Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4093 del 20/02/2018


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Civile Sent. Sez. 1 Num. 4093 Anno 2018
Presidente: DI PALMA SALVATORE
Relatore: BISOGNI GIACINTO

SENTENZA
sul ricorso proposto da
Ofuonyeabuna Peter, elettivamente domiciliato in Roma via
Cosseria n.2 (presso Alfredo Placidi), rappresentato e difeso,
giusta procura speciale in calce al ricorso, dall’avv.
Nazzarena Zorzella che dichiara di voler ricevere le
comunicazioni relative al processo al fax n.051238468 e alla
p.e.c. nazzarena.zorzella©ordineavvocatibopec.it;

ricorrente

nei confronti di
Ministero dell’Interno, in persona del Ministro in carica pro
tempore, rappresentato e difeso ex lege dall’Avvocatura
generale dello Stato e domiciliato negli uffici dell’Avvocatura

Data pubblicazione: 20/02/2018

in Roma, via dei Portoghesi 12;
– controricorrente avverso la sentenza n. 503/2015 della Corte di appello di
Bologna, emessa in data 24 febbraio 2014 e depositata in
data 11 marzo 2014, n. R.G.520/2014;

il rigetto del ricorso;
La Corte riconvocatasi per la camera di consiglio del 3
ottobre 2017 e sentita la relazione del cons. Giacinto
Bisogni;

RILEVATO che
1. Peter Ofuonyeabuna, cittadino nigeriano, ha chiesto
alla

Commissione Territoriale di

Bologna

il

riconoscimento del proprio diritto alla protezione
internazionale esponendo di essere originario della
città di Warri nel Delta State dove aveva vissuto
con la propria famiglia dedita alla pesca sino al
2009, anno in cui era stato costretto a lasciare il
paese a causa della cd. guerra del petrolio che
aveva apportato gravi danni alla popolazione civile
e in particolare aveva causato la morte del fratello.
Si era quindi recato in Libia da dove era stato
costretto a imbarcarsi per Lampedusa a causa della
guerra civile che aveva colpito il paese nel 2011.

sentito il P.G. cons. Federico Sorrentino che ha concluso per

2. La Commissione territoriale di Bologna aveva
riconosciuto il diritto a ottenere un permesso di
soggiorno per motivi umanitari, in considerazione
della sua ultima provenienza dalla Libia.
3. Con ricorso depositato il 26 gennaio 2013 Peter

accertare il suo diritto alla protezione internazionale
nella forma della protezione sussidiaria di cui all’art.
14 del d.lgs. n. 251/2007.
4. Con ordinanza depositata il 10 febbraio 2014 il
Tribunale di Bologna ha riconosciuto al richiedente
la protezione sussidiaria.
5. La Corte di appello di Bologna con sentenza
n.503/2015 ha accolto l’appello del Ministero
dell’Interno e ha revocato la protezione sussidiaria.
6. Avverso la suddetta sentenza il sig. Ofuonyeabuna
propone ricorso per cassazione articolato in due
motivi: a) violazione dell’art 360, comma 1, nn. 4 e
5 c.p.c. in relazione all’art. 112 c.p.c per omessa
pronuncia

sull’eccezione

di

inammissibilità

dell’appello; b) violazione o falsa applicazione di
norme

di

in

diritto,

particolare

degli

artt.

2,3,4,5,6,14 del d.lgs. 251/2007, degli artt. 8 e 27
del d.lgs n. 5/2008 e degli artt. 2 e 3 della C.E.D.U.
nonché l’omesso esame di fatti decisivi.
3

Ofuonyeabuna ha chiesto al Tribunale di Bologna di

RITENUTO che
7. Con il primo motivo si censura la sentenza della
Corte di appello per non aver preso in esame
l’eccezione

pregiudiziale

di

inammissibilità

dell’appello per violazione dell’art. 342 c.p.c.

Ministero dell’Interno tanto da poter essere
attribuito ad altra controversia.
8.

Il motivo è fondato. La eccezione di inammissibilità
dell’appello è stata totalmente ignorata dalla Corte
distrettuale. Né può ricavarsi dal testo della
motivazione una sua disamina e un suo rigetto
implicito. Infatti la descrizione del contenuto
dell’appello, nella motivazione della sentenza
impugnata, è del tutto generica e priva di quella
congruenza logica necessaria al fine di individuare
l’integrazione dei requisiti di ammissibilità richiesti
dall’art. 342 c.p.c. (cfr. Cass. civ. Sezioni unite, n.

27199 del 16 novembre 2017 secondo cui l’appello
deve contenere una chiara individuazione delle
questioni e dei punti contestati della sentenza
impugnata e, con essi, delle relative doglianze,
affiancando

alla

parte

volitiva

una

parte

argomentativa che confuti e contrasti le ragioni
addotte dal primo giudice).
4

essendo l’appello identico ad altri proposti dal

9. In particolare non viene chiarito, dalla Corte di
appello, per quali ragioni l’amministrazione abbia
contestato la sussistenza attuale di un pericolo per
l’incolumità del richiedente, nel caso di rientro nel
suo paese. Quanto alla credibilità del racconto, reso

nella motivazione, la formula usata dalla Corte
bolognese, per descrivere le censure
dell’amministrazione appellante, è quanto mai
generica: “i fatti descritti non sono collegati al
vissuto personale del ricorrente”.
Significativamente essa smentisce la motivazione
laddove riporta la narrazione resa dal richiedente,
in termini del tutto puntuali e collegati alla sua
situazione familiare. Anche per ciò che concerne la
data di fuoriuscita dal paese (2009) e il periodo
vissuto in Libia dal richiedente prima dell’arrivo in
Italia (8 maggio 2011) deve rilevarsi che si tratta di
riferimenti temporali precisi dai quali non può
implicitamente dedursi nessun elemento di
inattendibilità della richiesta di protezione e di
sospetto sull’epoca della sua proposizione. Anche il
riferimento all’ottenimento della protezione
umanitaria in ragione della provenienza dalla Libia
se, da un lato, è privo di rilevanza al fine di
5

dal richiedente, negata in modo del tutto apodittico

individuare l’esatto contenuto dell’appello e della
censura mossa alla sentenza di primo grado, per
altro verso, giustifica l’inespellibilità del richiedente
ritenuta dalla Commissione territoriale e avvalora
l’attendibilità della narrazione del ricorrente quanto

10.

In sostanza dalla motivazione della decisione
impugnata non è dato desumere, neanche
implicitamente,

alcun

elemento

specifico

di

censura, che la Corte di appello possa aver desunto
dal gravame dell’Amministrazione, ritenendolo
fondato. Non può pertanto ritenersi che la Corte di
appello

abbia

tenuto

conto

dell’eccezione

pregiudiziale dell’odierno ricorrente e che l’abbia
implicitamente ritenuta infondata.
11.

Va pertanto accolto il primo motivo di ricorso,
restando assorbito il secondo motivo, con
conseguente cassazione della sentenza impugnata
e rinvio alla Corte di appello di Bologna che
deciderà, in diversa composizione, anche sulle
spese del giudizio di cassazione.
P.Q. M.

La Corte accoglie il primo motivo del ricorso, assorbito
il secondo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte

6

ai tempi del suo ingresso in Italia.

di appello di Bologna, in diversa composizione, anche per le
spese del giudizio di cassazione.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 3
ottobre 2017.
Il Giudice estensore

Giacinto Bi ogni

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