Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4198 del 21/02/2018


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Cassazione civile, sez. I, 21/02/2018, (ud. 14/11/2017, dep.21/02/2018),  n. 4198

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con sentenza depositata in data 08/10/2012 la Corte d’appello di Roma ha dichiarato inammissibile la domanda di opposizione alla stima dell’indennità provvisoria di espropriazione proposta dalla Parsitalia Costruzioni s.r.l. nei confronti del Comune di Roma.

2. La Corte territoriale ha osservato: a) che la società attrice non aveva contestato la circostanza che, secondo quanto emergeva dai dati catastali, alla data di adozione delle ordinanze sindacali che avevano disposto l’espropriazione e determinato l’indennità provvisoria, proprietaria dei beni ai quali si riferiva la domanda fosse un diverso soggetto (la SOGENE s.p.a.); b) che, alla stregua dell’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione, il proprietario del bene espropriato non ha azione nei confronti dell’espropriante, qualora l’indennità di esproprio sia stata riscossa, come nel caso di specie, dall’intestatario catastale del bene; c) che tale conclusione non sarebbe mutata nel caso che la società attrice fosse risultata proprietaria dei beni, in quanto, successivamente alla riscossione da parte della SOGENE s.p.a. delle somme, la prima avrebbe avuto titolo per proporre un’azione risarcitoria nei confronti del Comune di Roma, ma non la spiegata opposizione alla stima.

3. Avverso tale sentenza la Parsitalia Costruzioni s.r.l. ha proposto ricorso per cassazione affidato due motivi cui resiste con controricorso Roma Capitale, già Comune di Roma, che ha anche depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo si lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, per avere la Corte territoriale ritenuto inammissibile la domanda per ragioni non fatte valere dal Comune di Roma, che aveva chiesto dichiararsi: a) il difetto di legittimazione attiva della società attrice, “in quanto, come dimostrato e salvo prova documentale contraria (ad oggi non presente nella produzione documentale attorea), tale società non ha provato per tabulas di essere la proprietaria degli immobili de quibus” e b) l’inammissibilità della domanda per effetto della intervenuta determinazione della indennità definitiva.

La doglianza è infondata, in quanto anche la carenza di titolarità, attiva o passiva, del rapporto controverso è rilevabile di ufficio dal giudice se risultante dagli atti di causa (Cass., Sez. Un., 16 febbraio 2016, n. 2951).

E, nella specie, la domanda è stata ritenuta “inammissibile”, ma sulla base del rilievo della non configurabilità dell’azione proposta in favore dell’espropriato, quando l’indennità sia stata riscossa dall’intestatario catastale del bene.

2. Con il secondo motivo si lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione della L. 22 ottobre 1971, n. 865, artt. 12,19 e 20 per avere la Corte territoriale precluso all’effettivo proprietario di agire per la determinazione della indennità di esproprio, pur in difetto di qualsivoglia preclusione o decadenza, senza considerare che la domanda di accertamento proposta non era finalizzata ad ottenere il pagamento di quanto già corrisposto dall’espropriante all’intestatario catastale.

La censura è fondata, in quanto l’orientamento espresso da questa Corte (v., ad es., Cass. 27 ottobre 2005, n. 20905) e sopra ricordato, secondo cui il proprietario del bene espropriato (o il suo avente causa) non ha azione nei confronti dell’espropriante per il pagamento dell’indennità di esproprio, ove questa sia stata riscossa dall’intestatario catastale del medesimo bene, riposa fondamentalmente sul principio per cui il debito dell’espropriante si estingue, in parte qua, a seguito del pagamento in buona fede al creditore apparente in base all’art. 1189 c.c., comma 1.

Ne discende che il proprietario reale, oltre ad agire nei confronti dello stesso creditore apparente secondo le regole stabilite per la ripetizione dell’indebito (art. 1189 c.c., comma 2), ben può pretendere la determinazione della giusta indennità nei confronti dell’espropriante, salvo poter conseguire in concreto solo la differenza tra quanto giudizialmente riconosciuto e quanto erogato in favore dell’intestatario catastale.

3. In conclusione, va accolto il secondo motivo di ricorso e, in relazione al disposto accoglimento, la sentenza va cassata con rinvio alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione, anche per la regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il secondo motivo di ricorso; rigetta il primo motivo di ricorso; in relazione al disposto accoglimento, cassa la sentenza;

rinvia alla Corte di appello di Roma in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 14 novembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 21 febbraio 2018

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