Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4087 del 16/02/2021

Cassazione civile sez. II, 16/02/2021, (ud. 09/10/2020, dep. 16/02/2021), n.4087

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rosanna – rel. Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21854-2019 proposto da:

E.E., rappresentato e difeso dall’avvocato FEDERICO LERA,

giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2195/2018 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 28/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

09/10/2020 dal Consigliere Dott. ROSSANA GIANNACCARI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. E.E. propose innanzi alla Commissione Territoriale di Bari domanda di protezione internazionale nella forma del riconoscimento dello status di rifugiato, in subordine della protezione sussidiaria e del diritto al rilascio di un permesso umanitario.

1.1. Innanzi alla Commissione, egli riferì di essere cittadino (OMISSIS), proveniente dall'(OMISSIS), e di aver lasciato il proprio Paese in quanto, a seguito di contrasti tra il villaggio (OMISSIS) ed il villaggio (OMISSIS) per questioni di confine, erano stati uccisi, in tempi diversi, i capi dei due villaggi; si era, quindi, recato a Benin City, città in cui si era trasferito, al funerale del capo del villaggio (OMISSIS), nel corso del quale vi fu una sparatoria e venne ferito un ragazzo. Era stato ingiustamente accusato del ferimento e, dopo che gli abitanti del villaggio (OMISSIS) uccisero il padre, decise di fuggire temendo per la sua incolumità.

1.2. Il Tribunale rigettò la domanda ed il provvedimento di diniego venne confermato dalla Corte d’Appello di Genova.

1.3. La Corte distrettuale non ritenne credibile il racconto del ricorrente perchè generico in quanto non si spiegherebbe la vendetta nei suoi confronti pur essendo estraneo ai fatti, considerando che egli viveva in un altro villaggio e si era recato al funerale del capo villaggio senza armi. Escluse che in (OMISSIS), nell'(OMISSIS), vi fosse una situazione di violenza generalizzata e, quanto alla protezione umanitaria, ritenne non sussistente una condizione di vulnerabilità del cittadino straniero nè l’integrazione nel Paese ospitante.

2. Per la cassazione di detta sentenza ha proposto ricorso E.E. sulla base di tre motivi.

2.1. Il Ministero dell’interno non ha svolto attività difensiva.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso si deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, per avere la Corte ritenuto inattendibili le dichiarazioni del richiedente senza compiere una dettagliata analisi sulle circostanze dal medesimo riferite e senza tener conto delle informazioni sul Paese di provenienza, con particolare riguardo alla situazione di instabilità politica esistente in (OMISSIS).

1.1. Il motivo è inammissibile.

1.2. Con tale doglianza il ricorrente non censura il fatto storico che la Corte avrebbe omesso di valutare, ma la valutazione degli elementi di fatto, insindacabile in sede di legittimità, sicchè il ricorso si risolve in una critica generica della decisione.

1.3. Secondo il principio costantemente affermato da questa Corte, infatti, in materia di protezione internazionale, il D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5, obbliga il giudice a sottoporre le dichiarazioni del richiedente, ove non suffragate da prove, non soltanto ad un controllo di coerenza interna ed esterna, ma anche ad una verifica di credibilità razionale della concreta vicenda narrata a fondamento della domanda, verifica sottratta al controllo di legittimità al di fuori dei limiti di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5. (Cassazione civile sez. I, 07/08/2019, n. 21142).

1.4. L’attenuazione dell’onere probatorio a carico del richiedente non esclude l’onere di compiere ogni ragionevole sforzo per circostanziare la domanda D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5, lett. a), essendo possibile solo in tal caso considerare “veritieri” i fatti narrati.

1.5. Nell’applicare i summenzionati parametri, la Corte d’appello ha ritenuto incoerente ed inattendibile la ricostruzione sostenuta da parte ricorrente in ragione del carattere generico ed implausibile delle informazioni rese, con particolare riferimento alla circostanza delle accuse nei suoi confronti.

1.6. Quanto, poi, alla censura concernente l’inadempimento del dovere di cooperazione istruttoria di cui si sarebbe reso responsabile l’organo di merito, in violazione del disposto di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, secondo il consolidato orientamento di questa Corte, l’eventuale esito negativo della valutazione di credibilità, coerenza intrinseca e attendibilità della versione resa dal richiedente la protezione internazionale rende ultronea l’attivazione del dovere di cooperazione istruttoria facente capo all’organo giudicante (Cassazione civile sez. I, 30/08/2019, n. 21889; Cassazione civile sez. I, 22/02/2019, n. 5354).

2. Con il secondo motivo di ricorso, si deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b) e c) in combinato disposto con il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per non avere la Corte ritenuto che un danno grave, nella specie la tortura o altra forma di pena o trattamento degradante, possa derivare anche da soggetti non statuali. Rileva l’assenza di approfondimento sulle condizioni del Paese d’origine al fine del riconoscimento della protezione sussidiaria per l’esistenza di un conflitto interno o internazionale.

2.2. La doglianza relativa al rigetto della domanda di protezione sussidiaria, sia ai sensi del D.Lgs. n. 2517 del 2007, art. 14, lett. a) e b) consegue alla valutazione negativa della credibilità del racconto del richiedente (Cass. civ. sez. I, 30/08/2019, n. 21889; Cass. civ. sez. I, 22/02/2019, n. 5354). Quanto alla protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c), il Tribunale, sulla base del report EASO e di altre fonti qualificate ha accertato che in (OMISSIS), nella regione dell'(OMISSIS), non vi era una situazione di conflitto generalizzato di tale intensità da esporre ad un danno grave la vita di chiunque per il solo fatto della presenza in quel luogo, in ossequio a quanto previsto dalla previsione di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3.

3. Con il terzo motivo di ricorso si deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3 in combinato disposto con il D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 per avere la Corte di merito erroneamente rigettato la domanda di protezione umanitaria, con ciò negando al ricorrente la possibilità di avere una protezione dal rischio di subire violenza in un contesto di insufficiente rispetto dei diritti umani. Inoltre, la Corte d’appello non avrebbe considerato che” nel Paese ospitante, il ricorrente avrebbe la possibilità di svolgere un’attività lavorativa e condurre una vita dignitosa.

3.1. Il motivo è inammissibile.

3.2. Nessuna violazione di legge può ipotizzarsi in relazione al diniego del rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, in assenza di una condizione di vulnerabilità per ragioni di salute relativa alla patologia medica indicata (ipertrofia dei turbinati) nè per l’esistenza di una stabile integrazione, non essendo sufficiente, a tal fine, la partecipazione a progetti territoriali di volontariato.

3.3. La Corte di merito ha fatto corretta applicazione dei principi consolidati nella giurisprudenza di questa Corte, secondo cui, in tema di protezione umanitaria, nel regime vigente ratione temporis, ai fini dell’accertamento della condizione di vulnerabilità del richiedente, all’esito della valutazione comparativa tra le condizioni di vita alle quali lo straniero sarebbe esposto ove rimpatriato ed il raggiunto grado di integrazione sociale nel nostro Paese, la condizione di povertà del Paese di provenienza può assumere rilievo ove considerata unitamente alla condizione di insuperabile indigenza alla quale, per ragioni individuali, il ricorrente sarebbe esposto ove rimpatriato, nel caso in cui la combinazione di tali elementi crei il pericolo di esporlo a condizioni incompatibili con il rispetto dei diritti umani fondamentali. (Cassazione civile sez. I, 04/09/2020, n. 18443).

4. Il ricorso va, pertanto, dichiarato inammissibile.

4.1. Non deve provvedersi alla liquidazione delle spese di lite non avendo il Ministero dell’interno svolto attività difensiva.

4.2. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte di cassazione, il 9 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 16 febbraio 2021

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