Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4085 del 19/02/2013





Civile Sent. Sez. 6 Num. 4085 Anno 2013
Presidente: SALME’ GIUSEPPE
Relatore: SCALDAFERRI ANDREA

SENTENZA
sul ricorso 15159-2011 proposto da:
.

ZIZZO GIUSEPPINA(ZZ/GPPGOS52Z326S) CARTOCCI IRM.A

(CRTRNII50P49L30313)

SCOPINO

LOREDANA

SCPLDN63S61H501A) elettivamente domiciliate in ROMA, VIA
ANDREA DORIA 48, presso lo studio dell’avvocato ABBATE
FERDINANDO EMILIO, che le rappresenta e difende, giusta
procura a margine del ricorso;

– ricorrenti contro
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA in persona del Ministro pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI

Data pubblicazione: 19/02/2013

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende, ope legis;

– contraticorrente e ricorrente incidentale .

contro

CRTRMI50P49L303P) SCOPINO LOREDANA
5CPIDN63S61H501A) elettivamente domiciliate in RONL-k, VIA
ANDREA DOMA 48, presso lo studio dell’avvocato ABBATE
FERDINANDO EMILIO, che le rappresenta e difende, giusta
procura a margine del ricorso principale;

– controricorrente al ricorrente incidentale –

avverso il decreto nel procedimento R.G. 143/2011 della CORTE
D’APPELLO di PERUGIA del 7.2.2011, depositato il 28/02/2011;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del
14/11/2012

dal

Consigliere

Relatore

Dott.

ANDREA

SCALD_AFERRI;
udito per le ricorrente e controricorrenti al ricorrente incidentale
l’Avvocato Ranieri Roda (per delega avv. Ferdinando E. Abbate) che si
riporta agli scritti.
E,’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott.
IMMACOLATA ZENO che ha concluso per la sospensione dei
ricorso; in subordine per il rigetto del ricorso principale e incidentale.

SVOLC. AMENTO DEI, PROCESSO

Ric. 2011 n. 15159 sez. M1 ud. 14-11-2012
-2-

ZIZZO GIUSEPPINA(ZZZGPP60S52Z326S) CARTOCCI IRMA

Giuseppina Zizzo, Loredana Scopino e Irma Cartocci hanno, con
ricorso alla Corte d’appello di Perugia, proposto domanda di equa
riparazione, ai sensi della legge n. 89 del 2001, del danno non
patrimoniale sofferto a causa della non ragionevole durata del giudizio
di equa riparazione regolato dalla stessa legge, introdotto nell’ottobre

definizione in sede di merito nel febbraio 2007, era proseguito in
cassazione sino alla emissione della sentenza nel dicembre 2009.
La Corte territoriale, con il decreto indicato in epigrafe, ha rigettato la
domanda, ritenendo che la durata complessiva (tre anni e un mese) sia
da ritenere ragionevole, tenuto conto che si tratta di procedimento che,
pur non potendo ritenersi complesso, presenta tuttavia alcuni elementi
che inducono a ritenerlo non semplice.
Per la cassazione di questo decreto le predette hanno proposto ricorso
sulla base di due motivi, cui resiste con controricorso e ricorso
incidentale l’intimata Amministrazione.
MOTIVI DELLA DECISIONE
1.. Con entrambi i motivi del ricorso principale si censura il decreto
impugnato in relazione alla determinazione della durata ragionevole.
Con il primo viene denunciata la violazione e/o falsa applicazione
dell’art. 2 della legge n. 89 del 2001 e dell’art. 6.1 della Convenzione
europea dei diritti dell’uomo per non avere la Corte distrettuale tenuto
conto dei criteri elaborati dalla giurisprudenza della Corte di
Strasburgo; con il secondo viene denunciato -oltre alla violazione delle
norme già richiamate, il vizio di motivazione sul grado di complessità
del procedimento in esame. 2. Con i due motivi del ricorso incidentale
del Ministero si pone invece la questione della inammissibilità della
domanda, ribadendo la tesi —che la Corte territoriale non avrebbe
neppure esaminato- secondo la quale la durata della procedura di equa
Ric. 2011 n. 15159 sez. M1 – ud. 14-11-2012
-3-

2005 dinnanzi alla Corte d’appello di Roma. Giudizio che, dopo la

riparazione non è suscettibile, a sua volta, di ingenerare altro paterna
d’animo indennizzabile.

3. E’ fondato il ricorso principale, mentre privo di fondamento è
l’incidentale. 3.1. Dalla ricognizione della giurisprudenza della Corte
europea, che come noto costituisce necessario elemento di riferimento

giurisprudenza di questa Corte, emerge come non sia in discussione la
amrnissibilitt della domanda di equa riparazione per la durata
irragionevole di un procedimento di equa riparazione (che del resto né
l’art.2 della legge n.89/2001 né l’art.6 della C.E.D.U. risultano
escludere dal proprio ambito di applicazione), bensì la individuazione
di quale sia la ragionevole durata di un giudizio di equa riparazione,
specie nel caso —qui ricorrente- in cui tale giudizio si sia svolto
dinnanzi alla Corte d’appello e in sede di impugnazione dinnanzi a
questa Corte. A tale riguardo, nella sentenza 29 marzo 2006 della
Grande Camera, nella causa Cocchiarella contro Italia, si è affermato
che «il periodo di quattro mesi previsto dalla legge Pinto soddisfa il requisito di
rapidità necessario perché un rimedio sia effettivo. L’unico ostacolo a ciò può sorgere
dai ricorsi per cassa ione per i quali non è previsto un termine massimo per
l’emissione della decisione. Nel caso di specie, la _fase giudkiatia è durata dal 3
ottobre 2001 al 6 maggio 2002, cioè sette mesi, che, pur eccedendo il termine
previsto dalla legge, sono ancora ragionevoli» (par. 99). Nella successiva
decisione della Seconda Sezione 31 marzo 2009, causa Simaldone
contro Italia (par. 29), si è invece ritenuta eccessiva una durata di un
giudizio “Pinto”, svoltosi in un solo grado dinnanzi alla Corte
d’appello e protrattosi per undici mesi. Nel caso deciso dalla Seconda
Sezione il 22 ottobre 2010, causa Belperio e Ciarmoli contro Italia,
dopo aver dato atto del contenuto della sentenza Cocchiarella, si è
ulteriormente precisato che la durata di un giudizio “Pinto” davanti alla
Ric. 2011 n. 15159 sez. MI – ud. 14-11-2012
-4-

nella interpretazione delle disposizioni della C.E.D.U., ed anche della

Corte d’appello, inclusa la fase di esecuzione, salvo circostanze
eccezionali, non deve superare un anno e sei mesi. Da ultimo, nella
decisione 27 settembre 2011 della Seconda Sezione, causa CE.DI.SA .
Fortore s.n.c. Diagnostica Medica Chirurgica contro Italia, la Corte ha
ritenuto che, in linea di principio, per due gradi di giudizio, la durata di

eccezionali, superiore a due anni.
Nella giurisprudenza di questa Corte, si è invece ritenuto che la
ragionevole durata del giudizio di equa riparazione previsto e
disciplinato dalla legge n. 89 del 2001 vada determinata in mesi quattro
dalla data del deposito del ricorso, coerentemente alla indicazione
chiaramente desumibile dall’art. 3, comma 6, della medesima legge
(Cass. n. 8287 del 2010). 3.2. 11 Collegio ritiene che a tale orientamento
non possa essere data continuità e che -rimandandosi alle singole
fattispecie la valutazione della durata ragionevole di una procedura ex
lege n.89/2001 che si svolga solo dinnanzi alla Corte d’appello- ove,
come nel caso di specie, la procedura si sia svolta anche dinnanzi alla
Corte di cassazione, la durata complessiva del giudizio non possa
comunque eccedere il termine ragionevole di due anni, tenuto conto,
da un lato, delle indicazioni desumibili dagli ultimi approdi (sopra
riassunti) della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo
in coerenza con il termine (pur avente natura meramente sollecitatoria)
di quattro mesi previsto dalla legge n. 89 del 2001, dall’altro della
durata ragionevole del giudizio di cassazione che, anche in un
procedimento di equa riparazione, non è suscettibile di estensione oltre
il limite più volte ritenuto ragionevole di un anno.

3.3. Esaminando quindi il caso di specie, risulta che il giudizio è
iniziato con ricorso depositato presso la Corte d’appello di Roma
nell’ottobre 2005 e che è stato definito con sentenza di questa Corte
Ric. 2011 n. 15159 sez. M1 – ud. 14-11-2012
-5-

un procedimento “Pinto” non debba essere, salvo circostanze

nel dicembre 2009. Detratto il termine ragionevole, stimato in due
anni, e tenuto conto che l’impugnazione è stata proposta dopo un
anno dal deposito della sentenza della Corte di merito (oltre il termine
breve legislativamente previsto per il ricorso per cassazione: v. Cass. n.
8287 del 2010), resta una durata non ragionevole di circa undici mesi.

4. Il decreto impugnato è quindi cassato, e, non essendo necessari
ulteriori accertamenti di fatto, può decidersi nel merito ai sensi dell’art.
384 cod. proc. civ. Ai fini della liquidazione dell’indennizzo, va fatta
applicazione della giurisprudenza di questa Corte (ex multis: n.
21840/09; n.1893/10; n.19054/10), a mente della quale l’importo
dell’indennizzo può essere di euro 750 per anno per i primi tre anni di
durata eccedente quella ritenuta ragionevole, in considerazione del
limitato paterna d’animo che consegue all’iniziale modesto
superamento, mentre solo per l’ulteriore periodo deve essere
richiamato il parametro di curo 1.000 per ciascun anno di ritardo.
Pertanto, il Ministero della giustizia deve essere condannato al
pagamento in favore di ciascuna delle ricorrenti di curo 700,00 a titolo
di equo indennizzo per il periodo di undici mesi circa di irragionevole
durata. Su tale somma sono dovuti gli interessi legali dalla data della
domanda, in conformità ai parametri ormai consolidati ai quali questa
Corte si attiene nell’operare siffatte liquidazioni.
5. Le spese del giudizio di merito e di legittimità seguono la
soccombenza e si liquidano come in dispositivo, tenendo conto,
limitatamente al giudizio di legittimità (cfr.S.U.n.17406/12), di quanto
stabilito dal D.1.14. 20 luglio 2012 in attuazione dell’art.9 comma 2 D.L.
n.1/2012 conv. in Legge n.271/2012 (in particolare dei parametri
indicati dalla Tabella A- Avvocati per lo scaglione di riferimento, dei

Ric. 2011 n. 15159 sez. M1 – ud. 14-11-2012
-6-

L’accoglitnento del ricorso segue dunque di necessità.

criteri di valutazione previsti dall’art.4 e della riduzione prevista
dall’art.9 del Decreto citato).
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso principale, rigetta il ricorso incidentale;
cassa il decreto impugnato e, decidendo nel merito, condanna il

della somma di curo 700,00 oltre interessi legali dalla data della
domanda al saldo; condanna inoltre il Ministero al pagamento delle
spese del giudizio dinanzi alla Corte d’appello, in complessivi C 775,00
—di cui C 445 per onorari e C 280 per diritti- oltre spese generali ed
accessori di legge, e di quelle dinanzi a questa Corte, in complessivi €.
606,25 –di cui C100 per spese- oltre accessori di legge. Spese da
distrarsi in favore dell’av -v.Ferdinando Emilio Abbate che se ne è
dichiarato antistatario.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione
Civile della Corte suprema di Cassazione, il 14 novembre 201
L’estensore

il pre

Ministero della Giustizia al pagamento, in favore di ciascuna ricorrente

Scarica il pdf originale della sentenza:

DOWNLOAD

LEGGI ANCHE

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA


Rob Kelley Womens Jersey