Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4105 del 16/02/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 16/02/2017, (ud. 13/01/2017, dep.16/02/2017),  n. 4105

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAGONESI Vittorio – Presidente –

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – rel. Consigliere –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22993-2013 proposto da:

C.G. e B.N., elettivamente domiciliati in ROMA,

VIA L. G. FARAVELLI 22, presso lo studio dell’avvocato GAETANO

GIANNI’ (STUDIO MARESCA MORRICO BOCCIA e ASSOCIATI), rappresentati e

difesi dall’avvocato LARA TRIFIRO’ giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

CURATELA DEL FALLIMENTO DELLA (OMISSIS) SPA, (P.I. (OMISSIS)),

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TIBULLO 10, presso lo studio

dell’avvocato GUIDO FIORENTINO, rappresentato e difeso dall’avvocato

CARMELO AMATA, giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 567/2014, emessa il 4/07/2014, della CORTE

D’APPELLO di MESSINA, depositata il 14/07/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 13/01/2017 dal Consigliere Relatore Dott. DI

VIRGILIO Rosa Maria.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Premesso:

La Corte d’appello di Messina, con la sentenza indicata, ha accolto l’appello e, in riforma della sentenza impugnata, ha accolto la domanda di inefficacia ex art. 67, comma 2 L. Fall., proposta dal fallimento (OMISSIS) avente ad oggetto la vendita in data 17/12/1990 da parte della società, poi fallita l’11/3/91, ai coniugi B. e C. dell’immobile sito in (OMISSIS), ritenendo la prova da parte della Curatela della conoscenza da parte degli acquirenti dello stato di insolvenza della società alla data della vendita, per essere iscritte sull’immobile due ipoteche giudiziali a favore del Credito italiano per 180 milioni di lire e della BNL per 220 milioni di lire.

Ricorrono B. e C., con ricorso affidato a quattro motivi, illustrato con memoria.

Il Fallimento ha depositato controricorso.

Rileva quanto segue.

1.1.-Con il primo motivo di ricorso, i ricorrenti denunciano la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 67, comma 2 L. Fall.; col secondo il vizio di motivazione, per l’omesso esame delle condizioni personali e professionali degli acquirenti, della circostanza dell’integrale corresponsione del prezzo, essendosi gli acquirenti accollato il mutuo restante, e del fatto che non erano definitivi i decreti ingiuntivi sulla base dei quali erano state iscritte le ipoteche; col terzo e col quarto, sotto il profilo del vizio di motivazione e di violazione dei canoni interpretativi del contratto, ripropongono la tesi della natura definitiva del preliminare e quindi del decorso dell’anno ai fini della revocatoria.

Il primo motivo è infondato, atteso che la Corte d’appello si è posta nell’ottica della valutazione della conoscenza effettiva dello stato di insolvenza della società alla data della vendita; il secondo è inammissibile, dolendosi la parte della mancata considerazione di elementi probatori, di per sè neppure decisivi, che già nella formulazione antecedente alla riforma dell’art. 360 c.p.c., n. 5 come novellato dal D.L. n. 83 del 2012, conv. nella L. n. 134 del 2012, che nel caso si applica, non avrebbero potuto costituire vizio di motivazione (è irrilevante il riferimento alla mancata definitività dei decreti ingiuntivi alla data delle iscrizioni, visto che dovevano essere considerate le ipoteche iscritte alla data dell’atto).

Gli ultimi due motivi di ricorso presentano profili di inammissibilità ed infondatezza.

Ed infatti,la Corte d’appello ha sostanzialmente richiamato gli argomenti fatti valere dal Tribunale per la qualificazione come preliminare dell’atto precedente alla stipula dell’atto pubblico ed il vizio di violazione delle regole di ermeneutica contrattuale si riduce alla contrapposizione della propria, differente interpretazione, a fronte della qualificazione dell’atto come preliminare.

Il ricorso va pertanto respinto; le spese seguono la soccombenza.

PQM

La Corte respinge il ricorso; condanna i ricorrenti alle spese, liquidate in Euro 5000,00, oltre Euro 100,00 per esborsi; oltre spese forfettarie ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.

Così deciso in Roma, il 13 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 16 febbraio 2017

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