Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4217 del 09/02/2022

Cassazione civile sez. II, 09/02/2022, (ud. 12/01/2022, dep. 09/02/2022), n.4217

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10209-2017 proposto da:

AERRE SRL, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA NOMENTANA 257,

presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO LIMATOLA, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato GIANLUCA FLAMMIA;

– ricorrente –

contro

SCM GROUP SPA, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA AVEZZANA, 6

(C/O ST. BOVESI-CARTWRIGHT-PESCATORE), presso lo studio

dell’avvocato MASSIMILIANO BOVESI, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2723/2016 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 29/11/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/01/2022 dal Consigliere Dott. LUCA VARRONE.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il Tribunale di Vicenza rigettava l’opposizione promossa dalla società ERREA ora AERRE, e confermava i decreti ingiuntivi opposti con i quali era stato ingiunto alla stessa il pagamento a favore della società Delmac rispettivamente della somma pari a Euro 138.672 a saldo della fattura numero (OMISSIS) e della somma pari a Euro 24.000 per la fattura numero (OMISSIS).

Si trattava di due cause di opposizione a decreto ingiuntivo che erano state riunite e nelle quali l’opponente sosteneva la sussistenza di un collegamento negoziale tra i contratti di cui alle forniture azionate dalla società opposta col procedimento monitorio con altri contratti intercorsi tra le medesime parti e rispetto ai quali la società opposta era stata inadempiente.

In sintesi, l’opponente aveva commissionato alla Delmac la progettazione, costruzione ed installazione di una linea di sezionatura, bordatura e pantografatura, con due distinti negozi, uno datato 14 ottobre 2002 per la progettazione, costruzione ed installazione della linea di sezionatura e bordatura, il secondo, stipulato il 19 settembre 2003, finalizzato alla realizzazione della pantografatura.

L’opponente, il 25 febbraio 2003, aveva anche commissionato la progettazione, costruzione ed installazione di una linea di montaggio ed imballaggio di elementi da cucina per la produzione di 50 cucine per giorno lavorativo e da un accertamento tecnico preventivo svolto il 30 ottobre 2004 dinanzi al Tribunale di Napoli era emerso che l’impianto era privo delle caratteristiche produttive pattuite. Per questi motivi la società opponente si era rifiutata di corrispondere alla opposta gli importi di cui alle due fatture azionate per il principio inadimplenti non est adimplendum.

1.2 La società AERRE svolgeva anche domanda riconvenzionale di risoluzione del contratto del 25 febbraio 2003 e di risarcimento del danno, in quanto per ovviare all’inadempimento della società opposta aveva dovuto stipulare, a far data dal 18 gennaio 2005, un contratto di locazione di immobile industriale per la produzione di cucine per un canone mensile di Euro 3.500 oltre a ulteriori costi per Euro 464.000,00.

Secondo l’opponente tutti i contratti erano collegati e diretti al fine unitario e complessivo di realizzare un impianto produttivo che consentisse di produrre cucine finite.

2. Il Tribunale riteneva infondata l’eccezione di inadempimento in mancanza di un collegamento negoziale fra i vari contratti indicati dall’opponente e rilevava che nessun inadempimento specifico era stato dedotto con riferimento ai macchinari di cui alle due fatture azionate. Il Tribunale aggiungeva che non costituiva inadempimento il fatto che l’impianto linea cucina non era in grado di produrre 50 cucine e, dunque, in ogni caso ciò non avrebbe determinato la risoluzione del contratto perché l’impianto era comunque funzionante ed utilizzato dalla società opponente che avrebbe potuto chiedere la riduzione del prezzo, domanda non formulata. Osservava, infine, che la domanda di risarcimento del danno era infondata non avendo l’opponente specificamente esposto a quali esborsi si riferisse la spesa di Euro 464.000 non avendo precisato quale fosse il nesso causale tra l’inadempimento e la stipula di un contratto di locazione per un altro immobile industriale.

3. AERRE proponeva appello avverso la suddetta sentenza.

4. Si costituiva la società Delmac successivamente incorporata in S.C.M. Group spa, chiedendo il rigetto del gravame.

5. La Corte d’Appello di Venezia rigettava l’appello. Nella specie riteneva non potersi configurare un collegamento negoziale per mancanza sia del requisito oggettivo, costituito dal nesso teologico tra i negozi finalizzato alla regolamentazione degli interessi reciproci nell’ambito di una finalità pratica consistente in un assetto economico globale ed unitario, sia del requisito soggettivo, costituito dal comune intento pratico delle parti di volere non solo l’effetto tipico dei singoli negozi ma anche il coordinamento tra gli stessi per la realizzazione di un fine ulteriore. Nella specie, invece, il fine ulteriore connotava solo l’interesse di uno dei contraenti e, in mancanza di clausole di salvaguardia dell’altro o di un riferimento esplicito ed accettato, non poteva pretendersi una condotta orientata al conseguimento dell’utilità pratica dell’altro contraente.

Le parti, infatti, avevano suddiviso le singole forniture senza dare in alcun modo un’impronta ed una finalità unitaria ai vari negozi posti in essere. Dall’esame dei singoli contratti non poteva ravvisarsi alcun indice significativo non essendoci alcun riferimento reciproco né alcuna interdipendenza. Pertanto, facendo ricorso ai canoni ermeneutici di cui agli artt. 1362 e ss. c.c., non vi erano elementi per affermare che i distinti negozi, conclusi in tempi diversi, documentati da titoli diversi e conclusi tra soggetti diversi, fossero oggetto di considerazione unitaria nella volontà delle parti, implicita o esplicita, al punto da determinare un’influenza reciproca sul piano esecutivo. Non vi era, dunque, la prova del collegamento negoziale. Una volta escluso il collegamento tra i contratti o tra le due forniture quanto al richiesto pagamento in via monitoria non poteva essere invocato il principio inadimplenti non est adimplendum in relazione al diverso contratto avente ad oggetto la realizzazione della linea di montaggio e di imballaggio di elementi cucina oggetto di contestazione. Dovevano pertanto di gettarsi i motivi di appello.

6. La società AERRE ha proposto ricorso per cassazione avverso la suddetta sentenza sulla base di cinque motivi.

7. SCM group spa ha resistito con controricorso e con memoria depositata in prossimità dell’udienza ha insistito nella richiesta di inammissibilità o rigetto del ricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il primo motivo di ricorso è così rubricato: nullità della sentenza per difetto e/o insufficiente motivazione su punto decisivo della controversia – Omesso esame di fatti prove.

La Corte veneta nel motivare la sentenza si sarebbe riportata integralmente a quanto argomentato dal giudice di primo grado con una acritica approvazione della sentenza del Tribunale di Vicenza e con un mero rinvio alla suddetta sentenza senza operare il dovuto controllo logico-giuridico in relazione ai motivi di appello proposti.

La ricorrente in sede di appello aveva dedotto non esservi stata alcuna variazione della programmazione del software apposto sulla linea di imballaggio elementi cucine. Il Tribunale non aveva considerato che tale software era stato sviluppato solo dalla Delmac e che vi era stato un inadempimento come risultante dall’accertamento tecnico preventivo sfociato nell’elaborato peritale dell’ingegnere C.P..

Il giudice di primo grado avrebbe dovuto accertare che la Delmac non aveva adempiuto ai propri obblighi contrattuali, in particolare l’elemento determinante era costituito dalla produzione giornaliera di 50 cucine, mentre l’impianto progettato e costruito era privo di tali caratteristiche funzionali e, dunque, non idoneo a soddisfare i bisogni dell’appellante. A fronte di tale motivo di appello la Corte veneta si sarebbe limitata ad affermare che il Tribunale aveva correttamente motivato il rigetto della domanda riconvenzionale, valutando che l’indagine preventiva eseguita non comportava che la linea fosse inservibile, al contrario il consulente aveva descritto l’impianto come funzionante e produttivo.

2. Il secondo motivo di ricorso è così rubricato: violazione falsa applicazione di norme di diritto, contraddittoria motivazione in relazione agli artt. 1453 e 1455 c.c., diniego e inadempimento contrattuale, violazione artt. 115,116,197 e 281 c.p.c. su risultanze probatorie determinanti ai fini della decisione.

La Corte d’Appello non si sarebbe pronunciata sulla ulteriore e diversa domanda di risarcimento danni in violazione degli artt. 1453 e 1455 c.c..

La Corte d’Appello di Venezia, infatti, non si sarebbe pronunciata in ordine alla importanza dell’inadempimento in relazione alla domanda di risoluzione del contratto e di risarcimento del danno. La valutazione operata sarebbe incentrata esclusivamente sul collegamento negoziale e sull’eccezione di inadempimento senza tener conto della autonoma domanda di risoluzione contrattuale spiegata sin dal primo scritto difensivo. Risultava confermata, invece, l’inidoneità dell’impianto per una resa inferiore a quanto promesso e ciò comportava un inadempimento di rilevante gravità tale da determinare la risoluzione del contratto. Al contrario il Tribunale e la Corte d’Appello hanno ritenuto l’impianto funzionale allo scopo cui era destinato anche se con una produttività minore rispetto a quella promessa. Invece, gli obblighi contrattuali non erano stati rispettati. Il giudice del merito ha ritenuto di disattendere le risultanze della consulenza tecnica d’ufficio e, dunque, la sentenza sarebbe affetta da motivazione contraddittoria, incongrua e con gravi vizi logici e giuridici.

3. Il terzo motivo di ricorso è così rubricato: omessa pronuncia, azione risarcimento danni.

La Corte d’Appello di Venezia non si sarebbe pronunciata sulla domanda di risarcimento del danno. L’inadempimento di scarsa importanza non preclude l’azione di risarcimento del danno, autonoma rispetto a quella di risoluzione contrattuale. Sulla domanda di risarcimento del danno il giudice deve pronunciarsi anche nel caso di rigetto della domanda ex art. 1453 c.c. nel caso di scarsa importanza dell’inadempimento. Pertanto, avendo il Tribunale di Vicenza con una contraddittoria motivazione ritenuto esercitabile un’azione quanti minoris e fondata la richiesta di risarcimento del danno ha poi disatteso integralmente la domanda mentre la Corte d’Appello ha addirittura omesso di pronunciarsi.

3.1 I primi tre motivi di ricorso, che stante la loro evidente connessione possono essere trattati congiuntamente, sono inammissibili.

Con il primo motivo, il ricorrente lamenta il vizio di motivazione; con il secondo, oltre a ribadire il vizio di motivazione, lamenta anche la violazione degli artt. 1453 e 1455 c.c. in tema di risoluzione del contratto; con il terzo lamenta l’omessa pronuncia sulla domanda di risarcimento per l’inadempimento rispetto al distinto contratto avente ad oggetto l’impianto per il montaggio e l’imballaggio di una linea di cucine.

Le censure relative al vizio di motivazione sono inammissibili, in quanto formulate sulla base del vecchio paradigma dell’art. 360 c.p.c., n. 5 (omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione), sicché le doglianze non sono in linea con la nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, applicabile ratione temporis, che ha introdotto nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, (fatto da intendersi come un “preciso accadimento o una precisa circostanza in senso storico – naturalistico, non assimilabile in alcun modo a “questioni” o “argomentazioni”), la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia). Nel caso di specie il ricorrente non ha indicato alcun “fatto storico” nel senso su precisato in base al nuovo art. 360 c.p.c., n. 5).

Quanto alla motivazione per relationem rispetto alla sentenza di primo grado deve darsi continuità al seguente principio di diritto: La sentenza d’appello può essere motivata per relationem, purché il giudice del gravame dia conto, sia pur sinteticamente, delle ragioni della conferma in relazione ai motivi di impugnazione ovvero della identità delle questioni prospettate in appello rispetto a quelle già esaminate in primo grado, sicché dalla lettura della parte motiva di entrambe le sentenze possa ricavarsi un percorso argomentativo esaustivo e coerente, mentre va cassata la decisione con cui la corte territoriale si sia limitata ad aderire alla pronunzia di primo grado in modo acritico senza alcuna valutazione di infondatezza dei motivi di gravame (ex plurimis Sez. 1, Ord. n. 20883 del 2019).

La Corte d’Appello, sia pure succintamente, ha motivato il rigetto dei motivi di appello, richiamando la motivazione della sentenza di primo grado e dando conto delle ragioni che ne giustificavano la conferma con specifico riferimento ai motivi di impugnazione. In particolare, sono state ampiamente argomentate le ragioni dell’inesistenza di un collegamento negoziale tra il contratto relativo alle fatture azionate dalla Delmac e quello avente ad oggetto la progettazione, costruzione ed installazione di una linea di montaggio ed imballaggio di elementi da cucina. Inoltre, la Corte d’Appello ha confermato la statuizione del giudice di primo grado sulla non gravità risarcimento formulata dalla ricorrente.

Tale domanda di risoluzione e risarcimento era formulata in via riconvenzionale per un diverso contratto rispetto a quello relativo al pagamento richiesto in via monitoria e la Corte d’Appello ha evidenziato che, da un accertamento tecnico preventivo, era emerso che l’impianto era funzionante ed idoneo a produrre un elevato numero di cucine (anche se non le 50 pattuite). L’inadempimento, pertanto, non era di tale gravità da giustificare la risoluzione del contratto e, come evidenziato dal giudice di primo grado, poteva al più giustificare un’azione quanti minoris per la riduzione del prezzo da corrispondere.

Dunque, non vi è stata alcuna omessa pronuncia anche in relazione alla domanda di risarcimento del danno. La Corte d’Appello, infatti, ha richiamato la sentenza del Tribunale secondo cui la ricorrente avrebbe dovuto proporre la diversa azione per la riduzione del prezzo (quanti minoris) rispetto a quella di risoluzione e risarcimento. Le due azioni, secondo l’indirizzo consolidato di questa Corte hanno un diverso oggetto e sono del tutto autonome l’una rispetto all’altra, anche se possono essere proposte in via alternativa o cumulativa (Sez. 2, Ord. n. 14986 del 2021). Peraltro, il ricorrente non ha formulato alcun motivo di appello avverso la suddetta statuizione del giudice di primo grado, ciò spiega perché la Corte d’Appello si sia limitata a confermare la sentenza di primo grado circa la non gravità dell’inadempimento tale, dunque, da non giustificare la risoluzione del contratto e il conseguente risarcimento del danno.

In conclusione, il ricorrente lamenta un vizio di motivazione senza indicare un omesso esame di un fatto, in base al nuovo art. 360 c.p.c., n. 5, non si confronta con la ratio decidendi delle sentenze di merito circa l’inesistenza di un collegamento negoziale tra il contratto relativo alle fatture azionate dalla Delmac e quello avente ad oggetto la progettazione, costruzione ed installazione di una linea di montaggio ed imballaggio di elementi da cucina e di un inadempimento della Delmac di tale gravità da giustificare la risoluzione di tale ultimo contratto, in quanto l’impianto era funzionante ed idoneo a produrre un elevato numero di cucine (anche se non le 50 pattuite) e la società AERRE non aveva proposto domanda per la riduzione di prezzo.

4. Il quarto motivo di ricorso è così rubricato: mancata ammissione dell’interrogatorio formale, prova testimoniale, vizio di motivazione in ordine all’attitudine dimostrativa di circostanze rilevanti ai fini del decidere in relazione agli artt. 230,244,115116 c.p.c..

La AERRE al fine di dimostrare la fondatezza dell’azione risarcitoria ebbe a deferire interrogatorio formale e a chiedere l’ammissione di prova testimoniale su circostanze decisive al fine di provare il danno, avendo dovuto stipulare un nuovo contratto di locazione per colmare la lacuna produttiva di quello realizzato dalla Delmac.

4. Il quarto motivo di ricorso è inammissibile.

Il motivo difetta di specificità, in quanto il ricorrente omette del tutto di indicare – salvo che per l’interrogatorio formale – i capitoli di prova testimoniale o quantomeno le circostanze decisive che avrebbero determinato un diverso esito della decisione impugnata.

In ogni caso, deve evidenziarsi che l’unica circostanza che si chiedeva di provare mediante l’interrogatorio formale o la prova testimoniale era quella relativa alla necessità di stipulare un altro contratto di locazione per l’inidoneità dell’impianto di montaggio e imballaggio della linea di cucine alla produzione di 50 cucine per turni di lavoro. Tale circostanza è irrilevante ai fini del decidere in quanto, come si è detto, la domanda di risoluzione e risarcimento è stata rigettata per la riscontrata idoneità dell’impianto alla produzione di un elevato numero di cucine (anche se non le 50 pattuite) e la ricorrente non ha proposto domanda di riduzione del prezzo. Infine, quanto all’interrogatorio formale deve ribadirsi il seguente principio di diritto: “In tema di interrogatorio formale, la parte richiedente può soltanto invocare il potere discrezionale del giudice di merito di ammettere tale mezzo di prova in relazione alla sua indispensabilità ai fini della decisione” (Sez. 3, Sent. n. 20104 del 2009).

5. Il quinto motivo di ricorso è così rubricato: violazione degli artt. 1322,1372 e 1460 c.c. e contraddittoria motivazione.

I giudici di merito non avrebbero individuato il collegamento specifico tra i diversi contratti stipulati tra le parti atteso che dalla documentazione versata in atto emergeva in maniera evidente che i vari negozi fossero coordinati per l’adempimento di una funzione unica, la realizzazione di un impianto produttivo complesso che consentisse la realizzazione di una cucina finita. La sentenza sarebbe viziata sul punto non tenendo conto che l’eccezione di inadempimento sollevata era funzionalmente collegata al contratto.

5.1 Il quinto motivo di ricorso è inammissibile.

Anche in questo caso la censura non si confronta con la ratio decidendi della sentenza della Corte d’Appello che ha confermato quella di primo grado circa la non gravità dell’inadempimento della Delmac rispetto al diverso contratto. In secondo luogo, la ricorrente richiede una diversa interpretazione della vicenda negoziale e del nesso tra i diversi contratti al fine di dichiarare il collegamento negoziale.

Sul punto deve darsi continuità al seguente principio di diritto: “In tema di collegamento negoziale cd. funzionale, l’accertamento del giudice di merito ai fini della qualificazione giuridica di tale situazione negoziale deve investire l’esistenza, l’entità, la natura, le modalità e le conseguenze del collegamento realizzato dalle parti mediante l’interpretazione della loro volontà contrattuale e, se condotto nel rispetto dei criteri di logica ermeneutica e di corretto apprezzamento delle risultanze di fatto, si sottrae al sindacato di legittimità” (ex plurimis Sez. 6-1, Ord. n. 20634 del 2018; Sez. 3, Sent. n. 24792 del 2008).

Nella specie, il ricorrente richiama le medesime circostanze di fatto già valutate dai giudici di merito con una “doppia conforme” e non indica alcuna violazione dei criteri legali di interpretazione del contratto.

6. Il ricorso è rigettato.

7. Le spese del giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

8. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dell’art. 1 bis, dello stesso art. 13, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in complessivi Euro 10.300 più 200 per esborsi;

ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente del contributo unificato dovuto per il ricorso principale a norma dell’art. 1 bis, dello stesso art. 13.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della 2 Sezione civile, il 12 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 9 febbraio 2022

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA