Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4062 del 20/02/2018


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Civile Sent. Sez. 2 Num. 4062 Anno 2018
Presidente: MATERA LINA
Relatore: CORRENTI VINCENZO

SENTENZA

sul ricorso 865-2014 proposto da:
MAGISTRO FILIPPO PASQUALE PIO, MAGISTRO MARIA ROSARIA,
MAGISTRO MARIA GRAZIA, tutti sia in proprio che n.q. di
eredi con beneficio d’inventario della de cuius Masella
Ada, elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE MAZZINI
114/B, presso lo studio dell’avvocato SALVATORE COLETTA,
che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato
PAOLA RUOPPOLO;
– ricorrenti contro

RIZZI FRANCESCO, anche in qualità di titolare della
omonima impresa edile, elettivamente domiciliato in

Data pubblicazione: 20/02/2018

ROMA, VIA LAZIO 20/C, presso lo studio dell’avvocato
CLAUDIO COGGIATTI, che lo rappresenta e difende
unitamente all’avvocato BIAGIO TANZARELLA;
– controricorrente

avverso la sentenza n. 470/2013 della CORTE D’APPELLO
TARANTO, depositata il 16/10/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza

del

06/12/2017

dal

Consigliere

VINCENZO

CORRENTI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale LUIGI SALVATO che ha concluso per l’eventuale
improcedibilità o per il rigetto del ricorso;
udito l’Avvocato SALVATORE COLETTA,

difensore dei

ricorrenti, che ha chiesto l’accoglimento del ricorso;
udito l’Avvocato CLAUDIO COGGIATTI,

difensore del

controricorrente, che ha chiesto il rigetto del ricorso.

SEZ.DIST. DI

FATTO E DIRITTO
Con sentenza 8.7.2008 il Tribunale di Taranto, sezione di Ginosa, in
accoglimento delle domande proposte da Rizzi Francesco nei confronti di
Masella Ada, Magistro Filippo Pasquale, Maria Grazia, Maria Rosaria,
dichiarava la simulazione dell’atto pubblico del notaio Schettino di

convenuti.
Proposto appello dai soccombenti nella resistenza del Rizzi, la Corte di
appello di Lecce, con sentenza 16.10.2013, rigettava il gravame
valorizzando la circostanza che il Rizzi vantava un credito di lire
800.000.000 come da separato giudizio con la Masella, che gli acquirenti
erano figli dell’alienante, che il prezzo non era congruo e non erano
provate le ingenti spese mediche per patologia.
Ricorrono Filippo Pasquale Pio, Maria Rosaria e Maria Grazia Magistro in
proprio e quali eredi di Ada Masella con tre motivi, resiste il Rizzi.
Le parti hanno presentato memorie.
Il ricorso denunzia 1) violazione degli artt. 1415, 2729 cc perché il
credito era contestato e la Corte di appello ha recepito acriticamente le
argomentazioni del primo giudice e del ctu e le presunzioni utilizzate non
depongono per la simulazione; 2)violazione degli artt. 1415, 2729 cc,
omesso esame circa la valutazione delle prove- rapporto di parenteladell’asserita simulazione; 3) violazione degli artt. 61 e 191 cpc, 132 cpc,
118 disp. att. cpc, omesso esame circa gli esiti della ctu .
Ciò premesso, si osserva:

Minturno rep. 46525, racc. 13646 tra la venditrice Masella Ada e gli altri

Osta all’esame del ricorso il preliminare rilievo, sollecitato dal Procuratore
Generale, che ile ricorso è improcedibile.
I ricorrenti affermano che la sentenza è stata notificata il 30.10.2013 ma
producono altra copia per uso ricorso per cassazione rilasciata il
3

•<4,,,CkA",-A1 -4l ,z2vusx4.11.2013, senza dare-prova dell a-tern-p esti vità-dproduzione da parte del ricorrente della copia notificata ed a Cass. 1081/2016, che aveva fatto salva la produzione da parte del contro ricorrente, ha recentemente sancito ( S.U. 10648/2017) la possibilità che la copia notificata risulti prodotta dal ricorrente, dal controricorrente o sia ricavabile dal fascicolo di ufficio, tutte ipotesi non riscontrabili nella fattispecie. Quanto alla eccepita, in memoria, tardività del controricorso, non si contesta che il ricorso sia stato notificato 1'11.1.2014, ma si ipotizza che il termine di notifica del controricorso decorra dalla data di invio di notifica del ricorso e non dall'effettiva ricezione, ipotesi destituita di fondamento, donde la tempestività della notifica del controricorso il 18.2.2014. Donde l'improcedibilità del ricorso e la condanna alle spese. PER QUESTI MOTIVI La Corte dichiara improcedibile il ricorso e condanna i ricorrenti alle spese liquidate in euro 5200 di cui 200 per esborsi oltre accessori, spese forfettarie nel 15%, dando atto dell'esistenza dei presupposti per il versamento dell'ulteriore contributo unificato. Roma 6 dicembre 2017. Il Consigliere estensore ,U\SiAl\`jIl presidenteQuesta Corte, rispetto a S.U. 9005/2009, che aveva richiesto lanario Giudiziariogskia NERI DEPOSITATO IN CANCELLERIA20 FEB. 2018Roma,

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