Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4213 del 22/02/2010

Cassazione civile sez. III, 22/02/2010, (ud. 01/02/2010, dep. 22/02/2010), n.4213

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VARRONE Michele – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. TALEVI Alberto – Consigliere –

Dott. URBAN Giancarlo – rel. Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

P.A.T., elettivamente domiciliata in Roma, Largo dei

Colli Albani n. 145, presso lo studio dell’avv. PERRI NATALE, che la

rappresenta e difende giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

TELECOM TTALIA s.p.a., in persona del legale rappresentante,

elettivamente domiciliato in Roma, Lungotevere Arnaldo da Brescia n.

9, presso lo studio dell’avv. LEONE ARTURO, che lo rappresenta e

difende giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza del Tribunale di Roma n. 4360/06 in data 20

febbraio 2006, pubblicata in data 22 febbraio 2006;

Udita la relazione del Consigliere Dott. Giancarlo Urban;

udito il P.M. in persona del Cons. Dott. LECCISI Giampaolo, che si è

riportato alle conclusioni scritte.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 18 marzo 2003 il Giudice di Pace di Roma rigettava l’opposizione a decreto ingiuntivo proposta da P.A.T. nei confronti di Telecom Italia, in relazione a una condanna al pagamento di L. 2.183.800. richiesta per pagamento di canoni e consumi relativi ad una utenza telefonica.

Con sentenza del 22 febbraio 2006 il Tribunale di Roma rigettava l’appello proposto dalla P., ritenuta la correttezza della contabilizzazione effettuata dalla Telecom e l’assenza di elementi che valessero a superare la presunzione di regolarità della stessa.

P.A.T. ricorre contro la sentenza del Tribunale con unico motivo.

Resiste con controricorso Telecom Italia s.p.a..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

La ricorrente denuncia con l’unico motivo la violazione dell’art. 116 c.p.c., e dell’art. 2709 c.c., poichè era onere della Telecom di dare la prova delle prestazioni di cui alle bollette telefoniche, onere che non sarebbe stato assolto con la semplice deduzione che non si sarebbero verificate irregolarità nel servizio.

Questa Corte ha affermato il principio che “Deve presumersi il buon funzionamento del sistema di rilevazione del traffico telefonico per telefonia fissa mediante i contatori centrali delle società telefoniche, le cui risultanze fanno piena prova del traffico addebitato, in difetto di contestazione da parte dell’utente. Se il buon funzionamento è contestato, costituisce onere della società esercente il servizio di telefonia offrire la prova dell’affidabilità dei valori registrati da contatori funzionanti. In ogni caso, l’utente è ammesso a provare che non gli sono addebitabili gli scatti risultanti dalla corretta lettura del contatore funzionante, ma dovrà allegare circostanze che univocamente autorizzino a presumere che sia avvenuta una utilizzazione esterna della linea nel periodo al quale gli addebiti si riferiscono. Non è sufficiente a tale scopo dimostrare che il traffico telefonico appaia di entità straordinaria rispetto ai livelli normali, nè che sia diretto verso destinazioni inusuali, ma è necessario anche che possa escludersi che soggetti diversi dal titolare dell’utenza ma in grado di accedere ad essa ne abbiano fatto uso per ragioni ricollegabili ad un difetto di vigilanza da parte dell’intestatario, ovvero alla mancata adozione di possibili cautele da parte del medesimo”. (Cass. 28 gennaio 2003 n. 1236).

Nella specie, la sentenza impugnata dà atto che dai controlli tecnici effettuati, era risultata la regolarità del traffico a contatore e l’assenza di anomalie di funzionamento; dal canto suo la ricorrente si è limitata a formulare generiche contestazioni, del tutto inidonee a superare la presunzione di cui sopra.

Il ricorso merita quindi il rigetto; segue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

visto l’art. 375 c.p.c.;

la Corte di Cassazione, Terza Sezione Civile, rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 700,00, di cui Euro 500,00, per onorari, oltre spese generali e accessori come per legge.

Così deciso in Roma, il 1 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 22 febbraio 2010

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