Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4091 del 16/02/2021

Cassazione civile sez. II, 16/02/2021, (ud. 12/11/2020, dep. 16/02/2021), n.4091

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – Consigliere –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – rel. Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22272-2019 proposto da:

S.B., rappresentato e difeso dall’avvocato GIUSEPPE

BRIGANTI, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

avverso l’ordinanza n. cronol. 7500/2019 del TRIBUNALE di ANCONA,

depositata il 06/06/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/11/2020 dal Consigliere GIANNACCARI ROSSANA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con decreto del 6.6.2019, il Tribunale di Ancona rigettò il ricorso di S.B. avverso la decisione della Commissione Territoriale di Ancona di diniego della domanda di protezione internazionale nella forma del riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e del diritto ci rilascio di un permesso umanitario.

1.1. S.B., cittadino della Guinea Bissau, aveva dichiarato innanzi alla Commissione territoriale di aver svolto attività politica in favore del candidato alle elezioni presidenziali del 12.4.2015, poi sconfitto e di aver appreso che alcuni dei suoi sostenitori erano stati arrestati; su consiglio della madre aveva lasciato il paese d’origine per timore di subire la stessa sorte.

1.2. Il Tribunale ha ritenuto che dette dichiarazioni non erano credibili perchè generiche in relazione ai nomi, al tempo ad ai luoghi su fatti essenziali determinanti l’espatrio e che i riferimenti all’attività politica svolta erano confusi e lacunosi, oltre che limitati ad un breve arco temporale. Inoltre, il timore di essere arrestato sarebbe stata indotta da un soggetto terzo, di nome M. lo avrebbe convinto a lasciare il paese.

1.3. Accertò, sulla base del report EASO e da altre fonti qualificate (Viaggiare Sicuri, International Committee of the Redi Cross) che in Guinea Bissau non vi era una situazione di conflitto generalizzato e che anche nella regione di Casamance, a seguito del cessate il fuoco, gli episodi di violenza erano di bassa intensità. Non ritenne sussistenti i presupposti per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari in quanto la convivenza con una donna di nazionalità italiana e l’attività di volontariato erano inidonei a provare una effettiva integrazione nel territorio dello Stato.

2. Per la cassazione del decreto ha proposto ricorso S.B. sulla base di quattro motivi.

2.1. Il Ministero dell’Interno non ha svolto attività difensiva.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso si deduce la nullità del decreto, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 1, art. 11, lett. a) e art. 13 e dell’art. 737 c.c., art. 135 c.p.c., art. 156 c.p.c., comma 2, nonchè dell’art. 111 Cost., comma 6 in quanto la motivazione non darebbe conto delle ragioni per le quali le dichiarazioni del ricorrente fossero lacunose e contraddittorie ed avrebbe formulato un giudizio negativo della credibilità basato su aspetti secondari e marginali, aderendo acriticamente alla decisione della Commissione territoriale. Contesta il ragionamento del primo giudice, secondo cui la rinuncia all’impegno politico non lo esporrebbe a persecuzione, rilevando come tale determinazione costituisse la prova della limitazione della libertà di manifestazione del pensiero. La censura verte anche sulle lacune motivazionali in relazione alla ritenuta non rilevanza delle dichiarazioni del richiedente con riferimento alla affermazione circa il carattere di vicenda privata, potendo invece le persecuzioni provenire anche da soggetti non statuali qualora le istituzioni non siano in grado di fornire protezione. Inoltre, il giudice di merito, pur avendo fissato l’udienza non aveva proceduto all’ascolto del richiedente che era stato espressamente richiesto a pag. 4 delle note del 19.3.2019.

2. Il secondo motivo di ricorso è cosi rubricato: omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5. In relazione alla situazione socio-economica e politica del paese di provenienza, alla luce delle fonti internazionali aggiornate.

3. Il terzo motivo di ricorso è così rubricato: violazione e/o falsa applicazione in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 – in riferimento all’art. 2 Cost., art. 10 Cost., comma 3, art. 32 Cost., L. n. 881 del 1977, art. 11,D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8, 9, 10, 13, 27, 32, art. 35 bis, comma 11″ lett. a) e all’art. 16 direttiva Europea n. 2013/32 nonchè agli artt. 2, 3 – anche in relazione all’art. 115 c.p.c., D.Lgs. n. 251 2007, artt. 5,6,7 e 14 e al T.U. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 19, comma 2.

La censura si incentra sul fatto che nel rispetto del dovere di cooperazione istruttoria, il Tribunale avrebbe dovuto prendere in esame le dichiarazioni del ricorrente e la documentazione depositata, attestante l’attività politica svolta nel paese d’origine. Il tribunale di Ancona, invece, si sarebbe limitato a ritenere in sè irrilevante la vicenda del richiedente senza ottemperare al dovere di cooperazione nell’accertamento dell’esito delle elezioni politiche del 2015 e dell’azione di rappresaglia svolta contro gli oppositori politici sconfitti, che lo avrebbero indotto a lasciare il proprio paese. In assolvimento del dovere di cooperazione istruttoria, il Tribunale avrebbe dovuto disporre l’audizione del ricorrente al fine di colmare le lacune probatorie o chiarire il contenuto delle sue dichiarazioni; tale richiesta era stata effettuata nelle note del 19.3.2019 ed il ricorrente era anche comparso all’udienza del 20.3.2019, senza il Tribunale me disponesse l’ascolto. Peraltro, in caso di mancanza di disponibilità della videoregistrazione, sarebbe stato necessario un nuovo completo colloquio con il ricorrente, da svolgersi innanzi al collegio senza possibilità di delega al relatore. Inoltre, il Tribunale avrebbe escluso la ricorrenza della minaccia grave individuale alla vita o alla persona derivante dalla violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno e internazionale sulla base di fonti informative non attuali. Infine, quanto alla protezione umanitaria mancherebbe un esame comparativo della storia del richiedente, considerando l’effettiva integrazione nel paese ospitante attestato dalla dichiarazione dell’Associazione di Promozione “Oltrefrontiera” attestanti le attività svolte a favore della comunità del richiedente e la relazione sentimentale con una cittadina italiana, che trova copertura nell’art. 8 della CEDU.

4. Il quarto motivo di ricorso, sotto la rubrica ” violazione falsa applicazione – in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 – in riferimento agli artt. 6 e 13 CEDU all’art. 47carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e dell’art. 46 della direttiva Europea n. 2013/32″, reitera le censure formulate con i precedenti motivi in relazione alle norme sopra indicate.

5.1 Preliminarmente deve esaminarsi la censura relativa all’omessa audizione del ricorrente.

5.2. Questa Corte, con sentenza della Cassazione civile sez. I, 03/11/2020, n. 24364, dopo un’ampia disamina della giurisprudenza della Corte di Giustizia e degli orientamenti della sezioni semplici in materia di audizione del richiedente, in caso di assenza di videoregistrazione del colloquio svoltosi dinnanzi alla Commissione territoriale, ha affermato che il giudice ha l’obbligo di fissare l’udienza di comparizione, ma non anche quello di disporre l’audizione del richiedente, a meno che nel ricorso vengano dedotti fatti nuovi a sostegno della domanda, il giudice ritenga necessaria l’acquisizione di chiarimenti in ordine alle incongruenze o alle contraddizioni rilevate nelle dichiarazioni del richiedente oppure se il richiedente abbia fatto istanza di audizione, precisando gli aspetti in ordine ai quali intende fornire i predetti chiarimenti, e sempre che la domanda non venga ritenuta manifestamente infondata o inammissibile.

5.2. Ritiene, infatti, questo Collegio che, non avendo il giudizio D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35 bis natura di impugnazione in senso stretto del provvedimento amministrativo della Commissione territoriale, il richiedente, nel determinare il thema decidendum in sede giurisdizionale, così come può allegare nuovi elementi di fatto a fondamento della sua pretesa (vedi Cass. n. 27073/2019, che ha richiamato Cass. S.U. n. 19393/2009 e Cass. n. 7385/2017), altrettanto, può precisare gli elementi già dedotti in sede amministrativa – con un’eventuale diversa chiave di lettura – offrendosi di fornire quei chiarimenti resisi necessari in relazione alle valutazioni svolte dalla Commissione territoriale nel decreto di rigetto.

5.3. Ha osservato questa Corte che l’obbligo del giudice di provvedere all’audizione del richiedente che abbia formulato nel ricorso un’istanza circostanziata, nei termini sopra illustrati, trova – come in caso di nuove allegazioni – parimenti una giustificazione in base al principio dell’effettività della tutela giurisdizionale, sancito dall’art. 46, par. 1 direttiva 2013/32, alla luce del quale va letto anche l’art. 16 (contenuto del colloquio personale) della direttiva procedure (2013/32/UE), secondo cui ” Nel condurre il colloquio personale sul merito di una domanda di protezione internazionale, l’autorità accertante assicura che al richiedente sia data una congrua possibilità di presentare gli elementi necessari a motivare la domanda ai sensi dell’art. 4 della direttiva 2011/95/UE nel modo più completo possibile. In particolare, il richiedente deve avere l’opportunità di spiegare l’eventuale assenza di elementi e/o le eventuali incoerenze o contraddizioni delle sue dichiarazioni”.

5.4. Ne consegue che, ove eventuali incongruenze e/o contraddizioni delle dichiarazioni del richiedente – che sono poi state poste dalla Commissione territoriale a fondamento del giudizio di inattendibilità del suo racconto – non siano state contestate al medesimo nell’immediatezza durante il colloquio personale in sede amministrativa, ma sono state evidenziate solo nel provvedimento di rigetto della stessa Commissione, allo stesso richiedente deve essere fornita l’opportunità di rendere i dovuti chiarimenti, a quel punto, in sede giurisdizionale, previa richiesta circostanziata di nuova audizione, che deve essere avanzata nel ricorso.

5.5. E’, in ogni caso, escluso che il giudice debba disporre una nuova audizione del richiedente (salvo che lo stesso giudice non lo ritenga necessario) in difetto di un’istanza di quest’ultimo contenuta nel ricorso, o comunque allorquando tale eventuale richiesta sia stata formulata in termini generici.

5.6. In definitiva, la valutazione in ordine alla natura circostanziata o solo generica dell’istanza di audizione del richiedente, eventualmente contenuta nel ricorso, è demandata in via esclusiva al giudice di merito, la cui motivazione deve essere strettamente correlata alla specificità dell’istanza ed è sindacabile in sede di legittimità a norma dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come interpretato alla luce dei parametri della sentenza delle SS.UU n. 8053/2014.

5.7. Peraltro, ove il giudice di merito ometta di pronunciarsi sull’istanza di audizione formulata dal richiedente, tale omissione è parimenti censurabile sotto il profilo del vizio di motivazione (Cass. n. 13716 del 05/07/2016; conf. Cass. 24830/2017; Cass. 6715/2013)”.

5.5. E’, in ogni caso, escluso che il giudice debba disporre una nuova audizione del richiedente (salvo che lo stesso giudice non lo ritenga necessario) in difetto di un’istanza di quest’ultimo contenuta nel ricorso, o comunque allorquando tale eventuale richiesta sia stata formulata in termini generici.

5.6. In definitiva, la valutazione in ordine alla natura circostanziata o solo generica dell’istanza di audizione del richiedente, eventualmente contenuta nel ricorso, è demandata in via esclusiva al giudice di merito, la cui motivazione deve essere strettamente correlata alla specificità dell’istanza ed è sindacabile in sede di legittimità a norma dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come interpretato alla luce dei parametri della sentenza delle SS.UU n. 8053/2014.

5.7. Peraltro, ove il giudice di merito ometta di pronunciarsi sull’istanza di audizione formulata dal richiedente, tale omissione è parimenti censurabile sotto il profilo del vizio di motivazione (Cass. n. 13716 del 05/07/2016; conf. Cass. 24830/2017; Cass. 6715/2013)”.

5.8. Nel caso di specie, il ricorrente non ha indicato le specifiche circostanze fattuali in ordine ai quali intendeva fornire chiarimenti, limitandosi ad asserire in modo apodittico la necessità dell’audizione innanzi al collegio “al fine di colmare le lacune probatorie o chiarire il contenuto delle sue dichiarazioni” di talchè la censura si appalesa del tutto generica e come tale inammissibile (vedi sul punto anche Cass. n. 8931/2020).

5.9. Generica è altresì la richiesta di produzione documentale in quanto priva di riferimento al loro contenuto ed allo loro decisività.

5.10. Del pari inammissibile è la doglianza relativa al rigetto della domanda di protezione sussidiaria, sia ai sensi del D.Lgs. n. 2517 del 2007, art. 14, lett. a) e b), avendo il giudice di merito ritenuto non credibile il racconto del richiedente (Cass. civ. sez. I, 30/08/2019, n. 21889; Cass. civ. sez. I, 22/02/2019, n. 5354) sictin relazione alla protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c); il Tribunale ha adempiuto all’obbligo di cooperazione istruttoria officiosa allo scopo di escludere l’esistenza nel paese di origine del richiedente di una condizione di tensione interna derivante da conflitti armati di tale intensità da esporre ad un danno grave la vita di chiunque per il solo fatto della presenza in quel luogo, e lo ha fatto correttamente attingendo le informazioni sul paese d’origine del richiedente da fonti internazionali, in ossequio a quanto previsto dalla previsione di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3. Il Tribunale ha fatto espresso al report EASO e ò up; altre fonti qualificate (Viaggiare Sicuri, International Committee of the Red Cross) che in Guinea Bissau non vi era una situazione di conflitto generalizzato e che anche nella regione di Casamance, a seguito del cessate il fuoco, gli episodi di violenza erano di bassa intensità.

5.11. Quanto, poi, alla censura concernente l’inattendibilità delle fonti consultate, preme richiamare l’orientamento di questa Corte secondo cui in tema di protezione internazionale, ai fini della dimostrazione della violazione del dovere di collaborazione istruttoria gravante sul giudice di merito, non può procedersi alla mera prospettazione, in termini generici, di una situazione complessiva del Paese di origine del richiedente diversa da quella ricostruita dal giudice, sia pure sulla base del riferimento a fonti internazionali alternative o successive a quelle utilizzate dal giudice e risultanti dal provvedimento decisorio, ma occorre che la censura dia atto in modo specifico degli elementi di fatto idonei a dimostrare che il giudice di merito abbia deciso sulla base di informazioni non più attuali, dovendo la censura contenere precisi richiami, anche testuali, alle fonti alternative o successive proposte, in modo da consentire aeCorte di legittimità l’effettiva verifica circa la violazione del dovere di collaborazione istruttoria (Cass. civ., sez. I, 21/10/2019, n. 26728).

5.12. Quanto alla censura relativa al diniego della protezione umanitaria, si osserva che il rilascio del permesso di soggiorno per gravi ragioni umanitarie, nella disciplina di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, – applicabile ratione temporis, in conformità a quanto disposto da Cass., Sez. Un. 29459 del 13/11/2019, essendo stata la domanda di riconoscimento del permesso di soggiorno proposta prima dell’entrata in vigore del D.L. n. 113 del 2018 rappresenta una misura atipica e residuale, volta a tutelare situazioni che, seppur non integranti i presupposti per il riconoscimento delle forme tipiche di tutela, si caratterizzino ugualmente per la condizione di vulnerabilità in cui versa il richiedente la protezione internazionale.

5.13. L’accertamento della summenzionata condizione di vulnerabilità avviene, in ossequio al consolidato orientamento di questa Corte (cfr. Cass. civ., sez. I, 15/05/2019 n. 13088; Cass. civ., sez. I, n. 4455 23/02/2018, Rv. 647298 – 01), alla stregua di una duplice valutazione, che tenga conto, da un lato, degli standards di tutela e rispetto dei diritti umani fondamentali nel Paese d’origine del richiedente e, dall’altro, del percorso di integrazione sociale da quest’ultimo intrapreso nel Paese di destinazione.

5.14.Le Sezioni Unite hanno consolidato l’indirizzo espresso dalle Sezioni Semplici, secondo cui occorre operare la valutazione comparativa della situazione soggettiva e oggettiva del richiedente con riferimento al Paese di origine, in raffronto alla situazione d’integrazione raggiunta nel paese di accoglienza, senza che abbia rilievo l’esame del livello di integrazione raggiunto nel nostro Paese, isolatamente ed astrattamente considerato (Cassazione civile sez. un., 13/11/2019, n. 29459).

5.15. Il Tribunale, nel rigettare la domanda volta al rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, ha puntualmente valutato entrambe le condizioni menzionate, ritenendo che la relazione sentimentale con una donna di nazionalità italiana e l’attività di volontariato fossero inidonei a provare una effettiva integrazione nel territorio dello Stato. Inoltre, non ha ravvisato nelle condizioni del ricorrente una situazione integrante la condizione dei “seri motivi” di carattere umanitario, derivante dalla compromissione dei diritti umani fondamentali, il cui accertamento è presupposto indefettibile per il riconoscimento della misura citata (cfr. Cass. civ., sez. I, 15/01/2020, n. 625; Cass. civ., Sez. 6 – 1, n. 25075 del 2017).

6. Il ricorso va pertanto rigettato.

6.1. Non deve provvedersi sulle spese, non avendo il Ministero svolto attività difensiva.

6.3. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Seconda Sezione Civile della Corte di cassazione, il 12 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 16 febbraio 2021

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA