Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4145 del 18/02/2020

Cassazione civile sez. VI, 18/02/2020, (ud. 20/11/2019, dep. 18/02/2020), n.4145

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 35031-2018 proposto da:

B.D., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso

la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato EDMONDO PANELLA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO COMMISSIONE TERRITORIALE per il RICONOSCIMENTO

della PROTEZIONE INTERNAZIONALE di ANCONA;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1823/2018 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,

depositata il 02/10/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 20/11/2019 dal Consigliere Relatore Dott. PAZZI

ALBERTO.

Fatto

RILEVATO

che:

1. il Tribunale di L’Aquila, con ordinanza ex art. 702-ter c.p.c. pronunciata in data 12 febbraio 2018, respingeva il ricorso presentato da B.D., cittadino della Guinea Bissau, avverso il provvedimento di diniego di protezione internazionale emesso dalla competente Commissione territoriale;

2. la Corte d’appello di L’Aquila, con sentenza in data 2 ottobre 2018, dichiarava di propria iniziativa l’inammissibilità, per tardività, dell’impugnazione proposta dal richiedente asilo, dato che la stessa era stata introdotta con ricorso, anzichè con citazione, notificato all’amministrazione appellata oltre il termine di trenta giorni previsto dall’art. 702-quater c.p.c.;

3. per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso B.D. prospettando un unico motivo di doglianza;

l’intimato Ministero dell’interno non ha svolto alcuna difesa.

Diritto

CONSIDERATO

che:

4. il motivo di ricorso denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e/o falsa applicazione del combinato disposto dell’artt. 101, comma 2, dell’art. 6, paragrafo 1, della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, degli artt. 153, 702-bis e 702-quater c.p.c. e del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 19, comma 9, come sostituito dal D.Lgs. n. 142 del 2015, art. 27, comma 1, lett. f), e comunque assume, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la nullità della sentenza impugnata e del relativo procedimento, in quanto la corte territoriale avrebbe deciso in base a un rilievo d’ufficio – peraltro erroneo – non sottoposto al contraddittorio delle parti, impedendo al ricorrente di richiedere la remissione in termini ai sensi dell’art. 153 c.p.c.: la corte territoriale, modificando il proprio precedente orientamento interpretativo, aveva ritenuto che in materia di protezionale internazionale l’atto introduttivo del giudizio di appello dovesse essere quello della citazione e sulla base di una simile opzione aveva ravvisato la tardività dell’impugnazione;

un simile rilievo tuttavia non aveva considerato che il ricorrente, avendo fatto un incolpevole affidamento su un provvedimento giurisdizionale a cui si era scrupolosamente attenuto, era incorso in un errore scusabile che avrebbe giustificato una rimessione in termini ex art. 153 c.p.c., comma 2, ove il giudice, dopo aver rilevato d’ufficio la questione, l’avesse sottoposta alle parti, consentendo loro di presentare la relativa istanza;

5. la doglianza presentata intende dolersi, in principalità, del rilievo d’ufficio della tardività dell’impugnazione operato dalla corte territoriale, perchè una simile iniziativa sarebbe stata assunta in violazione dell’art. 101 c.p.c., senza che la questione fosse rimessa al contraddittorio delle parti ed impedendo così all’appellante di presentare istanza per essere rimesso in termini;

nel fare ciò il ricorrente ha però, nel contempo e in via logicamente prioritaria, denunciato – nella rubrica del motivo e nella parte illustrativa dello stesso – l’erronea interpretazione attribuita al disposto del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 19, comma 9, come sostituito dal D.Lgs. n. 142 del 2015, art. 27, comma 1, lett. f), in quanto la Corte di merito avrebbe ritenuto che l’appello dovesse essere introdotto tramite atto di citazione “malgrado il dato normativa, “deposito del ricorso”, di cui all’art. 27 citato sia inequivocabile” (pag. 3);

una volta constatato come la doglianza in esame, calibrata tanto sulla erroneamente ritenuta tardività dell’appello quanto sulle modalità con cui la stessa era stata rilevata, impedisce il passaggio in giudicato della decisione rispetto ad ambedue i punti, occorre rilevare la fondatezza del primo ordine di critiche;

la giurisprudenza di questa Corte ha infatti ritenuto che nel vigore del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 19, così come modificato dal D.Lgs. n. 142 del 2015, art. 27 comma 1, lett. f), l’appello ex art. 702-quater c.p.c. proposto avverso la decisione di primo grado sulla domanda volta al riconoscimento della protezione internazionale deve essere introdotto con ricorso e non con citazione, in aderenza alla volontà del legislatore desumibile dal nuovo tenore letterale della norma (Cass., Sez. U., n. 28575/2018);

la dichiarazione di inammissibilità dell’appello per tardività si informa quindi a un criterio processuale inappropriato rispetto al caso di specie, dovendo la Corte d’appello avere riguardo in proposito alla data di deposito del ricorso (nella specie eseguito nel termine di legge) e non alla data di notifica dell’atto all’amministrazione appellata; la sentenza impugnata è dunque cassata, con rinvio della causa alla corte distrettuale, la quale, nel procedere al suo nuovo esame, si atterrà ai principi sopra illustrati, avendo cura anche di provvedere sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte di Appello di L’Aquila in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 20 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 18 febbraio 2020

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