Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4193 del 09/02/2022

Cassazione civile sez. III, 09/02/2022, (ud. 23/11/2021, dep. 09/02/2022), n.4193

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al numero 16090 del ruolo generale dell’anno

2019 proposto da:

F.R., (C.F.: (OMISSIS)), rappresentata e difesa, giusta

procura allegata in calce al ricorso, dall’avvocato Piero Vitacchio,

(C.F.: (OMISSIS));

– ricorrente –

nei confronti di:

P.G., (C.F.: (OMISSIS)), D.M.A., (C.F.:

(OMISSIS)), P.S. ((OMISSIS)), PI.Sa. (C.F.:

(OMISSIS)), rappresentati e difesi, giusta procura allegata in calce

al controricorso, dagli avvocati Luca Massignani, (C.F.:

MSSLCU65H26L840R) e Giovanni Smargiassi (C.F.: non dichiarato);

– controricorrenti –

per la cassazione della sentenza della Corte di Appello di Venezia n.

3083/2018, pubblicata in data 13 novembre 2018;

udita la relazione sulla causa svolta alla Camera di consiglio del 23

novembre 2021 dal Consigliere Dott. Augusto Tatangelo.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

F.R. ha promosso l’esecuzione forzata per il rilascio di un immobile occupato da P.G., D.M.A., P.S. e Pi.Sa., i quali hanno proposto opposizione all’esecuzione, deducendo di avere diritto ad una indennità per i miglioramenti apportati all’immobile, ai sensi dell’art. 1150 c.c., indennità che hanno chiesto accertarsi e determinarsi nel suo ammontare, nonché al diritto di ritenzione dello stesso bene, ai sensi dell’art. 1152 c.c..

L’opposizione all’esecuzione è stata rigettata dal Tribunale di Vicenza, con sentenza non definitiva che ha stabilito non spettare agli opponenti il diritto di ritenzione – in quanto possessori di mala fede – e ha disposto la prosecuzione del giudizio per la determinazione dell’importo, comunque loro dovuto, a titolo di indennità per i miglioramenti.

La sentenza non definitiva è stata impugnata e cassata con rinvio; il giudizio di rinvio (secondo quanto documentano i controricorrenti nella memoria depositata ai sensi dell’art. 380 bis.1 c.p.c.) è stato definito dalla Corte di Appello di Venezia con il rigetto dell’opposizione.

Il giudizio sulla determinazione dell’indennità per i miglioramenti è frattanto proseguito ed è stato a sua volta definito dal Tribunale di Vicenza, che ha determinato l’indennità in Euro 38.400,00 oltre accessori.

La Corte di Appello di Venezia ha confermato tale ultima decisione, contro la quale ricorre nella presente sede la F., sulla base di due motivi.

Resistono con controricorso i P., la D.M. e la Pi.. Il ricorso è stato trattato in Camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375 e 380 bis.1 c.p.c..

Le parti hanno depositato memorie ai sensi dell’art. 380 bis.1 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo del ricorso si denunzia “Errata applicazione delle norme in relazione all’art. 1150 c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., commi 3 e 4. Violazione ed errata applicazione dell’art. 111 Cost., comma 6 e dell’art. 132 c.p.c.; nullità della sentenza per assenza di motivazione o meramente apparente a sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4. Vizi di motivazione per omesso esame circa un fatto decisivo per la decisione della controversia a sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5”.

Le censure espresse con il primo motivo del ricorso hanno ad oggetto il capo della decisione impugnata con il quale la corte di appello “ha riconosciuto il diritto degli opponenti P. – Pi. e D.M., alla indennità per i miglioramenti apportati all’immobile”, pur in mancanza dell’avvenuto rilascio dello stesso o, quanto meno, della dimostrazione dell’intenzione di provvedere alla sua consegna (in tal senso si vedano gli ultimi righi della pagina 3 del ricorso e i primi righi della pagina 4). Secondo la ricorrente, la indicata questione era stata posta con il quarto motivo del suo appello, ma in realtà il quarto motivo dell’appello, per quanto si evince dalla trascrizione operata nel ricorso, riguardava la determinazione del quantum dell’indennità, mentre la questione relativa alla insussistenza del diritto all’indennità in mancanza della consegna o, quanto meno, dell’offerta della consegna dell’immobile (questione attinente all’an e non al quantum del diritto controverso), era oggetto del terzo motivo ed e’, dunque, tale capo della decisione impugnata che deve ritenersi, ad avviso di questa Corte, oggetto delle contestazioni di cui al motivo del ricorso in esame (ciò sulla base dell’unica possibile interpretazione del contenuto del ricorso stesso, che peraltro non brilla per chiarezza espositiva).

Orbene, la corte di appello ha ritenuto la questione posta con il terzo motivo dell’appello nuova e, come tale, inammissibile in sede di gravame, non essendo stata proposta la relativa domanda nel corso del giudizio di primo grado.

La ricorrente non censura la decisione di inammissibilità del motivo di gravame, né affermando che la domanda era stata in realtà proposta già in primo grado, né sostenendo che il motivo di appello fosse comunque ammissibile anche a prescindere dalla avvenuta proposizione della relativa questione nel corso del giudizio di primo grado.

Si limita ad asserire che la corte di appello avrebbe male interpretato il suo motivo di gravame, peraltro senza neanche richiamare in modo adeguato e puntuale lo specifico contenuto dello stesso, a sostegno di tale assunto, in violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6.

In sostanza, con le censure in esame, la ricorrente sembra intendere semplicemente ribadire che non avrebbe potuto essere accolta la domanda degli opponenti avente ad oggetto l’indennità per i miglioramenti, in mancanza di consegna (o offerta di consegna) dell’immobile, omettendo però di considerare che, con riguardo all’an del diritto all’indennità, la stessa corte di appello ha (del tutto correttamente) precisato che si trattava di questione oggetto della sentenza non definitiva, del tutto estranea, dunque, all’oggetto della decisione del tribunale sul solo quantum debeatur, emessa all’esito della prosecuzione del giudizio.

Le censure di cui al motivo di ricorso in esame, in definitiva, non possono ritenersi cogliere in modo adeguato l’oggetto ed il senso della decisione impugnata e, di conseguenza, risultano inammissibili.

2. Con il secondo e il terzo motivo (trattati congiuntamente nello stesso ricorso) si denunzia “Nullità della sentenza per assenza di motivazione; vizio di motivazione per omesso esame circa un fatto decisivo per la decisione della controversia a sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5”.

Si tratta – anche in questo caso – di censure formulate in modo poco chiaro, per cui risulta quanto meno ardua la loro stessa intelligibilità: si fa comunque di certo riferimento a una serie di questioni di fatto non affrontate direttamente nella decisione impugnata e di cui non si deduce e documenta se, in quale fase ed in quali esatti termini erano state già poste nel corso del giudizio di merito, con conseguente violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6.

Per quanto è possibile evincere dalla non chiarissima esposizione, le contestazioni sembrano riguardare il merito del quarto motivo del gravame proposto dalla F..

Orbene, è sufficiente osservare, in proposito, che la corte di appello ha in realtà dichiarato radicalmente inammissibile tale motivo di gravame, per difetto di specificità, affermando che “la censura avverso l’integrazione della c.t.u. è generica”: le altre considerazioni successivamente espresse sul merito delle questioni poste con il predetto motivo di gravame non hanno quindi alcun rilievo (cfr. Cass., Sez. U., Sentenza n. 3840 del 20/02/2007, Rv. 595555 – 01: “qualora il giudice, dopo una statuizione di inammissibilità, o declinatoria di giurisdizione o di competenza, con la quale si è spogliato della “potestas iudicandi” in relazione al merito della controversia, abbia impropriamente inserito nella sentenza argomentazioni sul merito, la parte soccombente non ha l’onere né l’interesse ad impugnare; conseguentemente è ammissibile l’impugnazione che si rivolga alla sola statuizione pregiudiziale ed è viceversa inammissibile, per difetto di interesse, l’impugnazione nella parte in cui pretenda un sindacato anche in ordine alla motivazione sul merito, svolta “ad abundantiam” nella sentenza gravata”).

La ricorrente non critica direttamente la valutazione di inammissibilità per genericità del quarto motivo del suo appello, operata dalla corte territoriale, ma contesta il merito della decisione sulle questioni poste con detto motivo, il che, per quanto appena esposto, comporta l’inammissibilità anche dei motivi di ricorso in esame.

3. Il ricorso è dichiarato inammissibile.

Per le spese del giudizio di cassazione si provvede, sulla base del principio della soccombenza, come in dispositivo.

Deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali (rigetto, ovvero dichiarazione di inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

P.Q.M.

La Corte:

– dichiara inammissibile il ricorso;

condanna la ricorrente a pagare le spese del giudizio di legittimità in favore deì controricorrenti, liquidandole in complessivi Euro 6.000,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, nonché spese generali ed accessori di legge.

Si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali (rigetto, ovvero dichiarazione di inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso (se dovuto e nei limiti in cui lo stesso sia dovuto), a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile, il 23 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 febbraio 2022

 

 

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