno derivante dall’anticipo della somma di lire 100.000.000 è solo ipotetica, essendo formulata dal P. solo sulla possibilità di investimenti non meglio specificati.

Deve pertanto confermarsi la sentenza impugnata nella parte in cui ha escluso la sussistenza del danno sulla base della consulenza tecnica, senza che vi sia stato alcun omesso esame di un fatto rilevante ai fini della decisione.

3. Il terzo motivo di ricorso è così rubricato: omesso esame delle contestazioni circa la data di decorrenza dell’ammortamento del mutuo.

Il giudice d’appello non si sarebbe pronunciato circa le contestazioni mosse con riferimento alla data da cui far decorrere il calcolo del pagamento del mutuo. Nell’appello, invece, era stato eccepito che la data da cui far procedere i conteggi non poteva essere individuata nel 1 luglio 95 perché il rogito poteva avvenire solo dal 1997 e dunque da tale periodo dovevano decorrere i conteggi.

3.1 Il terzo motivo è inammissibile.

L’omesso esame può essere oggetto di ricorso per cassazione quando ha ad oggetto un fatto discusso tra le parti e rilevante ai fini della decisione. Nella specie, invece, il ricorrente lamenta che la Corte d’Appello abbia accolto le conclusioni del CTU senza tener conto delle sue osservazioni sulla data di decorrenza dell’ammortamento il che rende la censura inammissibile. Peraltro, nel motivo non si chiarisce perché la diversa data di decorrenza avrebbe determinato una conclusione diversa circa la mancanza di danno derivante dal mancato accollo.

4. Il quarto motivo di ricorso è così rubricato: omesso esame della questione benefici prima casa.

Il giudice d’appello ha condannato il P. a corrispondere alla sette costruzioni la somma di Euro 32.732 a titolo di rimborso Ici oltre interessi convenzionali successivi. Il ricorrente aveva eccepito che le somme dovute a titolo di Ici dovevano essere ridotto del 50% attesa la caratteristica di prima casa che aveva l’immobile e la sua mancanza di colpa per il fatto che la Sette Costruzioni aveva pagato il prezzo intero dell’imposta.

La Corte sul punto non avrebbe speso alcuna motivazione limitandosi a osservare che la Sette Costruzioni non poteva versare l’importo agevolato perché risultava ancora intestataria dell’immobile. Peraltro, lo stesso giudice d’appello aveva affermato che la Sette aveva alterato il normale svolgimento del rapporto, contribuendo in misura assorbente alla mancata stipula del rogito impedendo al P. di beneficiare dell’accollo del mutuo.

4.1 Il quarto motivo di ricorso è inammissibile.

La sentenza non definitiva ha rigettato l’appello principale del P. circa la richiesta di riconoscimento dell’inesistenza del diritto della Sette Costruzioni al rimborso delle migliorie approntate all’immobile nonché al rimborso degli oneri tributari e condominiali medio tempore maturati (pag. 3 della sentenza impugnata).

Il P. non ha fatto riserva di ricorso per cassazione avverso la suddetta statuizione e, dunque, non può più contestare la quantificazione dell’importo dovuto, chiedendo applicarsi il beneficio prima casa perché il ritardo nella stipula del contratto definitivo era dovuto alla promittente venditrice. Peraltro, la responsabilità della Sette Costruzioni in ordine al ritardo nella stipula del definitivo non è affatto dimostrata dalla frase della sentenza non definitiva che il ricorrente richiama nel motivo. Infatti, la Sette Costruzioni evidenzia nel controricorso che la sentenza non definitiva aveva stabilito che il P. dovesse rimborsare le migliorie e restituire l’imposta comunale sugli immobili oltre alle spese condominiali, in quanto la mancata stipula del definitivo non era dovuta solo all’inadempimento della promittente venditrice ma anche alla sua condotta per essersi rifiutato di pagare le migliorie.

5. L’unico motivo del ricorso incidentale è così rubricato: nullità della sentenza per omessa pronuncia (nel dispositivo della condanna di P.M.) al pagamento della somma residua di lire 52.715.000 (pari a Euro 27.225) di cui lire 31.000.000 (pari ad Euro 16.010,16) a titolo di residuo prezzo e lire 21.715.000 (pari ad Euro 11.214,86) a titolo di compenso per le migliorie.

Il ricorrente incidentale lamenta che le suddette somme, esattamente indicate nella parte motiva della sentenza, non sono state riportate nel dispositivo. Il dispositivo, infatti, non reca alcuna statuizione di condanna al pagamento della somma residua come indicata nella parte motiva della sentenza, sicché il ricorrente propone ricorso incidentale qualora tale divergenza tra motivazione e dispositivo possa essere intesa quale omessa pronuncia e non mero errore materiale.

5.1 Il ricorso incidentale è inammissibile.

In primo luogo, deve evidenziarsi che il motivo è prospettato solo in via ipotetica qualora non si debba considerare possibile la correzione dell’errore materiale del dispositivo.

Ad ogni modo il Collegio intende dare continuità al seguente principio di diritto: “Il procedimento per la correzione degli errori materiali di cui all’art. 287 c.p.c. è esperibile per ovviare ad un difetto di corrispondenza fra l’ideazione del giudice e la sua materiale rappresentazione grafica, chiaramente rilevabile dal testo stesso del provvedimento mediante il semplice confronto della parte del documento che ne è inficiata con le considerazioni contenute nella motivazione, senza che possa incidere sul contenuto concettuale e sostanziale della decisione” (Sez. L. Ord. n. 16877 del 2020).

Nella specie, quello prospettato dal ricorrente incidentale è un contrasto tra formulazione letterale del dispositivo e quanto dichiarato in motivazione. Ciò non incide sull’idoneità del provvedimento, considerato complessivamente nella totalità delle sue componenti testuali, a rendere conoscibile il contenuto della statuizione giudiziale e dunque non integra un vizio attinente alla portata concettuale e sostanziale della decisione, bensì un errore materiale, correggibile ai sensi degli artt. 287 e 391-bis c.p.c., trattandosi di ovviare ad un difetto di corrispondenza tra l’ideazione del giudice e la sua materiale rappresentazione grafica, rilevabile “ictu oculi” dal testo del provvedimento (vedi Sez. 6-3, Ord. n. 668 del 2019).

6. La Corte rigetta il ricorso principale e dichiara inammissibile il ricorso incidentale.

7. Il ricorrente principale deve essere considerato soccombente in senso sostanziale non rilevando in senso contrario l’inammissibilità del ricorso incidentale per l’esperibilità del procedimento di correzione dell’errore materiale. Si deve tener conto, infatti, della complessiva (o sostanziale) soccombenza del ricorrente la cui impugnazione della sentenza della Corte d’Appello è stata integralmente respinta.

8. Le spese del giudizio di legittimità si liquidano come da dispositivo.

9. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente principale e del ricorrente incidentale di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dell’art. 1 bis, dello stesso art. 13, se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso principale, dichiara inammissibile il ricorso incidentale e condanna il ricorrente principale al pagamento in favore della Sette Costruzioni spa delle spese del giudizio di legittimità che liquida in complessivi Euro 5300 più 200 per esborsi;

ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente principale e del ricorrente incidentale del contributo unificato dovuto per il ricorso a norma dell’art. 1 bis, dello stesso art. 13.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della 2 Sezione civile, il 12 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 9 febbraio 2022

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