Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4076 del 19/02/2013





Civile Ord. Sez. 6 Num. 4076 Anno 2013
Presidente: GOLDONI UMBERTO
Relatore: MANNA FELICE

ORDINANZA
sul ricorso 3666-2011 proposto da:
FORSONI

ALDO

FRSLDA46M11I921V,

FORSONI

FULVIO

FRSELV44E191921R (fratelli), elettivamente domiciliati
in ROMA, VIA PIETRO BORSIERI 3, presso lo studio
dell’avvocato CORAPI GIUSEPPE, rappresentati e difesi
dall’avvocato SIMONE RENATO, giusta delega a margine
del ricorso;
– ricorrenti contro

2012
6855

FORSONI

DORA

FRSDR050S431921E,

elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA ALBERICO II n. 33, presso lo
studio dell’avvocato LUDIN1 ELIO, che la rappresenta e
difende, giusta procura speciale a margine del

Data pubblicazione: 19/02/2013

controricorso;
– controricorrente –

avverso la sentenza n. 765/2010 della CORTE D’APPELLO
di FIRENZE del 9.4.2010, depositata il 18/05/2010;
udita la relazione della causa svolta nella camera di

Dott. FELICE MANNA;
udito per i ricorrenti l’Avvocato Simone Renato che si
riporta agli scritti.
E’ presente il Procuratore Generale in persona del
Dott. ANTONIETTA CARESTIA che ha concluso per
l’inammissibilità del ricorso; in subordine per il
rigetto.

consiglio del 24/10/2012 dal Consigliere Relatore

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO e MOTIVI DELLA DECISIONE
Il Consigliere relatore nominato ai sensi dell’art.377 c.p.c. ha depositato la
seguente relazione ex art.380-bis c.p.c.:
Ì.

– Con sentenza non definitiva n.80/2003 pubblicata 1’11.6.2003, resa

Dora, Germana, Imperia, Rina, Lina, Federico, Francesco, Patrizia e Alberto
E.frrsoni, tutti eredi di Federico Forsoni, il Tribunale di Montepulciano
accertava il giudicato formatosi in virtù della sentenza n.59/88, emessa dallo
stesso Tribunale in altro precedente giudizio nel quale era stato accertato, fra
l ‘altrc, che il podere “Lo Spagnolo” rientrava nell ‘asse ereditario.
1.1 – L’appello proposto da Fulvio, Aldo e Franco Forsoni era respinto
dalla Corte d’appello di Perugia, con sentenza n.765/10 depositata il
18.5.2010.
2. – Avverso detta sentenza solo Fulvio e Aldo Forsoni propongono ricorso
per cassazione nei confronti della sola Dora Forsoni.
2.1. Quest ‘ultima resiste con controricorso.
3. – Premesso che il giudizio di divisione ereditaria deve svolgersi
neces,variamente nei confronti di tutti i partecipanti alla comunione, non
potendo la relativa sentenza – di natura dichiarativa – non spiegare efficacia
nei confronti di tutti i partecipanti (Cass. nn. 7954/98, 6745/86 e 2593/80), va
prelarinarrnente rilevato che il contraddittorio non è integro, non essendo
stato proposto il ricorso nei confronti di tutte le altre parti del giudizio di
divisione (Germana, Imperia, Rina, Lina, Federico, Francesco, Patrizia e
21:ber4o Forsoni, nonché Franco Frosini, che con Fulvio e Aldo aveva
proposto appello).
1

nell ‘a2nbito di un giudizio di divisione ereditaria tra Fulvio, Aldo, Franco,

3.1 – Non di meno, in base al principio per cui nel giudizio di cassazione,
il rispetto del principio della ragionevole durata del processo impone, in
presenza di un’evidente ragione d’inammissibilità del ricorso, di definire con
immediatezza il procedimento, senza la preventiva integrazione del

notificato, trattandosi di un’attività processuale del tutto ininfluente sull’esito
del giudizio (Cass. S. U. n. 6826/10 e successive conformi), questo giudizio
si?nz ‘altro essere definito, per le ragioni che seguono, seri-la la previa
applicazione dell ‘art. 331 c.p.c.
4. – Due i motivi d’impugnazione.
4.1 – Col primo è dedotta la violazione degli artt.24 Cost., “in riferimento

arit. 1, 35 e 47″ (?), nonché dell ‘art. 75 c.p.c. e del! ‘art.43 legge ,fall.,

sostenendosi che la sentenza n.59/88, emessa nel periodo di tempo in cui la
curaté la del fallimento di Fulvio, Aldo e Franco Forsoni stava in giudizio in
luogo dei falliti, i quali, pertanto, non si erano potuti difendere efficacemente,
non p,«.) avere efficacia nei loro confronti in quanto, in allora, la curatela si
era disinteressata di proporre valido e tempestivo appello. Tale condotta —
affei tra parte ricorrente — non può pregiudicare diritti strettamente personali
e cosiltuzionalmente garantiti come quello in oggetto, diritto che i falliti,
tornati in bonis, possono tuttora far valere.
4.2 – Il secondo mezzo d’annullamento denuncia vizi di motivazione,
✓ :Intimando una scrittura privata del 29.6.1978, relativa ad una preesistente
comunione tacita familiare, che dimostrerebbe l ‘attribuzione della proprietà
del pc dere in questione ai soli ricorrenti, scrittura che, a sua volta, sarebbe

2

controadittorio nei confronti di litisconsorti necessari cui il ricorso non risulti

considerata da altre sentenze le quali contrasterebbero (pare di capire
elidendolo) il giudicato di cui alla pronuncia n.59/88.
5. – Entrambi i motivi sono inammissibili.
5.1. – Il primo contraddice — senza contrapporre alcun serio argomento di

adeguatamente tutelati dalla curatela fallimentare, e che tanto basti ad
e.sciuc’ere l’efficacia soggettiva del giudicato di cui si discute — il consolidato
orientamento di questa Corte, in base al quale la legittimazione processuale
sifflpletiva del fallito rispetto ai diritti patrimoniali astrattamente suscettibili
di e;itrare a far parte della massa fallimentare sussiste esclusivamente nel
caso di inerzia degli organi fallimentari ed ha, quindi, carattere sostitutivo
della legittimazione spettante a questi ultimi (Cass. nn. 4448/12, 292/05,
502MC)0, 5238/99, 10146/98, 9456/97, 10957/94, 8860/94 e 8157/92).
5.2. – Il secondo estrapola in maniera inintelligibile da talune precedenti
sentenze singole frasi che, secondo parte ricorrente, dimostrerebbero
l ‘,..sistmza di giudicati impliciti sull’idoneità della scrittura privata 29.6.1978
(per più genericamente riportata) a fondare la tesi per cui il podere Lo
Spagriolo apparterrebbe a Fulvio, Aldo e Franco Forsoni. 11 tutto senza
chiarire in alcun modo l’oggetto di tali asseriti giudicati, le parti tra cui
s(frebnero stati resi, e senza (n)depositare in questo procedimento, ai sensi
cieli ‘a,1 369, comma 2, n.4 c.p.c., le sentenze richiamate.
E, da ultimo ma non per ultimo, senza considerare che l’ipotetico
crit-c’sto fra giudicati si risolve a favore di quello precedente solo all’esito e
per i ‘effetto dell ‘accoglimento di un’apposita impugnazione per revocazione

3

contrcsto se non la personale opinione dei ricorrenti di non essere stati

(art. 395, n.5 c.p.c.), in mancanza della quale, pertanto, a prevalere è il
giudicato formatosi per ultimo (cfr. Cass. nn. 23515/10, 10623/09 e 2082/98).
6. Per le considerazioni svolte, si propone la decisione del ricorso con
ordinanza, nei sensi di cui sopra, in base agli artt. 375 e 360-bis, n.1 c.p.c.”.

La memoria depositata dalla parte ricorrente nulla di diverso aggiunge alle
consicerazioni svolte nei motivi di ricorso, insistendo a far dipendere la
legittinazione processuale della curatela fallimentare, prevista dall’art.43
leggefaiL, e con essa il giudicato formatosi all’esito della controversia, non
dalla natura patrimoniale del rapporto dedotto, ma dalla qualità della difesa
svolta nel giudizio. E poiché non è seriamente sostenibile che un posterius
CoiT12

la maggiore o minore incisività ed efficacia delle difese della parte,

valutate secondo l’esito della lite, possa decidere del modo di essere di Lin
presupposto processuale, quale, appunto, la legitimatio ad processum (cfr.
Cass. r.4893/87), non possono che riconfermarsi le consider ,..-ioni svolte
nella relazione.
Pertanto, il ricorso va respinto.
Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza della
part e ricorrente.
P. Q. M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti alle spese, che liquida in
2.7C0,00, di cui 200,00 per esborsi, oltre IVA e CPA come per legge.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sesta sezione civile 2 della Corte Suprema di Cassazione, il 24.10.2012.

La Corte condivide la relazione.

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