Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4173 del 17/02/2021

Cassazione civile sez. II, 17/02/2021, (ud. 12/11/2020, dep. 17/02/2021), n.4173

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – Consigliere –

Dott. BELLINI Ubaldo – rel. Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19218/2019 proposto da:

M.T., rappresentato e difeso dall’Avvocato DANIELE ROMITI, ed

elettivamente domiciliato presso lo studio dell’Avv. Alfredo

Placidi, in ROMA, VIA BARNABA TORTOLINI 30;

– ricorrente –

contro

MINISTERO dell’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

rappresentato e difeso ope legis dalli Avvocatura Generale dello

Stato, presso i cui uffici in ROMA, VIA dei PORTOGHESI 12 è

domiciliato;

– resistente –

avverso il decreto n. 6171/2019 del TRIBUNALE di ANCONA, depositato

in data 12/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

12/11/2020 dal Consigliere Dott. UBALDO BELLINI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con ricorso depositato in data 16.1.2019, M.T., cittadino del (OMISSIS), proponeva impugnazione per revocazione avverso il provvedimento, comunicato in data 17.12.2018, con il quale il Tribunale di Ancona aveva rigettato la domanda di protezione internazionale, censurando il travisamento della circostanza relativa al rapporto di lavoro, durevole anzichè temporaneo e l’anteriorità del medesimo rispetto al deposito del ricorso.

Con Decreto n. 6171/2019, depositato in data 12.5.2019, il Tribunale di Ancona rigettava il ricorso ritenendo che un rapporto di lavoro, anche piuttosto stabile, non fosse condizione sufficiente per assumere come violati i diritti fondamentali sottesi ai precetti normativi costituzionali e internazionali che avrebbero giustificato la protezione umanitaria.

Avverso detto decreto, propone ricorso in cassazione M.T., sulla base di quattro motivi. Il Ministero dell’Interno si è costituito tardivamente al solo fine dell’eventuale partecipazione alla udienza di discussione della causa.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.1. – Con il primo motivo, il ricorrente lamenta la “Motivazione apparente ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, in relazione all’art. 132 c.p.c., all’art. 118 disp. att. c.p.c. e all’art. 111 Cost., comma 6”, là dove il Tribunale esclude l’esistenza dei presupposti per il riconoscimento della protezione umanitaria limitandosi ad affermare che il richiedente avrebbe una vita dignitosa nel proprio Paese d’origine (Bangladesh), omettendo di indicare gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento e rendendo impossibile il controllo di logicità del ragionamento.

1.2. – Con il secondo motivo, il ricorrente deduce la “Omessa considerazione di un fatto storico decisivo per il giudizio, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5”, giacchè il Tribunale non ha considerato due fatti decisivi per il giudizio, ovvero la circostanza che il richiedente deve provvedere al sostentamento e alle cure del padre malato e inabile al lavoro, nonchè la situazione di estrema povertà esistente nel distretto di provenienza del medesimo.

1.3. – Con il terzo motivo, il richiedente denuncia la “Violazione di norme di diritto in relazione al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 e D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, omettendo il Tribunale di considerare la situazione oggettiva di estrema povertà del Paese d’origine.

1.4. – Con il quarto motivo, il ricorrente lamenta la “Nullità della sentenza ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, in relazione all’art. 395 c.p.c., n. 4”, qualora si ritenga che il Tribunale abbia rigettato il ricorso non ritenendo il dedotto errore di fatto come “decisivo” ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 4, la decisione sarebbe affetta da nullità per violazione della predetta disposizione.

2. – I motivi sono inammissibili, sotto il profilo della carente esposizione dei fatti.

2.1. – Secondo l’insegnamento di questa Corte (seguito anche dal presente collegio: Cass. n. 21452 del 2020), nel ricorso per cassazione è essenziale la sussistenza del requisito, prescritto dall’art. 366 c.p.c., n. 3, dell’esposizione sommaria dei fatti sostanziali e processuali della vicenda, da effettuarsi necessariamente in modo sintetico, con la conseguenza che la relativa mancanza determina l’inammissibilità del ricorso, essendo la suddetta esposizione funzionale alla comprensione dei motivi nonchè alla verifica dell’ammissibilità, pertinenza e fondatezza delle censure proposte (Cass. n. 10072 del 2018; conf. Cass., sez. un., n. 11308 del 2014; ex plurimis Cass. n. 21452 del 2020; Cass. n. 4029 del 2020).

Nel caso di specie, il ricorrente non ha ritenuto di far precedere ai motivi di ricorso tale necessaria parte espositiva, che appare carente anche nella incerta formulazione dei motivi stessi; circostanza, questa, che non ne consente la completa e necessaria comprensione dei medesimi e la verifica della loro ammissibilità.

2.2. – L’esposizione sommaria dei fatti risponde,dunque, non già ad una esigenza di mero formalismo, bensì a consentire una conoscenza chiara e completa dei fatti di causa, sostanziali e processuali, che permetta di bene intendere il significato e la portata delle censure rivolte al provvedimento impugnato (Cass., sez. un., n. 22860 del 2014; Cass., sez. un., n. 1772 del 2013). Pertanto, detto requisito è volto a garantire la regolare e completa instaurazione del contraddittorio e può ritenersi soddisfatto, allorquando il contenuto del ricorso consenta al giudice di legittimità, in relazione ai motivi proposti, di avere una chiara e completa cognizione dei fatti che hanno originato la controversia e dell’oggetto della impugnazione (Cass. n. 16103 del 2016), senza dovere ricorrere ad altre fonti o atti in suo possesso, compresa la stessa sentenza impugnata (Cass. n. 21137 del 2013).

2.3. – Laddove poi (rilevato che l’esigenza sottesa alla esposizione sommaria è appunto quella di consentire una conoscenza chiara e completa dei fatti di causa), va posto in rilievo il contenuto, del tutto rapsodico e disordinato, con cui sono state trattate le situazioni prese, di volta in volta, in considerazione.

2.4. – Laddove, in coerenza con siffatte argomentazioni, va altresì aggiunto che, pressochè contestualmente alla proposizione di “altro” ricorso, il richiedente ne abbia impugnato anche quello oggetto del presente giudizio, con il quale parrebbe essere stata proposta la difesa della impugnazione per revocazione della sentenza ex art. 395 c.p.c., n. 4 (v. indicazione del numero del coevo ricorso RG 3609/2019, che ha consentito di individuare il numero della decisione di questa Corte: Cass. n. 11740 del 2020, che ne ha accolto il primo motivo: pagg. 6 e 21).

3. – Il ricorso va dichiarato inammissibile. Nulla per le spese nei riguardi del Ministero dell’Interno, che non ha svolto attività difensiva. Va emessa la dichiarazione ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 12 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 17 febbraio 2021

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