Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4108 del 16/02/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 16/02/2017, (ud. 13/01/2017, dep.16/02/2017),  n. 4108

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAGONESI Vittorio – Presidente –

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – rel. Consigliere –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25011-2015 proposto da:

V.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA AURELIA 190-A,

presso lo studio dell’avvocato MASSIMO FELICI, rappresentato e

difeso dall’avvocato GAETANO FRUSCIONI giusta procura speciale a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO (OMISSIS) S.P.A. IN LIQUIDAZIONE, P.IVA (OMISSIS), in

persona del suo curatore, elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA

CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE rappresentato e difeso

dall’avvocato SALVATORE VASTA giusta procura speciale in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso il decreto rep. n. 4545/2015 del TRIBUNALE DI SALERNO, emesso

il 15/09/2015 e depositato il 18/09/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 13/01/2017 dal Consigliere Relatore Dott. ROSA MARIA

DI VIRGILIO.

Fatto

PREMESSO IN FATTO

Il Tribunale di Salerno, con la pronuncia indicata, ha respinto l’opposizione allo stato passivo presentata da V.C., avverso la parziale ammissione ai passivo del Fallimento (OMISSIS) spa in liquidazione di quanto richiesto, per la somma di Euro 1133,31 per le ultime mensilità retributive, ratei 13 e 14, ferie non godute ed accessori, oltre Euro 2154,15 e 234,86 per tfr accantonato a previdenza complementare e fondo di tesoreria Inps, dolendosi la parte della mancata ammissione dell’ulteriore somma di Euro 793,74 in relazione alla voci già riconosciute, e del mancato riconoscimento del credito per il mancato versamento del quinto dello stipendio, per l’espletamento di mansioni superiori e per lavoro straordinario. Secondo il Tribunale, il V. non aveva provato il credito nè documentalmente nè testimonialmente, non avendo provato comunicazioni o solleciti delle finanziarie di segnalazione del mancato pagamento delle somme cedute sulle retribuzioni per i mesi di marzo e aprile 2010, non avendo prodotto le buste paga degli anni 2007 e 2008, per cui non era possibile verificare se la società avesse remunerato le ore straordinarie ed in che misura, e le prove testimoniali, per quanto generiche e non sempre concordanti, provavano le prestazioni straordinarie, ma non che non fosse stato remunerato; le prove smentivano l’espletamento di mansioni superiori e comunque la sporadicità delle stesse non erano a riguardo valorizzabili.

Ricorre il V., sulla base di tre motivi.

Si difende con controricorso il Fallimento.

1.1.- Il primo motivo si sostanzia nella generica denuncia del vizio motivazionale, limitandosi a censurare l’espressione riassuntiva di pagina 3, mentre poi il Tribunale ha specificato e circostanziato le statuizioni rese.

1.2.- Il secondo motivo, nella parte intesa a denunciare la violazione dell’onere della prova in relazione alla decisione sul credito vantato per il mancato versamento alle finanziarie delle somme mensili a queste cedute, è infondato, atteso che, come affermato nella pronuncia 21140/2007, sia nell’ipotesi di responsabilità extracontrattuale, sia in quella di responsabilità contrattuale, spetta al danneggiato fornire la prova dell’esistenza del danno lamentato, e della sua riconducibilità al fatto del debitore: a tal fine l’art. 1218 c.c., che pone una presunzione di colpevolezza dell’inadempimento, non agevola la posizione del danneggiato in ordine alla prova dell’effettiva esistenza del danno derivante dall’inadempimento, onere che non è diverso da quello incombente su colui che faccia valere una responsabilità extracontrattuale (in questo senso, Cass. 18 marzo 2005 n. 5960). Ed il principio – per il quale il creditore che agisca per la risoluzione contrattuale, per il risarcimento del danno, ovvero per l’adempimento deve soltanto provare la fonte (negoziale o legale) del suo diritto ed il relativo termine di scadenza, limitandosi alla mera allegazione della circostanza dell’inadempimento della controparte, mentre il debitore convenuto è gravato dell’onere della prova del fatto estintivo dell’altrui pretesa, costituito dall’avvenuto adempimento, ed eguale criterio di riparto dell’onere della prova deve ritenersi applicabile al caso in cui il debitore convenuto per l’adempimento, la risoluzione o il risarcimento del danno si avvalga dell’eccezione di inadempimento ex art. 1460 – è stato affermato (Cass. Sez. un. 30 ottobre 2001 n. 13533) in tema di prova dell’inadempimento di un’obbligazione, e non già del danno che all’inadempimento medesimo sia conseguito.

Anche il secondo profilo del motivo è manifestamente infondato, atteso che il Tribunale ha svolto un ragionamento più complesso di quello inteso dal ricorrente, ritenendo, nella valutazione del rapporto, che la mancata produzione delle buste paga anche per gli anni 2007 e 2008 precludeva di potere ritenere il mancato pagamento per lo straordinario, a differenza di quanto avvenuto per gli anni 2009 e 2010, in relazione ai quali la produzione delle buste paga aveva provato il pagamento delle ore aggiuntive, e le stesse prove testimoniali, pur generiche e non sempre concordanti, deponevano per l’espletamento di ore aggiuntive, ma non che non fossero state retribuite o remunerate in misura inferiore al dovuto.

Deve pertanto ritenersi che il Giudice del merito, sia pure con un ragionamento non del tutto lineare, non abbia invertito l’onere della prova, ritenendo insufficienti le sole testimonianze, generiche e non sempre concordanti, a determinare l’entità del maggior credito del dipendente per le ore di straordinario.

Si verrebbe sostanzialmente a trattare di un vizio di motivazione non denunciabile, applicandosi l’art. 360 c.p.c., n. 5 novellato dal D.L. n. 83 del 2012, conv. nella L. n. 134 del 2012.

1.3.- Il terzo motivo è inammissibile, atteso che la doglianza non indica la mancata osservanza dei criteri di ermeneutica contrattuale, ma solo la non appagante valutazione dell’attività concretamente svolta, che costituisce specifico compito del giudice del merito, vizio che potrebbe costituire insufficienza di valutazione, inammissibile, trovando applicazione l’art. 360 c.p.c., n. 5. Ed il Tribunale ha anche escluso la ricorrenza di mansioni superiori a fronte della sporadicità delle prestazioni.

Va pertanto respinto il ricorso.

Le spese seguono la soccombenza.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente alle spese, liquidate in Euro 3200,00, oltre Euro 100,00 per esborsi; oltre spese forfettarie ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 13 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 16 febbraio 2017

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA