Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4081 del 20/02/2014


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Civile Sent. Sez. 2 Num. 4081 Anno 2014
Presidente: GOLDONI UMBERTO
Relatore: PICARONI ELISA

SENTENZA

sul ricorso 32221-2007 proposto da:
BALDINI GIANLUCA BLDGLC7ORO5Z133Z, BALDINI PATRIZIA
BLDPRZ43R46D612Z, BALDINI GIOVANNI BLDGNN54R13F205J,
elettivamente domiciliati in ROMA, VIA GIUSEPPE
FERRARI 12, presso lo studio dell’avvocato SMEDILE
SERGIO, che li rappresenta e difende unitamente agli
2013

avvocati VILLA FULVIO, ZAMBELLI PAOLO;
– ricorrenti –

2647
contro

D’AMATO MASSIMO, elettivamente domiciliato in ROMA,
VIA DI VILLA GRAZIOLI 20,

presso lo studio

Data pubblicazione: 20/02/2014

dell’avvocato ROMANO GIORGIO, che lo rappresenta e
difende;

controricorrente

avverso il provvedimento del TRIBUNALE di PIACENZA,
depositate il 09/10/2007;

( lfee G

/06),

udienza del 17/12/2013 dal Consigliere Dott. ELISA
PICARONI;
udito l’Avvocato FULVIO VILLA difensore dei ricorrenti
che ha chiesto l’accoglimento del ricorso;
udito

l’Avvocato

MAURO

PALADINI,

con

delega

dell’Avvocato GIORGIO ROMANO difensore del resistente
che ha chiesto il rigetto del ricorso;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. AURELIO GOLIA che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso.

udita la relazione della causa svolta nella pubblica

Ritenuto in fatto
1. – I sigg.ri Baldini hanno impugnato, ai sensi dell’art.
111, settimo comma, Cost., il provvedimento del Tribunale di
Piacenza, in data 26 aprile 2006, che ha deciso definitivamen-

svolta in qualità di curatore dello scomparso Pier Luigi Baldini.
1.1. – Con decreto del 4 marzo 2005, su richiesta degli
odierni ricorrenti, il Tribunale di Piacenza aveva nominato il
dott. D’Amato curatore speciale di Pier Luigi Baldini, scomparso in occasione dello tsunami che aveva colpito il sud-est
asiatico il 26 dicembre 2004.
Con decreto del 30 ottobre 2005, dopo il ritrovamento della salma di Pier Luigi Baldini, era dichiarata la cessazione
della curatela e l’immissione degli eredi nel possesso dei beni.
In data 5 maggio 2006, lo stesso Tribunale liquidava al
dott. D’Amato, a titolo di compenso per l’attività svolta,
l’importo di euro 372.444,00 per competenze e di euro
11.682,00 per rimborso spese, ponendoli a carico degli eredi
pro-quota.
1.2. – Contro il predetto provvedimento, i sigg.ri Baldini

proponevano Ppposizione, ai sensi dell’art. 170 del d.P.R. n.
115 del 2002, censurando

che fossero stati loro addebitati

i

compensi delle attività svolte dal professionista in qualità

te sul compenso dovuto al dott. Massimo D’Amato per l’attività

di amministratore delle società del gruppo facente capo allo
scomparso. Rilevavano gli opponenti che le predette attività
erano state svolte in esecuzione di delibere assembleari, con
le quali il dett. D’Amato era stato nominato membro del consicon attribuzione del relativo compen-

SO.

Si lamentava, in definitiva, la duplicazione dei compensi
liquidati al curatore-amministratore a carico sia delle società amministrate sia degli eredi dello scomparso.
I sigg.ri Baldini assumevano inoltre l’erroneità del calcolo degli onorari, in riferimento agli artt. 2233 e 2389 cod.
civ., 52 disp. att. cod. proc. civ., 50, 52 e 275 d.P.R. n.
115 del 2002.
Nel giudizio di opposizione si costituiva il dott. D’Amato
ed insisteva per la conferma del provvedimento impugnato.
1.3. – Con decreto depositato il 10 ottobre 2007, il Tribunale di Piacenza respingeva l’opposizione proposta dagli eredi Baldini, osservando, in sintesi: a) che era legittimo, ai
fini della liquidazione del compenso al curatore quale ausiliario del giudice, il ricorso alle tariffe professionali dei
dottori commercialisti, in mancanza delle tabelle ministeriali; b) che era congruamente motivata l’entità del compenso liquidato, in considerazione della «peculiare natura e complessità delle attività svolte dal curatore, tali da richiedere un
impegno continuativo e qualificato, in relazione alla plurali-

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glìo di amministrazione,

tà e diversità di interessi patrimoniali e rapporti economici
facenti capo allo scomparso Pier Luigi Baldini».
1.3.1. – In riferimento a quest’ultimo profilo, il Tribunale sottolineava la rilevante attività imprenditoriale svolta

ca di consigliere di amministrazione di un numerose e importanti società, con migliaia di dipendenti.
Il Tribunale evidenziava, quindi, che «la gestione e la
conservazione del patrimonio dello scomparso ad opera del curatore» aveva avuto ad oggetto «le partecipazioni azionarie e
di quote di Pier Luigi Baldini» nelle società Douglas Italia
s.p.a., Chero Piping s.p.a., L.C.M. Italia s.p.a., Douglas
Chero s.p.a., Gruppo Insieme s.r.1., Chero Immobiliare s.r.1.,
Chero France s.a., Douglas KTC, Covenco s.r.l. e Brisbane s.a.
L’attività svolta dal curatore, proseguiva il Tribunale,
aveva riguardato «anche le numerose proprietà immobiliari dello scomparso, i conti correnti, i titoli e i rapporti bancari
facenti a lui capo, valutati dal curatore, come da documentazione allegata, in via approssimativa per difetto, non avendo
il Tribunale autorizzato l’inventario dei beni, in circa
36.250.000,00 di euro».
1.3.2. – A proposito della contestata liquidazione del
compenso riguardante l’attività di amministrazione della Douglas Chero s.p.a., il Tribunale affermava trattarsi di attività svolta dal dott. D’Amato nell’ambito della curatela, come
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da Pier Luigi Baldini, noto industriale che ricopriva la cari-

ausiliario del giudice, e ciò giustificava l’attribuzione di
uno specifico compenso dal quale, peraltro, era stato scomputato il compenso già versato al medesimo dott. D’Amato dalla
società, in modo da non determinare duplicazioni. Doveva poi

tante ad un direttore generale di media impresa, secondo le
indicazioni contenute nelle tariffe professionali dei dottori
commercialisti: il dott. D’Amato non si era limitato a ricoprire formalmente la carica di amministratore di società, ma
aveva svolto attività decisionale equiparabile, appunto, a
quella di direttore generale, come confermato dalla circostanza che la Douglas Chero s.p.a., nel periodo di riferimento,
non aveva conferito tale incarico ad altri.
Quanto alle ulteriori contestazioni degli opponenti circa
l’imposizione a loro carico, pro-quota, del pagamento del compenso, il Tribunale osservava che dovevano ritenersi corretti
gli elementi posti alla base della liquidazione contenuta nel
provvedimento impugnato, anche attraverso il richiamo ai prospetti redatti dal curatore. Dai documenti e dagli atti della
curatela emergevano, infatti, i dati oggettivi relativi alle
numerose partecipazioni societarie detenute dallo scomparso,
ai proventi da queste ricavati ed ai conti correnti, mentre
non sembrava decisiva la circostanza, prospettata dagli opponenti, che le predette disponibilità avrebbero potuto essere
affidate a gestori professionali. Secondo il Tribunale tale

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ritenersi corretta l’assunzione a parametro del compenso spet-

rilievo, per un verso, confermava la complessità dell’attività
svolta dal curatore, di gestione e conservazione del compendio
societario, patrimoniale e finanziario dello scomparso, e, per
altro verso, giustificava la maggiorazione del compenso rico-

dell’art. 52 d.P.R. n. 115 del 2002.
2. – Avverso la predetta decisione gli eredi di Pier Luigi
Baldini propongono ricorso straordinario per cassazione, affidato a quattro motivi.
Resiste, con controricorso, il dott. Massimo D’Amato.
I sigg.ri Baldini hanno depositato memoria in prossimità
dell’udienza.
Considerato in diritto
l. – Il ricorso deve essere accolto con riferimento al
primo, al terzo e al quarto motivo, nei termini di seguito
precisati.
1.1. – Si deve premettere che l’attività svolta dal resistente dott. D’Amato, pur presentando profili di peculiarità,
configura attività di gestione e conservazione dei beni della
persona scomparsa, riconducibile al paradigma della curatela
prevista e disciplinata dall’art. 48 cod. civ.
La

ratio

dell’istituto, di applicazione relativamente

scarsa, consiste nell’approntare gli strumenti necessari alla
«conservazione del patrimonio», determinandosi, con la scomparsa, una situazione di quiescenza dei rapporti giuridici fa-

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nosciuta nel decreto di liquidazione opposto, ai sensi

centi capo allo scomparso, senza immissione neppure temporanea
degli eredi nel possesso dei beni, né liberazione o sospensione delle obbligazioni assunte nei confronti dello scomparso
(ex plurimis,

Cass., sez. lav., sentenza n. 1253 del 2005).

nanzitutto, e centralmente, come assunzione di tutte le misure
necessarie ad evitare la distruzione della ricchezza, conseguente allo stato di incertezza che si determina nei rapporti
giuridici che fanno capo allo scomparso, là dove gli strumenti
per raggiungere lo scopo non possono che essere individuati in
funzione sia della complessità dei rapporti patrimoniali facenti capo allo scomparso, sia del contesto economico di riferimento.
Se, infatti, l’interesse tutelato in via principale e diretta dall’art. 48 cod. civ. è quello dello scomparso, su tale
interesse deve, in concreto, modularsi l’intervento protettivo, come conferma l’ampiezza della formula di legge che conferisce al giudice un esteso potere decisionale, legittimandolo
a «dare gli altri provvedimenti necessari alla conservazione
del patrimonio».
In definitiva, il contenuto dell’attività svolta dal curatore e le scelte dell’autorità giudiziaria che lo conformano
devono essere coerenti con la finalità esclusivamente conservativa dell’istituto, di modo che il patrimonio non subisca
pregiudizio, per effetto della momentanea assenza del titola-

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La nozione di conservazione del patrimonio si declina in-

re. Ciò significa che, pur non configurandosi come intrinsecamente dinamica, la conservazione del patrimonio dello scomparso può implicare la «gestione» di attività economiche anche
molto complesse.

tenere che l’attività, complessa e impegnativa, svolta dal
dott. D’Amato durante la scomparsa di Pier Luigi Baldini (marzo-ottobre 2005) sia riconducibile alla curatela, anche per la
parte in cui è consistita nella partecipazione alle società
che facevano capo all’imprenditore scomparso.
Il curatore è stato infatti autorizzato dal giudice competente ad occuparsi direttamente delle società del gruppo, e, a
seguito di tali autorizzazioni, l’assemblea dei soci della
Douglas Chero s.p.a. lo ha nominato amministratore, e lo ha
regolarmente retribuito per l’attività svolta.
2. – La circostanza è valorizzata dai ricorrenti al fine
di contestare, con il primo motivo di ricorso, l’operato del
Tribunale di Piacenza nella direzione della violazione e falsa
applicazione degli artt. 48 e 2389 cod. civ.
Si assume, da un lato, che erroneamente il Tribunale avrebbe operato una interpretazione «iperestensiva» della funzione del curatore, fino a ritenerla compatibile con quella di
amministratore di società, e, dall’altro lato, che la corresponsione del compenso da parte della società, per l’attività

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1.2. – Venendo all’esame del caso controverso, si deve ri-

svolta dal curatore in seno ad essa, avrebbe esaurito ogni obbligo economico connesso al predetto incarico.
I ricorrenti formulano il corrispondente quesito di diritto, ex art. 366-bis cod. proc. civ., nei seguenti termini:

artt. 48 e 2389 cod. civ., ritenere che il curatore dello
scomparso – nell’esercizio delle funzioni riferite al proprio
ufficio – possa essere considerato

ipso facto anche ammini-

stratore delle società delle quali lo scomparso era socio, e
se per tale ritenuta automatica immedesimazione questi debba
maturare compensi maggiori rispetto a quelli che gli sono stati attribuiti in forza di specifica deliberazione assembleare».
2.1. – La doglianza è parzialmente fondata.
2.1.1.- Il primo profilo di censura è infondato, in ragione delle considerazioni già svolte circa la possibilità che
l’istituto di cui all’art. 48 cod. civ. assuma una conformazione complessa, in particolare nelle ipotesi in cui il giudice competente abbia autorizzato il curatore a compiere particolari attività di gestione, ritenute necessarie alla conservazione del patrimonio della persona scomparsa. In proposito
si deve evidenziare la convergenza delle scelte effettuate
dall’autorità giudiziaria, in merito all’ampiezza della curatela, con quelle degli organi societari, che hanno deciso in
piena autonomia di avvalersi dell’attività del curatore.

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«[…] se costituisca violazione del combinato disposto degli

In ogni caso, poiché l’attività in oggetto è stata autorizzata dal Tribunale, risulta smentito in radice il rilievo
dei ricorrenti secondo cui il curatore dello scomparso sarebbe
stato considerato «ipso facto» anche amministratore delle so-

2.1.2. – Il secondo profilo di censura è, invece, fondato.
Il dato pacifico, dello svolgimento da parte del dott.
D’Amato, nello stesso periodo e contesto, di attività plurime
riconducibili alla curatela, imponeva una specificazione delle
ragioni di quantificazione dei compensi, onde evitare una inammissibile duplicazione degli stessi.
Il tempo e le risorse professionali impiegate dal curatore
nell’attività di amministrazione di società non possono essere
retribuiti anche come attività di curatela «generica», e quindi gravare sugli eredi pro-quota, come invece disposto dal
Tribunale. Si tratta, infatti, di attività che è stata retribuita direttamente dalla società, cioè dal soggetto che l’ha
ricevuta come prestazione svolta al posto dello scomparso,
sicché l’ulteriore liquidazione, con relativa imposizione agli
eredi pro-quota, risulta priva di giustificazione, oltre che
all’evidenza non motivata.
Nell’accoglimento della censura indicata, deve ritenersi
assorbito il secondo motivo di ricorso.
3. – Con il terzo motivo di ricorso, gli eredi Baldini
prospettano la violazione e falsa applicazione degli artt.

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cietà.

2233 cod. civ., 52 disp. att. cod. proc. civ., 50 e 275 del
d.P.R. n. 115 del 2002.
Lamentano i ricorrenti che la liquidazione dei compensi al
curatore sia stata effettuata prendendo a base di calcolo le

equitativa, secondo il criterio dell’attività effettivamente
svolta – come previsto dall’art. 275 del d.P.R. n. 115 del
2002, fino all’approvazione delle tabelle ministeriali indicate dall’art. 50 del citato regolamento -, nonché in carenza
del prescritto parere dell’ordine professionale.
I ricorrenti formulano in proposito il seguente quesito di
diritto: «[…] se costituisca violazione del combinato disposto
degli artt. 2233 cod. civ., 52 disp. att. cod. proc. civ., ed
anche degli artt. 50 e 275 del d.P.R. n. 115 del 2002, ritenere che i compensi maturati dal professionista per l’attività
svolta come curatore dello scomparso debbano essere determinati dal giudice sulla base delle tariffe professionali dei dottori commercialisti, e non piuttosto secondo l’equo apprezzamento del giudice dell’attività effettivamente svolta e comunque previamente acquisendo il necessario parere
dell’associazione professionale di appartenenza del professionista stesso».
3.1. – La doglianza è parzialmente fondata.
Il richiamo alla tariffa professionale dei dottori commercialisti ha costituito, nel caso di specie, la base di calcolo
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tariffe professionali dei dottori commercialisti, e non in via

alla quale il Tribunale di Piacenza ha fatto riferimento
nell’ambito della valutazione equitativa, tenuto conto della
qualità dell’attività svolta dal curatore, le cui caratteristiche appaiono chiaramente riconducibili a quelle tipiche

Tuttavia, nella prospettiva della liquidazione equitativa,
come assunta dal Tribunale di Piacenza, era necessaria
l’acquisizione del parere dell’associazione professionale di
appartenenza, richiesta dall’art. 2233, primo comma, cod. civ.
per la liquidazione del compenso del professionista in tutti i
casi in cui il relativo compenso non sia stato pattuito tra le
parti e nemmeno possa essere determinato sulla base di tariffe
o di usi.
4. – Con il quarto motivo, gli eredi Baldini censurano il
provvedimento di liquidazione del compenso al curatore per violazione e falsa applicazione dell’art. 52 del d.P.R. n. 115
del 2002, nonché sotto il profilo motivazionale.
Nella sostanza, i ricorrenti si dolgono che il Tribunale
abbia disposto la maggiorazione degli onorari liquidati al curatore, in applicazione dell’art. 52, comma l, del d.P.R. n.
115 del 2002 che consente, «per le prestazioni di eccezionale
importanza, complessità e difficoltà», l’aumento degli onorari
fino al doppio.
Si assume che tale operazione, a fronte peraltro di compensi in sé particolarmente elevati, sarebbe priva di logica e

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della professione richiamata.

contrasterebbe con il disposto dell’art. 52 citato: una volta
escluse le attività svolte dal dott. D’Amato quale amministratore delle società del gruppo Douglas Chero s.p.a., già retribuite dagli organi societari, la rimanente attività di curate-

dei compensi.
In ogni caso, secondo i ricorrenti, la maggiorazione ai
sensi dell’art. 52 d.P.R. n. 115 del 2002 presupponeva la liquidazione degli onorari nella misura massima richiesta, diversamente da quanto nella specie avvenuto.
Limitatamente a tale profilo, i ricorrenti hanno formulato
il quesito di diritto nei termini seguenti: «[…] se costituisca violazione dell’art. 52 del d.P.R. n. 115 del 2002, ritenere che gli onorari dovuti al curatore dello scomparso per
l’attività svolta possano essere aumentati dal Tribunale secondo quanto disciplinato dalla citata norma, anche allorquando il Tribunale abbia ritenuto di non dovere determinare gli
onorari dello stesso curatore nella misura massima richiesta,
e comunque senza dare motivazione alcuna della prescritta eccezionalità».
4.1. – La doglianza è parzialmente fondata.
L’argomento sviluppato dai ricorrenti, secondo cui soltanto le prestazioni rese nell’ambito dell’attività di amministrazione societaria avrebbero potuto costituire attività di

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la non presentava complessità tale da legittimare l’aumento

eccezionale complessità ed importanza, ai fini della disposta
maggiorazione, non è condivisibile.
Non vi sono ragioni per escludere che l’esercizio della
curatela possa richiedere prestazioni di eccezionale importan-

dall’esercizio di attività societaria, essendo al contrario
plausibile che, a fronte di un patrimonio ingente e diversificato, l’ausiliario sia tenuto ad un’attività tecnicamente assai impegnativa e assorbente dal punto di vista temporale. Risulta in ogni caso dirimente la considerazione che il riconoscimento della maggiorazione «costituisce oggetto di un potere
discrezionale attribuito al giudice, che lo esercita mediante
il prudente apprezzamento degli elementi a sua disposizione»,
e che, se congruamente motivato, è insindacabile in sede di
legittimità (ex plurimis, Cass., sez. 2, sentenza n. 20235 del
2009).
Nondimeno, nel caso in esame il provvedimento impugnato
presenta un evidente deficit motivazionale nella parte in cui
applica la maggiorazione agli onorari complessivamente considerati, e dunque non distingue quelli riconosciuti per le attività di curatela in senso stretto, da quelli riguardanti le
attività svolte dall’ausiliario direttamente all’interno delle
società del gruppo imprenditoriale facente capo allo scomparso. Soltanto i primi, infatti, potrebbero in astratto essere
aumentati, richiedendosi comunque una congrua motivazione ri-

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za e complessità da parte dell’ausiliario, a prescindere

guardo alla eccezionale importanza e complessità, mentre le
attività svolte in aMbito societario devono ritenersi escluse
da ulteriori valutazioni dell’autorità giudiziaria, a pena di
duplicazione dei relativi compensi.

nella parte in cui applica la maggiorazione all’intero complesso di prestazioni rese dall’ausiliario, risulta privo di
motivazione.
4.1.1. – Quanto, infine, alla violazione di legge prospettata dai ricorrenti in riferimento all’art. 52 del d.P.R. n.
115 del 2002, va osservato che, poiché la liquidazione degli
onorari è stata effettuata in via equitativa, assumendo a parametro di riferimento le tariffe professionali dei dottori
commercialisti, non esisteva una «misura massima degli onorari» al cui preventivo riconoscimento fosse subordinata
l’applicazione della maggiorazione.
5. – Le spese di lite, anche del giudizio di legittimità,
saranno regolate dal giudice del rinvio, individuato nel Tribunale di Piacenza, in persona di diverso magistrato.
PER QUESTI MOTIVI
La Corte accoglie il ricorso come da motivazione, cassa e
rinvia, anche per le spese, al Tribunale di Piacenza, in persona di diverso magistrato.

14

Il rilievo rende evidente che il provvedimento impugnato,

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della II Sezione civile della Corte suprema di Cassazione, il 17 dicembre
2013.
Il Presidente

Il Consigliere estensore

FurOpqario Giudizario
\f”—

NERI
DEPOSITATO IN
CANCELLERM

Roma,

2 FE 6′. 2014

CORTESUPREMA DI CASSAZIONE
Si attesta la registrazione presso

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