Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4086 del 09/02/2022

Cassazione civile sez. III, 09/02/2022, (ud. 16/12/2021, dep. 09/02/2022), n.4086

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 35794/19 proposto da:

I.O., (alias I.O.), elettivamente

domiciliato a Roma, v.le dell’Università n. 11, (c/o avv. Benzi),

difeso dall’avvocato Alessandra Ballerini, in virtù di procura

speciale apposta in margine al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno;

– resistente –

avverso il decreto del Tribunale di Genova 18.10.2019 n. 3636;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

16 dicembre 2021 dal Consigliere relatore Dott. Marco Rossetti.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. I.O., cittadino nigeriano, chiese alla competente commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, di cui al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 4:

(a) in via principale, il riconoscimento dello status di rifugiato politico, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex artt. 7 e segg.;

(b) in via subordinata, il riconoscimento della “protezione sussidiaria” di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14;

(c) in via ulteriormente subordinata, la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 5, comma 6 (nel testo applicabile ratione temporis).

A fondamento della domanda dedusse di avere lasciato il proprio Paese dopo essere sfuggito fortunosamente al tentativo, compiuto dagli aderenti ad una setta segreta, di ucciderlo a scopo sacrificale nell’ambito d’un rito tribale. La Commissione Territoriale rigettò l’istanza.

2. Avverso tale provvedimento I.O. propose, ai sensi del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis, ricorso dinanzi alla sezione specializzata, di cui al D.L. 17 febbraio 2017, n. 13, art. 1, comma 1, del Tribunale di Genova, che la rigettò con Decreto 18 ottobre 2019, n. 3636.

Il Tribunale ritenne che:

-) lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b), non potessero essere concessi perché il racconto del richiedente era inattendibile;

-) la protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), non potesse essere concessa, perché nel Paese di provenienza del richiedente non esisteva una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato;

-) la protezione umanitaria di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, non potesse essere concessa in quanto il richiedente non aveva conseguito alcuna integrazione nel nostro Paese.

3. Tale decreto è stato impugnato per cassazione da I.O. con ricorso fondato su tre motivi (il terzo è contraddistinto dalla cifra romana “II”).

Il Ministero dell’interno non ha notificato controricorso, ma solo chiesto di partecipare all’eventuale discussione in pubblica udienza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Col primo motivo il ricorrente censura il decreto del tribunale nella parte in cui ha rigettato la domanda di protezione sussidiaria.

Sostiene il ricorrente che in Nigeria, contrariamente a quanto ritenuto dal tribunale, esiste una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato, tale da evitare la concessione della protezione sussidiaria per l’ipotesi di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c).

1.1. Il motivo è fondato.

Il Tribunale, infatti, ha escluso la sussistenza, nella regione di provenienza del richiedente, di una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato, ma senza indicare alcuna fonte attendibile ed aggiornata, rientrante nel novero di quelle elencate dal D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3.

Ha di conseguenza, violato il precetto stabilito dalla norma suddetta, là dove afferma che “ciascuna domanda è esaminata alla luce di informazioni precise e aggiornate circa la situazione generale esistente nel Paese di origine dei richiedenti asilo e, ove occorra, dei Paesi in cui questi sono transitati”.

2. Col secondo motivo il ricorrente impugna il decreto del tribunale nella parte in cui ha rigettato la domanda di rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Deduce che la protezione umanitaria deve essere concessa non solo in presenza di situazioni di vulnerabilità soggettive, ma anche in presenza di situazioni di vulnerabilità oggettiva, quali l’insufficiente rispetto dei diritti umani, e che nel caso di specie il tribunale ha trascurato di approfondire tale questione.

2.1. Il motivo resta assorbito dall’accoglimento del primo motivo di ricorso. Il giudice di rinvio, infatti, dovendo tornare ad esaminare le condizioni oggettive del Paese di provenienza del ricorrente, accerterà in base a fonti attendibili ed aggiornate sia la sussistenza o meno d’una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato, per i fini di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c); sia, in subordine, la sussistenza d’una generale situazione di violazione dei diritti umani al di sotto del loro nucleo irriducibile, ai fini dell’esame della domanda di rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, secondo le previsioni ratione temporis applicabili.

3. Col terzo motivo il ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, artt. 5 e 19.

Il motivo deve ritenersi rivolto contro il capo di sentenza che ha rigettato la domanda di protezione sussidiaria per l’ipotesi di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b).

Nella illustrazione del motivo infatti si sostiene che il D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, impedisce l’espulsione dello straniero verso uno Stato in cui possa essere esposto al rischio di tortura, oppure di violazione sistematica grave dei diritti umani.

L’illustrazione del motivo prosegue richiamando i principi generali in materia di non refoulement, e conclude che tale principio impone, anche nella assenza dei presupposti per il rilascio della protezione sussidiaria, la concessione almeno del permesso di soggiorno per motivi umanitari.

3.1. Il motivo è manifestamente inammissibile ex art. 366 c.p.c., n. 4, perché:

a) è astratto ed assertivo;

b) prescinde dal contenuto oggettivo del decreto impugnato;

c) soprattutto non chiarisce per quali ragioni in caso di rimpatrio sarebbe esposto al rischio di tortura o di violazione grave dei diritti umani.

4. Le spese del presente giudizio di legittimità saranno liquidate dal giudice del rinvio.

P.Q.M.

(-) accoglie il primo motivo di ricorso; dichiara assorbito il secondo; dichiara inammissibile il terzo; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la causa al Tribunale di Genova, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 16 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 febbraio 2022

 

 

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