Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4121 del 18/02/2020

Cassazione civile sez. I, 18/02/2020, (ud. 13/12/2019, dep. 18/02/2020), n.4121

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L. G. C. – rel. Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 32994/2018 proposto da:

C.L., elettivamente domiciliata in Roma Via Tito Omboni

21, presso lo studio dell’avvocato Eugenio Pisani e rappresentata e

difesa dall’avvocato Fabrizio Ragni in forza di procura speciale a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, Prefettura Ravenna Ufficio Territoriale del

Governo;

– intimato –

avverso il decreto del GIUDICE DI PACE di RAVENNA, depositato il

22/08/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13/12/2019 dal Dott. Consigliere UMBERTO LUIGI CESARE GIUSEPPE

SCOTTI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con decreto di convalida delle misure impartite dal Questore ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 5, n. 2, emesso il 22/8/2018, il Giudice di Pace di Ravenna ha convalidato il provvedimento Prot. Espul/2017/141 del Questore di Ravenna del 21/11/2017 nei confronti di C.L., cittadina (OMISSIS), destinataria di provvedimento di espulsione del Prefetto di Ravenna del 20/8/2018 e richiedente termine per la partenza volontaria.

2. Avverso il predetto decreto ha proposto ricorso C.L., con atto notificato il 13/9/2018, svolgendo un solo motivo.

2.1. Con il motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 3, la ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di legge in relazione al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 5 bis, nonchè dell’art. 24 Cost..

La ricorrente premette che in data 20/8/2018 il Prefetto di Ravenna con provvedimento Prot. Espul. 2018/76, notificato in pari data, aveva decretato la sua espulsione, da eseguirsi mediante partenza volontaria entro giorni trenta, sul presupposto del suo illegittimo trattenimento in Italia dopo esservi entrata nel 2010 in violazione della L. n. 78 del 2007, art. 1, comma 3 e dell’art. 13, comma 2, lett. b), Testo Unico sull’immigrazione.

Inoltre, nella stessa data il Questore di Ravenna, sulla base del predetto provvedimento prefettizio aveva ordinato con decreto notificato in pari data la sua sottoposizione, fino all’esecuzione dell’espulsione e comunque non oltre il termine concesso per la partenza volontaria, ad alcune misure accessorie (consegna del passaporto, obbligo di dimora e obbligo di presentazione quotidiano alla Pubblica Sicurezza).

La ricorrente si lamenta del fatto che il Giudice di Ravenna con il decreto impugnato (decreto di convalida delle misure impartite dal Questore ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 5, n. 2, emesso il 22/8/2018), mai notificato, abbia convalidato il provvedimento di espulsione, senza aver previamente fissato alcuna udienza per provvedere alla convalida, in violazione di quanto disposto inequivocabilmente dall’art. 13, comma 5 bis citato, in ordine alla presenza di un difensore tempestivamente avvertito e alla presenza dell’interessato, tempestivamente informato e condotto all’udienza di convalida.

2.2. L’intimata Amministrazione dell’Interno non si è costituita.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Nell’esposizione dei fatti rilevanti a pagina 3 ultimo capoverso la ricorrente, quanto all’oggetto dell’irrituale provvedimento di convalida, indica il “provvedimento di espulsione Prot. Espul/2017-141 emesso dal Questore della Provincia di Ravenna in data 20/8/2018”, mentre successivamente nel testo del motivo, a pagina 4, indica invece “l’espulsione amministrativa disposta dal Prefetto di Ravenna con atto del 20/8/2018 Prot. Espul 2018/76″.

La seconda indicazione costituisce un evidente errore materiale, recessiva rispetto alla prima, tenuto conto del testo del decreto di convalida inequivocamente impugnato, che appunto riguarda la convalida del provvedimento del Questore con cui erano state imposte le misure cautelari rivolte ad assicurare l’efficacia dell’allontanamento volontario dallo Stato e si riferisce al provvedimento Prot. Espul/2017-141 emesso dal Questore.

2. Il D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 5, n. 2, per il caso di concessione di un termine per la partenza volontaria prevede che il questore possa disporre una o più delle seguenti misure: a) consegna del passaporto o altro documento equipollente in corso di validità, da restituire al momento della partenza; b) obbligo di dimora in un luogo preventivamente individuato, dove possa essere agevolmente rintracciato; c) obbligo di presentazione, in giorni ed orari stabiliti, presso un ufficio della forza pubblica territorialmente competente. Le misure di cui al secondo periodo sono adottate con provvedimento motivato, che ha effetto dalla notifica all’interessato, disposta ai sensi dell’art. 3, commi 3 e 4 del regolamento, recante l’avviso che lo stesso ha facoltà di presentare personalmente o a mezzo di difensore memorie o deduzioni al giudice della convalida. Il provvedimento è comunicato entro 48 ore dalla notifica al giudice di pace competente per territorio. Il giudice, se ne ricorrono i presupposti, dispone con decreto la convalida nelle successive 48 ore.

La specifica disposizione relativa all’imposizione di misure cautelative in pendenza del termine per l’allontanamento volontario non richiede secondo la norma citata la fissazione di udienza in contraddittorio ma prevede invece un contraddittorio cartolare eventuale, mediante esercizio della facoltà di presentare facoltà di presentare personalmente o a mezzo di difensore memorie o deduzioni al giudice della convalida.

La norma invocata dalla ricorrente riguarda invece il diverso procedimento per la convalida del provvedimento coattivo di accompagnamento alla frontiera.

Questa Corte tuttavia ha dubitato della legittimità costituzionale di siffatta disciplina processuale, ritenendo ” rilevante e non manifestamente infondata, per contrasto con l’art. 13 Cost. e art. 24 Cost., comma 2, la questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 14, comma 1 bis, nella parte in cui non prevede che il giudizio di convalida della misura dell’obbligo di presentazione presso un ufficio della forza pubblica, di cui alla lett. c) del citato art. 14, comma 1 bis, si svolga in udienza con la partecipazione necessaria del difensore di fiducia o, in caso di mancata nomina, di un difensore d’ufficio, non potendo il dubbio di legittimità costituzionale essere risolto in via interpretativa, attesi gli insuperabili limiti letterali della legge sospetta: infatti, la “facoltà di presentare personalmente o a mezzo di difensore memorie o deduzioni al giudice della convalida”, prevista dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 14, comma 1 bis, è chiaramente alternativa all’udienza di convalida con la partecipazione necessaria del difensore del destinatario, prevista, invece, per le misure del trattenimento in un centro di permanenza per i rimpatri e dell’accompagnamento alla frontiera, rispettivamente, dall’art. 14, comma 4 e art. 13, comma 5 bis, del D.Lgs. cit.” (Sez. 1, n. 21930 del 07/09/2018, Rv. 650171-01).

L’esame della questione è stato affrontato dalla Corte Costituzionale in data 19/11/2019 e tuttavia la decisione non è ancora stata pubblicata alla data della presente Camera di consiglio.

Si rende necessario quindi il rinvio a nuovo ruolo.

P.Q.M.

La Corte:

rinvia a nuovo ruolo.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 13 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 18 febbraio 2020

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